Saturday, 26 January 2013

Le nostre prime parole - delayed


La malavoglia di qualche giorno fa ha fatto progressi.

Aveva preparato le valige, era pronta a sloggiare dopo un breve soggiorno in verita', ma poi ha deciso di restare. 

C'e' un motivo ben preciso: ieri notte ho preso freddo.

Ho dormito fuori casa, in un castello sperduto nella campagna inglese, in un quadratello con due torri ed un delizioso cortiletto interno, frazione di un passato ormai fuori luogo, isolato nel nulla di chilometri e chilometri quadrati di neve come nel ventunesimo secolo.


Ambiente grazioso, non lo nego, impreziosito da quella decadenza che si esprime con scricchiolii di pavimenti da galeone, borbotii di imposte sbattute dal vento, lamenti di spettri di vecchie amanti ingannate e torturate a morte, ma gelido.

Mi e' capitata in sorte poi una stanza nell'ala solitamente disabitata della magione, e cosi', nonostante le precauzioni prese, solito cappuccio da notte in testa, pigiama, calzettoni da alpinista, gia' al mattino disfava i bagagli la malavoglia, indolente e disattenta alle mie preghiere.

Ho anticipato il ritorno a casa, e lei mi ha seguito fin qui.

Avrei voluto dirti delle nostre prime parole, signorina Valentina Rosselli, ma sono tutto intasato, ho gli occhi arrossati e non ho neppure il mio solito succo d'arancia in casa.

La schiena mi immobilizza, e perfino il cuore sembra risentire di un affaticamento che non ha ragione d'essere.

Vado a dormire infreddolito e deboluccio.

Dai Rosselli ...

Per una volta dimenticati di noi due.

Inventiamoci ruoli diversi.

Io faccio il malato che si lamenta, non sta mai fermo e vuole le coccole.

Tu invece potresti recitare, ma che sia alla perfezione mi raccomando, la parte di quella che mi vuole bene e si prende cura di me.

Siamo d'accordo?

Mi fai una tazza di latte e miele?

Mi rimbocchi le coperte?

Mi racconti una storia?

Dai dai dai ...

Dai!

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