Monday, 28 January 2013

Il residuo di una vita


Verita' assolute ne ho scoperte alcune.
Di personali ne ho costruite.

Sono mie, per questo incomprensibili.

Cosi' oggi la solitudine non e' piu' un restringimento, una condizione al contorno imposta dal male, un limite.


Torno un attimo sui miei passi.

Sono spacciato, non credermi tanto ingenuo da ignorarlo.

Non so cosa mi schiaccera' prima, la malattia, che e' endemica in ogni cellula e non si dimentica un solo giorno di lavorarmi, o la carestia.

Fino ad oggi mi sono inebriato in una lotta impari.
Ho faticato parecchio.
Ho attinto a riserve inimmaginabili, ma raramente sono riuscito a rinnovare le mie scorte.
La ricchezza di cui ho goduto, e che mi ha permesso di resistere, io l'ho ereditata.
Era gia' li, entro le mura, invisibile fino al primo giorno d'assedio.

Quanto c'e', entro le mura, invisibile fino al primo giorno d'assedio.
Non lo vediamo noi, non lo vedono gli altri.

Eccomi di nuovo.

La mia intera esistenza e' patetica e vuota, non credemi tanto ingenuo da ignorarlo.

Non indicarmi dicendo 'ecco, quello e' un idiota che pensa di essere riuscito a godersi la vita, nonostante tutto'.
Non indicarmi dicendo neppure 'ecco, quello e' un saggio, e' riuscito ad andare avanti, nonostante tutto'.

Allora?
Cosa e' successo alla solitudine?

Semplicemente un giorno io ho capito che gia' da solo sono compiuto.

Quel che tu cerchi in un altro io non sapro' mai essere.
Tu non avrai un motivo per trattenerti a me.
Ma io stesso, per una volta, mi accorgo che non ho piu' desideri se non l'indifferenza.

Cio' che ha sempre amministrato e accresciuto le mie sofferenze, i libri, l'arte, la conoscenza, oggi sono meno temibili.

Mi concedo senza eccessive paure.

Le poesie sono paragrafetti.
In un dipinto vedo soprattutto una tela.
Un'amicizia profonda e' un complicato rompicapo.
Me e' un contenitore vuoto.

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