Friday, 4 January 2013

I give up

Mi arrendo.
I give up.
Non funziona.
Pleonastica, questa affermazione, visto che il confliggere della realtà con i miei proponimenti l'avrebbe notato anche un deficiente, anche se il fallimento nel suo complesso non credo sia facile da capire fino in fondo.

Io ero qui per un motivo ben preciso, mai negato: conoscere delle amanti.
Le avrei chiamate dee.

Non ho rimediato neppure un osso sbilenco già masticato.

In compenso ho assistito da digiuno a sontuosi banchetti.
Mi ha riempito fino alla nausea la sessualità degli altri, mi ha sfondato lo stomaco scoprire come è semplice per voi farvi una scopata, sapete?
Mi ha squassato i nervi intuire prima e poi comprendere come parte di un meccanismo universale la rigidità marziale delle gerarchie, la fredda noncuranza delle priorità che mi determinano ultimo in ogni possibile circostanza.

Ho vomitato lo stesso anche se era vuoto li dentro, e l'inganno del tessuto, smosso dal conato ma ritratto subito dall'elasticità, mi ha convinto erroneamente d'essermi liberato del peso, del blocco, ma non c'è altro male che me stesso, e la mia vita..

Ancora una volta, conosco da affamato il rimedio triste dei bulimici.

Ho fallito miseramente, sicchè si torna al meretricio e alle cazzate.

Oggi, ad esempio, ho approfittato della bellissima giornata.
Sono sceso a Milano, e verso le due del pomeriggio ero in Duomo.

Non vi tornavo da anni, ed in quell'ambiente buio, severo, gotico sono rimasto d'incanto di fronte allo spettacolo della natura della luce.

Vi fluiva dentro come un soffio vitale.

Particelle colloidali danzavano in alto, ma forse solo nella mia immaginazione, ritmi caotici che contrastavano con la statica dei marmi, e sfidavano la compostezza delle figure sacre.

Su una colonna della navata di destra si infrangevano i fronti d'onda smussati, confusi da infinite diffrazioni ed interferenze, o forse i raggi sbilenchi, imbizzarriti da irregolarità impercettibili delle superfici, delle luci filtrate dalle vetrate immense.

Era bellissimo, assai più affascinante di quanto la mia fotografia testimoni.

Era singolarmente rumorosa e movimentata oggi, quella casa di Dio.

Mi sono fermato su di una panca deserta per entrare in comunione con l'intorno: cinguettavano accenti nuovi, curiosavano in giro acconciature ossigenatissime, e scrutavano sguardi che non cercavano il sacro e non sapevano trovare la bellezza.

Saranno forse i figli dei nuovi ricchi, i russi di domani, i cinesi del 2020, educati nelle migliori università del mondo, a tornare e recepire ciò che i loro genitori oggi solo vedono o comprano.

Allora la mia figura intermedia di italiano sarà scivolata più in basso.

Da ospite sarò servo.
Da custode, portinaio.

In fondo, verso l'abside, mi attendeva l'uscita.



4 comments:

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    1. Ciao Gianni. Oggi sta proprio male tutto: il corpo e l"anima. Tutto e' ultimo.

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  2. e ti è andata bene|:)
    In una famosa chiesa di verona, all'entrata, mi hanno chiesto soldi! :(
    Era la prima volta che mi capitava!
    Comunque adoro il Duomo di milano. Ho visitato le migliori chiese, cattedrali del mondo, il duomo crea un'emozione tale che manca il respiro!
    Un bacio Gio :)

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    1. In effetti di solito i soldi li chiedono dentro alle chiese ;-)

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