Tuesday, 8 January 2013

Giulia


Eri in vestaglia quando mi apristi la porta, Giulia.

Devo dirti che mi sarei potuto sentire in soggezione alla presenza giunonica del tuo corpo.

Eri alta quasi quanto me, e burrosi lineamenti mediterranei aggrazziavano forme e curve generose di gambe, fianchi, e seni da generatrice della vita stessa.

Il sole di Spagna s'era preso cura della pelle bronzea, e annerito lunghi capelli lisci che ti scendevano come una tendina maliziosa sul davanti e come uno scialle di seta sulla schiena muscolosa.


Mi sarei potuto sentire in soggezione, ma invece rassicuro' immediatamente il tuo viso: sorridevi, e perfino un brufoletto appollaiato sul labbro superiore, simbolo di imperfezione, umanita', vicinanza, collaborava all'atmosfera di serena semplicita' che andava sublimando le mie paure, le ansie sciocche.

I ricordi si fanno confusi, e prima di introdurre la prosa di cio' che ancora riesco a vedere nitidamente, ti racconto dei dettagli sfusi, quel giorno parte di una continuita' ma oggi solo sparsi atomi di un lontano pomeriggio.

Eri Spagnola, me l'hai detto credo subito.
In alto, su una delle pareti, non ti perdeva di vista un attimo uno sguardo amorevole di immaginetta della Vergine Maria.
La stanza era davvero piccolissima, e disordinata come un bazar.
Il letto era scomodo e sgangherato, ed esauste le molle che tanti amanti avevano accolto e spinto.
La tapparella era abbassata, ma la finestra aperta, e da li sarebbero uscite, per conquistare il mondo, le nostre voci intrecciate.
Quel giorno la moneta non era l'euro, ma la rosa.

Mi accoglievi nella tua stanzetta da amica piu' che da complice.
Mi chiedevi di rinfrescarmi al lavandino di un bagno microscopico, e intanto che io mi pulivo tu preparavi il nostro incontro.

Di qui in poi dovro' essere necessariamente esplicito.
Usero' parole come cazzo, fica, culo, tette, ma per una volta non saranno termini neutri.
Saranno il mio cazzo e la sua fica, e per questo motivo sento il bisogno di una premessa per sottolinearne la decenza, la natura non certo amorosa ma gentile.

Non c'e' stato un attimo di volgarita' quel giorno, anche se proprio cazzo e fica ne furono gli attori principali.

...

Mi sbottonai la camicia perche' potesse vedermi, valutare il male, averne un'idea precisa.
Le chiesi se avesse un problema con il mio corpo.
Sorrise, e non bado' neppure alle spiegazioni, all'insistenze di non celarmi alcuna remora.
Non ci faceva neppure caso, mi disse.
A lei solo una cosa interessava, e rideva graziosamente, indicando il cazzo gia' durissimo che mi gonfiava le mutande.

Lasciai cadere i boxer, e l'uccello, per la prima volta sensatamente mio baricentro, libero dall'elastico punto' subito dritto al cielo, orgoglioso, superbo, indomito.

Toccandomi, mi infilo' il preservativo.

Il contatto con il lattice, era la prima volta, all'istante mi tolse sensibilita', ma non intacco' la potenza dell'erezione.

Fu un bene credo, poiche' la nostra scopata sembro' non finire mai.

Capi' subito che era la mia prima volta, e decise di prendermi per mano.

Anzi, decise di prendersi il mio cazzo in bocca.

Non era stato necessario altro che la sua presenza per farmelo esplodere in un'erezione prodigiosa, e dunque la sua bocca non assecondava un fine, raddrizzarmelo per prepararlo alla fica, ma godeva in se' dell'atto.

Lo succhiava piano, cingendone la circonferenza con le labbra quasi ermeticamente e poi dondolando avanti e indietro un poco il capo, per passare a leccare l'asta, mentre con la mano lo stringeva forte alla base.

Abbozzo' dunque un pompino, ma non sentivo proprio nulla, forse perche' la pratica troppo somigliava alla masturbazione, ma non ne conosceva i ritmi, forse perche' il preservativo mi aveva anestetizzato, forse anche a causa di una fimosi ai tempi abbastanza importante e che solo con l'esercizio avrei risolto parzialmente.

Chiesi allora di poterla esplorare.
Mi offri' il suo corpo, ed io ... io l'adorai.

Mi gettai sui seni di quella ventenne come un uomo che muore di sete si abbandona ad una fonte fresca ed infinita quanto l'arsura della sua gola.
Non mi bastava leccarli, dovevo succhiarli, non mi bastava carezzarli, dovevo stringerli, non mi bastava annusarli, dovevo affondarci dentro il naso.
Le gambe, lunghissime, iniziai a ungere di saliva dalla caviglia.
Salii lentamente ...

E poi arrivai alla fica.
Li mi fermai.

Non ero riuscito ad immaginarla cosi', nonostante tutta la pornografia di cui mi ero intossicato.

Era rasata perfettamente, e grande, priva quasi di clitoride.
Mi paralizzo'.
Poi, piu' avanti, avrei imparato a dedicarvi piu' cure che non a nessun altro tesoro del corpo femminile.
Piu' dei seni, piu' delle gambe, perfino piu' delle cosce che si fanno in alto culo perfetto oggi io l'adoro e cerco, ma quel giorno, il mio primo giorno, non la baciai.
La guardai soltanto, quasi con sospetto, come un affamato uscendo da un digiuno troppo lungo non sa risolversi a divorare il suo piatto preferito per paure leggendarie e arcane, io esitavo.

Le chiesi di poterla scopare.

Le chiesi di piegarsi in avanti.

Si piego' in avanti, in piedi, poggiandosi al letto.

Era talmente alta che non dovetti abbassarmi, piegare le ginocchia un poco.

Mi aiuto' a prendere la mira, chissa' dove sarei finito da solo, e per la prima volta infilai il mio cazzo in una fica.

Iniziai a spingere.
Le mani stringevano le carni morbide della cosce, e salivano al fianco, e cercavano ancora il seno.
Io spingevo a piu' non posso.

Duro' a lungo quel pomeriggio d'eros.

Il preservativo aveva definitivamente allucinato il mio pene, ed io sentivo pochissimo, ma godevo lo stesso.

Ero li.
Lei mi aveva accettato.

Quel giorno fu tra quelli che non dimentichero' mai non tanto perche' disintegrai la mia verginita', ma piuttosto poiche' imparai a comunicare in un modo nuovo, che faceva a meno della parola, per fondarsi su gesti quasi animaleschi.

Gia' da un bel po' stavamo scopando, pecorina, missionaria, in piedi, seduti, sdraiati, ed io, esausto, le chiesi di cavalcarmi.

Era un pezzo di marmo che non voleva afflosciarsi quello che avevo tra le gambe.
Era piu' resistente di ogni muscolo del mio corpo.

Duro, caldo, lungo, come forse ti aspetti da un uomo alto, e grosso, come certamente non prevedi in un esserino magro come me.

Mi stava cavalcando, Giulia.
Il suo seno sballonzonava di fronte ai miei occhi.
I capelli scendevano fino a sfiorarmi il viso.

Ad un tratto cambio' ritmo, lo impose lei, poi d'improvviso si contrasse, lancio' un gridolino, e con le unghie mi graffio' la pelle.

Eiaculo', io sentii' un liquido sgorgare dalla sua fica, colarmi sul ventre, ed ebbi la sensazione indescrivibile che scivolasse fino ai coglioni.

Per la prima volta capii cosa significa il godimento di una donna.
Per la prima volta feci godere una donna.

Continuammo' per qualche secondo ancora dopo che era venuta.
Nel momento della mia eiaculazione io soffrii' di un dolore atroce, forse ancora per il preservativo, forse per la fimosi, non so.

Non mi importava.

L'avevo fatto.
Avevo fatto piu' di quanto non credevo.

Era andato tutto perfettamente.

Lei era stata gentile, buona, comprensiva.

Prima di iniziare mi aveva assicurato che ormai 'tutti vanno a puttane', ed in quel 'tutti' io mettevo gli sciancati come me, ma anche i damerini come quello che era appena stato da lei.

Per un istante pensai che inopinatamente finivo di diritto, e senza dubbio, in una categoria, quel 'tutti', diversa da 'malati', 'storpi'.

Giulia non aveva certo il corpicino esile e leggero del mio sogno erotico, ma un cuore dolce che si era preso cura di me, ed una testolina che al momento dell'orgasmo aveva espresso con un gesto che da quel giorno per me e' un sinonimo la sua emozione.

Ci rivestimmo.

Le dissi che non sarei piu' tornato, ma senza spiegare il motivo (io dovevo pur morire, non dimenticarlo!) e anzi ringraziandola di cuore, di tutto.

Mi sorrise, e mentre io cercavo i calzini e i pantaloni, anche lei tirava fuori da un armadio i suoi abiti civili.

La sua giornata lavorativa finiva con me.
Io con il suo odore sarei tornato a casa.
Lei, decidendo di uscire subito dopo di me, accettava di tenersi addosso il mio.

Non c'e' nulla di autocelebrativo in questa pagina.

Le dimensioni del mio cazzo, sembre che siano davvero ragguardevoli quanto mi hanno bisbigliato alcune delle ragazze, non pareggiano la deformita' del resto, ma anzi aggiungono al danno una beffa insopportabile.

Certamente per riuscire a scatenare l'orgasmo in una donna non posso contare sulla forza, altre qualita' apparenti: non ci sono acrobazie nel letto con me, ne' precede ed asseconda e lubrifica la contentezza estetica che bagna le mutandine prima di farsi fottere da un bell'uomo.
Ne', ovviamente, una prostituta puo' provare alcun sentimento per un cliente non solo deforme, ma occasionale.

Mi costringono questi dati di fatto a individuare proprio nel cazzo, 'gorgeous', 'so big', l'unico elemento a mio favore nella categoria amante.

Non posso credere, d'altra parte, che la mia dedizione al corpo della donna, fatta di baci, giochini con le dita e la lingua, sia eccezionale.

Ogni uomo, ne sono certo, sa stuzzicare i tendini e la muscolatura delle gambe nella manovra che, mordicchiando, leccando, soffiando, l'avvicina alla fica, ove gioca a nascondino il punto G, e esuberante si dona il clitoride.

Ogni uomo, ne sono certo, fa di un seno femminile il frutto piu' dolce, delle gambe fusti ai quali avvinghiarsi come un rampicante, del culo il capolavoro da osservare per trovare conferma alla perfezione delle leggi di natura: simmetria, curvatura, densita'.

A trentaquattro anni avrei preferito parlarti d'amore piuttosto che di squallidi raccontini da cinquantenne in crisi d'identita'.

Avrei voluto confidarti di come sia ai pensieri, alle abitudini, ai conflitti che io cedo, ma per aver comprensione, per pesare capacita' e limiti, io non ho avuto possibilita', e sono vergine, ingenuo, sono vuoto, e torno allora confondermi, a ricordare orgasmi e trasgressioni.

Sono certo di aver fatto godere come una matta Giulia, ma non sempre riesco a significare altro che una seccatura per una prostituta.
A volte certamente sono il peggiore degli amanti.

Sempre, comunque, con loro parlo, rido, discutiamo di storia, letteratura o scienza.

Sempre, ma non quella volta.
Da Giulia comunque lasciai entrare con me solo il minimo necessario.

Ando' tutto meravigliosamente bene, e quella, per anni, rimase la mia unica esperienza.

Fuori, per strada, vedendo le ragazze capivo ora che ognuna di loro, la studentessa magrolina, seria e compunta, la sportiva sbarazzina in tuta, la signora di quarant'anni ben vestita e schizzinosa, aveva una fica e sulla punta delle dita unghie per graffiare la schiena di un amante.

Per certi versi, iniziava un nuovo girone infernale, ma era il mio girone infernale, non quello determinato da una malattia.

Ecco, ti ho detto di come mi sono scopato una puttana, lasciandoti intendere che non e' stata l'unica.

E' vero, ne sono seguite molte altre negli anni, ma non sono diventato un assiduo frequentatore di bordelli o prostitute, e nel recente passato non ne ho incontrate, e nel futuro non ne inseguo alcuna.

Se avra' un senso continuero' a raccontare di questi episodi, oppure tornero' a discutere del male, che sicuramente conosco molto meglio che la fica, o dell'amore, che sogno piu' che non culi e belle gambe.

Immagino che qui stoni una dichiarazione d'amore, vero?

Beh, non importa.

Io ieri ho fatto un sogno straordinariamente allegorico.
Ho sognato quello che tu sai da tanto tempo: ho sognato di amarti, Valentina.

Domani, forse, ti diro' come l'amore, nel nostro mondo, sia un tizio burbero e dai modi spicci che vuole essere sicuro che noi due si sia lontanissimi da tutto il resto.

Oggi invece, come necessaria premessa ed a compimento di una confessione inopportuna, incomprensibile forse, ne aggiungo un'ulteriore, che questa posiziona come penultimo stadio di un lungo percorso.

Mi sembra d'aver finito ed esaurito tutto: l'esperienza sensuale, modesta ma concreta mi ha dopotutto deluso o annoiato, e quella dell'amore, immensa, tutta interiore, mi ha soverchiato anche se e' stata inappagata, quasi inesistente.

Cosi' mi abbandono ai sogni, ma sono ora incubi e profezie dalle tinte scure e tenebrose di una mente contorta ed aliena, multiforme, inarrestabile, cannibale, forse troppo coriacea, dura e forte per potersi confrontare con sensibilita', dolcezza, confusione.

Il gelo non mi spaventa piu' poiche' e' dentro di me, ne sono parte.
Ora il gelo puo' terrorizzare solo te.
Solo a te puo' nuocere.

Questo potrebbe essere l'ultimo messaggio del mio diario.
Sembra la sintesi perfetta di una vita dura, ma alla quale io non mi sono piegato.
Sono sopravvissuto modellandomi, ho obbedito ad un processo evolutivo estremo, sono passato per amputazioni ed impianti, sono irriconoscibile.

Questo era il mio fine, questa potrebbe essere la mia fine.

2 comments:

  1. In un certo senso i tuoi problemi ti hanno reso anche forte ed audace.
    Hai avuto il coraggio della prima volta con una prostituta e traspare che sia stata una esperienza pregnante, positiva... direi ecologica.
    Io non penso che avrei il fegato di stare con una prostituta.

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  2. Costa molto tutto questo, emotivamente e non solo.
    Oggi infatti sono esausto.

    A presto

    Gio

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