Saturday, 5 January 2013

Domani

Domani sarò di nuovo a casa mia.
Casa mia ... è strano chiamare così un luogo al quale non mi lega nessun ricordo, e che è solo una tana per me, un freddo ricovero.

La distanza che riesco ad instaurare perfino con il letto, con la cucina, con la vasca in bagno vorrà pur dire qualcosa, no?

Non credere che quella sia una frase ad effetto.

La diffidenza con il letto è il dolore, che mi costringe a lunghe insonnie o continui esperimenti con coperte e cuscini; in cucina il male mi aggredisce, se sto ai fornelli più del tempo necessario per svuotare una zuppa in scodella; nella vasca mi confronto con l'impietosa verità del mio corpo.

Vivo nel cuore vittoriano di uno dei più bei quartieri della città, in un appartamento elegante, perfino troppo grande e grazioso per le mie esigenze, e vi vivo da passante, forse da parassita.

Alle pareti non ho voluto appendere nessuno dei miei quadri, e i pochi libri sugli scaffali, ordinatamente disposti, come a dire addormentati, non hanno avuto occasione d'essere discussi, criticati, sfogliati assieme alla ricerca di quel passo che ti piace tanto.

Domani sarò a casa, e ti dirò la forma esatta del mio male.
Ne produrrò una tomografia perfetta.
Mi vivisezionerò di fronte a te, e seguirò l'inviluppo dei nervi alle carni, e come un chirurgo saggerò la consistenza del tessuto che ho asportato qui, all'altezza dell'aneurisma.

Domani la mia vita ti sembrarà più chiara poichè dal di dentro le parole la faranno vibrare.
Le cercherò tutte, e minuziosamente mi adopererò per evidenziare la parte di tirannia, stupidità, cupidigia o presunzione che collabora al mio sfiancante malessere.

Le discontinuità invisibili del temperamento saranno evidenti proprio come quel dolore che mi tortura.
Lo saranno poichè vi sono equivalenti.

Oggi tuttavia ti racconto del mio contorno.

Mi domando se anche per la vita e le sue vicende si possa invocare una sorta di teorema di Gauss, tale per cui sia possibile stabilire una relazione piuttosto importante tra contenuto di un volume e flusso attraverso sua superficie.

Era primavera, ed io stavo finendo l'università.

Avevo completato ormai tutti i corsi, sicchè non frequentavo più lezioni.
I miei amici, il cui ritmo avevo perso a causa di gravi problemi di vista che mi avevano tenuto lontano dall'Università per parecchi mesi, erano già quasi tutti laureati.
Molti dei più cari avevano iniziato i loro PhD: alcuni al Cern, alcuni negli States, altri sparsi nelle capitali della vecchia Europa.

Le mie giornate erano vuote e sterili.

Le passavo lavorando alla tesi, giocando ad Unreal, e quando la fame mi costringeva fuori di casa camminavo giusto fino alla Coop o l'Esselunga.

Le mie giornate erano vuote e le lasciavo appassire in inedia, ma la mente era già instancabile.

Già allora la sua opera prediletta era danzare attorno alla figura della donna, e come uno strascico seguivano allora i pensieri del male, e vertevano sulla solitudine, godevano della decadenza del corpo, e mi imponeva la prospettiva di una morte prematura meditazioni severe.

Da qualche mese avevo iniziato a prendere sul serio la mia malattia.

Fino ad allora mi ero limitato a documentarmi su pochi libri in proposito: avevo sottolineato la lunga lista dei sintomi, delle manifestazioni, e come messi punti di domanda accanto ai problemi che non avevo riscontrato in me.

Da qualche anno comunque, su internet, partecipavo a discussioni su casi clinici e umani, ma i miei referenti erano quasi tutti statunitensi.
Erano lontani come lontano volevo tenere quel ingombrante padrone.

Un giorno comunque scoprii che proprio a due passi da casa mia, a Milano, esisteva un centro dedicato specificatamente allo studio della Sindrome di ****.

Presi un appuntamento.

(continua ...)

6 comments:

  1. Ti racconti in purezza come sempre.
    E credo con sempre meno filtri.
    Ho visto il tuo corpo ma credo che adesso si cominci ad intravedere anche la tua anima.
    Senza troppi fronzoli.
    E questa è cosa rara.
    Aspetto il seguito.
    Ciao.

    ReplyDelete
    Replies
    1. In questo momento mi sembra assurdo anche solo pensare che possa esistere un giorno in cui non voglia semplicemente morire. Ma mi e' capitato talmente spesso di soffrire e poi intossicarmi di nuovo che so che l'inganno tradurra' ancora questo dolore immenso in patetico affanno.

      Delete
  2. Scrivevo da qualche parte in qualche commento di risposta ad un chiacchiericcio sul concetto di "competizione e competitività" e su quanto per gli umanoidi sia necessario "mettersi in gioco", competere e lasciare traccia del proprio passaggio sulla terra " ... a me piace solo mangiare dormire e andare a spasso. Tutto il resto è un mero obbligo di sopravvivenza, un modo come un altro di rinviare il proprio suicidio."
    Il tuo desiderio di donne, di sesso, d'amore, d'amicizia dovrebbe essere soddisfatto come la cosa più naturale del mondo e non come una fissazione. Come il desiderio di tutti ovviamente.
    Ma questa vita, se ci rifletti troppo, è una vera e propria gabbia in cui svolazziamo tra le sbarre.

    "Solo un cieco può definire con facilità cosa sia la luce.
    Quando non sai, sei sicuro. L’ignorante è sempre sicuro; chi sa esita. Più sai, più ti senti mancare il terreno sotto i piedi. Più sai, più senti quanto sei ignorante, e coloro che sono veramente saggi diventano ignoranti, diventano semplici come i bambini o come gli idioti. Meno sai meglio è." Osho
    Ciao Buona domenica

    ReplyDelete
  3. Se è per consolarti, ma non credo le mie malattie sono autoimmuni,sistemiche, aggressive,degenerative,inguaribili e attualmente incurabili!
    Mai guardare quello che abbiamo in meno, ma solo in + e lo abbiamo!
    Mi fai soffrire Gio.
    Un bacio!
    Ps non so se Osho possa essere un buon esempio per noi, sicuramente, seguendolo per un pò, il mio portafoglio si è alleggerito, portando meno peso! :)

    ReplyDelete
    Replies
    1. Sara, ti do un consiglio: smetti di leggere questo blog se ti fa soffrire.
      Non avro' riguardi nei miei confronti.

      Delete
  4. No! perchè non devi avere riguardo di te? Che colpe hai, tu!

    ReplyDelete