Saturday, 19 January 2013

Della 'Trilogia della citta' di K.' e d'altro.


Ho iniziato a scrivere questo diario nell'estate del 2009.

Tra maggio e luglio di quell'anno si erano accumulate, in una finestra temporale troppo ristretta perche' potessi digerirle, delle evidenze insopportabili che mi costrinsero a cambiare tutto, da un giorno all'altro.


Mi costrinsero, o forse mi costrinsi ... non so ... proprio come non puo' sapere un bulimico se si ficca due dita in gola assecondando una propria volonta' o rispondendo, ormai ingranaggio, complesso ma parziale, di un meccanismo che lo contiene, ad una sollecitazione esterna.

Mi sentivo comunque in obbligo a non dedicarmi piu' al rapporto diretto con un altro essere umano.

Gia' prima di allora ero riservato, selvatico, impaziente, ma avevo trovato un amico durante il periodo del dottorato, e c'era una donna di cui mi ero scioccamente infatuato.

In un istante ben preciso capii invece che dovevo alienarmi da chiunque, poiche' nessuno mi era simile, nessuna mi avrebbe desiderato.

Le vaghe parole di stima e conforto, 'Gio tu sei unico per me', 'io a nessun altro ho confessato cio' che ti ho ripetuto mille volte', erano ormai crudeli prese in giro.

Io non volevo essere stimato a chiacchiere.
Le parole anche quando sincere possono essere false.
Io dovevo essere amato.

La considerazione degli altri, quando le premesse sono 'con tutto quello che hai passato', 'nelle tue condizioni', 'con la vita dura che conduci' non mi nutre, non mi trasmette nulla.

Certo, ne ho passate di cotte e di crude.
Certo, le mie condizioni sono miserevoli.
Certo, la mia vita e' uno schifo.

E dunque la mediocrita', che sono riuscito a mantenere, se associata ad uno storpio, vale qualcosa?

Ogni parola non era che una lode alla mediocrita'.

Le prime volte potevo credere di custodire qualcosa che valesse davvero piu' che una minima dichiarazione di stima, ma l'indifferenza delle donne, il fatto che a queste parole parole parole non seguisse mai una vidimazione di carne e gioia mi hanno costretto a rivedere tutto, e tutto era opaco, ovvero ipocrita.

Ero mediocre, con il solo merito di esserlo 'nonostante'.

Ogni parola non era che una lode a quella mediocrita' che mi condannava ogni notte alla solitudine, al raffreddamento dei sensi insoddisfatti, alla nausea.

Allora era deciso.

Dovevo evitare ogni contatto: se con uomo mi avrebbe ucciso il confronto, che e' sempre intervenuto a ridimensionarmi o mettermi al posto mio, se con un donna l'indifferenza, il rifiuto, l'inquietudine di avere a che fare con uno 'strano' oltre che 'deforme'.

Devi capire che un 'deforme' puo' essere o normale o strano.

E' normale se accetta il ruolo di mascotte, d'oratorio o d'accademia fa poca differenza, ma e' maledettamente strano se unisce ad un corpo debole e menomato desideri propri della giovinezza, ed un ardore pari, forse superiore, a quello di chi se li puo' permettere.

Ad oggi posso affermare che benche' tutto stia andando a rotoli, esattamente come e' naturale che sia, la disciplina che mi ha condotto lontano dagli altri, e ha indicato, suggerito e spinto verso un sentiero di introversione e misantropia via via piu' intransigenti, ha certamente minimizzato il carico delle mie pene.

In quel periodo amarissimo, durante una breve vacanza in Italia, mi capito' tra le mani un volumetto: 'Ieri', di Agota Kristof.

Lo trovai sepolto nella biblioteca dei figli, a casa.
La biblioteca dei figli e' giusto uno scaffale riempito ben oltre la sua capienza di libri illustrati, saggi, collezioni di poesie, vecchi VHS.

In quella che fu la camera di noi bambini il moto vorticoso ma non privo di direzionalita' dell'oggi spinge, in una penombra quasi tangibile che ormai vi ha dimora, impronte delle nostre vite ormai lontane.

Li ho trovato libricini di mio fratello, che ormai da anni vive a Milano, vecchie edizioni di testi liceali trafugati da chissa' dove, e su tutto uno stratarello di polvere.

Li mi aspettava da sempre, 'Ieri'.

In effetti tra le prime pagine della Dystopia trovi il nome 'Yolande', che inizialmente mi ispiro' pensieri di disprezzo e sospetto nei confronti delle donne.

Comunque non smettevo di desiderarle.

'Ieri' e' una collezione di tinte oscure, e convince chi e' predisposto a credervi che l'amarezza che puo' impossessarsi di un'esistenza fino a svuotarla sia conseguenza solamente della rinuncia all'amore, sia cedere dunque a 'Yolande'.

Ne ero sicuro: 'Yolande' era il penultimo stadio di una discesa che io avevo compito fino in fondo, come testimoniato da un sur plus di dolore misto a mortificazione.

La Trilogia viceversa suggerisce che ogni singolo aspetto della vita di un uomo possa essere corrotto e pestato fino alla tumefazione.

Ogni singolo aspetto della vita puo' essere deformato fino ad essere irriconoscibile, se il male vi e' interessato.

La Trilogia e' uno di quei libri che ti attraversano urtando ogni tua corda, anzi pizzicandole come farebbe un musicista girovago: senza la perfezione stilistica dei professionisti, ma con la massima incertezza del vibrato, con la sua intrinseca instabilita'.

Ti toccano dite sporche di terra, sangue e morte.
Ti toccano e dunque ti segnano.

Guanti bianchi, eleganti e puliti sono soprattutto sterili.
Impartiscono lezioni di etichetta e galateo, dirottano altrove la tua attenzione.

Non fraintendere, ti prego.

Il mondo delle idee in continua migrazione tra corpi e iperuranio cui rimanda M. Yourcenar, la mia guida, e' reale quanto quello lacerato e sanguinante, cadaverico e disperato di Agota Kristof.

Il nulla cui mi riferisco e' alternativo a queste due dimensioni nelle quali io vivo, o tra le quali oscillo.

I salotti, i locali, i caffe', realta' ponderabili per altri sono viceversa per me spazi vuoti e inesistenti.
Cosi' e' cio' che vi si accumula.

Stilisticamente La Trilogia e' molto interessante, e vi trovi enunciate, precise e concise, alcune delle sensazioni piu' aspre che abbia mai sentite.

Te ne parlero' stasera.

6 comments:

  1. li ho letti entrambi. :)
    io sono la nonna dei ragazzi o, del ragazzo...

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  2. Chissa' se dall'inizio era intesa come trilogia.
    Il libro in se' e' comunque davvero notevole, e si presta, alla fine del terzo, a innumerevoli e diverse interpretazioni.

    Ciao Dea.

    Gio

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  3. ehi! non si saluta?
    Ti ho detto ciao!

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    1. Sara, scusami ma non sono nelle condizioni ideali per dire 'ciao'.

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  4. assurdo! l'hai scritto sopra.
    posso anche non più commentare, se è un problema!!

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  5. Sara, tu devi fare come preferisci.
    Ogni tanto, semplicemente, non sono del buon umore necessario per essere ospitale.
    Sono sicuro che capisci cosa intendo.
    Ciao!

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