Thursday, 17 January 2013

Cronaca: preludio, atto, epilogo


Sono tornato a casa come avrebbe fatto una persona civile.

In attesa dell'autobus in ritardo non ho imprecato, nonostante il freddo, il mal di schiena, un principio di incazzatura bruciante rimpallato tra encefalo e fegato.
Non ero solo, e non volevo infastidire nessuno.
Non volevo dare a nessuno un argomento di condivisione o controversia.



Alla coop sono stato carino abbastanza da cedere il mio posto, in fila alla cassa, ad una ragazza che sembrava di fretta e, a giudicare dai salatini e dalle bottiglie del cestello, destinata ad un party.

Era un cesso, tracagnotta come solo l'abuso di cibo spazzatura ed alcolici puo' ridurre una trentenne: fianchi non semplicemente larghi ma sfondati, gonfia pappagorgia tipo fiaschetta da cane San Bernardo a sballonzonare sotto il mento.

Un canotto di grasso dal quale attingere via gluconeogenesi in tempo di carestia insomma.

Non credere dunque che le abbia abbia fatto un favore per avvicinarmi alla realizzazione di un fine.

Io raramente mi adeguo ad un obbiettivo, spesso perche' non ne ho alcuno alla mia portata: obbedisco allora alle elementari regole della buona creanza, tutto qui, oppure, ed e' stato questo il caso, alle simpatie che un viso, anche se in contrasto con i miei canoni estetici, strappa con un'involontaria contrazione dei muscoli facciali alla disciplina marziale che mi impone il demone che dentro ruggisce.

Cosi' mi regolo quando ho a che fare con gli altri.

Ad esempio, una volta nel mio appartamento stasera ho chiamato un amico per gli auguri di compleanno, ed ero gioviale, simpatico, premusoro.

Si.

Te lo ripeto: cosi' mi regolo quando ho a che fare con gli altri.

In solitudine, nella condizione cioe' che caratterizza la mia individualita', ove questa emerge, invece sono un cane rognoso, una creatura violenta, efferata, sadica, e tuttavia libera, acuta, anche se forse e' piu' opportuno dire tagliente, e viva, ma capace solo, ed intenzionata soprattutto, a strappare, a me, agli altri, la vita dal di dentro, da dove si nasconde impaurita e tenera.

La devo sbranare, la sensibilita'.

E paradossalmente credo che per eliminarla del tutto dalla mia esistenza io ne debba essere affamato, cosi' da sentirne l'odore anche quando questa e' occultata o semplicemente celata, e poter allora subito sbarazzarmene, cioe' farne carcassa, volume gastrico, e finalmente quel che merita: merda.

Mi devo avventare su di essa con la voracita' di un lupo che con le zanne affilate, acuminate e bianche come lame, dilania inquieto ed in tutta fretta dopo aver ucciso le interiora ancora sanguinanti di una preda, strappando, masticando, frantumando, poiche' sa che altre bestie, o il padrone di quella carne ormai morta, rappresentano altrettanti pericoli mortali.

Mordo come il freddo: tu vedi la ferita aperta perdere sangue, tocchi l'arto mozzato, lo sollevi, lo ruoti come non potresti se fosse nella sua sede naturale, attaccato al corpo, ma non senti dolore, poiche' ti ho gia' fatto perdere i sensi.

Non puoi credere a cio' che e'.

Io, l'uomo che conosci ed al quale forse ti credi perfino legata, sono semplicemente una larva dell'odio.

Io sono questo e null'altro, mettitelo bene in testa.

Nel corso della mia vita mi sono stati iniettiati in vena o svuotati giu' per la gola cosi' tanti e diversi motivi di frustrazione, malvagita', invidia, ferocia, che la forma che avro' da adulto e' scontata: saro' un individuo crudele, calcolatore, un abietto che ama giocare con la sensibilita' e le debolezze degli altri.

Saro' poi superbo, spietato, e mettero' l'intelligenza, la fantasia, la creativita' che certamente posseggo, al servizio di macchinazioni atroci dalle quali non escludero' nessuno.

Per ora sono la larva avviata verso questo stadio finale, ma non temere: ci sono ormai prossimo.

Sono portato a credere che l'acredine che provo per l'umanita' sia non solo giustificata, ma perfino giusta.

E' una lotta senza esclusione di colpi, d'altra parte, quella che perfino logicamente mette il bene ed il male in relazione.

Io sono parte del male, casomai non si fosse capito.

Combattiamo poi, dovendo uniformarci al principio di azione e razione, con foga a somma identica: ma io, che sono chiaramente nell'esercito addestrato ed efficiente dell'elite, quello dei pochi dannati, e voi imbecilli, parte dell'armata, sterminata, caotica, distratta, della massa informe, degli smidollati, degli ometti, dei pavoni vuoti, apparteniamo a due classi distinte in qualita' e quantita', e questo differenzia i nostri destini, le nostre regole di ingaggio.

Per contrastare i colpi infiniti inferti da una moltitudine, le offese degli sconosciuti, i rifiuti delle donne, le umiliazioni del criterio di una scelta indubitabile, da singolo posso solo rispondere con affondi mirati e violentissimi.

Cosi' facendo radicalizzo la mia posizione, me ne rendo conto, e divento colpevole agli occhi di un osservatore distratto ed un po' coglione, alla ricerca di facili definizioni.

Nel fronte a me avverso viceversa, nell'omogeneo insomma, ogni parte e' indistinguibile da un'altra, e non uno ha una responsabilita' determinante, poiche' ogni somma pur insostenibile e' composta da addendi infinitesimali, nessuno dei quali individualmente considerato mortale.

Un giorno si e' raggiunta la massa critica.
Quel giorno e' finito tutto.
Ormai non credo piu' all'ipotetico riavvolgimento del nastro della memoria.
Non e' piu' possibile recuperare un punto antecedente alla biforcazione, ed inesorabilmente scivolo.

Saro' eccezionale anche nell'infamia.
Come sono stato nella gestione del dolore.
Come sarei stato nella condivisione dell'amore.

2 comments:

  1. Io assomiglio a quella ragazza, dovrò stare attenta quando vado alla coop. Magari un giorno trovo uno che vuole darmi una martellata solo perché sono grassa.

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