Monday, 7 January 2013

Completezza


La tua esperienza d'umanita' e, a seconda dell'animo, la tua sensibilita' o indifferenza non possono essere complete se non hai visto nella pelle itterica di una vecchia prostituta sdentata e ormai indecente, ammorbata da una becera incontinenza e senza piu' freni inibitori, dolore, paura, ed un destino amaro ed ineluttabile.



Non conosci completezza se per una volta non hai dovuto tu abbassare lo sguardo per evitare il peso insostenibile di un altro.
Non conosci completezza se per una volta non hai avvicinato fino a sovrapporle perfettamente pieta' e insofferenza.

Io ricordo rughe profonde su volti freddi e stanchi, il disfacimento di carni lucide di brillantina, intrappolate in abiti vistosi e sgualciti, e capelli tinti e ruvidi alla vista, e voci gracchianti capaci solo di una parola: 'Andiamo?'.

...

Con Giulia l'accordo era semplice: una volta in Via Napo Torriani le avrei dovuto fare un colpo di telefono, e solo allora lei mi avrebbe dato i dettagli esatti del suo domicilio.

Scesi alla fermata Centrale F.S. della M3, consultai la mappa che mi ero disegnato e dopo qualche prudente attraversamente pedonale, immaginavo mille modi in cui potesse andare in fumo il programma sul quale tanto avevo sofferto e lavorato e volevo evitarli tutti, mi infilai in Via Napo Torriani.

Cercai un angolo al riparo dagli occhi indiscreti dei passanti, che sicuramente, pensavo ingenuamente, avevano gia' subodorato tutto, e la chiamai.

Mi presentai come 'quello che ti ha telefonato prima', e lei mi diede il numero del civico e del suo appartamento.

La sua voce non tradiva le mie emozioni: questo particolare, che raffredderebbe la passione se di un'amante, poiche' sarebbe equivalente a frigidita' e noia, con lei assumeva un significato diverso, di familiarita' con la pratica sessuale e dunque andava delineando nello specifico il senso e la portata del nostro incontro.

Non l'avrei definita distaccata, ma pronta, adulta, donna capace di gestire una professione tanto ambigua e difficile.

Forse cercando ancora, perfino a pochi istanti dal peccato, un giustificazione, in cuor mio mi dicevo che lei mi avrebbe dopotutto insegnato a fare l'amore.

Mi convincevo anche che doveva essere una ragazza solare, gentile: non si era mostrata per nulla spazientita dall'evidente strampalaggine dell'approccio di novizio che avevo fin li portato avanti.

Io ormai non stavo piu' nella pelle: entro due minuti avrei baciato il corpo di una donna, mi sarei scaldato ad un ventre, avrei comunicato con il tatto e gli odori, e finalmente svelato misteri che la mia mente stessa mi nascondeva.

Stavo camminando verso la meta quando due vecchie prostitute mi rivolsero la parola.

Certamente loro davvero avevano capito, certamente loro erano li, sedute sul penultimo gradino della catena alimentare, per attendere le ultime tra le prede.

Mi rivolsero quella semplice domanda, 'Andiamo?' ed io, rifiutando gentilmente, me ne allontanai di fretta, ma senza poterle dimenticare.

L'eta' di quelle donne aggredite da malattie e vecchiaia non avrei saputo definire, ma probabilmente era piu' vicina agli settanta che non ai sessanta, e i rossetti vistosi, e il trucco spaesato che macchiava i loro visi irrigiditi in smorfie di triste aggressivita' non potevano piu' ingannare nessuno.

L'unica consolazione era proprio nel numero: erano in due, ed in cuor mio ho sperato si prendessero un po' cura l'una dell'altra, che si accompagnassero, insomma, in quella vitaccia cui ormai le aveva condannate un ruolo che non erano riuscite ad ammaestrare.

Arrivato davanti al portone che Giulia aveva indicato, mi fermai giusto il tempo di trovare il '25' tra le tante targhette del citofono.

L'avevo appena individuato, stavo per premere il pulsante quando un ragazzo mi precedette.

Senza nessuna forma di precauzione o circospezione chiamo' proprio Giulia.

'Giula? Sono io' disse soltanto.

Lei gli apri' ed in un attimo quello fece il suo ingresso nel palazzo, lasciandomi di sasso.

Non avevo comunque tempo per imprecare, maledicendolo, confrontando attimo per attimo la sua condizione, sta salendo le scale, sta entrando, le sta sfilando la gonna, con la mia, mi sto allontanando, sto frugando nella giacca, sto riflettendo sul da farsi.

C'era qualcosa di piu' impellente su cui focalizzare l'attivita' delle cellule grige: quello era un bel ragazzo.

Era giovane, spigliato, elegante, ben vestito.

Perche' allora andava a puttane?

E soprattutto: possibile che non avesse alcuna forma di prudenza o rispetto?

Suonava a quel campanello, oggetto di mistero, desiderio e paura per me, senza nessuna emozione particolare, senza nessun timore reverenziale, senza, in definitiva, gustare l'attimo.

Mi ingannavo su qualcosa?

Era la piu' inaccettabile tra le forme di liberta' sessuale un taboo infranto tante volte da averne fatto una grigia abitudine?

Oppure semplicemente non c'era nulla, nemmeno nel sesso galeotto, che giustificasse gli alti e bassi di cui popolavo la mia immaginazione?

Continua ...

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