Saturday, 12 January 2013

Appuntamento con Jennifer, ma io penso a Valentina


Domani incontrero' una ragazza, in uno dei locali frequentati da studenti e scavezzacollo professionisti del West End.

Non posso dire di consoscerla.

Ci siamo incrociati appena una volta, qualche settimana prima di Natale, ad un evento mondano e tuttavia informale cui ero stato invitato da una collega.

Non frequento solitamente sale da ballo, caffe' o locali notturni: quel ritrovarsi fu effettivamente un'eccezione, una delle pochissime concessioni alla socialita' cui mi sia dedicato negli ultimi mesi.


Avevo accettato, in quell'occasione, perche' speravo di rivedere Diana, una bellissima ragazza ungherese, una ventenne alle prese con la matematica e la vita assieme alla quale gia' mi ero avventurato, durante una lezione di Tango, in folli peripli attorno alla fisica e alla bellezza.

Come nella Milonga, ero stato ancora brillante a quel tavolo attorno al quale si radunavano tanti giovani allegri e vivaci: mi circondavano risate e gelavano  occhiatacce, e tra una massima sulla Relativita' ed un'incursione tra le pagine sacre del Kamasutra, penso d'aver gettato sullo stagno placido che era l'attenzione degli altri anche qualche goffa citazione latina.

Ecco, Jennifer la ricordo interessata proprio a quel mio 'ubi major minor cessat' (o simile) rimbalzato fino alle sue orecchie, e in effetti per qualche istante dialogammo circa la versatilita' del latino, la sua forza di corpo sommerso che per primo unifico' l'Europa.

Non so come sia riuscita ad avere il mio indirizzo di posta personale, ne' intendo almanaccare in merito: fatto sta che ieri, sul tardi, mi ha scritto un messaggio straordinariamente sintetico e diretto.

'Secondo me dovremmo vederci'.

Ho accettato senza sentir dentro nulla, e certamente la ragione principale della mia freddezza e' il fatto che non e' nei miei ricordi ne' fica ne' particolarmente stimolante.

Ho accettato il suo invito a prendere un caffe' perche' spero di confrontarmi con una cultura classica ben piu' ampia della mia, e dentro ho la segreta intenzione di fare razzia della sua conoscenza, o al limite di barattarla con pochi ferrivecchi, nozioni, curiosita', minime costruzioni, e quindi farla mia, per poi presentarla a te.

Te lo devo confessare.

Tu mi hai arricchito, Valentina, ed ora le mie dee sono l'idee di donna ormai che hanno abbandonato la banalita' delle acconciature, delle abitudini, delle relazioni sensate.

Come alternativa ad un corpo fresco e disinibito, desideroso a tal punto di sperimentare una voce in piu' del dizionario erotico, io ormai considero solo la comunione tra parola, pensiero e atteggiamento che intravvedo possibile esclusivamente con pochissimi individui, non necessariamente esistenti altrove che nei miei sogni.

Nell'istante in cui questa trinita' si concretizza, un solo elemento rappresenta il totale.

Se davvero parola, pensiero ed atteggiamento riescono a compenetrarsi al punto da essere indistinguibili, tutta la mia costruzione teorica, altrimenti azzardata e folle, trova o ritrova la solidita' di una fortezza.

Ti ho concepito, Valentina.

Tu adesso esisti come mio pensiero, ed io di pensieri, prima di tutto, voglio circondarmi, poiche' altro non ho, di altro non mi fido.

Io di pensieri esisto: perfino nelle mie infinite confessioni, l'amore, il coraggio, l'amicizia ... perfino quando associate ad una donna o ad un evento specifico dell'esistenza le idee anticipano il nome, la data, il luogo di quella donna, di quell'evento.

Non esiste attimo piu' alto di quello del trionfo dei sensi per due amanti, io questo non lo neghero' mai: ma perche' esistano degli amanti, dev'esistere l'amore, perche' esista l'amore, deve esserci stata la possibilita' di concepirlo.

Tu, Valentina, sei la materia prima dei miei pensieri piu' belli, e tu, tu sognatrice, tu iperuranica creatura non puoi che custodire dentro la ripercussione e la sorgente di questa consapevolezza.

Ignora i miei ridicoli tentativi di strapparti da quella dimensione cui apparteniamo entrambi, e dalla quale io ogni tanto provo ad esulare, e solo per giocare con le femmine: sono stato patetico, ridicolo, sciocco.

Sono imbevuto di idee cupe e dense come un foglio di carta poroso punto da una penna gocciolante china nerissima.
Si propaga nelle venature sottili della pellicola come nelle nervature caotiche del cranio l'idea di te.
Rimarra' forse una macchia ad accartocciare una pergamena nascosta, o un ricordo depositato chissa' dove nelle cervella, ma ora sono umido, e al contatto sporco ancora dita curiose che non vogliono stare al loro posto, e che del mio inchiostro macchieranno le proprie vicende.

Amo le mie idee perche' sono complicatissime, e hanno ben capito con chi hanno a che fare.

Mi ignorano per certi versi, ma c'e' tra noi una identica reciprocita' d'intenti, non nei confronti l'uno dell'altra, ma dell'umanita'.

Questa forma di abbandono noi l'abbiamo dentro, ed io so che non la trovero' facilmente in una ragazza incuriosita dalla pronuncia improbabile e dal senso dell'umorismo inopportuno di uno strampalato Don Giovanni.

3 comments:

  1. Probabilmente ho scritto che ero ubriaco. Urge una revisione

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  2. Io ho fatto il tagliando: 42 esami + tao! :)
    ti aggiornerò!
    Ciao Gio. :)

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    1. 42m esami?? Ma ti hanno dissanguata allora :D
      Spero in un TAO perfetto come il mio ultimo: 2.93!

      Ciao Sara

      Gio

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