Thursday, 31 January 2013

A proposito di deformita', bellezza e crudelta'

Non credere che io veda solamente me stesso disgustoso e deforme.

Figurati.

Gia' da bambino frequentavo handicappati gravi, down, esserini sfondati da imperfezioni crudeli, seminate dal caso tra le due eliche dell'acido desossiribonucleico.

Ho visto di peggio: coniugarsi la demenza all'infermita' del corpo, e questi due demoni contendersi destini di innocenti.

Ho ricordi di malati gravi, ottusi di mente e insultati nelle carni, di cui non oso chiedere notizie ai medici che ci hanno avuto in cura: non ho coraggio a sufficienza per saperli rinchiusi, intubati, morti.

Potrei pubblicare qui un'immagine in bianco e nero di una donna massacrata dal mio stesso male, una sventurata vissuta in un'epoca in cui la medicina non interveniva se non per annotare e descrivere.

Quella creatura moribonda e triste e' piu' simile ad un rettile che ad un essere umano.

E' impossibile da sostenere il suo sguardo, dove l'infinito trova compimento nel solo dolore.

Che abbia potuto vivere tanto a lungo da permettere al male di crescere a tal punto e' addirittura inaccettabile.

In piedi, il mento e' a pochi centimetri dal pube.

La piega della spina dorsale, orribile come la cresta di un clamidosauro, la tortura spingendola indietro e schiacciandola ancora in avanti.

E' oscena.
Percepisci la sua presenza con le budella piu' che con gli occhi.

I fianchi larghi eppure ossuti, gli arti sviluppati enormemente in lunghezza, l'inganno di un volto normale poggiato ad un tronco bitorzoluto e sgangherato sono contrasti che dilaniano la tua coscienza, se ne hai una.

La sporcano, poiche' la sovrapponi ad un dolore indecifrabile eppure immenso che proprio l'immagine propaga fino a te, e la sfibrano, e un turbamento angosciante soffoca dentro.

E' una tela, dipinta da un perverso malato di mente, che prende vita.

E' il parto di un incubo.

(se qualcuno commentando ne fara' richiesta la pubblichero')

Devi davvero vivere dietro ad un camice bianco per lasciar correre, e misurare, scrivere appunti.

Cosa sia la deformita' io lo so bene.

E' una schifezza quando l'ho addosso io, non diventa nulla di diverso se e' di un altro.

Mi fanno francamente pena quelli che l'evitano, e si trincerano in una sorta di buona educazione, quelli che ingiungono di non dire, lasciar perdere, ignorare.

Il nome vero della loro ipocrisia e' arrendevolezza o forse stupidita'.

Io decido coscientemente di seviziare il male.

Io con te sono il lotta.
Non mi hai vinto ancora, imbecille!

Uso le parole peggiori, quelle che so costruire, quelle che ho sentito offendermi, per avvicinarmi agli altri sofferenti.

Come altrimenti potrei associarmi ad essi?
Come altrimenti potrei conoscerli se non immedesimandomi?

E' ben inteso che queste parole cattive, e le sensazioni velenose, le faccio rimbombare dentro di me.

Non me ne servo per insultare alcuno.

Le uso qui, nel diario, in questa colonia delle mie cervella, ed al limite con chi, credo, m'intenda.

Ti voglio portare con me.

Cosi' mi strappo via la pelle, i muscoli intercostali, le ossa stesse.
Cosi' torno a soffrire e sanguinare.
Palpito a cuore aperto, e torno sensibile ad ogni sospiro.

Cosi', e solo cosi', instauro contatto con i maledetti ultimi cui appartengo.

Io non voglio vivere in una camera sterile, in un mondo di cuscini ed attenzioni artificiali.

Non posso sopportare di essere privato del solo, vero privilegio di chi e' giu' nell'abisso.

Se pensi che l'esistenza di un derelitto si riduca ad aride sofferenze ti sbagli.

Io nel ventricolo della mia disperazione, nel dolore piu' atroce, ho trovato qualcosa.

E' una formula, una prescrizione, un meccanismo che mi consente di cogliere e gustare i frutti misteriosi del male.

I semi devono marcire per anni, nel cavo di piaghe purolente, prima di maturare.

Sono ulcere infinite, spasimi, nausee cio' che il nutrimento comporta.

Per me tuttavia una vita diversa non e' possibile.

(in costante revisione).

6 comments:

  1. Sono nata normale, con una lieve, quasi impercettibile asimmetria all'anca... quando mi fu fatto notare da un medico, mi parve assurdo... essere "normali", fisicamente normali è altrettanto assurdo. Ma ho sempre pensato che non sia un merito, non ce n'è uno né nell'essere sani, né nell'essere normali. Non ho mai capito chi si affanna a denigrare a sfottere e a ricalcare la deformità, ostentando la propria normalità. Non c'è vanto nell'essere nati in un modo e non in un altro. Si dovrebbe sempre prescindere dall'imposizione di un corpo.


    ReplyDelete
    Replies
    1. Amica mia,

      Io te lo ripeto: tu e' in testa e all'altezza del cuore che non sei normale :-)

      Alla fine io sono quasi grato a chi mi ha umiliato, a chi mi ha dipinto come un derelitto.

      Sono loro che mi hanno spinto giu' in fondo dove ho trovato i fili comuni, i nervi piu' sensibili.

      Ti abbraccio

      Gio

      Delete
  2. Orribile! :(
    Perchè vuoi punirti così? Cosa hai fatto tu di male?
    buon fine settimana Gio!

    ReplyDelete
    Replies
    1. Probabilmente ho fatto molto di male, non posso escluderlo.
      Comunque non e' una semplice punizione.
      Ogni sofferenza, ogni ricaduta, e' un viaggio, un'esplorazione fantastica.

      Ciao!

      Delete
  3. E c'è gente che per incazzarsi deve parlare di come è scarsa la nuova wii di nintendo.

    ReplyDelete
    Replies
    1. Sai Lorenzo, ti confesso che io non ho ancora capito se essere squisitamente deficienti costituisca un vantaggio, un francobollo per la serenita', o non invece una dannazione capace di affondare un transatlantico in una pozzanghera.

      A presto

      Gio

      Delete