Friday, 30 March 2012

I sensi e la parola.

C'e' qualcosa di piu' intimo ed effimero oltre a cio' che dell'altro si conosce quando i sensi si incontrano, e circa la natura di tale quid, e il suo rapporto con il contatto, io da sempre mi interrogo e confronto nella duplice veste di interprete, parte di un meccanismo complesso, di una successione di operazioni quasi trascendenti e il cui risultato e' un moto di avvicinamento all'altro, e oggetto, inteso come fuoco di un'attrazione.

Il respingimento, lo spegnersi di una fiammella flebile, somiglia troppo a questo riassunto la storia della mia vita per non rattristarmi ogni volta che torno a rifletterci, mi hanno portato ad un passo dall'accettare come evidente la natura necessaria del senso, e del prepotente suo precedere e prevaricare ogni altra intuizione che si possa avere dell'altro.

Non c'e' istinto che sfugga a questa legge, non credi anche tu?

In questo scenario, e' calata la parola, e ha portato con se' uno spettro diverso, non di necessita', non di sufficienza, ma di eventualita', di probabilita' non nulla.

La parola, null'altro, ha gettato un ponte tra noi.

Tremo all'idea che crolli al mio passaggio, temporeggio incerto ad una sua estremita'.
Da lontano cerco nei tuoi occhi lo stesso terrore.

Sk-45

E' sufficiente presentarmi con questa sigla, 'Sk-45', per risolvere la situazione ...

In un aereoporto indiano siamo in attesa dello zio, un viaggiatore che nel corso della sua vita ha esplorato non da turista ma da girovago il mondo, e i cui ricordi di salite sulle vette piu' impervie del Sud America, di notti di transumanza gelide ed insonni, le parole erano tanto vive che ero io al riparo di quelle tende di pelliccia di renna, ed io partecipavo alla migrazione con pastori lapponi esclusi o piuttosto liberi dal ventesimo secolo, di fughe oltre la cortina di ferro negli anni in cui ancora era impero il regime sovietico, della sorpresa di uomini quasi primitivi di certe tribu' a contatto con le semplici meraviglie di una pastiglia effervescente, hanno esteso e colorato i limiti della mia immaginazione.

Lo zio, lo vedo preoccupato come mai prima, e' circondato da agenti di polizia.

Mi avvicino, ed e' presto risolto il mistero: un farabutto ha infiltato tra i suoi bagagli qualcosa, ed ora egli e' accusato di un crimine di cui, ne sono certo non in quanto suo conoscente ma come autore della trama, e' innocente.

C'e' un gran nervosismo: i miei genitori protestano l'innocenza dello zio, e tuttavia ogni loro tentativo di allegerirne la posizione ottengono come risultato un ulteriore irrigidimento delle forze di sicurezza.

Decido di intervenire, nonostante i commenti di mio padre, che non solo non sembra avere alcuna fiducia in me, ma e' anzi convinto che io stesso finiro' per essere arrestato.

Mi presento ad un ufficiale, e dico semplicemente 'Sk-45'.

Quello, che mentre mi avvicinavo s'era fatto da incuriosito a minaccioso, immediatamente scatta sull'attenti, manifestandomi non tanto sottomissione quanto un autentico riconoscimento di stima. Gli indico un telefono, e il nome di un certo ministro da contattare.

Mentre l'agente segue il consiglio, non riesco a definirlo un ordine, cerco di rincuorare lo zio.

In quell'istante un ulteriore guardiano, che non avendo assistito alla mia presentazione, interviene con veemenza su di me, ma ad un ulteriore cenno delle mie credenziali corrisponde di nuovo un atteggiamento mite e di piena fiducia.

In breve risolviamo il problema, e lo zio, libero, ci saluta.

La scena prosegue.

Stiamo ora scendendo una collina, ripida, e la terra, gonfia d'acqua, e la vegetazione abbondante rendono difficoltoso il cammino.

Finisco per ruzzulare un poco, ma senza patirne alcun danno.

In lontananza vedo scendere altre persone, ma non riesco ad identificarle con precisione.

Seguo con terrore il precipitare di una di quelle figure.

Corro con il cuore in gola, augurandomi che sia mio fratello ad essere caduto, giacche' l'alternativa, che si tratti cioe' di un uomo di piu' di sessant'anni, non piu' vigoroso, farebbe di quella che pare una caduta non grave qualcosa di irrimediabile ...

La peggiore delle previsioni e' corretta: e' proprio mio padre ad essere scivolato.

Mi avvicino disperato.

Si lamenta, cita termini medici che a fatica riesco a comprendere.

Poi ecco che d'un tratto tutto il disegno e' chiaro.

Una costola gli ha perforato il cuore.
Quelli sono i suoi ultimi istanti di vita.

Ti sono vicino, Papa'!

Nel secondo sogno c'e' di nuovo la musica, e Elisa, una mia compagna di liceo che so aver patito dei problemi aggressivi e ingiusti dell'anoressia.

Piu' volte ho parlato di lei, nonostante siano 15 anni che non la vedo: l'idea di esser stato vicino ad un'individualita' cosi' sottile e sofferente e non essermene accorto e' colpa, biasimo.

La classe e' un'orchestra, ed io mi ritrovo a saper suonare divinamente ogni strumento.

Mi abbandono alle struggenti note dell'Arpeggione di Schubert, ne suono la parte per Violoncello, ed ecco che Elisa ed io siamo soli, in una camera da letto.

Non puo' fare l'amore con me.

Evoca quel trauma infantile che la vide vittima di un abuso tremendo, e che ha segnato l'ultimo dei suoi giorni sereni.

Non possiamo fare l'amore, ma un abbraccio tra noi sara' fusione.

Thursday, 29 March 2012

Sei tu Chiara, vero?

Ho pensato ad una premessa sensata per questo messaggio nel quale raccontero' del mio primo incontro con Chiara.

Partendo dal generale senso del rapporto tra scribacchino e lettore, sarei passato ad elencare i motivi per i quali chi qui trova agio, ardore, interesse, dovrebbe davvero sbirciare altrove, e scoprire cosi' Silvia, in grado di coniugare l'atomo, il sillogismo, il verso, o Chiara, un'anima sottile, un'intelligente osservatrice di se' stessa e del mondo, capace come nessun'altra di individuare in primo luogo e successivamente contemplare la trasparenza della nudita', senza distogliere lo sguardo dalla torba di paure, desideri, vilta' che vive dentro ogni individuo.

E' scrutando tra le interiora che si trova il cuore, e di questo io so che sei consapevole.

...

Sto seguendo una mulattiera che sale dalla pianura verso il monte.

Oltre un ampio tornante, in uno spazio pianeggiante, vedo un gran numero di musicisti: violini, violoncelli, mandolini ... una piccola orchestra che tuttavia non esprime alcun suono, quasi fosse in attesa di un direttore.

Guardo il cielo: e' scuro, e so per certo che presto copiosa scendera' la pioggia, e l'acqua aggredira' i legni delicati di quegli strumenti.
Nessuno dei musicisti tuttavia pare preoccuparsi minimamente di quei tesori che tengono freddamente in mano, e che presto saranno divorati dall'umidita'.

Nella scene seguente sto ripercorrendo a ritroso quella strada, e questa volta con me ci sei tu, Chiara, e dunque te ho incontrato in cima alla montagna.

Pozzanghere fangose e rami spezzati ovunque testimoniano il passaggio di una violenta perturbazione, e li dove erano i musicisti ora e' un deserto di ghiaia e immondizie.

Ci avviciniamo incuriositi a quello spiazzo, e notiamo che qualcuno ha abbandonato li uno strumento.

Ti sorrido, e con una battuta, 'facciamo come a San Michele?*', senza tante storie mi avventuro oltre il guard rail, prendo quella specie di Mandolino e te lo presento come dono.

....

Siamo ora su un autobus.

La conversazione e' piuttosto banalotta: giriamo attorno a cio' di cui entrambi ameremmo parlare, e tuttavia una strana timidezza, non l'abbiamo conosciuta in quella forma nelle lettere, ci impedisce di lasciarci andare, di essere noi stessi.

Osservo con piu' attenzione lo strumento: e' rovinato, ma la sua voce e' intatta, e pizzicando qua e la, la musica scende a confortarci, e so che ci stiamo avvicinando ...

Ed ecco che a quel punto un buzzurro si intromette tra noi.

Dev'essere un musicista, e forse non del tutto imbecille, se e' vero che inizia una conversazione tra voi due.

Te lo confesso: lo ucciderei con le mie mani, che un attimo solo sottratto a noi due, a me e alla mia Chiara, e' una bestemmia, e tuttavia capisco che tu sia grata alla sua presenza, fosse anche solo perche' ha alleggerito la tensione, la profondita' di un discorso al quale forse mi ero abbandonato con troppa facilita' e veemenza.

Avendo distolto gli occhi dai tuoi, torno a rendermi conto di cio' che ci circonda, e mi accorgo che siamo arrivati a destinazione.

Te lo dico con quella foga che accompagna la sorpresa, e tu per un attimo credi che il mio avvertimento non sia stato che un meccanismo vigliacco per interrompere quella tua conversazione.

Sto cercando di forzarti?

Sei delusa, triste, e vuoi scappare.

Scendi come una lepre dall'autobus, ed io dietro di te.

Corri velocissima, Chiara, e anche se sto volando come un pipistrello a fatica riesco a starti alle calcagna.

Finalmente arriviamo a casa, e in effetti ti rendo conto che la fermata era proprio quella giusta, e che non avevo cercato di ingannarti, ma ormai un doppio fraintendimento e' tra di noi, e forse la frittata e' fatta ...

La porta sta per richiudersi alle tue spalle, sei tu a spingerla perche' ci divida per sempre, ma con un ultimo sforzo riesco ad infilare un piede nella fessura, a tenerla aperta, e con le residue energie ti chiedo, o forse ti dico ...

'Sei tu Chiara, vero?'.

Oh, l'hai capito il senso di quella domanda.
L'hai capito perfettamente.

Ho scovato la tua sensibilita'.
Non ci sarei arrivato con gradualita', con metodo.
Saremmo rimasti a parlare di musica, poesia, bellezza per l'eternita'.
Per arrivare al tuo cuore era necessaria una frattura, un qualcosa di imprevisto.

Niente piu' trincee, niente piu' inganni: ci siamo trovati!

E allora intuisci che se io ho colto quella che tu sei davvero, e' perche' non ti eri ingannata.

Tu sei Chiara, ed io sono Gio.

Lo siamo davvero.

Wednesday, 28 March 2012

Lei lo e', ed io?

Ho preso appunti.

Davanti a me, di nuovo, la bella ragazza che per la prima volta ho incontrato sabato notte, all'Acero Rosso.

Era svanita ogni cordialita' tra di noi, e tuttavia la sua bellezza una volta di piu' era una tavolozza di suggestioni, e la fantasia, mia e da me indipendente, costruiva, accostava, ipotizzava.

L'osservavo, e l'etimologia comune di 'video' e 'idea' mi era evidentissima.

"La pittura prevale sulla parola, e te ne rendi conto quando vedi le sue belle gambe, sulle quali una pittura, una pittura qualsiasi intendo, avrebbe un effetto immediato, e ne amplificherebbero la portata il volume e la sensualita'. Li dove la parola costringe, limita, traduce ad un livello non inferiore ma per forze di cose diverso, l'immagine e il contatto trionfano istantaneamente, senza necessita' di elaborazioni, artefatti, distorsioni."

Rileggendo ora queste parole mi rendo conto di quanto siano inopportune, ma la donna qui non e' ridotta a oggetto, una tela di carne, un tessuto epidermico dove lasciare un'impronta.
Emerge piuttosto la sua forza nel senso di ispiratrice, e questo si manifesta, in primo luogo, come un'intuizione legata ai sensi della vista e del tatto.

Tutto il resto, a partire dall'olfatto sottile, l'udito, il gusto inappagato e intimo, e soprattutto le virtu' legate alle qualita' dell'animo, segue, e generato s'alimenta inizialmente di quel determinato principio superficiale che solo in un secondo momento a sua volta sosterra', o lascera' appassire.

Non ha senso quello che ho scritto, ed il fatto stesso che mi sia sembrato sensatissimo in un dato momento dimostra la forza modellatrice, addirittura capace di stravolgere la razionalita', della presenza della donna, di Alice e delle sue imitatrici.

Ho scritto una lettera ad Alice.

Le ho chiesto il permesso di pubblicare alcune sue immagini, una bellezza della quale finalmente potreste convincervi voi stessi, in questo blog, essendosi rinnovata recentemente appunto la mia considerazione dell'immagine come tramite necessario e primo tra concetto ed pensatore.

Dubito accettera', lo stesso proponimento e' folle e forse lievemente offensivo, ma quando perdo lucidita', ora sono completamente insensato, tendo al delirio, dimentico la prudenza.
Non ha davvero senso usare un indirizzo anonimo per rivolgersi ad una persona che non si conosce, ma dopotutto di ragionevolezza questo messaggio ne avra' ben poca.

Non mi dilungo in inutili premesse, non cerco nella retorica una solidita' che sarebbe ingannevole, e ti presento subito la mia richiesta.

Ti offendera' forse, che' non sei una donna superficiale, e forse a te troppo vicina per renderti conto della tua bellezza.

Non mi riferisco all'eleganza dei lineamenti, alla grazia di una figura sottile e quasi eterea, ma piuttosto ad una qualita' misteriosa, ma evidente, che contende loro il primato nella tua persona, e che mi illudo di poter catturare in definizioni, espressione, atteggiamento, portamento, che rimangono tentativi e nulla piu' di fronte all'unita' ed estensione di quest'idea.

Ho visto alcune tue fotografie, ti riprendono in posa o spontanea, serena, meditabonda, malinconica, ed in ognuna di esse sei spontaneita', serenita', meditazione, malinconia.

Mi piacerebbe usare queste immagini di corredo a certe riflessioni, forse avrebbe piu' senso chiamarle confessioni, che di tanto in tanto scrivo in rete, e che spesso si riferiscono ad una figura cui ho proprio dato, in un attimo di intuizione o avventatezza, il tuo nome.

Ieri pomeriggio ho incontrato Erica, un'amica che ho prima conosciuto come blogger, e poi di persona, qui in citta'.

Sono stato di fronte ad uno specchio, e per questo oggi sono deserto.

Tuesday, 27 March 2012

Una Sibilla

Mi e' tornato alla mente un passo tratto dalle Memorie di Adriano di M. Yourcenar, nel quale l'imperatore rivive i mesi passati in terra di Britannia:
Tutto mi piacque in quella terra piovosa: le frange di bruma sui fianchi delle colline, i laghi votati a Ninfe ancor più estrose delle nostre; quella razza malinconica, dagli occhi grigi. Avevo, per guida, un giovane tribuno del corpo ausiliario britannico: quel dio biondo aveva imparato il latino, balbettava in greco, e s'ingegnava timidamente a comporre versi d'amore in quella lingua. Una fredda notte d'autunno, ne feci il mio interprete presso una Sibilla. Sedevamo nella capanna affumicata d'un carbonaio celta, a riscaldarci le gambe ravvolte in grosse pezze di lana ruvida, quando vedemmo strisciare verso di noi una vecchia fradicia di pioggia, scarmigliata dal vento, selvatica e furtiva come un animale della foresta. Si avventò su piccoli pani di avena che si cuocevano al focolare. La mia guida riusci' a blandire quella profetessa, ed ella acconsentì a interrogare per me le volute del fumo, le scintille che scoppiettavano improvvise, le fragili architetture degli arbusti in fiamme e della cenere. Vide le città che si edificavano, le folle plaudenti, ma anche città in fiamme, cupe sfilate di vinti che smentivano i miei progetti di pace, e un viso giovane e dolce che prese per un volto di donna, e al quale mi rifiutai di credere; si trattava, probabilmente, d'uno spettro bianco, forse una statua, oggetto più misterioso ancora di un fantasma per quella abitatrice di boschi e di lande. E, a distanza di un numero imprecisato di anni, la mia morte, che avrei prevista egualmente anche senza di lei.
Quella stessa Sibilla io ho incontrata, ed era la sera in cui accanto a me sedeva Alice.

Durante una pausa, per molti l'occasione per scambiare quattro chiacchiere o buttar giu' un sorso di whisky, una vecchia, una figura sulla quale il tempo aveva lasciato la sua impronta piu' selvatica, pelle sottila, lucida, macchiata qua e la di rosse lentiggini, capelli lunghi simili ad aculei spuntati o serpi addormentate, trasandatezza di tutto cio' che era apparenza, intono' un canto di leggende marine, naufragi e tempeste, e la sua voce, a volte flebile per la fatica, aveva la vitalita' della fiamma aggredita dal vento, e ad un'incertezza seguiva il vigore, e di nuovo la parola contendeva all'alcol il primato di vettore d'emozioni e calore.

Cosi' si avviava a conclusione la serata.

Aspettavo un cenno, che voi vi alzaste per andarvene, e mi domandavo se avresti cercato la mia mano, per stringerla, e se ancora ci sarebbe stato un attimo per le parole, le ultime e le piu' importanti.

Ho conosciuto il tuo nome, e una tua abitudine, e c'e' ora un filo sottile tra di noi.
Sara' mia cura trattenerlo tra le dita, non strattonarlo, evitare che si laceri.

Io ti staro' cercando, Alice.

Monday, 26 March 2012

E intanto

E intanto ti osservavo immobile.

La minima contrazione delle tue labbra era una scossa elettrica nel mio cervello, e il profilo lievemente sinuoso del nasino, qualcuno l'avrebbe trovato un difetto, era null'altro che un vibrato della bellezza.

I capelli ricordavano il denso intrecciarsi dell'edera, e un ciuffetto vagabondo e ribelle fuggito all'acconciatura che carezzava l'orecchietta lo scendere lieve del grappolo de glicine o della vite.

Negli occhi, pur non sorprendendolo quella sera, ho immaginato l'incendio delle stelle di Shakespeare, ma anche la serenità che non si disgiunge neppure dalla saggezza più travagliata, e dunque il punto di contatto tra me e te.

L'avanguardia, nuda e gloriosa, d'ogni rapporto umano, eccola li.

Qual e' il contrario di ...

Dopo la prima sillaba, gia' la musica non era che un'interruzione della parola, una noiosa intromissione tra due linee di pensiero.

Ascoltavo con disinteresse, ma non potevo fare a meno di rimanere incuriosito dalla presenza scenica della cantante, una ragazza robusta e lievemente paonazza che alternava a melodie malinconiche grasse risate e commenti ironici su questo e quello, e soprattutto su se' stessa.

Era un bel teatrino, certamente collaudato, quello che teneva con il chitarrista, un uomo sulla quarantina che con pazienza ed affetto ne assecondava l'esuberanza, moderandone i toni solo
quando questi avvicinavano i limiti della prudenza.

Canzoni d'amore e di lutto colmavano di emozioni i cuori, ed io pensoso cercavo un'immagine, una definizione che contenesse il senso della serata, una metafora sintetica, una formula ...
Ne avrei fatto come ogni volta un tesoro da conservare nella mia memoria?
O invece l'avrei utilizzata come strumento per incontrarti?

...
Una semplice domanda, non del tutto dissimile da un dubbio, da una preoccupazione: 'e se questa ragazza fosse davvero Alice?'.
...

Se ripenso ora a quel sabato sera, non vi vedo che un'illusione certa, e queste parole, spese tra il primo e l'eventuale secondo incontro che avremo, sono prodotto del desiderio, della curiosita' di te non ancora bruciata dalla delusione imminente ed inevitabile, e per questo saranno forse le uniche oneste, cristalline, libere che sapro' mai scriverti.

Poi verranno le solite umiliazioni, l'evidenza amara d'essere ancora sopraffatto, ma ora, ora ho ancora la possibilita' di sussurrare senza giudizio della tua bellezza!

Una pausa, finalmente.

Mi avvicino con il capo, a cercare la tua attenzione e dico sottovoce:

'Qual e' il contrario di seta?'.

Come e' possibile rispondere a una domanda simile?
E' ovvio che non abbia un senso compiuto e richieda un completamento, ed e' forse ovvia la mia vilta' a volerti interlocutrice per qualcosa di piu' articolato, personale, intimo che non il solito 'what a nice singer!'.

Continuo.

'La seta e' morbida, liscia. Deliziosa. Ma non ripara dal freddo. Il contrario della seta invece e' ruvido, grezzo, e tuttavia tiene caldo.'.

Forse avevi gia' capito dove stavo andando a parare, e mi e' parso di leggere un 'si' nei tuoi occhi.

'La cantante di stasera e' il contrario della seta. Ha una voce quasi rugosa, sfrega davvero l'udito. Ma adesso senti caldo dentro, non trovi?'.

...

Qual e' il significato di un sorriso?

La contentezza per un dono ricevuto, la realizzazione di un'intuizione che si fa idea, la gioia semplice d'essere parte di una confessione soave ...

Tu hai sorriso.
Mi hai sorriso.

E intanto mille pensieri in testa: il nome della ragazza che devo dimenticare il piu' presto, il tuo, l'esempio di Ann che mi porta a non escludere che nell'altro ci sia un demone non dissimile dal mio ...

Di nuovo nasce l'attesa che la musica finisca, e di nuovo i miei occhi si posano sul tuo profilo elegante, e partecipa il volto luminoso alla gioia d'essere bellezza.

Sunday, 25 March 2012

Le prime parole

Alla mia sinistra una ragazzina minuta, un caschetto militare di capelli biondicci tanto schiacciati che parevano incollati al cranio, un cappottino anonimo a coprire goffamente una figura non particolarmente graziosa, e tuttavia una borsettina elegante tra le mani, occhialetti diligenti di una brava studentessa, e lo sguardo attento di chi non lascia capitare le cose per caso, senza parteciparvi, poi tu, una gonna corta lasciava in mostra le belle gambe fasciate in collant nere, ma più di tutto incantava il viso, incorniciato sotto dal bavero ampio del tuo soprabito, ai lati da dei begli orecchini che mi ricordavano un po' certi dipinti di Mirò, e sopra da un ricamo delizioso di curly hair, e per finire la vostra amica cantante, generosa offerta agli occhi degli indagatori di corpetti e seni, e una fisionomia nordica, seducente e lievemente vistosa.

Ho trovato Alice

E' cominciato in ritardo il sabato notte, e a rimandarne l'inizio era una coalizione già conosciuta di mal di testa, indolenza, stanchezza, che suggeriva di restare a casa, inventarsi una ragione equivalente a tale malessere ma che avesse l'abito decente di una scusa per mandare all'aria i programmi già stabiliti.

E' cominciato in ritardo, ma non è ancora finito.

Saturday, 24 March 2012

Fare l'amore, scopare, fottere, amarsi

L'idea dell'unione di due corpi, intesa come condizione necessaria per quanto non sufficiente per raggiungere una non meglio definita completezza, e dunque simultaneamente il desiderio di essere necessario per te che amo, e l'ansia di non riuscire a realizzare qualcosa che, postulo, essere fondamentale, mi perseguita.

Mi ossessiona.

Friday, 23 March 2012

La mia impressione

Che tu ti dimeni o rimanga inerte, che sia la frattura a ucciderti o l'inedia a scioglierti, poco cambia, se non forse la rapidita' con la quale l'apatia sopraggiunge.

[Da una conversazione con Silvia]

Espresso


La mia risposta alla cartolina di Chiara.

Gio e Amore

Penso di essere amato, e so per certo di toccar dentro qualcosa, e a volte mi illudo di sfiorare esattamente li dove lo desidero, e quella non e' che una preghiera che rivolgo ad uno specchio.

Mi si ama, ma in un certo modo bizzarro, come si fa con un libro, un'idea, e o forse solo incuriosisco quanto un teorema la cui dimostrazione si ottiene per assurdo.

[Da una conversazione con Silvia].

Formula di rigetto elegante ma ipocrita

Non scrivo spesso della mia famiglia, e questa ritrosia e' intesa ma sofferta per certi versi, in quanto sono ben consapevole limiti la trasparenza di quel diaframma che separa noi due.

La qualita' della trasparenza e' ancora cio' che di piu' alto posso desiderare in un rapporto umano, che troppe volte, troppe dannate volte mi sono illuso che anche la distanza potesse deteriorarsi, ed e' cosi' nonostante abbia invece a volte scoperto che addirittura questi due attributi sono legati da un rapporto di reciprocita', tale per cui al decrescere di uno corrisponde, con un ritardo che dipende dalla consapevolezza altrui, un dilatarsi dell'altro.

Nel primo sogno, poche immagini confuse, scopro che i miei genitori sono venuti a trovarmi con una settimana di anticipo rispetto quanto concordato, ed e' allora un dover precipitosamente cambiare programmi, un doversi mettere immediatamente nelle condizioni mentali della loro presenza.

Nel secondo sogno sono in auto con mio padre.

Di viaggi assieme ne abbiamo fatti davvero molti, a partire da quando bambino lo accompagnavo a Milano, e ancora in tempi piu' recenti il lunedi alle volte da casa era lui a portarmi in citta', quando la settimana iniziava nel pomeriggio e non la mattina.

Parliamo di una lettera che ha scritto ad un giornalista, un tale Deaglio, un uomo di cui non so nulla e che per motivi incomprensibili e' entrato nel mio sonno, e dopo una breve introduzione, mi spiega che recentemente un libro con i contributi dei lettori e' stato pubblicato con grande successo, mi ritrovo tra le mani il suo documento.

In quella paginetta stampata al computer corredata di immagini tremende ritrovo quel lessico piu' adatto alla poesia che non alla prosa con il quale mi sono confrontato da bimbo, quando capitavano in casa le cartoline o i giornalini del Don, e non mi meraviglio di cogliere nella similitudine dello stile il convergere del pensiero: l'argomento della lettere, trattato con umanita' profndissima, e' la malattia mentale, e l'esperienza di corsia in un reparto di psichiatria che mio padre visse all'inizio della sua carriera di medico, ed il punto di vista non e' quello dell'individuatore di quadri clinici e applicatore di profili terapeutici, ma quello malsicuro, fragile, umano del dubbio.

Le immagini sono ritagli di libri, di sussidiari per medici: vi compare spesso, come didascalia, l'imperativo, e la scelta del bianco/nero per i malati e i loro assistenti e del colore per i nomi dei farmaci impone oltre che suggerisce una dicotomia netta, invalicabile tra sottomessi, gli schizzofrenici ma pure quelle pedine inconsapevoli che sono spesso gli esecutori materiali del volore altrui, in questo caso i dottori, e i padroni, le incomprensibili strutture, le assurde gerarchie nascoste nel nome di una compagnia chimica.

La lettera, aggiunge infine, e' stata letta, apprezzata, ma giudicata non adatta alla pubblicazione, e in quella formula di rigetto elegante ma ipocrita, impersonale e verticale, io leggo il rifiuto della mia esistenza.

Tra me e me penso che l'errore e' forse esporsi, cercare ove non esiste.

Thursday, 22 March 2012

Era la statua nella sonnolenza ...

Come sono sole, abbandonate al freddo e all'invadenza impietosa delle luci al neon, le statue di notte.

Ne ho incontrati parecchi di illustri individui tornando a casa: filosofi, scienziati, artisti ...

L'indifferenza del silenzio, del vuoto a loro intorno, li presenta nella loro cornice più autentica, non credi?

Non esisto più, e per il semplice motivo che ho ritrovato in me caratteri puri, generali, astratti, e la situazione è tale per cui tendo a confondermi con un pensiero invece che con una sensazione, e perdo contatto con la realtà autentica che mi circonda, dove tutto è preda di visioni insostenibili.

Non sono più Gio, o al limite ritorno ad esserlo giusto quando la sofferenza mi restituisce un primissimo piano, un contatto tattile più che visibile con quella condizione di eterno incapace che mi gela dentro ancora di tanto in tanto.

Sono stanco, tremendamente.
Adesso vorrei che fosse il destino a prendere le redini, almeno per un po'.
Tutto qui.

Che sogni!

Mi manca l'Italia, mi manca il suo paesaggio ma più di tutto quella strana anatomia di certi borghi antichi, suturati all'aspra roccia come una cicatrice sulla pelle, o aggrappati alla dolce collina come una crosticina, ovvero con forme di discontinutà che riescono ad essere armoniche, e cerco nella memoria lo sciogliersi di certi palazzi maestosi nella sabbia di spiagge a loro prossime, e di quei colossi che vedo bagnanti stesi a prendere il sole immagino i corridoi deserti nei primi pomeriggi d'estate, per farne sfondo di un giorno nel quale noi due soli li cammineremo.

Questa premessa introduce a due sogni ambientati in Italia, il primo a Perugia, il secondo a Milano.

Ho visitato il capoluogo umbro tanti anni fa, e la sua anima è persa: nella dimensione onirica ricostruisco quella città più simile a un borgo toscano di quanto certamente non sia, e la visita ad un'alta torre rappresenta il fuoco del sogno.

Assieme ad una comitiva di stranieri salgo una scala che, seguendo il perimetro della torre, sembra condurre ad una luce misteriosa.
La parte iniziale della salita non comporta nessuna difficoltà che non sia una certa fatica, ma da un certo punto anziche' della scala ci ritroviamo a dover procedere lungo degli scivoli, dei piani inclinati insomma, e soprattutto non più un corrimano o una parete separa il camminamento dalla tromba delle scale.
Gli altri non sembrano percepire alcun pericolo ed io, per non comprometterne la sicurezza, non posso fermamrmi, alterare il ritmo, con una certa preoccupazione dunque continuo a salire.
Un ragazzino, animato da improvvisa smania, poggia male un piede, scivola, precipita e muore nell'impatto con il suolo.

Questo evento tragico separa la prima dalla seconda parte del sogno, nella quale ci ritroviamo tutti alla base della torre: resta dunque ignoto l'esito del nostro tentativo di raggiungere la luce.

Sono sgomento, e cerco qualcuno presso cui protestare: è folle una simile attrazione, e criminale permettere che vi abbiano accesso dei bimbi.
Nessuno sembra scandalizzato come me.

Incontro un collega, un ragazzo simpatico, il quale non ha partecipato alla folle salita.

Presento anche a lui la mia costernazione, ed egli, egualmente scosso, mi mostra sgomento una grossa scrivania, li dove si vendono i biglietti, con degli album di Tex Willer distribuiti ordinatamente in uno scaffale.

Li prendo, e leggo senza riuscire a credervi il loro contenuto: li sono registrati, separati per diversa fascia di età, le vittime della scalinata.

Quasi tutti sono bimbi.

Commento sarcastico: 'questi pazzi hanno fatto il greatest hits di una tragedia', ed attorno a me torna il nero della notte.

Il secondo sogno l'ho fatto stamattina, dopo che il telefono mi aveva già svegliato.
E' articolato e con uno sviluppo ulteriore, come sempre in questi casi penso che potrei lavorarci con Alice, potrebbe diventare un piccolo racconto.

Sono a Milano, a pochi metri dal portone della casa nella quale ho vissuto per quasi 10 anni.
Davanti all'ingresso vedo un numero di persone tra le quali non riconosco nessuno, e la cosa non mi meraviglia in ragione del fatto che da anni ormai non vivo più li, e che dopotutto non ho mai frequentato i miei vicini di casa.

Non sto più osservando quella comitiva quando uno scoppio, e poi grida d'angoscia, catturano la mia attenzione, mi obbligano a tornarvi con lo sguardo.

La situazione è confusa e decido di avvicinarmi.

Scopro una realtà agghiacciante: steso a terra, ferito all'addome, un uomo sulla cinquantina, un magistrato.
Qualcuno gli ha sparato, ed ora il poverello lamenta dolori atroci, e piange temendo il sopraggiungere della morte.
Con me ho solo il telefono che uso qui, e dunque chiedo agli altri di chiamare un'ambulanza, le forze dell'ordine.

Subito un paio di testimoni si danno da fare, ed io, nell'attesa di un intervento professionale, mi do da fare quanto posso, ad esempio mettendo il mio fazzolatto tra i denti del malcapitato perchè possa mordere, ed alleviare un po' il dolore.

Passano i minuti, e non arriva nessuno, eccezion fatta per degli apatici vigili urbani, che si limitano a dirigere il traffico.

Anche a loro rivolgo la preghiera, e per un attimo mi allontano dalla scena del delitto, avvicinandomi alla piazza adiacente alla ricerca dell'ambulanza o di una qualsiasi forma d'aiuto.

Quando torno sotto il portone la situazione sembra evolvere: finalmente vedo una donna, giovane e bella, in camice bianco.
Sta portando, un po' goffamente, una lettiga fuori dall'androne del palazzo, in direzione del morente.
Mi meraviglia questa circostanza, ma penso che l'ambulanza sia stata parcheggiata in un garage sotterraneo, e che quella sia stata la manovra più rapida possibile.
Certo è davvero maldestra nell'adagiare il magistrato sul lettino, ma lascio che faccia, mentre di nuovo cerco, sbracciandomi, di catturare l'attenzione di una gazzella che, chissà perchè, se ne sta in piazza, ma non si avvicina.

Un urlo: 'l'ha ucciso!' grida uno dei soccorritori.
Mi volto, e vedo la ragazza con un teaser, una pistola elettrica.
Ha dato il colpo di grazia al magistrato, o c'è ancora speranza?

Non posso saperlo, ma questa puttana non la farà franca.
Mi avvicino e l'affronto.

Quella, convinta di intimorirmi con l'arma, o di potermi mettere fuori gioco altrimenti, ingaggia un combattimento di arti marziali con me.
E' veloce come una gatta e dotata di un'altissima tecnica, ma mi scopro capace di ribattere colpo su colpo, e i suoi calci rovesciati, i suoi pugni di kung fu sono del tutto inutili, chè con rapidi movimenti o parate perfettamente calibrate rendo vano ogni suo sforzo.

Quando intuisco che stia per sfoderare un'arma da fuoco, decido di passare al contrattacco, e senza eccessiva violenza, colpendo il ginocchio perchè si pieghi, e dunque limitandomi a imprigionarne i polsi nella presa della mano, la immobilizzo.

Ora non posso più andare a cercare aiuto, devo starmene li con quella furia scatenata, e decido infine di telefonare personalmente ai carabinieri.

Mi risponde annoiata, innervosita la centralinista, e quando comunico l'indirizzo, replica con un secco 'Ma basta! E' la decima volta che chiamata! Non è successo nulla in Via tal dei tali, abbiamo già mandato le pattuglie e non hanno visto nulla!'.

Questo conferma che posso fidarmi dei soccorritori, che però preoccupati dall'idea di un complotto iniziano a dileguarsi, ma non delle forze dell'ordine, che di quella manovra devono essere almeno parzialmente complici.

Si sta facendo notte, e qualcuno sta provando a chiudermi in quell'isolato.

Ormai è sicuramente morto, già si fa grigio e freddo.

Il sogno finisce così.

Nell'idea di farne un racconto, prendo con me l'immensa troia, per interrogarla e cercare di capire cosa diavolo sia successo.
Quello sarebbe solo l'inizio!

Wednesday, 21 March 2012

Una lettera che non riesco a spedire

####, a me cara come se fossi mia ...

ci siamo lasciati con un 'click' di telefonino, e da quell'istante emicranie, lacrime, incubi mi hanno tormentato, privandomi all'istante e per settimane di ragione e giudizio, ma non sottraendomi una molecola sola d'affetto.

Non ho smesso di amarti quel giorno, e non è cambiato il senso impacciato e soave, buffo e malinconico del mio sentimento, nemmeno nell'istante dell'addio.

...

Me lo sono chiesto:

Cosa potremmo essere?
E come potremmo esserlo?

Ma soprattutto, cosa dovremmo inseguire?

Far di tutto per dimenticarci, e quindi ignorarci, non dare ascolto a quel filo invisibile e sottile che non si è spezzato e che ogni tanto si tende, e ci riporta vicini ma attoniti, ammutoliti?

Lo sai che ti voglio bene, e che tuttavia non potrà essere come prima.

...

Qualche giorno fa controllavo la mia posta elettronica, alla ricerca di un certificato necessario per sbarazzarmi di certa burocrazia che mi sta perseguitando.

Tra le mie lettere, una quantità infinita di chat, messaggi, semplici emoticons mi riportavano a te.

Che bello, e com'è ancora caldo, e vivo, e morbido l'amore che li riposa per sempre.

...

Non c'è futuro, perchè io, soprattutto con te, posso essere solo quello che sono stato, e non potrei che ripetermi dunque, ed è ovvio che non intenda ricadere di nuovo in quella disperazione d'atroce annichilazione.

Me stesso posso essere ... me stesso e null'altro, perchè quello che tu hai conosciuto è l'io che si è spogliato di tante ipocrisie, e si è liberato di troppe noie.

L'unico che voglio essere con te è quell'io stanco di dover fingere, e che ha provato a rubarti un bacio, una carezza, un contatto fisico intenso e d'amore, non sai quanto ho sognato il calore dolce del tuo seno o il migrare lento delle labbra lungo la schiena deforme massacrata dal male, ma non necessariamente erotico, ovvero è un io inesistente, e che soprattutto non deve esistere.

No, non c'è futuro, ma resta il passato dolcissimo, e un insegnamento amaro: ciò che ho cercato dopo averlo in te percepito, e che oggi è ciò che desidero da una donna, amante o amica, compagna o confidente, è troppo intimo perchè possa coesistere con un ulteriore e diverso rapporto sentimentale.

Questo e' il mio prodotto, limitato e orribile. Sogno il giorno in cui mi sorprenderai con una soluzione semplice che mi permettera' di amarti senza paura di nuocere ad alcuno.

Lo specchio, i sentimenti

Che bello se trovi te stessa in ciò che ho scritto da innamorato.

Si, innamorato: non riesco a chiamarla semplice amicizia, chè c'è di mezzo un affetto più intenso, e un rispetto simile a venerazione, un non so che, un qualcosa che richiede il lei, o forse addirittura il 'voi' se 'animadverto' e penso a lei.

L'immagine che di te hai, frutto di una sincerità di cui si è capaci solo nei nostri stessi confronti, è allora quella che leggi nello specchio che sono certe parole.

...

Che bello sentirsi dire 'ti voglio bene'.

Ti accorgi che mi hai portato oltre i limiti di scala se la reazione è sconnessa, insensata, illogica, sciocca perfino.

A un 'ti voglio bene' io appendo il quadro più bello, ed è un punto fisso, è il punto fisso di Archimede, se a dirlo sei tu.

Ti voglio bene, e mi sento piccino accanto a te.

Eretica!

Se tu fossi nata in un epoca diversa, ad esempio ai tempi dell'imbrunire della ragione e del raffreddarsi della consolazione dei sensi, ovvero in quell'era oscura e sciagurata che segui' il trionfo e la dissoluzione del pensiero greco e dell'ordine latino, saresti forse stata una di quelle eretiche accusate di stregoneria che finivano sul rogo, e che a ceneri ancora calde salivano poi sugli altari, per esservi venerate come sante.

Qualche bigotto non del tutto ottuso avrebbe voluto cosi' preservare la bellezza, tua, dal ghermire e dallo scuotere violento dell'animo incandescente che dentro ti brucia.

L'imbecille, uno dei tanti viandanti del terribile lastricato di buone intenzioni che porta all'inferno, non avrebbe saputo cogliere in quella furia che un consumarsi distruttivo, mentre l'occhio dell'osservatore, di chi ti ama, li individua il seme osceno dell'anima stessa.

Oggi rappresenti l'incarnazione del miracolo, altri lo chiamerebbero paradosso o vulnus, della poesia, dell'arte in senso lato, che e' proprio questo confondere le carte, e scindere sinonimi, e congiungere ossimori.

Tuesday, 20 March 2012

Non dimenticare la sensualità

Ho pensato al tuo corpo, stasera, di ritorno a casa dopo una pesante e fruttuosa giornata di lavoro.

Me lo sono imposto, e così, con tutta la risoluzione di cui è capace la mia immaginazione, ho ricostruito l'aderenza delle mutandine, sotto la gonna corta o i pantaloncini, alla fica, e ne ho abbozzato una traduzione delle ore d'ufficio o studio passate a contatto con la mucosa vaginale in un odore, che è dopotutto il tuo, ed il più intimo e vero.

Camminavi poi per strada, e ad ogni falcata dondolava un poco il seno, e s'apriva appena per richiudersi subito li sotto la fessurina che ti fa donna.

Se ti sei chinata per allacciarti le scarpe, dietro eri di un tondo perfetto, e non te ne rendevi conto, e se fossi capitato davanti a te forse avrei cercato di intravedere i seni, mentre le dita infilavano la stringa nell'asola, e annodavi quei lacci sottili.

Ho provato a ridurti a un bel corpicino, chè così non saresti stata tu l'amore, ma un'altra delle belle ragazze che incrocio per caso avrebbero potuto illudermi dell'esistenza di una salvezza dopotutto a buon mercato.

Ci ho provato, e ho fallito miseramente, perchè c'è così tanto oltre ciò che i sensi e perfino l'immaginazione possono cogliere di te.

Ti amo anche quando penso oscenamente, e se pure a volte si contendono l'ultima immagine il desiderio e la poesia quando chiudo gli occhi, io comunque sto cercando te.

Monday, 19 March 2012

Husky voice and Bright Guitar



E' ovunque, ed ha ogni forma, la musica in questa città, e se nel fine settimana è addirittura estroversa, caciarona, loquace, quasi invadente, davvero alle volte capita di essere sommersi da fiumi di note che scappano allegre da prese d'aria o travolti dai bassi che se ne vanno a zonzo per strada passando per porte socchiuse, è nelle serate, che ne so, di mercoledi che vive la sua anima più timida e pensosa, e devi andare allora a cercarla tu, come un amante premuroso e dolce.

Sunday, 18 March 2012

E penso a te

Quando si può dir di conoscere una città?

Sono nato in una borgo che solo l'urbanizzazione ingorda dell'ultimo secolo ha promosso a città, unendo in un solo comune diversi paesotti fino a tempi relativamente recenti municipalità indipendenti.

Sogno, sogni, sognare

'Freddie'

Con Peter, il professore a capo del progetto, e Anita, una ragazza italiana che lavora con me, in automobile stiamo raggiungendo un sito dove ci attende una sessione di misurazioni e analisi.

Saturday, 17 March 2012

Sgomento

Settimana scorsa ho rinnovato un poco il mio guardaroba.

La giacca a vento da battaglia, un piumino vecchio forse quindicianni che mi ero portato in valigia a settembre dall'Italia chè sapevo di poterlo maltrattare, è finito in ripostiglio, e al suo posto, attaccato all'appendino, è arrivato un soprabito lungo di vaga eleganza.

Bright guitar and husky voice

Se capiterai da queste parti, di giorno ti porterò a vedere i capolavori di cui questa città è carica, e allora visiteremo i musei sparsi qua e la tra i diversi districts, saliremo ripide scale a chiocciola per arrivare a dondolare su balconcini che somigliano tanto a trampolini di lancio sul vuoto, e certamente we'll pay a visit to the Gardens.

Aspettando la sera, seguiremo il fluire della folla nelle grandi arterie che i turisti colorano di accenti e costumi, ma cercheremo anche le venuzze che laterali le tagliano, accerchiano, sorprendono alle spalle, e li forse troveremo quel passato remoto che, in una città antica, si può rivivere quando appena si abbia un poco di immaginazione.

Di ristoranti ne conosco pochi: ne sceglierò uno che ti lasci il senso di questa terra addosso, e saranno le chiacchiere affabili dei camerieri, lo scorrere a fiumi della birra nei boccali da una pinta, e il sapore della carne tenera cucinata alla brace a nutrire la tua immaginazione, a disporre tutto perchè nasca un ricordo.

Friday, 16 March 2012

La notte



La notte il diamante veste la città.

La notte la luce promuove e sopprime, e ciò che di giorno è parte accessoria emerge a ruolo di protagonista: un porticato, del quale si gode finalmente la profondità, le decorazioni gotiche della facciata di un palazzo, la cuspide di certi sesti acuti, e ciò che è prepotente e sfacciato, l'insegna bulimica di un fast food, l'inserzione oscena d'acciaio e vetro tra capitelli e colonne, declina a ruolo di comparsa invisibile.

Musa

C'e' un quartiere, vicino a casa, dove trovi un numero di ambasciate, consolati, uffici pubblici sede di rappresentanza ....

Voce e linguaggio



Solo di pochi strumenti so riconoscere la voce, mi sono familiari quella penetrante del violino, tanto desideroso di traversarti il cervello, quella introversa del violoncello, al quale basta una nota perche' risuoni in te la corda, il borbottio del contrabbasso, che un giorno dipingera' un sorriso sul tuo volto, e poche altre.

Ma la musica ... la musica e' un linguaggio che m'illudo essere a me meno oscuro che non l'esatto fluire di note in una fuga, o la definizione piu' appriata di un Allegretto.

E cosi' con te, la cui voce confonderei forse nello schiamazzo confuso del centro, nel chiacchiericcio di un caffe', e le cui parole invece sussurrano, chiamano, conducono.

Thursday, 15 March 2012

Sono un idiota

Essendo un idiota, ho finito per riempire la mia vita, arida di sentimenti, di collezioni di immagini, di rappresentazioni inanimate di realta' sensibili, di idee di costruzioni grandiose prive tuttavia di cantieri.

Un malvagio fraintendimento, un convincimento quasi cartesiano di riduzione di dimensioni e conservazione di proprieta' metriche mi guidava: avvicinandomi quanto possibile alla proiezione sul mio mondo di quel fine che agitava la mia anima, ero certo avrei ridotto al minimo la distanza che, nel mondo del reale, mi separava da esso.

Ma sono un idiota, e non ho fatto altro che ampliare questo diaframma, ed e' talmente tardi che non e' piu' nemmeno sensato pensare ad alternative, rimedi, nuovi tentativi.

Sono un idiota, no?

Tra le mie passioni, l'etimologia.

Idiota deriva dal greco, e le sue radici sono le stesso di idioma, idiosincrasia, idiotismo.

Il progenitore e' 'Idios', ovvero proprio, singolare, particolare.

Idiota e' chi conduce un'esistenza singolare, chi non si modella ai piu'.

Il destino tragico di questo aggettivo, che ne ha stravolto il significato originale per farne un sinonimo di sciocco, stupido, demente, e' il destino della mia esistenza.

Sono un idiota.

Il diavolo

Nel sogno di stanotte sono stato il Diavolo, e mio padre era Dio, mia sorella una divinita' minore, intermedia tra gli immortali e i defunti, e nostra madre regina di un palazzo celeste ove la sua volonta' era limitata a poche stanze, ma li legge perfino per l'onnipotente.

Si sbagliava, Dante.

L'inferno non e' nel cavo della terra, ne' ha una struttura a gironi.

La mia dimora e' la tromba di una scala infinita, e le porte che danno sui pianerottoli ingresso ai luogi della pena.

C'e' anche una diffusa maldicenza circa me stesso: sono un giudice piu' che un seviziatore, e spesso benevolo.

Quando un corpo muore, l'anima del defunto si presenta a me.
Allora io, non facendo uso di alcun potere sovrannaturale, solo affidandomi al carisma e alla conoscenza con Dio, interrogo i miei ospiti.

Ben pochi hanno la tentazione o il coraggio di mentirmi, giacche' una legge non scritta ma conosciuta da tutti stabilisce che per i bugiardi sara' Dio, e non il Diavolo, a giudicare, e della severita' del grande Padre non si e' mai detto abbastanza, se leggo nei volti sfigurati dalla putrefazione un terrore infinito della sua luce indagatrice, e negli occhi scavati la speranza che l'oscurita' occulti peccati, mancanza, malvagita'.

Procede tutto con regolarita': il flusso d'anime e' monotono, quasi tranquillizzante, le mie decisioni ferme, ma giuste e mai di condanna definitiva, impongono sofferenze per contrappasso che purificheranno fino a rendere degni dei piani celesti, e dunque non suscitano disperazione e pianti.

Arriva pero' ad un tratto mia sorella, e con lei una nube di emozioni troppo terrene, e vitali, perche' non sbriciolino la tragica calma di questa disciplina.
Un attimo, e la scalinata si e' riempita di defunti, e sono confusi, e non certi d'essere morti.

Mi ritrovo a dover fare in fretta cio' cui vorrei dedicarmi con pazienza: ed un paio di condanne troppo frettolose agitano la folla, e la sommossa devo placare con una brutalita' di cui io stesso mi stupisco.

Sono ora una divinita' sospesa dopo l'incontro con lei: capace ancora di prodigi e tuttavia di nuovo sensibile, e il pianto di un vecchio, un criminale che ha tutte le ragioni per pagare un prezzo alle sue malefatte, ma che ho preso per la testa e gettato in un calderone solo per poter liberare un vano per nuovi arrivati, mi riconduce alla responsabilita' del mio rango, alla gravita' di un compito disumano e pur necessario.

Esausto, mi ritrovo nelle stanze private del palazzo celeste.

Mia madre, divinita' del fulmine e dei nembi, e' irata.

La grande sala dalle pareti luminosi e taglienti e' stata invasa da uccelli, cigni, oche selvatiche, ed io, come un giorno il Duca di Wellington, sono incaricato di sbarazzarmi di quelle creaturine.

Chiamo dalle viscere della terra una belva feroce, un felino capace di manipolare le leggi dello spazio e del tempo, e di compiere cosi balzi che allungano la parabola finche' questa non si confonde a rette spezzate.

Un attimo, e quella bestia meravigliosa gia' sta ghermendo il collo fragile di un cigno.
Un grido di dolore allora, e la lotta impari di un becco con l'artiglio.

Non posso piu' tenere gli occhi serrati.

Li apro, e mi ritrovo nel mio inferno, dove non so d'essere non tanto vittima, ma ingranaggio.

Wednesday, 14 March 2012

Il potere della parola

'Se la parola scritta su di me ha un tale potere ...'

Quante volte, piegando a orecchietta l'angolo di una pagina, sono arrivato a ridosso dell'apodosi, seguendo un tratto netto, certo, frutto di esperienze non numerose ma intensissime, e li mi sono dovuto fermare, per paura di scoprire la mia solitudine più grande di quanto non percepito dai sensi, e dunque trovarla insopportabile.

Questo mondo non è il mio.

Le serate, con gli altri, finiscono alle tre di notte, in sale da ballo o pub che tengono aperto fino alle ore piccole.

Con me, dopo che è calato il sipario, il violino non è ancora nell'astuccio, l'arco s'agita ancora a mezz'aria, c'è giusto il tempo che accompagna fino alle fermata della metropolitana, e forse non è che quello l'inizio di ...

Ho smesso di cercare una risposta.

Mi tengo quella che nessuna ha mai falsificato.
E dentro intanto tutto il nulla divora.

Non c'è dolore vero, sensato e prevedibile, se il nervo è stato reciso, solo una sensibilità alterata, e l'urto è impercettibile, e lo sfiorarsi appena a volte lancinante.

E' così la carne macellata dal chirurgo, e così questo cencio d'anima.

Vedere attraverso i tuoi occhi

Non so quando sia successo la prima volta, ne' come: un giorno mi sono semplicemente accorto di poter vedere attraverso gli occhi di alcuni.

Mi devo correggere: è sbagliato, addirittura fuorviante dire 'di poter vedere'.
La verità è che io vedo attraverso gli occhi di alcuni.

La differenza, al di la delle apparenze, è enorme.
Non è una capacità della quale ho uso ad agio: è un senso.

E cosi' un racconto appena mormorato e stanco, condiviso nelle ore insonni con un compagno di degenza, ma anche l'avventura, ancora dipinta in un volto amico, abbronzato e felice, e soprattutto il fluire incontrollabile di emozioni trattenute a stento, poi dilagate tra lacrime e brividi come malinconia e solitudine, non erano piu' dell'interlocutore, ma ero io a sentir tutto su di me.

Poco importa che le mie siano fedeli ricostruzioni o visioni arbitrarie: la loro realta' non distinguo da quella di cio' che ho vissuto in prima persona, e, differite ma non separate, saranno intimita' autentica.

Ho finito per legarmi a quegli occhi, e spesso li ho amati.

Qualunque fosse la loro espressione, d'ammonimento, d'affetto, d'amore, sono stati la mia luce.

Tuesday, 13 March 2012

L'inchiostro di Silvia

Le sue parole sono umide d'inchiostro.

Allora ascoltami: sgattaiola fin da lei, anche solo per una visita veloce, anche se sei timida, e al momento dell'addio le tue mani non saranno più nette, sterili.

Goccioleranno dei pensieri suoi, e si poseranno allora sul viso tuo stanco, a portare sollievo alla fronte tediata dal male, a irrorare la mente inaridita dal nulla.

Erotic Nightmares

I sogni erotici, e la loro abbondanza straordinaria ed anonima di seni, gambe, culi fiche, un vivere set di filmacci a luci rosse con ingordigia insaziabile ed energie infinite, con il tempo si sono fatti via via meno frequenti, e quando come ieri notte torno a ruzzulare in quelle atmosfere di sesso esplicito, dove ogni improvvisazione finisce con la foga della penetrazione da dietro o l'esuberanza di una doccia di sperma su un viso vizioso, al risveglio mi domando se non sia una caso, una combinazione chimica esternamente determinata ad avermi li trascinato, o non sia stato invece un desiderio cui non riuscirei a dare nome neppure cercando d'essere il più onesto possibile.

Mi è capitato, lo ammetto senza problemi, di chiudere gli occhi con l'idea di una donna amata al mio fianco, o sopra di me, o piegata sulle ginocchia, la schiena dritta alle sollecitazioni continue s'inarca e infine cede, la testa esausta si china a cercare sostegno sul materasso mentre le mani s'appigliano e chiudono a pugno nella trapunta, ma davvero raramente l'impronta di un nome mi ha seguito nelle orge del sogno.

Ho avuto un incubo erotico, ieri notte.

Due donne, un tempo amiche, ora diffidenti, scontrose, ed io, punto di congiunzione tra loro.

Una delle due, non la conosco se non indirettamente, vuole sedurmi, con il solo scopo di ferir l'altra, una collega conosciuta anni fa, un'amica, timida e carina.

Ricordo una pelle scura, porosa ed irresistibile, seni morbidi e un odore femminile intenso e invitante, e infine lo sguardo triste di colei che sapevo benissimo di star tradendo.

Ho ceduto alla carne.

Un semplice pensiero di bellezza

Leggere la prima paginetta de 'L'Opera al nero', e' scoprirmi di te ancora piu' innamorato.

No, amore mio, non esagero, non cerco in ogni modo una scusa valida per rendere il nostro rapporto eccezionale, e allontanarlo dal grigiore di una routine fatta di sesso, shopping, cene ... infausta combinazione di abitudini e obblighi che mi sfinisce al solo pensiervi.

Se credi nell'eccezionalita' dell'arte, saremo salvi, poiche' li ci ritroveremo per fare l'amore quando il sesso sembrera' noioso, ed in ogni lacrima sara' il sale piu' corrosivo, e l'emozioni saranno addirittura parossistiche.

Folli quelli che s'avvicinano all'arte per obbligo mondano, e idioti quanti credono questa non esista che per imitazione, e che sia oggettiva, e non invece incontro,
unico, irripetibile, di istanti di due interlocutori che d'un tratto si trovano vicini.

Non possiedo arte, in me non c'e' quel fuoco sacro di cui tu sei invece custode e sacerdotessa.

L'arte e' per la mia mente cio' che un fluido volatile e' per la pelle: a contatto la percepisco proprio nell'istante in cui evaporando mi abbandona, e prima che svanisca il ricordo mi meraviglia della sua immensita'.

I libri sul pavimento, e noi faremo l'amore.

E nei musei si cercheranno le dita, a replicare cio' chei i corpi non si possono concedere, e al cigolio di antine galeotte, ci inonderemo di baci e carezze.

Monday, 12 March 2012

Una notte d'amore con te

Mi capita, ammetto sempre più spesso, di arrivare davvero esausto a sera.

Non credo più alla favola che siano solo l'alimentazione, o cali di pressione dovuti a circostanze esterne le cause di questa debolezza diffusa, che invece è naturale in un corpo fragile come il mio, tanto più se sottoposto a ritmi di lavoro forse eccessivi per la sua tempra.

Charlie Parker, genio

Charles Parker, Jr. (August 29, 1920 – March 12, 1955)







Ancora una volta?

Il sogno di stanotte e' stato talmente intricato che davvero ora sento necessaria una riflessione circa i meccanismi di elaborazione onirica.

Molte volte non esiste una trama vera e propria in un sogno: e' questi allora il susseguirsi di immagini, squarci tremendi sul reale che, lasciando sgomenti, ci fermano al singolo fotogramma di angoscia, disgusto, tristezza che per primo prende vita, ma ci sono circostanze nelle quali invece da frammenti confusi evolve, ed e' un incastro perfetto, quasi logico di cause ed effetti.

Sunday, 11 March 2012

Chiara

Chiara cammina scalza nel fango, punteggiandolo dell'impronte di teneri piedini, e tiene lo sguardo basso, e parla senza disturbare il silenzio.

Non riesce forse a credere che l'ami davvero, e così follemente, ma all'idea stessa dell'amore trema, tenera, sensuale, libera, esausta.

Bellissima.

Ha l'istinto di un animale selvatico, e colora con parole che diventano suggestioni le pareti screpolate del mio cervello.

Un giorno mi sono accorto che l'amavo da sempre.

E' stato quando si è presentato a me l'infinito che esiste oltre l'immaginazione di un uomo solo, perfino se innamorato.

Allora ho iniziato a seguirla, a piedi nudi, tenendo lo sguardo basso, ascoltando il silenzio appena sfiorato dalla sua voce.

...

Così ti amo.

Primo comandamento

Perfino l'immaginazione più feconda poggia spesso sul reale, non fosse almeno che per attingere dal vero personaggi e luoghi, e poi produrre a partir da questi situazioni, eventualità, apodosi e protasi.

Devo mozzare la testa del serpente.

La notte tra venerdi e sabato è stata angosciante: mi svegliavo con il cuore in gola, guardavo l'orologio e pensavo a tutto ciò che sarebbe potuto essere in quell'istante, in un luogo ben preciso, con una persona in particolare, e lo mettevo a fianco di ciò che forse era, altrove, tra individui asciutti, come disidratati d'anima.

Sono, le mie, visioni di due piatti di una bilancia, sai?

Su uno il destino si diverte a mettere tutto me stesso, completamente nudo, trasparente, incapace di muovere muscolo e supino.
Sul secondo scivolano gocce di sperma, svolazzano mutandine, a mischiarsi a lucido da scarpe e qualche birra.

E quando l'ago deve decidere ciò che ha valore, va sempre come è sempre andata.

Mi ritrovo al solito punto, e mi domando ancora una volta se debba continuare l'edificazione di questo strano artefatto, per metà carne tenerissima, per metà metallo pungente, me stesso, ovvero continuare lungo un viatico che naturalmente sento di dover seguire, o violentarmi per diventare quanto più diverso possibile, e allora dovrei davvero impormi di rifugiarmi tra le cosce di una puttana ogni volta che sto male, fino a trasformare un rimedio straordinario in un'abitudine, e anticipare ogni disagio smarrendo la capacità stessa di immaginare e soffrire, o invece smettere, attendere che la concentrazione di zuccheri nel sangue scenda sotto quella soglia minima, lasciarmi abbracciare dal gelo e farla finita.

La risposta?

Beh, è ovvia.

Ieri l'occhio ha cercato con cura tra la merce ben esposta in vetrina, e infine la mano ha carezzato gentilmente la preda, mentre con l'olfatto cercavo un riscontro a ciò che la vista aveva intuito, e le dita aprendosi un varco impudentemente sbirciavano, pregustando, amplificandao il godimento imminente.

Ho tirato fuori dalla mia modestissima libreria, ne ho davvero pochi qui di concittadini, il volumetto de 'L'Opera al Nero' di M. Yourcenar.

Saturday, 10 March 2012

Ragione, fede, Chiara, Pneumotorace e un cappello nuovo

'Res loquentur nobis tacentibus', e allora è ovvio che ti amo, no?

Meno ovvio è il senso, la definizione esatta dell'amore che intendo, ma se ho una ragione di vivere, è scoprire, fondare una nuova educazione sentimentale, una sacralità della quale tu sarai sacerdotessa, e dunque a maggior ragione mi sei cara.

Friday, 9 March 2012

Cosa ti aspetti?

Cosa ti aspetti da un appunto vomitato alle due della notte?

Il desiderio di svanire, e adesso!
L'orrore di dover passare un altro giorno di vuoto!

Il divertimento

Non ci si sofferma abbastanza a riflettere circa l'etimologia delle parole che ci passano per la mente, non lo credi anche tu?

Sarai l'anima che e' vicina alla mia.

"Io riesco ad essere solo me stessa, al 100%"

Ho rubato questa frase dal discorso di due ragazze seduto vicine a me, sull'autobus, ed in un attimo stavo gia' scrutando con occhi critico la mia esistenza, alla ricerca di quel 'me stesso' dal quale forse mi tengo quasi sempre remoto, giacche' continuamente rappresento caratteri di individui tra loro diversi, o viceversa scoprendomi infine per una Olla Podrida, una pentola marcia nella quale, un po' a casaccio, sono finiti ingredienti poveri, di scarto, che solo grazie alla violenza impietosa del fuoco e la foga dell mestolo potranno ingannare il palato.

Thursday, 8 March 2012

Weltanschauung

E' una cosa che ho imparato solo con gli anni, e che da sempre mi ero prefitto di raggiungere: sentire la superiorità dell'etica sopra ogni altra cosa, perfino sopra l'amore.

L'amore

Tu mi lasci senza alcuna parola che non sia tra quelle necessarie a dire ... 'io ti amo'.

Non puoi, non tu, venirmi a dire di cercare altro che non la donna.

No, tu davvero non puoi, se con il tuo esempio continui a darmi dimostrazione di tutto cio' che sogno.

Wednesday, 7 March 2012

'Studiavamo tantissimo'

Non poteva che tornarmi in mente oggi, alla notizia della sua morte, un’intervista ascoltata alla radio tanti anni fa nella quale lei, Lucia Mannucci, già anziana, era ospite.

Non ricordo i dettagli, era forse Umberto Broccoli assieme a lei, ma non ho dimenticato una frase, detta senza malizia, a proposito di ‘quei tempi’.

‘Studiavamo tantissimo’.

Ecco, si sentiva, eccome, che studiavate tantissimo.

Anche oggi

Anche oggi a quanto pare arriverò fino a sera, e avrò ancora dunque occasione per torturarmi la notte.

Sono al limite, e sotto non so cosa ci sia, perchè peggio di così non ricordo d'essere mai stato, e non è tanto sofferenza, quanto tristezza infinita che mi sta consumando.

Tuesday, 6 March 2012

Seek to know no more!

Il disfacimento che avevo paventato m'aggredito già esausto, e in effetti non ho forze neppure per disperarmi o soffire quanto dovrei.

Non è difficile riassumere alla perfezione la situazione attuale: è il vuoto, e forse hai ragione tu, Silvia, quando dici che non c'è dolore nel nulla.

Cyrano

Con lei ho passato ore di spensieratezza e riflessione, ed era dolce camminare per le viuzze strette della città innevata nei mesi invernali, e d'estate le giornate erano più lunghe se assieme le passavamo perdendoci nella foresta.

Seek to know no more



"Seek to know no more!"

Quanto sei stato idiota, Macbeth!

T'avevano annunciato la Corona di Scozia, e davvero non capisco perche' tu abbia pensato di dover uccidere il tuo re per ottenerla.

Sarebbe arrivata lo stesso, il caso avrebbe provveduto in qualche modo ad estinguere la linea dinastica, a promuoverti candidato ideale, infine a premiarti, e invece hai complicato orribilmente la semplicita', e sei arrivato ad umiliarti, a sentirti dire con sprezzo e possesso quel 'Seek to know no more' che ti ha seppellito ancora vivente.

E adesso davvero non ti resta che pregare ...

Spegniti, spegniti, breve candela!

Prima parte

Era gia' quasi l'una di notte, ieri, quando qualcuno ha preso a picchiare con violenza alla porta di un appartamento al primo piano.

Rimbombava per la tromba delle scale la vibrazione del pugno, e saliva rapidissima i pochi scalini accompagnata dall'immagine di denti digrignati e rabbia arruffata, e subito era nel mio timpano, nei miei nervi scossi.

Da poco ero andato a letto, e pensieri tenerissimi, e le trapunte calde mi stavano cullando.

Dall'amalgama di quella dolcezza che andavo costruendo e l'improvviso all'erta imposto dal frastuono, sarebbero nate riflessioni in atmosfere cupe e meditabonde, e infine incubi terrificanti.

Per un attimo ho ripensato subito a quello che mi ha detto un giorno Viola: puo' capitare che degli ubriachi entrino negli androni dei palazzi se trovano i portoni aperti, e si mettano a inveire contro tutto e tutti.

Di solito capita nei fine settimana, non fa eccezione il centro, dove vivo, che' specialmente il venerdi sera un fiume d'alcool si riversa per le strade gremite di pub e locali notturni, ma d'altra parte a favorire questa eventualita' c'era il fatto che spesso non scatta la serratura del portoncino del nostro stabile.

Continua ...

Monday, 5 March 2012

Una cosa l'ho capita

E' stato tanto tempo fa.

Lei pubblicò il sunto di una sua avventura, un flirt divampato in passione senza che fosse rispettata nemmeno l'attesa di un luogo conveniente per far sesso, tutto si consumò in treno credo, e qualcuno avanzò il dubbio che fosse tutto frutto di un'invenzione.

Animadverto

'Animadverto', rivolgere l'animo, mutare l'animo ...

Lo puoi tradurre in modi diversi, e come vedi puo' assumere significati differenti, ma la sua forza e' comunque presente, ed e' nello scendere giu' fino all'animo.

Non guardare solo catturando con gli occhi, ma rivolgi il tuo animo.

E se non vuoi vedere, ricordati che non e' sufficiente trascinare altrove il tuo viso, perche' non incontri il suo, ma preparati a scuotere cio' che di te e' piu' intimo!

Sunday, 4 March 2012

La densità

Ho camminato per ore oggi pomeriggio, esplorando l'eventualità di un'ulteriore soluzione.

Nel parco, tra le rocce nascosti ai primi raggi di primavera, chicchi di ghiaccio ormai affamati e smarriti attendono di sciogliersi, e ti domandi un istante se questo sia più simile ad uno spegnersi o ad un ridestarsi della natura.

Buon compleanno, Prete Rosso!

Oggi il nostro amico Antonio Vivaldi compie 334 anni.

Evviva Vivaldi!


Saturday, 3 March 2012

Ci ho provato


Vetrata Gotica in Re Minore

Stasera sono entrato in 3 pub ed in un locale dove suonava un'orchestrina jazz (andando a sbattere contro una porta in vetro ... credo che la mia vista sia lievemente peggiorata negli ultimi tempi).

Scattering

Da piccolo tenevo dei diari nei quali annotavo, con minuzia terrificante ed un periodare davvero incerto, liste di avvenimenti, come visite di parenti, andamento delle temperature, risultati sportivi.

Donne bellissime - secondo episodio



L'esibizionismo, che è proprio di ogni artista indipendentemente dall'essere o meno direttamente coinvolto nel processo che fisicamente l'avvicina all'osservatore, e dunque in questo senso io accosto un musicista capace di incantare folle sterminate al più remoto degli scrittori, io l'intendo spesso come uno straordinario diaframma.

Mostrati diversa da ciò che sei, convincimi del desiderio tuo di essere dietro la maschera che, distante dal volto, ti nasconde, e sarai bellissima.

Friday, 2 March 2012

Venerdi sera

E' andato bene, meglio di quanto non pensassi, il venerdi sera.

Avevo voglia di rivedere Anna, e l'ho trovata al ripetersi di un evento sperimentale all'università.

Domani ti parlerò di lei, e di questo nostro secondo incontro, e del primo contatto con la sua anima, dopo che l'ultima volta, in modo diretto come può esserlo solo quanto stimolato da un'intuizione, avevamo parlato dell'anime di coloro che amiamo.

Mille volte maledetta

Mi ostino a visitare gallerie d'arte, a frequentare pinacoteche e fantasticare in sale da concerto, e non mi rendo conto che la mia stessa esistenza, questo resistere puramente instintuale, non e' altro che un perdersi nel piu' squallido dei musei di cere.

...

E siamo di nuovo a venerdi.

Anche questo finesettimana consumero' la suola delle scarpe, o lascero' un'impronta pigra sul divano.

Staro' pensando, da perfetto idiota, non tanto a quello che potrebbe essere e non e', la realizzazione dell'amore una volta mi sembrava a me interdetta da un solo ostacolo, la deformita', ma piuttosto a cio' che potrebbe essere e i motivi, sono molteplici e ne sto conoscendo di nuovi, per i quali non si trasforma mai l'idea in atto.

Sono stanco, debole, fragile.

Non posso uscire la sera, mischiarmi alla moltitudine nella speranza di riconoscerti tra di essa.

Io non sono mai dove tu sei, e non ci sono perche' non ho forze sufficienti.

In questa frase c'e' tutta la banale violenza dell'ovvio, non lo credi anche tu?

Mille volte maledetta questa vita, le sue regole sensatissime, la sua morale bigotta.

Nel frattempo

Mentre pensieri di morte e pace affollano la mia mente, e' cosi' che mi comporto con gli altri.

Ero ad un piccolo party, martedi.

Qualche succo di frutta, fette di torta per tutti, e caffe', insomma il repertorio usuale che conclude un seminario ben fatto.

Un ragazzo che ho avuto modo di conoscere e quindi stupire recentemente, mi ha voluto presentare un suo amico, un tizio magrolino, stempiato, miope, qualcosa di non troppo dissimile da te insomma.

...

Le presentazioni 'Ehy Gio, this is my friend, he is a phycisist too' dichiarano il senso di quell'incontro: mettere uno di fronte all'altro due fisici, e vedere cosa succede.

...

Credetemi, le cose possono divergere in dette circostanze, e se non e' avvenuto martedi e' perche' io non avevo tempo, voglia, energie. e dunque ho ridotto tutto al minimo necessario.

...

Gioviale come solo un ipocrita bastardo puo' esserlo, ho esordito con una domanda di circostanza.
'Ciao James, piacere mio! Ma dimmi, cosa diavolo ci fa un fisico qui in mezzo a questa gente?'
James ha dimostrato simpatia e modestia, non sono ironico, ed e' difficile tradurla nella sua risposta, che e' stata qualcosa di simile a:
'Oh sai, dopo essermi laureato in fisica a Stanford ho avuto la pessima idea di fare un PhD in questo ambiente di pazzi, ed ora eccomi qui'.
Mi sono fermato un attimo a pensare ...
'Umh ... Fisica ... Stanford ... sicche' sei un genio'.
L'imbarazzo in James era trattenuto solo dalla convinzione di avere a che fare con un deficiente (me stesso medesimo).
'Beh, non so che dire ...'
Eccellente, quella era la conferma che cercavo:
'Bene! Dunque visto che sei un genio potrai sicuramente rispondere alla domanda altamente scientifica che ho da porti, e che in verita' tortura tutti i presenti.'
Oscillando tra incredulita' e concentrazione, ha aggiunto:
'Dimmi Gio'.
E non mi sono fatto implorare dunque:
'Dove diavolo sono le donne? Possibile che a questi brunch vedo solo uomini - uomini orribili se proprio devo essere sincero! Dove hai nascosto le donne James! Non essere egoista! Tirale fuori, ORA!'.

E poi me ne sono tornato a casa, senza risposte, e con una domanda lievemente diversa.

Dove sei?
Dove sei tu?

Una giornata meravigliosa

Non scenderanno mai le lamette ai polsi,
ne' prendero' tutte assieme le mie medicine,
perche' mi blocchino il cuore, o mi dissangui una piccola ferita.

Non scavalchero' un parapetto, per cercare sostegno nel vuoto,
e non sara' la canapa a vestirmi nell'ultimo istante,
ma desidero a volte di addormentarmi dolcemente,
e non dover rinnegare un altro giorno me stesso.

Imploro di non arrivare ubriaco davanti ad uno specchio
ad imprecare perche' quella figura di incapace crepi come un cane.

Thursday, 1 March 2012

Spunti per racconti

La pianta più antica del mondo, un organismo bizzarro che si riproduce per clonazione e che dunque rappresenta una stessa individualità che si replica indefinitivamente, si stima abbia una età tra i 43 mila e i 135 mila anni, ed è un arbusto, cresciuto tanto da coprire un'area immensa, estendendosi in lunghezza per più di un chilometro.

Tu pensa che sorpresa per gli scienziati incaricati di condurre studi approfonditi sulla sua struttura con radar, scoprirvi avvolta nelle radici una struttura geometrica, un parallelepipedo, regolare e metallico, dalle dimensioni di un sarcofago.

Se l'idea della clonazione non convince, si può passare ad un albero di tredicimila anni che non pone problemi di interpretazione e non da adito a dubbi di sorta.

Alice

Alice era una delle graziosissime verdi figure che danzarono subito dopo l'Overture del Flauto Magico quella notte a San Galgano ...



Alice, Silvia, Chiara, e poi quella che è Alice davvero, e lei, di cui non oso dire il nome, e tu, Donna ...

Che miserrima dichiarazione che sto per fare, che offesa al vostro essere, tutte, uniche, e meravigliose in modo differente ...

Di ognuna di voi mi innamorerei perdutamente, e chi ho anche solo sfiorato mi ha vinto immediatamente, e vana è stata ogni resistenza ad un viso pensoso e un paio di jeans sportivi, o ad una dolcezza troppo malinconica per non poterla avere per sempre nel cuore.

Parlavo con lei, stasera, ed è scivolata una battuta, circa la probabilità che quella di cui temo di essermi quasi innamorato, sto lottando con tutte le forze perchè non accada, ricambi il mio amore.

1 su 100.

Va bene.

Allora cercherò un'altra Chiara, e poi un'Alice che non viva a mille chilometri di distanza, e poi, ma credo sia impossibile, una che almeno mi ricordi Silvia, o chi, ma questo sono certo sia assurdo anche solo pensarlo, sia Donna.

Un ultimo sforzo, non riuscirò ad arrivare a 100, ma mi spingerò avanti quanto potrò, finchè non sarò esausto.

Se sarà stato vano, seguirà il vuoto.

Lo giuro.

'Le ho forse detto di sedersi?'

Tanti anni passati in Italia ti hanno istruito alla perfezione perfino circa gli aspetti più sottili della mia lingua, ma lo spazio che una lista infinita di nozioni fonetiche e regole sintattiche più o meno assurde ha occupato nella tua mente non è stato sottratto alla padronanza immediata con una sonorità diversa, che è quella caratterizzante del tedesco, e cui tuttavia, a differenza di un germanico non abituato ad un idioma diverso dal proprio, ricorri solo quando desideri dare una sfumatura particolare, diversa, alle tue parole.

Diversa ... questo aggettivo è legato al tuo destino più che ad un tratto specifico, e contamina tutto quello che sei, chè è radice più che fogliolina, corteccia, rametto.

C'e' dolore nel vuoto?

Non serve essere innamorati per soffrire la sua mancanza.
Ne e' sufficiente una conoscenza infinita.

Basta avere dell'amore sentito almeno una volta la voce, e ricordarne a memoria ogni accento, e ritrovare ovunque cicatrici profonde, per essere gia' spacciati.

Un'altra vita:

Dovranno venire gli altri demoni a cercarci, quando saremo nel nostro letto.
Saranno la fame, le convenienze o il dovere, e li respingeremo con un ultimo abbraccio, e prima di cedere un'altra volta cerchero' nel ventre tuo tutto cio' che ha un senso.

La mia vita:

E' il terrore di innamorarmi, e dunque dovermi riabituare a quel canovaccio, menzogna, indifferenza, che e' l'unico che riesca a seguire.

Ogni volta che mi ha vinto l'anima di una donna, nonostante le mie ripetute esaltazioni della bellezza e' di questa ch'io mi innamoro, ha preso sostanza la convinzione orribile che la solitudine che da sempre mi perseguita non sia dovuta alla deformita' del corpo, ma ad una qualche mancanza o esuberanza della mente.

E' un qualcosa di malvagio, perche' mi ha avvicinato abbastanza alle donne per farmi comprendere a pieno la loro bellezza, e nello stesso momento, come un muro invisibile, ha impedito di realizzare con esse un contatto diretto.

Sono convinto che il mio amore sia frutto di questa conoscenza approfondita della femminilita', non risultato dell'insoddisfacimento di certi istinti.

...

C'e' dolore nel vuoto?