Wednesday, 29 February 2012

Sogni e ricordi

Sono semplicemente esausto, e non riesco a scrivere una riga che non mi appaia di una banalità sconcertante.

Lascio qui dunque solo un appunto, ovvero materia grezza, pochi segmenti da smussare e legare assieme, perchè, è questo uno dei poteri della scrittura, prima ancora che nella mia mente si prenda forma un pensiero mi indichino la direzione da seguire per intuirlo.

Mi è capitato di immaginare un mondo delle idee che esista indipendentemente, a priori rispetto noi tutti, e anche di questo cercherò di discutere nei prossimi giorni.

Ora, come detto, raccolgo solo un succinto elenco di fatti.

Da bimbo un giorno inseguii un 'Babbo Natale' che, finito di intrattenere me i miei compagni di giochi, se la stava svigando via dopo essersi scolato un paio di bicchierini di spumante, courtesy of l'asilo che frequentavo.
Lo vidi infilare una scala, e ricordo che qualcuno mi impedì di raggiungerlo, e toccare con mano la realtà deludente della sua natura.
Io non so perchè quest'immagine mi sia rimasta tanto impressa nella mente, ma probabilmente è per questo che quando sono io a raccontare una storia faccio di tutto perchè il mistero resti intatto anche per chi, quella scalinata, la riesce a salire.

Quell'episodio, sciocco o fastidioso a seconda dei punti di vista, forse mi ha formato, o viceversa è stata una delle prime dimostrazioni del mio essere, fondamentalmente, un grandissimo rompicoglioni.

Se un principio sconosciuto ha selezionato tra l'infinità delle esperienze sensoriali e delle costruzioni mentali solo alcune, egualmente capita che il sogno elabori determinati accadimenti, per farne oggetto di quell'analisi più o meno sensata che popola le nostri notti.

Ecco, tutto qui: mi domando se ci sia una relazione di contiguità tra memoria e sogno, e cosa questo ci dica del più grande dei misteri.

Come hai capito benissimo, anche stasera sto parlando dell'amore.

Tuesday, 28 February 2012

Le falesie

Da un piccolo giardino, la cima spellacchiata di una collinetta in pieno centro, un fazzoletto di terra nuda accerchiato dalla crescita impetuosa, dall'urbanizzazione selvaggia, guardando verso l'ampio parco sottostante, se non sei a ridosso del precipizio che ripido scivola fino alla strada trafficata che li divide, avrai l'impressione che un'unica macchia di verde congiunga queste due oasi.

E' meraviglioso li aspettare che le falesie lontane, illuminate dal sole rossastro ed obliquo del tramonto, tornino quel magma incandescente che forse furono in un passato remoto.

Amami e basta

Cos'è un'idea, se non una macchia d'inchiostro che si fa linea, lettera, parola?

...

Capitava, se da un po' di tempo non l'usavo, che la stilografica anche se caricata non scrivesse, chè il condotto nel pennino era secco, e la capillarità limitata da chissà quale incrostazione d'inchiostro.

Allora estraevo la cartuccia e, presa tra le dita, premevo fino a far scivolare un paio di gocce di quella tinta nera ed oleosa su un foglio di brutta.

Intinto li il pennino, il tratto era fluido, spesso, ma effimero.

Allora m'affrettavo a scrivere, convinto che in virtù di qualche principio idraulico questo fluire risolvesse il problema originario, e spesso questa strategie funzionava.

Ci ho provato anche con la vita.

Ho preso il mio cuore, e perdonami se quest'immagine ti sembrerà patetica, l'ho strizzato, straziato, maltrattato, per fargli sputare un po' d'amore.

Di quel fluido che è l'innamoramento ho bagnato le carni e profumato l'anima.

E sono stato espansivo, tenero, esuberante, ma è durato un istante, chè nessun principio idraulico è venuto in mio soccorso.

Adesso è troppo tardi.
Adesso amami tu.
Amami e basta.

Pensieri sulla morte

Circa la natura della morte, se essa coincida con un istante o si estenda in un breve intervallo, lascio che siano medici, teologi e chiacchieroni a discutere.

Se prenda nello stesso momento il corpo nella sua interezza, o come un incendio si sprigioni da un punto per divorare il tutto, se sia o meno reversibile ... di questo sono egualmente disinteressato, o meglio la mia curiosita' e' distaccata, e una misera frazione di me ne riesce a fare, raramente, argomento di discussione. a volte scientifica, mi concentro allora solitamente sul problema dell'apoptosi, a volte semantica o filosofica, e mi ritrovo a concatenare nascita, vita, morte, cercando di completare all'indietro questa sequenza che e' del tutto ovvia nella parte protesa in avanti nel tempo, e invece custode di misteri forse semplicemente illusori quando proiettata nel passato remoto antecedente l'esistenza.

A me la morte interessa al di la' di queste sue caratteristiche transitorie, quanto piuttosto nella proprieta' di giudice di un'esistenza.

E' ovvio che simili pensieri siano per forza di cose parziali, soggettivi, dal momento che se la morte e' per certi versi speculare alla vita, e' quest'ultima che la definisce.

E' la fatica uno dei tratti piu' ovvi, oserei dire marchiani, della mia esistenza.

Per questo sono convinto che per me la morte potra' essere serena: mi ci avvicinero' stanco, e forse, in un bizzarro gioco di coincidenze o per un meccanismo simile a quello che regola veglia e sonno, sara' l'esser mio un giorno esausto a farmi chiudere gli occhi.

Monday, 27 February 2012

Non avere futuro

NOTA:

Quanto segue non trae da nessuna 'novità'.
Non sto, nè fisicamente nè moralmente, peggio del solito, semplicemente tornando a casa sono stato conquistato dalla bellezza di due bimbe, e mi sono ricordato che avere figli, nelle mie condizioni, sarebbe un atto di egoismo senza pari.

Ammetto d'essere arrivato quasi alle lacrime, e poi invece questa condizione m'è apparsa tanto prossima alla libertà da essere, se non desiderabile, almeno non del tutto funesta.

Sunday, 26 February 2012

Kuna Julia, ovvero un the per due.



Julia è una ragazza che conosco, una giovane donna meravigliosa ed enigmatica, e forse qualcosa di più: rappresenta un legame, potrebbe essere l'ultimo, con un mondo intero che ho esplorato con cura ma solamente da distanza siderale e che dunque conosco parzialmente, come un cartografo scrupoloso che per quanto dotto finisce per comprimere il mondo su mappe limitate per loro natura a trasmettere dei luoghi altro che distanze, angoli, curve di livello, e incapaci di tradurre il sapore della terra, l'umidità dell'aria, la ruvidità della roccia, la dolcezza del mormorio del mare.

La bellezza delle donne dell'est

Delle donne dell'est amo le spigolature dell'animo, esposte con un orgoglio misto a ingenuità che è difficile ritrovare nelle occidentali, o lasciate sbadatamente in superficie, testimonianza autentica di un diverso modo di intendere i rapporti umani, la femminilità, l'amore.

Gli occhi tuoi

Sono tornato, dopo una sola settimana eppure già diverso, al museo, mantenendo così con puntualità sorprendende una promessa che m'ero fatto solo vaga, e che le circostanze invece già han dovuto solidificare, chè come evanescente si fa una realtà, necessariamente una ad essa parallela deve prodursi.

Animula vagula blandula

Ogni città è un corpo, e se il fluire per le strade, l'accumularsi in piazze e giardini di individui nelle ore di traffico più intenso è lo scorrere o il giacere vitale di liquidi o masse dense come organi pulsanti, nella struttura portante ed immobile, nella pietra e nell'acciaio, il ripetersi ordinato di archi, l'esibizione singolare di un mausoleo, il convergere apparente di linee parallele verticali o orizzonali in un punto lontano dell'orizzonte, ritrovo il minerale osseo, e lo colgo nel suo senso di sostegno necessariamente impersonale, duro, pungente, più che in quello di modulatore primo di ogni movimento, perfino del più dolce e morbido.

Saturday, 25 February 2012

Crema


La tua pelle è una crema densa che voglio assaporare in silenzio, lentamente, prima con le labbra, che aderenti scendono lungo la schiena e si fermano a godere delle curve perfette delle natiche, li dove s'alzano e infossano come colline lussureggianti e dorate, quindi con la lingua impudente, sfrontata, curiosa del sesso, per poi addentarti con una voluttà che non hai mai conosciuto prima.

Evocare


Quello di stanotte è stato tra i sogni più belli, intensi ed emozionanti della mia vita, e non mi sorprende che sia seguito ad una serata altrettanto toccante e intima.

Raccolgo queste immagini, Sara, e te ne faccio dono, sperando di riuscire a trasmetterti almeno parte di quella amalgama sottile di tristezza, gioia, tenerezza che ancora ora sento qui dentro, e che tuttavia il giorno disperderà, come una nebbiolina notturna il sole vince, e come l'immaginazione s'arrende al chiaro del vero.

Friday, 24 February 2012

Donne bellissime - primo episodio

Costei è sicuramente tra le 15 donne più belle del mondo, e sono sicuro che di questo sarete convinti anche voi:



Se devo riassumere con un'immagine le mie esperienze sociali, nessuna è efficace quanto quella che mi vede scendere scale appena salite, e infilarmi nella notte, inghiottito dalle tenebre, che ancora i ritardatari non si sono fatti vivi.

Sovrastato

Sono addirittura sovrastato dai sentimenti.

...

Sentimenti, bellezza, e quell'ingrediente maledetto che li lega, l'immaginazione, hanno nella mia esistenza il ruolo di tiranni, ed io quello di ultimo della terra.

Mai

Non mi è mai apparsa tanta necessaria, la solitudine, quanto quando m'e' evidente, ovvio, che essa, al di la di tutto, include la possibilita' di essere sè stessi.

Non mi è mai mancata tanto al mio fianco la donna.

E' buffo, ma stamattina, convergono questi tre concetti: solitudine, anima nuda, mia, nostra, e donna.

...

Nel sogno di ieri notte, ne ho fatti diversi ma ne ricordo uno solo, Vasco Rossi da un palco distribuiva a pioggia preservativi, e ragazze impazzite facevano a gara per accaparrarsene uno.

Thursday, 23 February 2012

Non stanotte

Non cerchi una fica da fottere stanotte, nè un dolce seno da baciare amorevolmente.

Deus sive Natura

Mi e' arrivata una cartolina, un pensiero inatteso di un'amica che si e' spinta fin nel cuore bruno, dimentico del ceruleo sereno, delle Highlands scozzesi ghiacciate e ventose.

Se guardo quel paesaggio quasi lunare, un fondersi di tonalita' scure, ma serpeggiano vene luminose di neve, mi immedesimo facilmente in chi crede che davvero un tempo cielo e terra siano state la stessa cosa, e mi trascina l'immagine di questo cielo pumpleo che gocciola su una distesa acida e brulla, all'attimo primo della creazione dell'Universo, quando la materia era una con Dio.

Wednesday, 22 February 2012

Swing!

Una rara versione di Swing 42, qui parole s'accompagnano alla musica in un pezzo che è solitamente solo strumentale, che ho ritrovato dopo lungo tempo!


Grozny

Grozny, come in Ivan Grozny, lo Zar di tutte le Russie, il vincitore dei Tartari.

Molti traducono come 'terribile', ma grozny significa 'grande' almeno quanto 'terribile'.

Ecco, amica mia, cosa sono le donne per me.

No, mi devo correggere, hai ragione: non tutte le donne.
Poche, e tu tra queste.

Grozny.

Grozny, e lo sento dentro, ed e' la mia vita.

Omnia vincit amor et nos cedamus amori

L'amore vince ogni cosa.
Perfino la bellezza.

E noi cediamo all'amore,
e a nessun'altra cosa.

Cosi pensavo, e immaginavo di camminare accanto a te.

Conoscendomi, me le avresti indicate tu, per strada, le belle ragazze.

Sono bellissime alcune, e che graziosi ciuffetti rossi che si vedono spuntar fuori da calde berrette, e quanto desiderano la luce, e baci appassionati, i seni abbondanti e morbidi di certe ragazze!

Per ogni bella ragazza che incrociamo per strada, un bacio a te amore mio.
Mi basta solo ricordarmi della tua esistenza, te lo giuro.
Mi basta perfino, e me ne sto rendendo conto, amarti in quell'iperuranio che e' la tua dimensione astratta.

Quale imprudenza averti costruita nella mente.

... mi domando se mai perdonerete chi di voi ha fatto creta.

Tuesday, 21 February 2012

Il mio amore per Silvia

Il mio amore per Silvia si esprime in quattordicesimi.

Ne esploro non piu' di due o tre alla volta, che' poi mi vien voglia di soffermarmi li invece che andare a zonzo alla ricerca di altri tratti: domani saranno forse i primi a raprimi, ma oggi lasciami godere quella minuscola frazione che di lei, di te, riesco a contenere ...

Monday, 20 February 2012

Perchè lo sei

Certo che te lo dico: 'Sei bella, sei bella, sei bellissima!'

Te lo dico perchè lo sei.

E se ti metti a fianco di quella tela, non sono tre, ma quattro le Grazie che, mano nella mano, salutano gioiose il trionfo della primavera, e non c'è bisogno di prendere l'aereo e scendere fino Milano, poi da li infilarsi in un treno a destinazione Firenze, e laggiù fare una lunga coda agli Uffizzi per vedere la Venere: perchè sei tu, e sei qui, e sei di fronte a me!

Che gioia infinita mi doni: è quella che disgiunge il possesso dall'estasi, che dichiara sufficiente l'intuizione sbarazzandosi della necessità della scoperta, e mi restituisce finalmente serenità e gioia.

Sei bella, sei bella, sei bellissima!

Sunday, 19 February 2012

Gotico

Si sfidano, lo stile classico e il gotico, nelle vie del centro, lungo i viali alberati e per le viuzze anguste della città, e sei nei quartieri residenziali vincono per numero le testimonianze di un'epoca antica più di duemila anni e infinitamente remota nello spazio, non si contano le colonne ben levigate, i capitelli corinzi o ionici, è negli edifici più imponenti e monumentali che gargoyle annidiati tra sesti acuti e streghe dai ghigni diabolici, in bilico su dislivelli abissali, dominano come perennemente in picchiata, determinando così il carattere autentico, inquieto e spettrale, di questo straordinario spicchio di mondo che inizio a sentire il mio.

Passeggiavo con bei pensieri in mente, oggi pomeriggio.

Ero all'altezza di un mausoleo, un artiglio immenso, un dardo quasi scoccato, con incommensurabile superbia, coraggio, avventatezza, verso il cielo, quando, dall'alto, il gracchiare di quello che pensavo fosse un corvo mi ha sorpreso.

Ho alzato gli occhi alla ricerca del nero pennuto, ed era invece un gargoyle di pietra scura, ruvida e porosa, a gracchiare di nuovo, rauco e scellerato, e mi guardava fisso, severo, minaccioso.

Non l'avrei neppure sentito, il giorno prima d'averti conosciuto.

E non avrei neppure preso la briga di arrivare fin li, chè dopotutto in autobus si fa prima ad andare da A a B.

Tu sei tra 'prima' e 'ora'.

Avevo ragione

Avevo ragione, e forse la mia non era un'intuizione vaga, quanto piuttosto un aver aderito, almeno per un istante, ad un'ipotesi fattasi concetto più velocemente che delusione, rifiuto, paura.

Avevo ragione, dunque, e non l'ho mai dimenticato davvero, nè mai mi capiterà di dubitarne in futuro.

E' la donna la chiave di volta, la soluzione, la gioia.

E' la donna.

Sono stato addirittura sopraffatto dalla bellezza.

Ho passeggiato per la città, che mai come oggi m'è apparsa meravigliosa, generosa della propria ricchezza, accogliente, e dopo aver bighellonato per giardini e viali, ho visitato una straordinaria galleria d'arte in centro, che già so sarà il mio salotto per i pomeriggi del futuro.

Tra tutto, un paio d'opere hanno catturato la mia attenzione.

Nella sezione d'arte moderna, mi sono intrufolato nel labirinto che era l'avvolgersi su sè stesso di una carta da parati spessa e rigida, sfondo verde e caricature d'occhi umani, dove si nascondeva una bizzarra cabina delle dimensioni di un loculo, disposta in verticale.

Fessure sottili, come serrature per chiavi dell'immaginazione, bisbigliavano dall'interno una bizzarra composizione di lampade, fili metallici, pupazzetti, che l'occhio solo in parte riusciva, giocando di parallasse, a catturare.

Provavi a cogliere in fallo l'artista, alla ricerca di una sezione dell'interno non decorata, ma ovunque fosse il tuo occhio, era arte quella che si manifestava dall'altra parte di quel diaframma, e tuttavia rimaneva il dubbio che quelle decorazioni fossero uniformemente, e completamente distribuite in quel volume.

Il creatore di un simile gioco, competizione tra curiosità, sensazione, appagamento, è riuscito nell'intento di stupire, e l'ha fatto costruendo qualcosa che, al di la di tutto, è bello.

Accompagnami in quell'ampio salone sotterraneo, dove come in un caveau sono custoditi tesori inestimabili e universali.

Devi immaginare un piccolo quadretto, un po' nascosto tra magnifiche tele, imponenti marmi, armature lucenti, ardite combinazioni di pannelli in legno.

In uno stile che definirei impressionista, il dubbio nasce dal fatto che per catturare una scena simile ogni stile converge al confondersi di linee, ai contorni indefiniti di quella corrente artistica da pittori miopi e visionari, è ritratta una bambina che gioca su una spiaggia assolata, li dove il mare, ritmicamente respirando, espandendosi e ritirandosi, disegna il profilo delle onde.

Avrei voluto chiamarla 'piccola mia', e raggiungere di corsa assieme a lei quel punto di mezzo che congiunge un padre innamorato alla sua bimba, e prenderla in braccio, e baciarla dalla testa ai piedini.

E poi assieme saremmo tornati da te, amore mio.

Saturday, 18 February 2012

Di più

E' più lungo e fecondo il sabato se ti svegli di mattina invece che poltrire fino a mezzogiorno.

E non costa alzarsi, non corre la mano al buio a cercare il telefonino per farlo tacere, e la seduzione irresistibile del cuscino non ha presa su di te, che pure in quel tepore dolce ti sei cullato tante volte, se l'hai sognata, e non era una fantasia, un proiettare la sua figura altrove, la dove l'immaginazione dimora, crea, illude, ma semplicemente lei.

Principi del Sangue

Che paese straordinario, l'Italia.

Curiosando su Wikipedia, guarda un po' cosa sono riuscito a trovare:

In base all'art. 21 comma 1 del Trattato Lateranense, i cardinali "godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue"; di conseguenza, nelle cerimonie pubbliche, hanno la precedenza su tutte le cariche italiane e straniere ad eccezione del Presidente della Repubblica Italiana.
Ora, una breve ricerca mi ha consentito di trovare conferma a detto articolo, non alla conseguenza non virgolettata, sicchè dovrei tenere un comportamento prudente, e prudente sarò (Wikipedia ha lacune in quanto ad affidabilità).

E lascerò a te di indispettirti, magari trovando conferma circa i diritti dei Principi del Sangue nella legislazione italiana.

Scoprire

Scoprire un giorno che le cose hanno un senso ...

La musica che sei andato a scovare scartabellando cataloghi di etichette semisconosciute, dilapidando magre finanze e trascurando te stesso per inseguirne il significato, ovvero tonnellate di note che hai riversato nelle orecchie per trattenerne solo un residuo minimo, ciò che hai amato, e poi le letture rabbiose e quelle liete, e la bellezza incontrata per caso, e che pensavi di dover tenere sempre e solo per te ...

E ancora le sottili analisi, e i ricordi teneri, le lacrime scese tanto lente da scavarti il viso, e le risate più gioiose e leggere ...

E' lei che da un senso ad ogni cosa, se le rivivete assieme, se ne è catturata, se non ha fretta o noia al tuo insistere su una sfumatura, al tuo lasciarti muovere dentro da una folle invenzione.

Lei esiste.

Non sarà mai un 'tu', e non arriverà neppure ad avvicinarsi al 'tu', per mille ragioni, tutte sensatissime e anche per la natura stessa del sentimento, ma esiste, esiste, esiste.

Friday, 17 February 2012

Chella lla'



Oggi mi sono lasciato consolare da una riflessione semplice, e la melanconia era un oscillare lento, un'isocronia perfetta tra moto dell'anima, gli stimoli dei sensi, l'affiorare di ricordi, l'emergere di idee estemporanee, e per questo perfette.

Come esausto, mi sono abbandonato ad un giaciglio accogliente, solido, e per una volta posso dirlo, conquistato con fatica immensa, ad un prezzo forse folle.

Oggi credo alla radice comune di amore ed amicizia.

Non è forse ovvia?

Thursday, 16 February 2012

Mr. ... anzi, Dr. Brian May!



Mi vengono quasi le lacrime agli occhi.

Grande, grande, grande.

(ha pure preso un Ph.D all'Imperial College. in astrofisica, il buon Brian!)

La piu' sensuale



La piu' sensuale, dopotutto, non e' nemmeno cosi' bella.

E' magrolina, non ha seno, e anche le gambe non sono certe quelle di una modella.
Ma e' complicata, paranoica, ha un carattere impossibile ...

Insomma, possiede tutte le qualita' per essere quella che adorerai come tua Dea.

You can look but you can't touch
I don't think I like you much
Heaven knows what a girl can do
Heaven knows what you've got to prove

I think I'm paranoid and complicated
I think I'm paranoid, manipulated

Bend me break me
Anyway you need me
All I want is you
Bend me break me
Breaking down is easy
All I want is you

I fall down just to give you a thrill
Prop me up with another pill
If I should fail, if I should fold
I nailed my faith to the sticking pole

I think I'm paranoid, manipulated
I think I'm paranoid, too complicated
Bend me break me
Anyway you need me
All I want is you
Bend me break me
Breaking down is easy
All I want is you

I think I'm paranoid
I think I'm paranoid

Bend me break me
Anyway you need me
All I want is you
Bend me break me
Breaking down is easy
All I want is you

Steal me, deal me, anyway you heal me
Maim me, tame me, you can never change me
Love me, like me, come ahead and fight me
Please me, tease me, go ahead and leave me

Bend me break me
Anyway you need me
As long as I want you baby it's alright
Bend me break me
Anyway you need me
As long as I want you baby it's alright

A questo indirizzo (l'embedding e' negato) troverete in un'elaborazione del video originale un tributo autentico alla fica di questa donna.

Lasciarsi sedurre da un'espressione cosi' alta di sensualita', questo non e' certo pornografia ma nemmeno erotismo, quanto piuttosto femminilita' intesa come consapevolezza del proprio corpo, e che si afferma come partecipazione viva del proprio sesso, e' scoprire come evidente quel tratto sottile, sinuoso, che dal cuore di un sognatore s'inerpica, scende e s'inabissa fin dentro la sostanza stesse della donna.

PS: Grazie Chiara.

Come ti trasformo un buon formaggio in una deliziosa posizione sessuale

Non credo a quel che vedo.

Si trova in un bando ufficiale dell'Universita' di Firenze una traduzione dall'italiano all'inglese che passa da 'pecorino', il formaggio, a 'doggy stile', con il quale si intende comunemente la posizione sessuale 'alla pecorina', espressa in inglese come 'al modo dei cani'.

Io non ho parole.

PS: la pagina e' stata corretta, ma credo in rete troverete gli originali, vedi ad esempio il blog di Minerva.

Wednesday, 15 February 2012

Ricercatrice

Riflettevo stasera, in autobus, sulla figura di M. Yourcenar.

Ammetto che la rinuncia alla motocicletta, scelta che per ora è soprattutto dettata dalla certezza di non essermi ancora abituato alla guida a sinistra e la conseguente paura di incidenti che sarebbero probabilissimi, mi restituisce contatto con la fecondità dell'imprevedibile.

Molti dei miei pensieri, solo pochi si trascinano fino a queste pagine, sono come un arco elettrico che scocca all'avvicinarsi di differenze, le pelle liscia e rosata di un bimbo al quale sorrido e il contrasto ripidissimo con quella grigia, grinzosa e indurita di un vecchio che lo tiene per mano, altri somigliano a singolarità eccezionali, la bellezza di una ragazza in minigonna, la natura che si veste di allegorie profondissime, la sofferenza imperdonabile di una giovane tossicodipendente già spacciata, e alcuni sono bizzarre congetture della mia mente, visioni che elaborano sogni segreti e impronunciabili, ed hanno spesso i nomi, i volti, gli odori delle donne che amo.

E' stata una giovane lettrice, non ero abbastanza vicino per leggere il titolo del volumetto che teneva fra le mani, ma sono quasi certo si trattasse di letteratura, a parlarmi di M. Yourcenar, e del suo ruolo di ricercatrice ...

Sono stanco.

Finisco domani.

Parlarsi in sogno

Dalla finestra, i suoni dell'infanzia.

Non puo' davvero trattarsi di una segheria, non avrebbe alcun senso qui all'Universita', e sono forse solo operai al lavoro in un cantiere che sembra non doversi chiudere mai, ma il battere di martelli, e la voce ruvida ed aspra di qualche strumento meccanico, sono sufficienti per traslarmi indietro nel tempo di un paio di decenni.
Cosi', se guardo fuori dalla finestra, il cortile e' quello di casa mia, e li ritrovo i pini resinosi, erano immensi, e li la cunetta che in sella ad una vecchia bici di seconda mano usavo come trampolino per i primi gibolli e graffi.

Posso dividere la mia esistenza in blocchi ben distinguibili, operando una scelta cronologica che segua il percorso scolastico o lavorativo: 5 anni di scuole elementari, 3 di medie, di nuovo 5 per le superiori, quasi 6 all'Universita', seguiti da un paio alla ricerca, infruttuosa, di un lavoro a Milano, e poi ancora quasi 5 anni nella prima esperienza lavorativa all'estero, ... e mi ritrovo ad oggi.

Di motivi di rammarico, il male me ne ha dati molti, ma pochi sono residui.

Sicuramente ha avuto un peso determinante nel successo parziale dei miei studi, durante gli anni di universita' ho subito 2 interventi a cuore aperto, e per lunghissimi mesi condizioni gia' critiche di vista fattesi addirittura severe mi hanno impedito di trarre un minimo profitto dal tempo: di questo pago un prezzo evidente, e cui tuttavia con sforzi successivi cerco di rimediare.

Il problema vero e' che in quegli anni io non ho frequentato Giulia, Alice, Chiara, Silvia.

Me ne stavo sempre a casa, in condizioni di fatto peggiori delle attuali, sempre stanco, spesso malaticcio, e al visus limitato non posso non imputare almeno parte dei miei problemi di relazione sociale.

Ho passato anni, quelli in cui la creativita' e' massima, a costruire la personalita' complessa, puntuta, coriacea ma non sicura, di un malato piu' che di un sofferente.

Girovago attorno al sogno di stanotte, vero?

E' stato semplice come una preghiera, ed e' sempre la stessa.

Giulia mi chiede di non starle vicina, che' ritrovandosi in me e' per lei piu' difficile, impossibile forse, continuare la commedia, fare un'altra battuta, tirare notte indolenti e fiacchi finche' la stanchezza, finalmente, non ci sopraffarra'.

Sogni

Giulia, vecchie biciclette, la sovrapposizione di me adulto e bambino, e poi un terremoto che tarda ad arrivare, e infine un'animata discussione ...

Esistono infiniti punti di discontinuita' e saldatura nei rapporti personali.

Un tradimento, un'offesa, un malinteso possono essere in grado di porre fine ad amicizie di lunga data, e invece una prova di coraggio, o generosita', o sacrificio riescono a volte ad infondere alla polvere la sostanza che vi da vita.

Una confessione, egualmente donata e raccolta, ma anche la condivisione del ricordo di cio' che siamo stati prima del dilagare di paura e insicurezza nei nostri cuori, valgono poi spesso a fare di una conoscenza superficiale, amministrata dalle circostanze, un'amicizia intima.

Non e' affidarsi ai dadi, e' piuttosto seguire un'intuizione, e comunicare per sillabe rarefatte, lasciando che l'altro, se capace, se interessato, riesca ad interpolare, o addirittura estrapolare, quel che di noi lasciamo fuggire tra le fessure sempre piu' sottili di armature pesanti e fragili.

Non ho mai traversato il confine invisibile che discrimina tra caso e scelta con Giulia, ma di lei ha costruito per me, in lunghi e penosi mesi di sofferenze, un'immagine formidabile Sergio, ed i rari momenti passati assieme a lei sono stati sufficienti a permettermi di individuare nella sua persona quei tratti sottili, quei chiaro-scuri, quelle rette sghembe, di cui ancora oggi si nutre la mia mente.

Tuesday, 14 February 2012

Ciò che ...

Cio che un altro chiamerebbe meschinità, ho imparato a riconoscere come debolezza, e credo che uno degli ostacoli alla mutua comprensione con gli altri sia il fatto che non riconosco il mio prossimo come da me diverso.

Gli attribuisco ognuno dei miei diritti naturali, su tutti quello ad avere limiti etici oltre i quali i sentimenti possono scagliarci oltre volontà.

La voce rotta dallo sgorgare, come di lava incandescente, di un'emozione improvvisa, i movimento che, il rabbrividire, la contrazioni d'adrenalina, fanno discontinui sussultare dell'anima, discreti fotogrammi, e poi l'ostinarsi in silenzi impenetrabili, e ancora le lacrime che dentro scivolano ...

Questo è l'alfabeto della mia educazione sentimentale.

Mi sono come destato da un lungo torpore, oggi, o forse semplicemente mi sono lasciato vincere dalla stanchezza.
Quale che sia la verità, so che è transitoria, effimera come ogni segmento di questo vivere bizzarro.

Oggi l'affetto ha vinto sulla passione, ed è stato un sorriso pulito, nel quale non riesco ad immaginare malizia, a convincermi che almeno una frazione dell'amore non mi è interdetta.

Non avvicinarti, ti prego.
Resta stella fissa, immobile, eterea, incorruttibile, e che il baluginare attenda il chiudersi di occhi esausti e labbra screpolate.

Un altro sogno

Sono ancora una volta nella mia classe di liceo.

Mi ritrovo con la mente, i ricordi, la maturita' di oggi, e il corpo dell'adolescente che li inizio' a formare l'adulto che sono diventato.

Si sta tenendo una lezione di musica, e ogni studente, dotato di uno strumento, si esibisce in brevi performance.

Seduto al banco, con la chitarra a tracolla, attendo il mio momento.

Sara' un pezzo di Steve Vai, un metallaro che ho sempre amato, che presentero'.

Nonostante la difficolta' del pezzo, e un'incapacita' totale, riesco ad eseguire il brano con successo, tanto da suscitare ammirazione, plauso generale.

Tutti si congrautalano con me, ed io mi meraviglio, che' davvero il loro entusiasmo mi pare eccessivo.
Svanisce la sorpresa quando mi rendo conto che quello che ho appena suonato e' un pezzo che Vai ha scritto in un periodo successivo all'epoca che sto rivivendo.

Sento un disagio terribile, e le mie spiegazioni, tentativi di delucidare un assurdo, sono sommerse da una stima che so di non meritare.

Sogni di neve

Quanti sogni stanotte, e quanti legati al tema del freddo, della paura.

Alcuni gia' tornano nel sommerso della coscienza, ed affiorano solo per immagini.

Ricordo che ero in un grande parcheggio, assieme a molte altre persone.

La neve era talmente alta che faticavamo a camminare, e la paura serpeggiava nel cuore di tutti.

Eravamo formiche invischiate in una goccia di miele, e ogni salvezza sembrava preclusa, che' non potevamo piu' capaci nemmeno delle funzioni elementari dei nostri corpi.
D'improvviso, ebbi una visione, e percepii con certezza assoluta che seguendo una certa direzione, quella che piu' di tutte sembrava impervia e pericolosa, avremmo trovato un riparo sicuro.
Cercai in ogni modo di convincere gli altri a seguirmi, e con dolore mi rassegnai infine ad osservarne solo le ombre, che puntavano dritte verso un luogo di non ritorno.
Alla fine, rinunciando agli altri, da solo seguii l'intuizione che, davvero, mi porto' alla salvezza.

Il secondo sogno mi sorprende inizialmente in alta montagna, immerso nella natura in totale solitudine.
E' estate, e mi godo una bella giornata di sole.
E' un prodigio quello che mi permette, da lassu', di vedere nitidamente la casa di certi miei zii, e di riconoscere in giardino amici e parenti profittare del clima mite.
Io, che ero solo a meta' di una passeggiata che tante volte da bimbo, quando erano prossimi ma non immaginabili gli anni della malattia, mi infuse immagini e sensazioni sulle quali spesso sarei tornato da cadaverino, decido allora di scendere, ed unirmi a loro.

Quando li raggiungo, e' gelo, neve, e i sorrisi, sinceri, sono di apprensione, anche se non capisco nei confronti di chi.
Ci sono dei cani: il nostro vecchio abuzzese e una cucciola di 5 mesi, pure pastore, che sembra portare un po' di gioia nei nostri cuori.
Mi spavento quando scopro che mia madre ha portato pure il gatto, che non si trova piu'.
La vorrei rimproverare, e' pura follia quello che hai fatto mamma!, ma non ha senso farlo, non ora almeno.
Finalmente, sbuca fuori dalla siepe il tigrato felino: mi tuffo e lo prendo.

Sereno, mi volto: ed e' solitudine, di nuovo.

Un altro sogno.

Mi ritrovo a tu per tu con Pierluigi Bersani, un uomo per il quale non nutro alcuna stima, e che tuttavia ha un ruolo tale da obbligarmi a un confronto serio, schietto.
Gli chiedo se sia schiavo dei 'poteri forti', e come mai non affronti mai lui, che dovrebbe essere un uomo di sinistra, che dovrebbe interpretare i bisogni degli ultimi, dei disagiati, e farsi promotore di politiche di equita', certi temi.

Non gli nascondo che sicuramente il potere di istituti bancari, grandi imprese e cosi' via, possano essere difficilmente ignorabili, e che facilmente si possa finire per cedere alle loro lusinghe, o alle loro minacce.

Mi osserva, prima scandalizzato, poi stupito, infine interessato, e nella mente piena di ombre di quell'uomo inizia a prendere forma l'idea di offrirmi un seggio alla camera, e non capisco se per mettermi a tacere o per contentare certe aree di dissenso tra gli elettori, o per un problema suo, personale, di coscienza.

Concludo facendogli notare come non ci sia alcun 'potere forte' quanto la massa dei milioni di cittadini che questo dilagare di egoismo e avidita' sta piegando.

Monday, 13 February 2012

Silvia, mi aiuti?

L'eroico Giovanardi, uno dei miei idoli, un saggio che per acume e carisma mi sento di avvicinare sicuramente a Paperoga ed il Tonno Insuperabile, in una recente invertista ha ribadito per l'ennesima volta la sua avversione ai rapporti omosessuali.

I soliti noti hanno reagito mugghiando, inveendo, scandalizzandosi e, in definitiva, mettendosi sullo stesso piano di questo povero mentecatto.

Permettetemi di entrare viceversa nello specifico, e di dare una piccola lezione di scienze al Giovanardi che è in tutti noi (si, un piccolo Giovanardi c'è in tutti noi!).

Il dotto de noantri ha affermato che:

«Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere»

Questa è, a mio modo di vedere, una fregnaccia di dimensioni cosmiche, e l'errore, mostruoso, è in quel 'per', che sottointende una visione finalistica del cosmo nella sua interezza.

Ora, invece di dimenarsi e ribattere sul piano specifico, li dove il fastidio per gli omosessuali può confondere alcuni, sarebbe bene affrontare il problema (quello circa il 'per', non Giovanardi) ad un livello più astratto e generale, soffermandosi a ragionare circa il 'finalismo' e i suoi scheletri nell'armadio.

...

A tal proposito mi rendo conto che tu, Silvia, potresti sviluppare questo argomento assai meglio di me, rendendo astratto, e dunque mobile, flessibile il senso di questa critica.

E dunque con gran dignità ti lascio la parola, sperando che tu la raccolga.

PS: la mia idea in merito è riassumibile così:

Giovanardi va fatto parlare, ma non solo di omosessualità.
Dovrebbe essere invitato a discutere di tutto, così che ognuno, perfino gli omofobi, possa rendersi conto di quanto sia sciocco.

Mostrando l'omofobia parte di un sistema zoppicante, renderemo giustizia agli offesi.

Sunday, 12 February 2012

Buffa

Com'eri buffa, nel sogno di stanotte.

Seduto ad un tavolo, con te al mio fianco, stavo giocando contro un avversario ignoto, con mattoncini e pezzetti di cartone.

Non chiedermi le regole, nè tanto meno i dettagli di questo divertimento: posso solo dirti che si trattava di mettere in equilibrio, far combaciare perfettamente, allineare e via dicendo, quelle forme geometriche che il banco ad ogni mano ci passava.

Non era male come potrebbe sembrare, ma in cuor mio credevo che tu non ne fossi minimamente interessata, e quindi solo dopo qualche minuto, tu stavi li a guardarmi con attenzione che io confondevo per dolce pazienza, ti ho chiesto se volessi partecipare anche tu, entrare al posto mio nella partita.

Quale sorpresa il tuo 'si', troppo a lungo trattenuto per cortesia e generosità!

...

Immediatamente ti lascio il mio posto, ed ecco che invece che forme solide, incolori, la nuova mano ti mette a disposizione quella che sembra una meravigliosa torta alla crema, con ricche guarnizioni, e poi ciliegine, e poi gocce di cioccolata.

Sono stupefatto: a me prima capitava di avere a che fare con parallelepipedi, cubi, triangoli, ed erano pallidi e virtuali!

Sei un po' in imbarazzo, e tentata dalla torta non resisti.
Ne assaggi un po' ...

Ed è insipida la pasta, gommosa, e la crema non è che una colla schifosa.

Ti do un fazzolettino, e senza tanti complimenti sputi quello che hai appena ingoiato.

Ne abbiamo abbastanza, non è vero follettino mio?
Ti prendo per mano, e andiamo a giocare da soli.

Saturday, 11 February 2012

Risse cinematografiche

Stasera mi è tornata alla mente, vettore un fotogramma del tutto estraneo a questa vicenda, una delle ultime scene di un vecchio filmaccio degli anni '70: The Wanderers.



Non c'è malizia in questa rissa finale.

Molte le approsimazioni di regia, evidenti i limiti di effetti 'speciali' di ultima categoria, e perfino i concludersi in ruzzoloni di certi spezzoni tagliati alla bella e meglio, e messi assieme senza troppa cura in fase di montaggio.

Eppure la prima volta, ero adolescente credo, che vidi questa scena, ne fui davvero scosso e rapito, tanto che per anni, non esisteva YouTube ai tempi, la volli ricercare.

Facile associarla a quella che è forse la più celebra tra le risse dei Guerrieri della Notte



film che in effetti supera la sopra menzionata pellicola in ogni senso, soprattutto tecnico.

Quella che segue è invece uno degli scontri più spettacolari di 'Hokuto no Ken', ovvero la prima sfida tra Ken e Souther.



L'ultimo anime che abbia seguito, una decina di anni fa direi, è stato Ranma, e questo combattimento con Ryoga merita di essere ricordato:



'Hellsing' non lo conosco, ma un collega ne era appassionato.
Mi sono interessato esclusivamente a un paio di confronti, e al momento non ho elementi sufficienti per capire se si tratti di un anime tragico o comico:





Questa raccolta non è che una frazione infinitesima di quel bagaglio di violenza che ho accumulato in anni di fruizione di opere cinematografiche.

Nessuno di questi filmati è vietato ai minori.

Mi domando se e quanto il mondo sarebbe diverso se la censura fosse più mite nei confronti dei contenuti sessuali e più ferrea nel limitare l'accesso a violenza, sopruso, odio.

E' di questi giorni la notizia della condanna a morte di un poeta arabo, autore di versi profani, e si rincorrono sui giornali cenni ai preparativi di una guerra, che potrebbe essere devastante per tutti, nei confronti del regime teocratico iraniano.

Ci si appella, si minaccia, ci si trincera dietro artificiosi costrutti o si propongono interventi intelligenti di minimo impatto.

Tutto questo quando la più ovvia delle rivoluzioni è proprio li.

Quicum ludere, quem in sinu tenere ...

Da più di duemila anni Lesbia non è più.

Il suo cadavere, freddo e rigido nel rigor mortis, si è fatto poi putrescente, e infine polvere, benchè custodito nello scrigno blasfemo di un sepolcro di matrona romana.

...

Ieri notte, in una delle mie visioni, ne ho visto invece il cadavere di plebea, alla mercè del caos del flusso cannibale di natura.

E mi sono convinto che forse le sue ossa hanno finito per essere aggredite dagli acidi gastrici di piccoli mammiferi affamati di carogne, o magari risucchiate dallo strisciare aderente e l'opera meticolosa e lenta di agenti più sottili e implacabili.

...

Non cede tuttavia l'immaginazione ispirata dalla poesia alla perversione di una visione.

E resta giocosa, e linda, e fanciulla la stessa Lesbia che io, follemente, ho sempre disprezzato per la sua dissolutezza.

'Quicum ludere, quem in sinu tenere' ...

Che tu sia poesia.
La mia.

Donami un atomo della tua bellezza, perchè sia la divinità, eterna, cui credere nei giorni di fatica, freddo, paura.

Friday, 10 February 2012

Inevitabile

C'è una ragazza bellissima dove lavoro.

Un giorno, è inevitabile, mi dichiarerà il suo amore.

Io allora le chiederò solo una cosa, la più semplice e tenera.

'Hai pensato a noi due?'.

Ti prego, rispondimi: 'Si, ho pensato a noi due.'

Significherà per me due cose: il tempo che ci hai dedicato, e la particolare costruzione del mondo, abitudini, vicissitudini, avventure, che nella tua testolina popoliamo noi, e noi soli.

L'amore, stasera, mi pare questo.

Pensare a noi due.
Immaginarci vicini.
Arredare assieme il futuro.

Tornando in autobus, ho visto di sfuggita una ragazza, piegata sulle ginocchia, che faceva le pulizie in un negozio di parrucchiere, deserto e un poco squallido.

Non so perchè, ma in quell'istante ho sentito il desiderio di baciarti, e tenerti lontana dalle luci al neon, dagli strofinacci, dalla fatica.

Io ho pensato a noi due.

Pagina otto

Basta arrivare fino a pagina 8 per iniziare a sorridere di gusto.


Li vedi appostati sul ciglio di una collina, quei furfanti, attendere che i figli del vecchio fattore levino le tende.
Una volta lontani, e' il vile piano, scenderanno giu' dal loro nascondiglio per aggredire il debole padrone di casa, che sara' preda facile, e vittima sicura di indegne prepotenze.

Ma li, a pagina otto, stravaccato su un'onesta sedia di legno, scomoda ma robusta, c'e' un ospite inatteso: Tex Willer.

Non ti serve sapere cosa l'abbia portato li, non e' mai importato, ma sai che saranno piombo e cazzotti per tutti quanti.

Thursday, 9 February 2012

Vantaggi

Uno dei vantaggi di rincasare che sono quasi le dieci di sera e' che al supermercato dove mi rifornisco abitualmente si fanno affari d'oro.

C'e' un reparto di rosticceria, vi puoi trovare petti di pollo, focaccine, panini caldi, che a fine giornata svende, per ovvi motivi, tutta la mercanzia rimasta sulle bancarelle.

Capita allora di racimolare, per 25 penny, quattro ali di pennuto, o una tortina con patate e tacchino.

Arrivi a casa e non devi nemmeno apparecchiare la tavola.
Scivola giu' per la gola il cibo: ricordati solo di masticare e sarai pronto per il letto.

Svantaggi non pervenuti.

Wednesday, 8 February 2012

Esiste?

Esiste l'amore?

Forse perche' non sono stato mai ricambiato, mi sto semplicemente illudendo che questo sentimento sia quel balsamo dell'esistenza di cui poeti e dannati mi hanno convinto, e che invece, vivendolo, ovvero provandolo, finirei per consumarlo, e l'avrei a noia presto.

I sognatori ...

Ho creduto alle loro parole poiche' nei momenti di piu' alto dolore, e quando la morte non e' stata un vago argomento teorico ma una variabile pesante, e' a Silvia che ho pensato, e mi rammaricavo di non averla mai baciata, non del lettino freddo che ospitava il mio corpo schifoso.

Se smettero' di credervi, sara' probabilmente il sesso il mio ulteriore inganno.

Di quello, almeno, so che non mi contentero' mai.

E tornero' a cercarti, a volerti prendere ovunque, per incastrare le dita con le tue, per sentirti gridare dal piacere.

O almeno non smettero' di immaginarti in quel senso, e se tu sapessi cosa mi passa per la testa quando ti parlo, ti scrivo, ti penso, amica mia, credo che arrossiresti imbarazzata, e forse saresti lusingata, o magari assolutamente sorpresa, che' davvero 'Gio da te questo non me l'aspettavo'.

Non temere.

Il fatto che non arriveremo neppure a discutere di eventuali due di picche, il fatto che neppure per l'anticamera del cervello ti verra' in mente di darmela, ovvero di girarti e, chinandoti in avanti, sollevando la gonnellina farmi vedere la fica perche' mi seduca, non cambiera' il mio amore per te, ne' quel che ti diro', ne' come ti scrivero', ne' la sostanza benigna dei miei pensieri.

Ti chiedo solo di non aver paura, di lasciarmi costruire un'idea di noi due, e di me e un'altra, e di me e un'altra ancora.

Perche' sento che devo spingere, spingere, spingere, finche' di nuovo saro' pulito, e pronto per credere ancora nell'amore.

Magari per te.

Solo per te.

I giochi degli innamorati

Torno tardi la sera, e anche se fa freddo non sento la necessita' di accendere i caloriferi.

Dopotutto la casa e' discretamente ben isolata, e se si deve andare a dormire entro un paio di ore, che senso ha mettere la caldaia sotto pressione?

Nessuno, soprattutto se consideri il gioco degli innamorati, che viene tanto meglio se in camera si battono i denti!

Le regole sono semplici: ci si spoglia fino ad essere completamente ignudi uno di fronte all'altro, e poi ci si deve giusto infilare sotto le coperte.

Forse ti sembra sciocco, ma considera che staremo entrambi tremando come foglioline, e avremo la pelle d'oca!

E poi devi immaginare che il materasso sara' gelido, e bada bene non sara' consentito rubare la trapunta per farne un morbido fagotto!

E' concesso invece il contatto, ogni tipo di contatto, e l'obiettivo e' godere del tepore dolce del corpo, e di tutto quello che la fantasia sapra' suggerirci.

Non c'e' un vincitore, nel gioco degli innamorati, solo il piacere che sentiremo crescere con la lentezza necessaria per individuarne ogni sfumatura, e prende forma dalla svanire lento del gelo.

A me garba molto.

La regola piu' bella e' che non si puo' parlare mentre si gioca, e la parte che preferisco e' forse la primissima, quando ci rifugiamo sotto le trapunta, e con la luce bianca del cellulare ti cerco, per illuminare il tuo viso.

Scopro cosi nei tuoi tratti indizi chiarissimi di una comunicazione che precede il vocabolario, e giungo a domandarmi se davvero la parola sia sensata a fianco di baci, carezze, odori e umori, per esprimere l'amore.

Mi convinco che sia follia.

Allora non credermi se ti chiamero' 'amore mio'.
Avvicinati a me, baciami, toccami e fermami prima che ripeta una simile bestemmia.

Baciami, e che tutte le parole di cui siamo capaci siano un semplice corollario del nostro amore carnale e nervoso.

Tuesday, 7 February 2012

Un giorno il male prese un altro nome



La donna piu' bella del mondo ha una piccola orchestra incastrata giu' nella faringe, ed e' pazza, pazza, pazza!

Il suo volto e' cento maschere, ed e' ora nobildonna, ora zingarella, e cede un attimo all'esibizionismo di un mezzo passo di danza, e torna infine nella tenebra dalla quale e' sgattaiolata via per confonderti, forse per inquietarti.

Deve necessariamente intimorire, che' con lei vivrai emozioni, le piu' intense, e senza paracadute ti lascerai andare alle definizioni stesse dei sentimenti.

Ma la donna piu' bella e' anch'ella fatta di carne, ossa, nervi.

Che strano ...

Tu, demone che dentro scavi da sempre, e di me ti sei nutrito, non ne hai paura.

...

Ed ecco che un giorno il male prese un altro nome.

Se me lo chiedi, non lo tradiro' mai

Il pessimismo cosmico di Leopardi, colto in eta' adolescenziale anche se in forma artefatta dai miei limiti, non ho mai rinnegato.

E' una realta' di per se' evidente, uno dei solidi fondamenti del vivere, una costante, di fatto, della mia condotta.

Non lo diresti tuttavia, che' lo tengo nascosto, che' quasi subito mi ha annoiato.

Come il male cronico ho imparato ad eludere, con un moto imprevedibile di atteggiamenti, desideri, delusioni, cosi' ho lasciato in secondo piano la portata fondamentale del pessimismo, avanzando anche se spesso alla rinfusa, rincorrendo un'ombra, perdendomi in un labirinto, cadendo in un precidizio.

Il pessimismo ...

Se me lo chiedi, non lo tradiro' mai.

Nel frattempo mi concedo a giochi vacui, entusiasmi effimeri.
E mi impegno perche' le illusioni siano sofisticate e sappiano ancora concedermi un giorno di furore.

Monday, 6 February 2012

Lo schifo

La mia vita fa schifo, e la cosa che più mi disgusta è che non riesco neppure ad avere un senso di severità nei confronti di questo fallimento atroce.

Sono un ridicolo clown.

Non mi sfiora mai l'idea del suicidio, nè mi lascio andare a gesti di autolesionismo, che ne so, una craniata ad un muro ogni tanto, una scenata di sfogo con un amico, un esperimento di scattering con tazzine del caffè lanciate contro lo spigolo di una porta ... tutta roba che probabilmente farebbe tanto 'figo', tanto 'dannato'.

Tengo tutto dentro, forse nella speranza, un giorno, di dimenticarmi d'essere.

Metalinguaggio

Come prima cosa, ora che siamo amanti, devo metterti a parte di alcuni dei miei segreti.

Useremo, nella conversazione ordinaria, un metalinguaggio solo a noi conosciuto.

Se ad esempio ci troveremo in mezzo a parenti ed amici, sara' conveniente evitare di dirci, di fronte a tutti, 'che noia, imboschiamoci da qualche parte e facciamo l'amore!', che' in effetti 'noia' e' una parola brutta da dirsi in presenza d'altri.

Useremo dunque delle formule per esprimere questo concetto, che sara' ricorrente, di questo puoi essere piu' che sicura.

Nel nostro metalinguaggio, ci sara' quindi una parola innocente che andra' a significare questo ardente intendimento, ed ogni volta che la dirai, io sapro' cosa vorrai segretamente comunicarmi.

L'equivalente di 'che noia, imboschiamoci da qualche parte e facciamo l'amore' sara' un lemma ben preciso e un po' desueto, in modo da essere inequivocabile: 'allora'.

In ogni occasione, festa mondana, party coi colleghi, riunione condominiale ...

Dirai 'allora', e vedrai i miei occhi brillare, e annuire prontamente.
Dirai 'allora', e gia' fingero' un lieve mal di testa, e ti chiedero' di accompagnarmi un attimo in un luogo appartato per riprendermi un poco.
Dirai 'allora', e io ti staro' gia' guardando, ovunque.
Dirai 'allora', e ogni gesto sara' un preliminare, e respirare sara' annusarti, e attenderti, gia' amarti.

In silenzio

Ripensavo ieri notte, nel gelo del mio letto, al tuo buffo visino.

Erano tenerissime le orecchiette da fatina che avrei mordicchiato infinitamente in un'altra vita, e, come potrei nascondertelo, cercavo il contatto con il tuo seno meraviglioso, dono davvero prezioso in una donnina come te.

Bella, bellissima.

Data questa premessa, e' facile fraintendere tutto quel che segue, a patto di non volersi affidare a due ipotesi.

La prima, mi dipinge come un edonista incapace di individuare l'anima che da vita alla materia, e che solo si considera circondato da corpi dei quali godere.
La seconda, viceversa, mi assegna il ruolo di un essere probabilmente confuso, non in grado di distinguere tra amore e voler bene, e per il quale un abbraccio e' uno sfumare appena dell'affetto, e che crede fermamente, e senza alcuna convenienza, nel senso di cura, premurosa e monda, di un bacio che non si ferma sulla guancia, di una carezza che cerca dove sei piu' sensibile, e infine del sesso come mezzo unico per cogliere l'intimita' di una donna.

Si puo' amare in silenzio?

Certo, se solo in silenzio si puo' amare.
Se la vita non concede altrimenti.
Se non esistono parole esatte per dirti 'ti amo'.

Si puo', si deve amare in silenzio, se siamo io e te.

Sunday, 5 February 2012

Forse volevo solo scoparti

(il 'tu' che segue è parte di un numero infinito di donne).

Forse volevo solo scoparti.
Mettertelo dentro, ma in verità avrei voluto dire 'essere dentro di te', e poi spingere spingere spingere, o, più sinceramente, unirmi, congiungermi, fondermi.

La fusione ...

Buffo che il sesso sia un compenetrarsi di corpi solidi, uno sfregarsi di volumi sodi, e che il suo successo sia infine uno scambiarsi fluidi, no?

Forse volevo solo scoparti.
E forse 'solo' è inappropriato in questo contesto.

...

La bellezza di una donna è ancora capace di distrarmi, e in misura eguale solo ad altre maledizioni, quali dolore, paura, tristezza, ma è una divinità che relego ad un mondo distante dal mio, a cui credo non per convinzione, ma per abitudine.

Fuor di metafora: non me la darai mai.
Non mi sbottonerai i calzoni per donarmi un pompino inatteso.
Non ti sdraierai nuda al mio fianco, così che possa scaldarmi al tuo seno.
E non credo ti convincerò a girare per casa senza nulla addosso di diverso dai miei occhi.

Tu, lei, loro.
Le altre.

Come fossi trasparente?

No, per carità.

Contro ciò che non si vede si può anche finire a sbattere ogni tanto, no?

Qui non si cerca ciò che, chissà perchè, si teme.

Mi riconosco tutta una lista infinita di difetti, e tra questi l'essere fisicamente deforme non è neppure il peggiore.
Eppure non riesco a considerare un po' superficiali, pavide, sciocche almeno alcune delle donne che non si sono volute avvicinare a me.

Per una scopata non c'era davvero di che aver paura.
Un paio d'ore di intimità, per forza di cose sarebbe stato diverso, ed allora come è possibile non avessi curiosità di come l'avremmo fatto?
Di quale cura avrei dedicato al tuo corpicino, del quale sarei andato a cercare ogni cellula di femminilità?

Cosa ci saremmo mormorati?
E come ci saremmo ricordati di noi come un unico corpo?

Se ne avrò forza, dovrò cercarti altrove.

Non voleva morire, l'amore

Non voleva morire, l'amore.

L'impronta della punta che lo trafisse, la trovi nella ferita profonda della mano di chi affondò il pugnale.

Non dico a tradimento, forse anzi per legittima difesa.

Non c'è una morale nei cocci dell'amore.

Nè quei frammenti si ricompongono in odio, rancore, fastidio.

Restano li, freddi, immobili e muti, ma equivalenti in massa al sentimento che un giorno significarono.

Non c'è morale.

C'è solo sangue.

Saturday, 4 February 2012

La più bella

Ho assistito, ieri sera, ad un gran numero di esibizioni di giovani artiste.

Gruppi di tre o quattro ragazze, ma anche alcune soliste, si sono proposte ad un pubblico chiassoso e rilassato, composto per lo più universitari bighelloni, cantando, ballando, recitando piccoli monologhi o improvvisandosi buffe macchiette alle prese con giochi di prestigio ed equilibrio.

C'era un'approssimazione gioiosa in quasi tutte, e del talento sparso qua e la.

Verso mezzanotte, lo spettacolo stava ormai per finire, sono uscito dal locale a respirare un po' d'aria pura, in attesa di decidere come concludere la serata.

Una delle ragazze, non la più carina, non la più talentuosa, a piedi nudi ho vista allora camminare di fretta sul selciato gelido.

Danzava come una dea, sulle punte saltellando, e i suoi gridolini gai erano musica celestiale.

Friday, 3 February 2012

Un addensante formidabile

Da quando mi sono trasferito nel Regno Unito, frequento salotti, sale da concerto, pub e ristoranti, e con un'assiduità che non ha riferimenti nel mio recente passato.

E' incredibile quanto riesca ad essere assente in dette circostanze, anche se le mie battute precedono risate piene d'allegrezza, e con pencolanti considerazioni su questo o quello catturino l'attenzione di qualche interlocutore interessante.

Ho pensato molto, stasera, mentre in un club ascoltavo della musica jazz in compagnia di colleghi ed amici.

Una bella ragazza bionda con un taglio degli occhi cuspidale, quasi mongolico, seduta ad uno dei tavolini davanti al nostro mi ha ricordato, in quei suoi tratti slavi, Alice.

Subito mi sono chiesto se con eguale facilità si possa trovare, in un locale affollato la sera di un venerdi di febbraio, un'individualità come la sua, con simili spigolature, non ne ho conosciuta nessuna ma necessariamente devono esistere, insicurezze, debolezze e frammenti di tutte le altre qualità che di lei ho amato.

Quanti locali ci sono in questa città?
Quanti nel Regno?
Quanti in Europa?

Ed è il caso che mi ha portato qui, e non a Monaco ad esempio, dove altre vite avrei avuto vicine alla mia, e dove ignote sarebbero state l'esistenze di coloro che oggi inizio a chiamare per nome, a riconoscere.

Possibile che sia solo il caso a scegliere?

Come può un rapporto umano avere senso, se una bizza del destino discrimina tra luoghi tra loro tanto distanti da rendere irriconoscibili le vite potenziali corrispondenti a due, tra infinite, scelte possibili?

Non è un bel pensiero, per nulla, perchè somiglia dannatamente ad un rassegnarsi, un adattarsi alla prepotenza impalpabile dei dadi.

Ho capito che non è così, non del tutto.

C'è un ingrediente, in aggiunta al caso, che pesa infinitamente, ed è quel formidabile addensante che è il tempo che dedichiamo a conoscere l'altro, ad amarlo.

E ho capito che esistono senz'altro individui straordinari, ma che rapporti umani straordinari non necessitano di qualità eccezionali quanto di dedicazione, pazienza, affetto.

Tremo rendendomi conto che tutte questo sono virtù che mi appartengono più da lunghissimi anni.

Il mal che muove il sole e l'atre stelle

Se c'e' un messaggio di fondo nel Don Giovanni di Mozart, e' un'affermazione sottointesa e prepotente circa l'esistenza del mal che muove il sole e l'altre stelle.

In questo caso, e' ovvio, forzo un concetto di 'divina' provenienza per adattarlo alle sequenze dell'opera, ai suoi personaggi.

Don Giovanni e', senza dubbio alcuno, il male assoluto, ed e' un errore addirittura tragico associarne la figura, le attitudini e passioni a quelle di un Casanova, ovvero quelle di un amante della bellezza, cioe' della donna, di per se' stessa (PS: Casanova era presente alla prima assoluta dell'Opera, che ebbe luogo in un teatro di Praga di fronte al quale con Alice mi sono ritrovato un giorno.).

Il sole, e questa e' un'opinione del momento, che potrei rivedere gia' nel giro di poche ore, e' Donn'Elvira: ingannata e fino all'ultimo innamorata di questo 'barbaro', incarna una speranza che e' testardaggine.
In un primo momento commovente, poi ridicola, almeno agli occhi degli altri, la sua anima e' infine esausta.

Elvira, adombrata, sfinita dall'ampiezza del male, dimostra con le proprie tribolazioni come sia assai piu' facile subire ingiustizia che produrre virtu', e come ad un limite superiore di beatitudine immaginabile, la realizzazione di un amore fedele e corrisposto, corrisponda un succedersi di livelli inferiori di dolore, cui la mente non riesce a prepararsi poiche' imprevisti, forse imprevedibili.

Le altre stelle sono gli ulteriori personaggi, Anna, forse la mia preferita in virtu' della sua forza e resistenza non solo al barbaro artiglio di Don Giovanni ma anche alle basse meschinita' di Ottavio, e poi Leporello, Masetto, Zerlina ...

Esula da questo elenco la figura speculare a quella di Don Giovanni: il Commendatore, 'chi che a me la vita die'', rappresentazione di virtu' eroiche e tuttavia statiche che compare solo all'inizio, soccombente, e alla fine, testimone della sconfitta del male ad opera del male piu' che vittorioso.

Questo messaggio, scritto in condizioni fisiche non ottimali, vuole essere il primo di una collezione di pensieri ispirati da opere del genio umano.

Immaginali come riflessi di una sorgente luminosissima su di una superficie opaca ed irregolare.

Scrivo nella speranza che tu riuscirai a ripercorrere a ritroso il cammino che dalla sorgente, traverso di me, trova conclusione nel tuo cuore.

Thursday, 2 February 2012

Ascoltami bene

Ascoltami bene ...

Prendi il tuo orgasmo più intenso, l'angoscia che ti ha perseguitato maggiormente, magari in forma di sogno, e un'intuizione profonda che hai raggiunto in uno stato d'estasi.

E considera anche i giorni interi passati a soffrire, coi nervi a pezzi, le ore di gioia gaia, l'entusiasmo, i brividi.

Nulla di inferiore saranno i limiti.

Quello sarà il nostro punto d'appoggio.

Tutto ciò che è all'esterno di quel contorno, esploreremo assieme, e sarà frenesia, e terrore, ed entusiasmo, e deflagrazione.

Perchè di quello sei, e siamo capaci.

Un giorno di monotonia, sarà peccato.

Spunti per racconti

Idee per un omicidio perfetto.

A, B e C sono tre scienziati di chiara fama.

A e B sono colleghi di lavoro e amici quasi fraterni.
A e C si conoscono appena.

C ha rovinato la vita a B, per motivi che verranno appena accennati nel corso della narrazione, e con meticolosità addirittura scientifica.

B ormai conduce un'esistenza di miseria intima atroce, per quanto all'apparenza sia ancora affabile, gentile, in condizioni di decenza.

L'unico che conosce gli spasimi dell'animo agonizzante di B è A.

A vuole uccidere B, e l'unica ragione è far ricadere su C la colpa.

Il luogo fissato è una stanza d'albergo di Vienna, città sede di un congresso scientifico cui A, B e C partecipano in primavera.

A attira C in trappola fingendosi B.

C viene stordito da un drink soporifero, e si sveglia nella stanza di B, riverso sul suo cadavere, con in mano il pugnale insanguinato commesso dall'assassinio.

Scavando nel passato, la polizia si convince della colpevolezza di C.

Una volta condannato a carcere a vita C, A è libero di suicidarsi e ricongiungersi così al suo fraterno amico.

Uno strano concetto

Che strano concetto che è 'distanza'.

...

Forse smettiamo di sentirci soli solo quando siamo esausti, e rinunciamo a sogni, idee, progetti.

Forse è per questo che ho deciso di fare il giramondo, chè per forza di cose precipitare in esperienze nuove infonde, almeno per un attimo, la volontà di 'andare avanti', fosse anche solo per conoscere una città nuova, imparare a riconoscere lo spirito della sua gente.

...

Te lo confesso: non riesco ad avere un'idea lucida di me stesso.
E penso di essere un po' confuso, e stanco.

Wednesday, 1 February 2012

Ti amerò piccina e scalza

[Scrivo in preda ad una visione. Quanto segue è sovrapposizione di un'infinità di pensieri].

Non sarò io a farti battere forte il cuore, nè ti sfinirà l'attesa di una lettera, di una telefonata, se la firma in calce, o la voce all'apparecchio saranno la mie.

Non ti prenderò per mano, per portarti via in un luogo segreto, e li spogliarti, e li fare l'amore con te.

Un altro ti sarà accanto nel letto, e ritroverai il suo viso, non il mio, nella nuova vita che un giorno crescerà dentro di te.

Nessun altro quanto me però ti amerà piccina e scalza.

Nessun altro ti guarderà tanto innamorato quando la schiena, tremante, s'incurverà incapace di sostenere la massa del vivere, e il frantumarsi di sogni ti pungerà le mani con l'ovvia e cruda verità del mondo.

...

Versale a me le tue lacrime, amore.

Lasciati avvicinare quando allontanerai perfino lo specchio, e che i miei bacini corrano sulle manine chiuse a pugno, e sulle orecchiette infreddolite, per illuderti ancora una volta, per un altro po', che la vita è davvero quella che abbiamo in mente noi.

O tu, o voi.

La notte

Scrivo questo messaggio ben sapendo che sara' forse il piu' volgare, esplicito, pornografico di tutto il mio diario, ed e' questa premessa un consiglio di non proseguire per chi preferisce il Gio deforme, dispensatore di sardonici giudizi, o quello, improbabile, amante della filosofia o osservatore etereo della bellezza.

Di sesso io so davvero poco, e di quel che immagino in larga parte la pornografia ha responsabilita', che' anche se e' triste a dirsi la sessualita' per me e' difatto da essa non disgiunta.

Allora in questa condizione di ignoranza, ma per certi versi di privilegio, mi sono fatto delle idee circa le diverse pratiche, il loro essere accettate o meno, e piu' o meno praticate.

Se il sesso vaginale e' mediamente considerato il piu' normale e canonico, con una preferenza, per cosi dire etica, per quello che permette un contatto diretto tra gli occhi degli amanti, diverso e' il giudizio per l'orale.

Un pompino e' qualcosa di realizzabile anche in circostanze immediate, dunque vivacizza in quanto rapporto galeotto, ma per certi versi suggerisce una certa gerarchia, e allora quella vena di sottomissione galvanizza l'uomo e costringe la donna a interpretare una parte non sempre ambita.

Certo, anche all'interno di questa pratica puo' realizzarsi un controllo della donna sull'uomo, ma in questo caso e' richiesta una padronanza del se' non comune, che' solo quella puo' far condurre le danze a chi e' sulle proprie ginocchia intenta a succhiare avidamente.

Dopotutto forse e' proprio la capacita' di dar piacere che puo' rendere la donna di nuovo dominatrice, anche se dal basso, e qualcosa di non troppo diverso accade anche nel caso del sesso orale praticato dall'uomo, con la piccola differenza che io sono certo che il piacere in tal caso non e' solo donato, ma anche goduto, mentre anche sforzandomi non riesco a immaginare il piacere in una donna che fa una pompa.

Il culo resta una grande incognita, in ogni senso.

Non ho minimamente idea di quanto sia comune il sesso anale: certamente e' un'ossessione per gli uomini, e non solo perche' piu' stretto attorno al cazzo stringa l'ano della fica: piuttosto e' una questione di raggiungimento, conquista, del dono piu' prezioso.

Una donna che ti da il culo ti rende partecipe di un suo segreto, e ti sceglie come complice della pratica piu' ardita e intima, e se e' solo con te che giura d'averlo mai fatto, tu sai immediatamente di essere il suo uomo.

Come per il pompino, non e' chiaro vedere un atto di sottomissione scontato in questa forma di sodomia: se la donna ne e' capace, puo' amministrare tale pratica senza renderla garantita, automatica, ottenendone un potere di persuasione e comando immenso.

A quel punto l'uomo, forse senza rendersene conto, sacrifichera' buona parte della sua dominanza pur di poterla inculare almeno qualche volta, nel climax di un gioco nel quale le parti si confondono e mutano in continuazione.

Questa e' la premessa al pensiero di ieri notte.

Ho pensato che tu ed io vivevamo e dormivamo assieme ormai da mesi.

In tanto tempo mi ero ormai abituato ai tuoi incubi, e al rito purificatore che ne seguiva.

Qualcosa di simile, mi dicevi, era consiglio di Figaro e Susanna: 'alle pene conpensi il piacere', vero?

Ti agitavi nel sonno, e mi svegliavo sempre un attimo prima che il terrore ti portasse a riaprire gli occhi.

Allora, sudata, spaventata, senza dirmi una parola sgusciavi fuori dalle coperte, per andare un attimo in bagno.

Tornavi che eri gia' nuda, e tenevi le tue mutandine in mano.

Le dite le avevano infilate nella fica perche' ne prendessero l'odore.

A letto, sempre muta, e in silenzio pure io, con quelle mi carezzavi le guance, perche' ti sentissi gia' umida e profumata.

Intanto con la mano scendevi con grattini meticolosi fino in basso, e un po' carezzavi le palle, un po' facevi su e giu' stringendo per farlo diventare duro.

Quando era pronto, mi salivi sopra, rigida e attenta.

Con le mani poggiate sul bacino ti tenevi in equilibrio, che' le gambe, tenute aperte, un po' ti sbilanciavano in avanti.

Su e giu', su e giu', ed io non dovevo far altro che tenerlo dritto.
Su e giu', ed eri blu e d'avorio nel buio della stanza, ed eri concentrata a raggiungere il piacere, a scacciare il male dell'incubo.

Quando eri soddisfatta, ti rilassavi e, lasciandoti cadere, sgattaiolavi fino al mio orecchio.

Non dovevo vederti, non volevi che ti vedessi, mentre mi sussurravi 'E adesso mettimelo nel culo'.

Questo e' cio' che ho capito, e davvero non sono mai riuscito a immaginare il tuo sguardo mentre me lo chiedevi, che' se facevamo l'amore di giorno non capitava mai di finire li, ne' di tornare a parlare di quello che capitava la notte dopo gli incubi.

Cosa fossimo in quelle notti, quanto fossimo differenti dagli amanti del giorno, dai lettori di poesie, scrutatori di film, attenti appassionati di musica, io non sapevo nè so, ma non ho mai smesso di amarti, e forse sono in attesa di un tuo cenno, o forse invece mi nutro di questi silenzi.

Tornare a guardarti

E' stata freddissima la notte, e al mattino le coperte erano in mucchio raccolte, ed io, rannicchiato sotto, ero come una bestia che sorpresa da gelo si rifugia in una tana sotterranea.

E' nella brughiera sassosa, aspra e accidentata, avvolta da una fitta nebbia, che ti incontro.

Affiorano dal terreno argilloso pietre aguzze e macchie scure di cespugli, a perdita d'occhio, fino all'orizzonte lontano.

E' in questo luogo inospitale che si rifugiano gli esseri umani, quando troppo intenso è il dolore, o cresce oltre il sopportabile la differenza tra il sè e la moltitudine.

Sei di casa in quel luogo più di quanto lo sia io, e non ci scambiamo che un breve cenno quando, un poco di sorpresa c'è sempre in entrambi in simili circostanze, ci ritroviamo vicini.

Hai allestito un piccolo campo, una tenda, un cerchio di pietre nel quale danza tremulo il fuoco, che ora stai smobilitando.

Sei pronta per ridiscendere il sentiero, è forse più insidioso della brughiera stessa, che conduce giù, dove sono gli altri, e non mi meraviglia che non mi chieda di accompagnarti, nè che tu voglia rimanere sola.

Sei nel mio cuore quando mi allontano, e quando, da un'altura remota, ti vedo compiere gli ultimi gesti, spegnere il fuoco, radunare le tue cose, prima della partenza.

S'è fatto più scuro, e freddo, e rabbrividisco.

Ho la tentazione fortissima di tornare sui miei passi, ed osservarti da lontano nella difficile discesa almeno, se non posso essere con te.

Potresti scivolare, e allora la presa di una mano amica potrebbe salvarti.

Ma io so bene che non è quello il mio ruolo.

Il mio è quello di amarti da lontano.