Tuesday, 31 January 2012

Uomo e natura

Ci sono tutti gli ingredienti, e non mancano gli indizi.

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Una città misteriosa, oscura senza darlo ad intendere, un rifugio sicuro, ma solo per istrionici architetti di trame umane, meta e luogo di partenza, e centrale come può esserlo solo un punto in un piano infinito.

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Nei miei studi di naturalista non ho mai permesso che prendesse di me controllo l'infatuazione per un ordine di origine, per così dire, umana.

Non ho mai cercato di piegare fenomeni indipendenti dall'uomo a schemi, coincidenze, ricursioni che non fossero matematiche o geometriche, e ho levato la mia voce contro le dottrine incomplete dei pitagorici, ma anche contro quelle paradossali di Zenone.

Contro l'evidenza nulla può un sofismo, e anche se comprendo il terrore di scoprirsi in errore, nutro risentimento carico di violenza per quanti, in segreto, tentino di nascondere le proprie debolezze, e costruiscono allora complessi articolati di pesi e contrappesi, dimostrando, in modo fallace, è ovvio, come un'instabilità di fondo delimiti l'intorno modesto nel quale si sono arroccati, ma egualmente non contribuisce al progresso del sapere chi si limita a sottolineare la fallibilità altrui.

La paura dell'instabilità ...

Io non contesto quest'analisi, ma solo in senso locale: so bene che l'esistenza di un numero non esprimibile come rapporto di interi, la consapevolezza dunque che il sistema filosofico ed etico dei pitagorici si basi su un assunto fallace, possa far crollare quell'insieme di norme perfino pratiche che reggono la politica di una polis, e tuttavia ritengo folli quanti vedano nel dissolversi di una filosofia, la propria, la fine, definitiva, del sapere in senso lato.

Per quanto riguarda l'umano, tuttavia, non ho mai considerato nulla assurdo, poichè in prima persona ho testimoniato, rappresentato a volte, la follia del pensiero.

La coincidenza di questi due atteggiamenti, il rigore e la flessibilità, in definitiva il fondersi di ordine e fantasia, mi hanno portato ad indagare l'uomo, il suo confrontarsi con la natura, con sommo profitto, e l'atomo ha contemplato il delitto, e l'intrigo si è nutrito delle traettorie circolari degli astri nella sfera celeste.

Così è nata la mia opera di indagine naturale della storia dell'uomo, e così ho scoperto, oramai ne sono sicuro, l'ubicazione esatta di Atlantide.

Cartesio, Newton e le forze invisibili

Un'idea origina solitamente da un punto ben preciso, in quello che potremmo definire come lo spazio delle fasi della mente, e pero' basta un istante per scinderne la massa originale in frammenti minuscoli, che come soggetti a scattering multipli seguiranno traettorie ordinate ma imprevedibili, per finire, rotolando, scivolando, fuggite lontane dal principio.

Nel tratto che lega tra loro questi atomi, c'e' forse la definizione di 'ragionamento', non credi?

Se penso a Cartesio, Newton e le forze invisibili, immediatamente mi torna alla memoria Alice, che davvero ho conosciuta inizialmente discutendo con lei di Descartes, e delle degenerazioni peggiori delle sue dottrine, torti imperdonabili dei quali non ero a conoscenza.

Di li poi, come in un problema non lineare, partono ramificazioni infinite su il senso di un incontro, la ricerca della bellezza, la consolazione, dolce, della sua esistenza oggettiva.

Mi richiama all'ordine il concetto, sfiorato appena ma gia' solido, delle forze invisibili, che valsero a Newton, e non a Cartesio, il titolo di padre della fisica moderna.

Pochi secoli fa, era davvero arduo per la mente accettare che una forza non avesse bisogno di continuita' di contatto per propagarsi, e dunque per spiegare i fenomeni gravitazionali si ricorreva a complessi meccanismi di fluidi, e altre storture della mente, prive di logica perche' legate ad un principio semplicemente errato.

E' buffo come spesso davvero un assunto iniziale, falso, forzi la mente a congetture di insostenibile pesantezza, laddove almeno un 'ansatz', cioe' un tentativo, potrebbe cercarsi proprio mutando appena le ipotesi di ingresso, trovando cosi soluzioni ovvie, semplici, complete.

Non si fa in fisica, non l'hanno fatto molti dei fisici piu' illustri della storia, e non mi sorprende non sia abitudine neppure nel campo di studio che tocca noi tutti, ovvero la nostra vita, il suo intrecciarsi a mille altre esistenze.

Ci sono forze invisibili che impediscono, impongono, stravolgono.

Ho riflettuto recentemente su questo, e ho cercato di inquadrarlo in un contesto davvero fisico, mettendo a sinistra di una relazione, un'ambiziosissima equazione questa, lo riconosco, la legge che governa l'agire umano, e a destra la 'sorgente' che determina nello specifico lo stato attuale in cui precipita l'astratto.

Cosa mi impedisce di dire ad una bella ragazza che mi piace?
O viceversa, cosa altera il tono della voce, e obbliga ad esprimere qualcosa che sappiamo benissimo essere falso, crudele, ingiusto?
Cosa supera in intensita' l'etica, i desideri, la ragione?

Potresti dirmi che spesse volte e' ruolo dell'astuzia l'inganno, ma io qui intendo qualcosa di differente, che non esige che un istante, e nessun ragionamento, per intervenire, con violenza, nelle nostre vicende.

Nescio, sed fieri sentio, et excrucior.
PS: ho mal di testa e soffro ancora dei postumi di un malanno. Non fate caso al non senso di questo e altri scritti.

Monday, 30 January 2012

Bellezza e sensualità

E' chiaro che bellezza e sensualita' sono disgiunte, e quante ragazze sono belle, e quante donne sono sensuali!

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La notte, i miei sogni sono popolati da donne dalla pelle ambrata, riservate ed ardenti, e da una fatina bruttina, ma dai capelli lunghi e nerissimi, che scivolavano su una schiena nuda e magrolina che si inarcava flessuosissima preda di amplessi intensi, che ne scioglievano ogni freno.

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Noi eravamo occhiali lasciati sul comodino, sguardi di sfide infinite, un annuire muto, ed avevamo il contatto fisico come unico linguaggio.

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Ho desiderato ardentemente donne non graziose.

Davvero se penso a quelle che ho amato, non sono sicuro del tutto della loro bellezza, ma sicuramente molte delle ragazze che ho guardato con piu' interesse, non erano attraenti.

Ne ricordo una, appunto la mia fata bruttina, che era veramente uno sgorbietto: piccolina, senza forme, lievemente incurvata la schiena, con un viso incolore e rovinato da una dentatura pronunciata, ma con dei capelli lunghissimi d'ebano.

La devi immaginare lieve, soave, e con gambe che erano zampette di ragno mentre si muoveva su una pista da ballo, o gironzolava per i corridoi nelle ore di lavoro.

Era nel mio letto la notte, e della sua piccolezza faceva tesoro, e piu' stretto era il contatto, ed incandescenti, osceni, segreti impossibili da sospettare i gridolini, e frenetiche le preghiere di possederla con piu' vigore, di riempirla completamente, in profondita'.

I suoi capelli tutta l'avvolgevano, ed avevano il profumo del sesso che sfioravano quando si dimenava in preda alla nostra follia.
Nuda, lasciava che le punte scendendo giù le carezzassero i glutei, al roteare lento del collo, ed era allora definizione di malizia il suo sguardo, e di passione il primo passo che l'avvicinava a me.

La sua non era una sensualita' esibita, per nulla: era tutta nell'immaginazione di noi due.

L'italiano e' una lingua meravigliosa

L'italiano e' una lingua meravigliosa, e di questo ho cercato di convincere una bella ragazza svedese che ho incontrato recentemente a una conferenza.

In tutta franchezza, in nome dell'amore per la poesia e la prosa, mi sono proposto di darle qualche lezione di grammatica, di insegnarle almeno i rudimenti dell'italiano.

E le ho voluto spiegare, per prima cosa, una particolarissima peculiarita' della nostra lingua, ovvero che, diversamente da altri, noi quando parliamo esprimiamo verbalmente, e non con una breve pausa, la 'virgola'.

'Yes, I know it sounds strange, but indeed we have words that express the concept of 'comma''. Now, let me teach you them: whenever you want to mean 'comma', you have to say 'Gio sei bellissimo''.

Nulla eguaglia la bellezza dell'attimo in cui dubbio, incredulita' e allegrezza si incontrano sul volto di una donna.

Nulla.

Sunday, 29 January 2012

Il diritto di essere puttane

Io esigo che alle donne sia riconosciuto il diritto di essere, nei limiti ragionevoli della legislatura, quel che desiderano, perfino puttane libidinose, maliziose spillatrici di soldi a gonzi in crisi di mezza età.

Deve essere inculcato nelle teste di cazzo degli uomini bastardi che una donna deve poter fare quel che le pare del proprio corpo.

La parità dei sessi non si raggiunge garantendo condizioni di eguaglianza nelle attività lavorative, identici diritti civili: trae piuttosto forza e presa nel senso comune proprio quando attiene alle viscere, ai desideri e ai meccanismi più intimi e primordiali.

Bestie.

Una sarta di Veneziain

E' assodato: il mio inconscio ha dimestichezza con nomi, vicende e strategie del vivere che mi sono quasi del tutto ignote.

Sono a Torino, e sto passeggiando con Justin Biebier, un cantante teen ager di cui non so assolutamente nulla, se non che è suo il video più popolare su Youtube di tutti i tempi.

Justin è un nome d'arte, e anche la scelta di cantare in inglese fa parte di una strategia di marketing: in verità lui è proprio piemontese, e fiero del proprio accento sabaudo.

Mentre sono li che ascolto le sue lamentele, data la figura pubblica che rappresenta non può esprimere nulla di sè stesso, e provo una simpatia per lui nonostante, mi confessa, sia un sincero, accanito sostenitore del governatore piemontese, un leghista con i riflessi di un ghiro in letargo e una fronte comunque troppo ampia, vedo venirmi incontro, vestita senza cura, triste, malinconica, una donna che ricordo di aver conosciuto ad un pranzo di Galà o qualcosa di simile.

Mi sbarazzo senza troppi riguardi di Justin, per me la priorità è sempre 'lei', ed donna più che femmina, e mi avvicino.

Basta un attimo, e tutto torna chiaro nella memoria: è una delle più note e pagate manager europee, ed un'immigrata anche lei, che ha lasciato l'Italia per diventare una giramondo.

Sempre in movimento, è sempre in ritardo o in anticipo.

Non è bella, ma l'amo.
D'altra parte tu sai quanto faccia presa sul cuore una lacrima, e quanto ancora più profondo sia il sentimento, se lei fa di tutto per trattenerle.

Lei non lo sa, ma io sono una sorta di semi dio, e il mio compito è quello di alleviare le sofferenze dell'umanità, quelle di un cantante pressato dal fanatismo, quelle di una donna che sta sprecando la propria esistenza.

Le chiedo di essere sincera, come faccio sempre con chi amo.

'Dimmi il tuo sogno, dimmi cosa davvero desideri dalla vita'.

E' confusa, di più: è nuda.
Lei, la direttrice di banca, l'organizzatrice di vite, la burattinaia di mille esistenze, compresa la propria, fatica a lasciarsi andare.
Teme l'ingiuria, l'umiliziaione.

Infine cede.

'Vorrei essere una sartina di Venezia, ma come potrei ...'.

Le faccio segno con il dito di fare silenzio.

'Domani riceverai un telegramma. Una tua lontana parente ti lascerà in eredità una bottega a Venezia. Tu lascerai ad altri i compiti che ti hanno fino ad oggi perseguitata, e sarai una sartina di Venezia'.

Oscar Luigi Scalfaro

Ho appreso con dolore della morte di Oscar Luigi Scalfaro.

E' stato l'unico presidente della Repubblica di cui abbia seguito direttamente le vicende che abbia stimato davvero, ed uno dei pochi politici che abbiano provato ad opporsi al disfacimento di quel concetto astratto, il senso dello stato, di cui tutti patiamo conseguenze, e cui pure in molti collaborano ancora oggi.

Non voglio neppure nominare Cossiga, e già Ciampi era troppo denso di patriottismo e circondata da fanfare per essermi congeniale, e Napolitano oggi rappresenta il vecchiume del comunismo che, invece che spegnersi con le vicende tragiche della storia marcisce e striscia nei palazzi.

Il mio presidente è morto oggi, ed era un vecchio democristiano, bigotto e coraggioso.

Thursday, 26 January 2012

Così si fa

Onestamente, credo d'essere una delle persone più gentili, miti e pazienti del mondo.

Ciò detto, il mio fastidio per l'umanità inizia ad assumere forma di odio, e l'insofferenza, oggi fredda rabbia quiescente, ambisce ad un nome più severo, qualcosa a metà strada tra strage purificatrice o olocausto dei deficienti.

Non sopporto una quantità infinita di persone.
Ci sono intere categorie di individui che mi disgustano sommamente.

Prendi quelli che trattano i vecchi come fossero tutti dei rincoglioniti.

Se ne stanno li, nella migliore delle circostanze facendogli moine, complimenti, rendendoli oggetto di giochini e minuzie, invece di considerarli per quello che sono, ovvero persone che hanno vissuto l'esperienza tragica della guerra, conosciuto privazioni e paure che oggi non possiamo nemmeno immaginarci, e passato attraverso le vicende di una vita lunga e quindi, quasi sempre, stellata di dolore, pensieri, e, non ultima, provata dall'avanzare inarrestabile ed osceno della vecchiaia.

Perfino quando ancora lucidi, invece di ascoltarli, li usano come fossero bambolotti, e si convincono magari perfino di render loro un omaggio, e non si rendono conto di umiliarli, nè soprattutto di essere incapaci di scrutare dentro di loro.

Di mio, ho sempre venerato i vecchi, e quasi tutti.

Ben pochi ho trovato privi di fascino, e perfino i prepotenti, gli avidi, gli egoisti mi hanno offerto qualcosa: un punto di vista differente circa i rapporti umani, un'immagine più evocativa di queste follie dell'animo umano, che mai come quando trovano dimore in corpi deboli e afflitti stordiscono di vergini e nauseano.

Oh, il tempo a mia disposizione è finito.

Sarò via qualche giorno.

Supponi ...

Supponi per un istante di essere immortale, e di aver gia' vissuto il tempo che corrisponde a centinaia, migliaia di esistenze, o di poter avere esperienze di vita multiple e contemporanee.

E' facile identificare una sorta di 'vita media' in tal senso: in un ciclo di nascita e morte continuo, o anche in una primavera immutabile, o nella sovrapposizione di applicazioni differenti del vivere, lo scorrere del tempo ti avra' visto o vedra', spesso, coinvolto in relazioni affettuose ordinate, intraprendere occupazioni di burocrazia o ufficio, ed essere, in definitiva, entro i limiti del buon senso e della consuetudine, oserei dire per definizione stessa di 'media'.

Di questa normalita' potresti perfino aver noia un giorno, che' dopotutto 'gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo' si puo' tradurre in mille modi diversi, e cogliere anche nel senso della capacita', unica, della monotonia di dissolvere persino la roccia, ovvero della noia di disintegrare ogni gioia di vivere.

Avresti forse perfino la tentazione di sconfinare, osare oltre il limite sicuro, stabile e fermo del buon senso.

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Io vivo come un immortale annoiato, che ha voluto provare una combinazione folle di elementi, con la speranza di ricavarne un sapore nuovo, un punto di vista inatteso.

Ieri sera sono andato a far la spesa, e mi sono vergognato di quel che alla fine ho portato alla cassa, terribile banco di prova e giudizio di un fallimentare trascinarsi.

Il carrello di un single che non ha forze per volersi bene, vaschette di prosciutto venduto sottovuoto, focaccine da consumarsi prima di, pasta da infilare in forno per tot minuti, qualche barretta di cioccolato al latte, davvero traducono in contante l'avvilente condizione di un debole.

Quando rinunci al risotto, e non cerchi le cipolle migliori, e non metti in conto quella mezz'oretta necessaria per farle rosolare bene e mischiare assieme i varii ingredienti, dai un valore di puro consumo al tuo pasto.
E cosi il sonno, cui ti avvicini senza riti preparatori che siano minimamente piu' complessi di quelli imposti dall'igiene, e cosi pian piano l'ascolto della musica, e cosi' un giorno, lo so, perfino la contemplazione della bellezza delle donne.

Wednesday, 25 January 2012

Il tempo

Cos'è il tempo?

Io non ne ho un'idea precisa, ma so che non può essere comprato.
So che spesso si perde, e a volte si spreca.
E so che può essere barattato, raramente ma traendone un profitto immenso, con dei ricordi.

I nostri, ad esempio.

Ti abbraccio.

(ps: mi sto dimenticando l'italiano! Si dice 'barattare con' o 'barattare per'?).

Un vecchio signore gentile

Di Bertrand Russell non ho letto che pochi saggi, e per lo più di natura divulgativa, tralasciando i testi tecnici e avanzati, che non essendo un logico nè un matematico non sono alla mia portata.

La prosa di Russell, mi riferisco a traduzioni in italiano, ma non fatico a credere che il mio giudizio si possa traslare anche agli scritti originali, è sorprendentemente semplice, e il suo argomentare non particolarmente acrobatico o vibrante.

Certo, capita di trovare frasi lapidarie, capaci di condensare in poche parole concetti sottili e illuminanti, ma più spesso si scopre senza stupore il punto di vista di Russell, che più che a meravigliare punta ad educare, con metodo, il lettore.

In questo senso, emerge la natura di scienziato, non di letterato, di Russell, e anche se in un certo senso questo rende la lettura meno avvincente, quasi noiosa, si guadagna in chiarezza e convincimento.

Ieri notte ho provato a considerare Russell solo come divulgatore, ignorando i suoi contributi tecnici in materia di logica e matematica.

Si è formata così nella mia mente una figura esemplare di vecchio signore gentile, oggi si direbbe sobrio, la cui massima qualità non era tanto un'intelligenza superiore alla norma, di una tale virtù ci si può rendere conto godendo dei lavori tecnici di cui parlavo prima, ma una eccezionale libertà di pensiero.

Non è alla portata di nessuno di noi il genio di Russell, ma non reisco ancora a convincermi che la più autentica libertà di pensiero ci sia interdetta.

Il mio non è un panegirico di Russell, un'esaltazione euforica della sua figura.

Macchè, tutt'altro!

La conclusione del mio discorso rappresenterà, te ne renderai conto subito, una sconfitta su tutta la linea.

Negli anni '40, ai tempi Russell era già un vecchio signore gentile, forse settentenne credo, e aveva già prodotto gran parte dei propri scritti, venne offerta al matematico inglese una cattedra all'Università di New York.

Quando la notizia si diffuse, provocò grandi malumori: intervennero il Vescovo e altri notevoli deficienti della città, e tanto dissero e tanto fecero che nonostante il supporto e l'elogio pubblico di Einstein e altri grandi l'Università dovette rescindere il contratto.

Questi imbecilli, capitanati oltre che dal detto Vescovo anche da numerosi politicanti da strapazzo in cerca di voti di beghine e coglioni, sono sempre la maggioranza a questo mondo, s'accanirono contro Russell accusandolo di essere "un arido e decadente difensore della promiscuità sessuale", e un empio che "tollera l'omosessualità e, oserei dire, l'approva".

Vinsero, i mediocri, e Russell dovette rinunciare all'insegnamento, nonostante fama e merito.

Lo vedi il paradosso?

Fama e merito nulla poterono contro la sua libertà di pensiero.

E se hai dentro solo questo fuoco, in parte distruttivo, non si può non ammettere, e non possiedi qualità superiori, non hai che una solitudine infinita attorno a te.

Spunti per racconti: Gio e i Sons of Anarchy

Avrete sentito sicuramente dei blocchi stradali che stanno interessando in questi giorni mezza Italia.

Qui ne sono giunti solo gli echi, e voci di disperazione e infliltrazioni mafiose hanno reso, come sempre del resto, incomprensibile la questione, mischiando diritti e soprusi.

Mi ha impressionato un filmato in cui degli scioperanti occupano un tratto di autostrada, imponendo ai camionisti in transito di fermarsi, di aderire alla serrata.

Ho visto scene di follia e violenza, di intimidazione e viltà, e ne ho tratto lo spunto per un racconto.

Magari un giorno ne scriveremo a quattro mani, ti va?

E' solo un appunto, e traslo tutto negli USA, per render il tutto più frenetico, violento, credibile.

Ambientazione: un'autostrada da qualche parte nei dintorni di Charming, California, in un giorno di gennaio.

La circolazione dei mezzi pesanti è resa difficoltosa, quasi impossibile, e ben pochi sono i TIR che riescono a superare gli sbarramenti degli scioperanti.

Io sono l'autista di un camion leggermente diverso dagli altri.

Il traffico ha rallentato l'andatura di marcia, e all'altezza di un grande spiazzo di fatto si procede a passo d'uomo.

Vedendomi sopraggiungere, mi vengono incontro gli scioperanti, e cercano di impormi lo stop.

Diversamente da quanto potresti aspettarti, non sono made in the USA, ma hanno invece un marcato accento russo, e a dirla tutta non sembrano proprio dei camionisti ...

Beh, rimando a un altro giorno una caratterizzazione più adeguata, ora giungo subito al quid, al seme del racconto.

Mi minacciano, ed io allora semplicemente abbasso il finestrino, e spiego loro che sto trasportando armi per i Sons of Anarchy, e che se quel carico non arriverà a destinazione entro breve ... beh, non sarò io a prendermene la responsabilità.

A quel punto, imprecando in russo e sputando sul finestrino, un tizio tira fuori un revolver, spara agli pneumatici del mio mezzo e di fatto mette fine ai miei tentativi di persuasione.

Io stesso me la vedo brutta, e riesco a cavarmela solo approfittando della confusione, del trambusto seguito alla sparatoria.

Beh, alla fine se la prenderanno loro la responsabilità, vero Tiggy?

L'idea di un'alleanza tra noi ed i Sons, di 'noi' ho già parlato una volta in un vecchissimo messaggio ormai sepolto che forse rianimerò, venne a me.

Da un po' di tempo tenevo sotto osservazione i Sons: sapevo che mi sarei potuto fidare di Jax, il mio non sarebbe stato un ricatto quanto piuttosto un alleggerirlo di segreti troppo grandi da tenere tutti per sè, ed ero ben consapevole di quanto noi saremmo potuti essere utili loro.

Così un giorno, senza tanti convenevoli, mi presentai al loro garage, solo e disarmato.

Buttai li un paio di dettagli che loro credevano segreti, cose che, se note alla polizia, ne avrebbero sbattuti al fresco un buon numero, e subito ottenni la loro attenzione, compresa quella non propriamente piacevole di Tig e Happy.

...

E la Rosina bella ...



Venere la cenere, giove le ove, mercole le nespole, marte le scarpe, lune la fune, e la Rosina bella la va' al mercà, e la Rosina bella la va' al mercà

Stanotte ho fatto mille sogni.

In uno, casa mia era diventato uno studio medico, e senza che me ne accorgessi, di fatto rendendomi conto solo ad un certo punto della presenza di una donna, medico appunto, che senza dirmi nulla aveva fatto della cucina la sua 'surgery'.

Inizialmente stavo dormendo, ed avevo solo un'idea vaga di quello che avveniva attorno a me, ma infine sveglio, atteso che una paziente, anziana ed elegante, finisse di essere visitata, mi decisi a parlare con la dottoressa.

Non ero animato da cattive intenzioni, ma piuttosto da stupore, quasi il avevo timore di essermi dimenticato di una promessa, di un contratto regolarmente firmato tra noi.

La raggiunsi in cucina, dove diversamente dal solito era tutto in ordine perfetto, e iniziammo a parlare.

Mentre era davanti a me, nel bel camice bianco il suo corpicino esile era tremendamente sensuale, e una cuffia calata in testa ne esaltava i modi pudici infiammandone la femminilità, di lei mi prese un desiderio carnale addirittura violento, ed in un qualche modo finimmo immediatamente per fare sesso.

...

Ero felice di essermi sistemato, capisci?

Semplicemente: con una donna che mi teneva la cucina in ordine, e che al momento opportuno abbava la zip dei miei pantaloni e, lasciato cadere il camice sul divano, sollevava la sua gonnellina.

La cosa più sorprendente, era volerle bene, teneramente.

La mera attrazione sessuale era sufficiente, e volevo prendermi cura di lei, e farla godere, e al di la del mio piacere, ed aiutarla nelle piccole cose della vita.

Gli altri sono stati sogni di racconti epici e fantastici.

Tuesday, 24 January 2012

La donna piu' brutta del mondo

A me, personalmente, Maga Mago' sta molto simpatica.
Mi piace davvero a dirla tutta!

La fa facile lui, il vecchio Merlino, ma provate voi a nascere brutte come la fame ed avere sempre il sorriso sulle labbra!

E la vecchiaia, cosi' indulgente con gli uomini, li rende saggi, autorevoli, e' poi tanto crudele con le donne, cui strappa via, se mai ne hanno avuta, ogni bellezza, fino a ridurle a globi informi di carne, e non passeggiano piu' leggiadre e scrutate di nascosto in giardini e parchi, ma sono come macchie rapprese agli angoli delle strade, visi gonfi e lucidi di creme, cespugli di capelli grassi e ciondolare di seni ormai sgraziate ghiandole svuotate.

Eppure, una donna, anche se orribile, puo' rimanere meravigliosa, amabile.

Maga Mago', in questa classifica di donne bruttissime, occupa un posto dignitoso, quello cioe' di chi, incapace di accettare se' stessa, si isola, ed e' aggressiva solo con chi insiste a punzecchiarne l'orgoglio ferito e vinto, ma non ho paura di elencare in questo numero la mia stessa dea, quella M. Yourcenar che, vecchia, non rappresentava piu' con il corpo nessun ideale di bellezza, e che tuttavia aveva nell'anima una scintilla addirittura abbacinante, e rimase affascinante anche se ormai sfatta, e travolta dall'incedere superficiale del tempo era solo la sua avvenenza meno significativa.

La bruttezza in senso stretto, in effetti, e' altra cosa.

Matematicamente, somiglia piu' ad una somma di addendi che non ad un prodotto di fattori: e cosi per essere orribile una donna dev'esserlo in ogni senso, e la grazie del corpo deve mancare quanto la profondita' d'animo.

La sapienza dell'ultima M. Yourcenar, la sua capacita' di tracciare con precisione sorprendente il solco piu' breve e semplice benche' non lineare tra due concetti, qualita' che secondo me la definisce piu' d'ogni altra immensa ed unica, sovrasta addirittura impietosamente sul deteriorarsi della bellezza che pure da giovane crebbe in lei, e che forse per prima mi avrebbe innamorato.

E d'altra parte ammetto che l'appariscenza impudente di certe attricette, la sensualita' esplicita, volgare, di molte sciagurate sono sufficienti, almeno nel breve, a imbambolarmi, rapirmi, sedurmi, anche se i loro crani sono vuoti, e cavi i cuori.

La sto tirando per le lunghe, e tanto ormai hai capito dove voglio arrivare ...

La donna piu' brutta del mondo e' quel cesso sgangherato di Rosy Mauro.

Seguo con interesse le vicende della Lega Nord, e spero nel profondo che l'ala piu' intransigente, quella che ha in Maroni il suo leader, prevalga sul cosi' detto Cerchio Magico, impresentabile intruglio di mediocri politicanti inzaccherati di merda e gonfi di xenofobia e populismo a occultare scheletri nell'armadio e patti scellerati.

In questo contesto emerge prepotente la figura, orribile, di Rosy Mauro.

Di questa donna tutto mi disgusta: la voce, che tradisce in ogni istante complotto, insofferenza spiccia per l'altro se avversario, deferenza falsa se utile potente, dunque l'ipocrisia, l'aspetto, non ne saprei dire l'eta', ma sono sicuro che gia' giovane appariva una promettente vecchia megera, e il fatto che, sicuramente consapevole del proprio viscidume, diversamente da Maga Mago' non se ne stia a casa, a piangere o maledire il fato, ne' ovviamente come M. Yourcenar si prenda cura dell'anima propria e del mondo, ma abbia l'ardire brutale di fare politica.

Monday, 23 January 2012

La bellezza di un fiore calpestato

La bellezza che più amo è quella di un fiore calpestato.

Capita di scoprirne, ma sempre piu' raramente, chè sono nascosti, e gli occhi si fanno ciechi, e però ancora il cuore ne è toccato, come percorso da un ruvido fremito.

Basta un attimo, e me ne innamoro.

Oh che follia usare questa parola!

Delicatamente allora, cercando di non reciderne le radici sottili e lacerate, di non guastare i petali già tagliati e strappati, e, se lo zoccolo duro di un mocassino o l'artiglio di un nero copertone l'hanno schiacciato e offeso, lascio che sia il mio alito leggero a ripristinarne i volumi, il naturale gonfiore ... e così ne sento l'odore, e così so che è vivo, e ancora intatto nel suo 'più di dentro'.

Se il gambo è mozzato, lo prendo con me, e corro di fretta a cercare un angolino quieto, dove una buca profonda, poi compattata con terra, ridicolmente mi vien da dire come umida delle mie lacrime, dovrà, ti prego, infondervi nuova vita.

...

Tu per me eri un fiore calpestato.

Per questo ti amavo, e così ti amavo, con parole, perchè donassero ancora volume al tuo cuore, e perchè tu credessi, ti convincessi di te stessa.

Ho frainteso molto, mi sono perso stupidamente, ma non mi sono ingannato del tutto, non della bellezza, non del dolore.

Solo questo voglio dirti allora: che il mio addio sia dolce, e che giunga ad una donna finalmente consapevole della propria bellezza ... che è quella, infinita, di un fiore calpestato.

Avere i colori dell'autunno

Oggi ho visto una ragazza.

Aveva i colori dell'autunno nell'arancione di lunghi capelli appena mossi, come se l'infuriare del vento per lei fosse giusto un gentile sbuffare, ed era delle foglie cadute e rossastre, e della fiamma che danza nel camino, il rame della criniera fiera e selvatica.

Nella gonna, oziosa e birichina a cadere, come in letargo, fino alle caviglie, un tessuto giallo ricamato, anzi orlato, con motivi geometrici di sottili trame verdi e azzurre, era la primavera che presto ne accorcera' la misura, quando le gambe torneranno a reclamare l'aria, e gli occhi sognanti degli innamorati della bellezza.

Allora l'immagini in un ballo, al suono di cornamuse o violini tzigani, e con le mani, all'altezza delle cosce strette, tenerne dei lembi arricciati, e cosi' al ritmo della musica, esaltare l'elasticita' del muscolo, e la forma ora concava ora convessa delle gambe e del bacino.

Eppure, anche se la fantasia rimanda naturalmente ad immagini di movimento, di un linguaggio del corpo, preverbale, ne ho colto la bellezza vedendola entrare in un negozietto per uscirne immediatamente, con un quotidiano infilato nella borsa a tracolla, e me ne sono convinto vedendola discutere, viva, spumeggiante, perfino aspra, con un ragazzo placido e fortunato, ad un tavolino del bar.

La ricerca del piacere

La ricerca del piacere non dev'essere spasmodica, un'aggressione dei sensi alla realtà per piegarla ai propri istinti, ma piuttosto ragionata, frutto d'attenzioni meditate, e vi si devono dedicare cura, pazienza, perfino intelligenza, altrimenti non è tanto peccaminosa, quanto piuttosto vana.

Vado a letto giusto avvolto da un piumone, e sono quasi infreddolito quando, indosso solo biancheria e una berretta la notte, spogliatomi degli abiti del giorno mi abbandono al materasso.

E' allora che aspetto che cali su di me, lentamente, come carezze affettuose, il calore del mio stesso corpo.

Mi stringo alla coperta, ne faccio passare una piega morbida sotto quel molle cedere delle carni tra anca e costato, perchè disperda, almeno per un po', il dolore.

...

Forse tu stai ridendo dei miserrimi risultati della mia ricerca del piacere, e ti immaginavi descrizioni di riti orgiastici, un manuale di ardite pratiche sessuali, una digressione circa giochi di nervi e carne.

Li rimando tutti, e con tristezza, chè sai con che brama mi vorrei dedicare alla venerazione del corpo di un'amante, eppure la scoperta di poter alleviare le proprie sofferenze è non seconda a quella del piacere più scontato, e trovare nella fantasia un imbottitura all'aridità del vivere, un rimedio autentico alla malinconia della solitudine.

Sunday, 22 January 2012

Orrore

Mi infastidisce chi non sa cogliere la bellezza, ed ho orrore di chi non sa vederla neppure quando è esplicita, nuda, ed è dono.

Io, per carità, la vedo ovunque, forse perfino dove non dovrei, ed ora è la severità espressa dagli archi a sesto acuto di certe abbazie gotiche, e la leggerezza del colorarsi di rosa e azzurro del cielo alla sera, e ancora lo zompettare impacciato di un pulcino caduto dal nido, chè ancora le sue alette non possono sollevarlo da terra ...

Ecco, passeggiavo oggi per la città.

Ero uscito di casa con progetti ambiziosi: prendere l'autobus, scendere vicino all'Università, e poi camminare almeno un'ora nel parco, un meraviglioso spicchio di brughiera a due passi dal centro, dove trovare erica e brugo quando hai nostalgia dell'asprezza della madre terra.

Avrei voluto salire fino in vetta alla collina, una colossale placca magmatica, una ferita cicatrizzata vecchia milioni di anni, o fermarmi al limite al laghetto dalle acque scure che si raggiunge seguendo un bel sentiero pianeggiante e ombroso, ma era freddo, troppo freddo, e quasi subito ho deciso di tornare sui miei passi.

Camminavo in una via deserta, e li ho visto precipitare da non so dove un pulcino grasso e spiumato.

Gli ho sorriso e lui, un po' in imbarazzo o forse spaventato, ha iniziato a zompettare all'interno di un recinto di delimitazione dell'ingresso di una casa a schiera.

Era buffissimo e delizioso.

E' passato in quell'attimo una ragazza.
Bella, l'avrei detta, chè di una donna aveva abbastanza per farla desiderabile: gambette snelle, un corpicino sottile, capelli curati.

Incuriosita forse dal mio sguardo, fisso su quel pinguinetto, ha voltato il suo, ma non ha rallentato il passo, non ha abbozzato un sorriso.

Ecco come avere orrore di una bella ragazza.

E poi ...

E poi incontri una ragazza che ti piace, e alla quale tu non sei del tutto indifferente, e non sai cosa le agiti il cuore, forse nulla, o magari un lieve imbarazzo, quando per la prima volta ti parla del 'my boyfriend'.

Certo è carina, ricorda vagamente, e senza dubbio solo a me, Jamie Lee Curtis, e un paio di volte ne hai già visto gli occhi vispi, rapaci, incorniciati in occhialoni da fumetto giapponese puntare come un predatore ad un'idea appena espressa, o a scrutare meravigliati la bellezza di uno scorcio della città, anche se conosciuto ormai a memoria, ancora affascinante.

...

No, per carità.

Meglio troncare tutto, da subito, e non rischiare d'essere un veicolo di gelosia, chè fare male ad ognuno, e patirne, non è certo piacevole.

Saturday, 21 January 2012

Come si perde un tesoro

Tu lo sai come si perde per sempre un tesoro?

Lascia che te lo dica ...

...

Premevano i barbari alle frontiere, e le scorrerie, le razzie sanguinose non erano più eventi rari, leggendari, ma incidenti frequenti, e il morale era a pezzi, e la paura di una morte orribile dilagava per villaggi, città, fortezze, a inquinare i cuori grassi dei ricchi oziosi, a confondere quelli vuoti degli ultimi.

In quei decenni del quinto secolo dopo Cristo che testimoniarono il dissolversi di un impero dieci volte secolare, le immense ricchezze accumulate dai patrizi erano tanto ingombranti che, al momento della fuga, quando i barbari già avevano già portato rovina in una città vicina e dunque si sarebbero presto avventati sulla propria, era impossibile portarle via con sè.

Ci si doveva salvare la pelle, e finalmente si scopriva che oro, gioielli, spezie non valevano una vita umana, o almeno non la propria.

Non volendo abbandonare al vandalismo, al saccheggio i propri tesori, molti li nascosero, sotterrandoli magari in un bosco, lasciandoli nel ventre di una grotta o nel fondo di un pozzo, con l'idea di tornare presto, passata l'orda e la sua brutalità, per riappropriarsene in pace.

Non molti sopravvissero all'invasione, e ben pochi tornarono.

...

Ecco come si perde un tesoro.

Con la sciocca idea di poter tornare un domani, e il fuoco del sacco, e le incomprensioni saranno allora un ricordo soltanto, a reclamare la propria parte, quando invece il futuro non esisterà neppure ...

Friday, 20 January 2012

Vecchie foto

Ho messo un po' d'ordine a quel groviglio di cartelle e documenti che è l'hard disk del mio portatile.

Ho trovato vecchie foto di nemmeno 3 anni fa'.

...

Basta così poco per cambiare vita.

Basta morire.

Occhi caduti nel fango

Occhi caduti nel fango, e nelle orbite croste, neri coaguli. infezioni purulente, e pelle molle, rugosa e gonfia che serra afflosciandosi dove un tempo la luce, trasdotta in segnali elettrici, portava la tua immagine.

Cosi' mi appaiono nel sogno persone cui sono legato, una dottoressa che si prese cura di me da bambino, un saggio professore, un lontano amico.

E mi viene in mente che forse non voglio vedano la mia miseria infinita, e misurino nel deserto l'ampiezza del patrimonio sentimentale che ho dilapidato.

Sono contenti, e ciechi.

Non voglio destarli.

Allora mi scopro finalmente ipocrita, e dunque colpevole, e dunque vuoto come le loro cavita' oculari.

La tua assenza

Quanto pesi l'assenza di Alice nella mia esistenza, mi e' apparso chiaro stanotte.

Mi sono addormentato con ancora i suoi pensieri in mente, ed erano i personaggi dilaniati e avventurosi di un lavoro che ha pubblicato recentemente, e che finalmente sono riuscito ad avere tra le mani, ad indicarmi una stanza vuota, ad invitarmi a cercarla li.

Ho trovato la sua scrivania, ed era illuminata dall'azzurro della notte, e avvolta in un silenzio piu' che spettrale.

Li ho sfiorato fogli scritti a mano, densi di spunti, correzioni, idee per il futuro, e tra matite e pastelli, soprammobili e quadri alle pareti, di lei ho costruito, appoggiandomi al contorno delle sue azioni e tendenze, la disposizione dei mobili come le scelte stilistiche e il ricordo la definivano perfettamente, la presenza.

Alice non sara' mai qui, ed io l'ho sempre saputo.

E se fosse tutta una questione fisica?

Io raramente ho le forze necessarie per uscire, andare di qua o di la, frequentare donne, ragazze, e dunque sfiorare quella che potrebbe essere la mia amante.

Si puo' dire che le poche energie che ho siano devote al culto delle donne, e che pero' cosi' essendo le cose non me ne rimangano per tendere trappole, tranelli, organizzare giochi di seduzione o architettare trucchi amorosi.

Parole, quelle ne ho in abbondanza.

Non servono a nulla.

Non conoscono il rossore della sua pelle, se sei tu a sussurrarle d'amore.
Non sbottona ardente la camicetta la mano, a sfiorare il seno, e non scivola piu' giu', fra le gambe, a prendersi cura della fica, se sei tu a scriverle del desiderio.

Non.

Thursday, 19 January 2012

E venne il giorno

Qualche giorno fa è capitato su questo diario un utente residente a §§, la città nella quale ho vissuto per quasi cinque anni, durante il dottorato.

Un rapido controllo dell'IP ha ricondotto la sua connessione all'Università, e l'elevato numero di pagine visualizzate, e il fatto che si sia concentrato soprattutto su determinati passi, pensieri a proposito di Giulia, mi ha quasi convinto che fosse un amico, forse lei stessa, ad essersi intrufolato quaggiù.

Dopotutto alcuni frammenti di lettere a lei recapitati in forma privata, hanno un corrispettivo pubblico qui, e certe definizioni stringate li condensate, magari buttate in Google, puntano dritti a una breve discussione di un romanzo, o a un incubo angosciante, o alla bellezza di una donna di cui ho qui lasciato traccia tra deliri e estemporanee fuge oniriche.

Nel volgere di poche ore si è collegato un paio di volte al blog, e in totale ha letto una trentina di pagine, soffermandosi in particolare, nelle visite successive, su alcuni commenti alla mia malattia.

Da quel giorno non ho più ricevuto ulteriori visite da quell'IP, eppure sono convinto che sia il rispetto della mia riservatezza più che l'estraneità della persona del navigante ad aver trattenuto questo misterioso lettore da un'indagine più capiente della Dystopia.

Ammetto d'aver pensato di chiudere il blog, e questa decisione è forse solo rimandata.

E tu?

Come vivresti il giorno in cui qualcuno scoprisse i tuoi segreti?

Geodesica

Cito da Wikipedia,
In matematica, e più precisamente in geometria differenziale, una geodetica è una particolare curva che descrive localmente la traiettoria più breve fra punti di un particolare spazio. Lo spazio in questione può essere una superficie, una più generale varietà riemanniana, o un ancor più generale spazio metrico.
(Wikipedia usa il termine 'geodetica', un sinonimo).

Prendi come spazio metrico lo spettro dei comporamenti umani, misura le distanze con 'etica', e i suoi due poli saranno allora 'giusto' e 'sbagliato'.

Ecco.

Spesso la geodesica tra questi due punti passa attraverso un ceffone di chi ti ama.

Ladri di biciclette

Sono stato un ladro di biciclette, stanotte.

In sella a dei rottami, e ripetuti guasti mi obbligano a cambiare bicicletta in continuazione, sto cercando di raggiungere un ospedale.
Inizialmente, so di dovermi ricongiungere a qualcuno, e non sono affetto o premura a spingermi, ma piuttosto ragioni di lavoro, e le tinte spettrali dello spionaggio e dei servizi segreti militare incombono su questo contatto misterioso e pressante.

Senza freni, con un manubrio che e' poco piu' di un tubicino di ferro incastrato al telaio, corro a folle velocita' in un deserto popolato da ruderi metallici e ingorghi di filo spinato, e se qualcuno mi affianca, per offrirmi aiuto, per suggerirmi di stare attento, non posso che ingannarlo, inventando dal nulla storie alternative al movente del mio folle avventurarmi
in quello scenario apocalittico.

M'illudo un paio di volte d'essere giunto a destinazione, ma capito invece in basi militari o centri commerciali, e l'angoscia cresce, che' io so che il tempo a mia disposizione e' limitato ...

E poi mi rendo conto che non esiste nessun contatto, nessun agente segreto.

In ospedale, semplicemente, devo andarci io stesso.

Ho ancora due ore, e poi l'effetto del farmaco che mi tiene in vita svanira', ed allora arrivera' la morte, e a precederla saranno dolori atroci, e il buio della perdita della ragione.

Prendo una buca, e ruzzolo a terra.

Mi sento finito: la bicicletta e' ormai distrutta, ed a piedi non faro' mai in tempo a raggiungere l'ospedale, del quale dopotutto non e' piu' neppure certa l'esistenza.

Mi frugo in tasca, alla ricerca di una gomma da masticare o una sigaretta e trovo due compresse del mio medicinale.

Senza pensarci su le butto giu', deglutisco e lascio che i brividi, ha un saporaccio disgustoso quella roba, mi ridestino.

Sono salvo, ma per quanto a lungo nessuno puo' dirlo ...

Wednesday, 18 January 2012

Forse ...

Non decidiamo noi le nostre attitudini.

Non possiamo che forgiare al second'ordine il carattere che ci domina, e ben poca voce abbiamo in capitolo, quando si tratta di desideri, sogni, paure.

...

Ho cercato spesso di trovare la cifra esatta della miseria della mia esistenza, o, viceversa, il suo talento più inestimabile.

...

Il senso della tua vita ...

Forse è nel nome di chi ti vuole vicino, quando aggredisce il desiderio di morire, di spegnersi per smettere di bruciare, e forse è nel volto di chi cerchi quando sei esausto, e ti convinci che la vita è non è che un muto farsi polvere.

Oh, si ingannano i seguaci del Buddha.

Non c'è saggezza in chi non ha desideri.

C'è solo freddo, e scende fino al cuore, ed uccide la carne, e crepa l'anima.

Sesso fine a sè stesso

Del sesso fine a sè stesso, ovvero volto al diretto soddisfacimento di istinti, si potrebbe essere tentati di dare la definizione di 'proprio della natura umana'.

Dopotutto una gran parte degli uomini e delle donne sessualmente maturi è animata da desideri di appagamento sessuale, no?

In effetti personalmente credo fermamente nella 'naturalezza' dell'attitudine che conduce a detta pratica, ma ammetto che l'educazione, e non solo quella bigotta, ma anche quella che fa dell'erotismo un mezzo di comunicazione ingannevole, riescano in un'eccezionale opera di mistificazione che si traduce nel traslare la sessualità per così dira cruda dalla dimensione di divertimento e godimento fisico a quelle appunto innaturali di perversione o abuso.

Sai che ti dico, e ti sorrido intanto come un giullare, cui è capitato in sorte di dover affermare la più alta e gaudiosa verità?

Facciamoci paladini di questa rivoluzione, puntiamo dritti alla definizione di una nuova educazione sentimentale ed erotica, in definitiva dimentichiamoci di tanti inganni e artifici ...

E perdiamoci in un oceano di sesso e sensualità, e sacrifichiamo le nostre energie migliori al culto della gioia dell'essere amanti.

Impariamo a farlo, non diamo per scontato, non riduciamo tutto ad una semplicità d'approsimazione e monotonia.

Che sia tanto intenso il nostro vivere da spazzar via con il piacere ogni irragionevole dubbio!

Che il raggiungimento di una vetta di piacere più alto non sia colpa, ma equivalga ad un estendersi della conoscenza, e che sia dunque dotto, non pervertito o perverso, chi ne riesce a padroneggiare la conoscenza.

E se non potremo essere 'noi', siate 'voi'.
Sii tu.

Te lo giuro, ti imploro: sii tu.

Godi, fanciulla mia, e maledici un giorno se non conosce gioia il tuo giovane corpo!

Sii tu.

La fretta di Montale

Forse mi inganno, e il mio non e' un ricordo, quanto piuttosto la sovrapposizione di frammenti di memoria indipendenti in origine, e che il tempo, la disattenzione, hanno fuso assieme, e reso ormai un'amalgama inestricabile, ma credo davvero d'aver letto una volta della 'fretta di esprimersi', una sorta di frenesia creativa, che colse Montale gia' anziano.

...

Logicamente, un'affermazione vera non puo' essere rafforzata, giacche' esistono solo due valori che possiamo associarvi, per l'appunto 'vero' o 'falso', e non esistono, ad esempio, superlativi 'verissimo', 'falsissimo' che possano esserle accostati.

L'animo umano e' piu' complesso di qualsiasi costrutto logico o matematico, e mille sfumature diluiscono tra 'vero' e 'falso', ed e' allora un fiorire di rafforzativi, ed un perdersi in labirinti di ipocrisie e parzialita'.

Non ho intenzione di ridicolizzare le debolezze umane: sono un uomo anch'io, e come tutti soggetto ed osservatore delle miserie di questa condizione, che e' la mia unica.

E' della differenza tra 'sincerita'' e 'verita'' che vorrei scrivere.

Oh, quanti fraintendimenti comporta l'assunzione, innocente, a volte ingenua, che questi due concetti coincidano!

Non e' cosi', ed io posso giurarti di dirti null'altro che la verita', ma quello che di piu' alto e sentito potro' donarti consapevolmente sara' sincerita'.

Eccola, allora, la fretta di Montale, che e' la mia.

Una volta cosciente di questo differire, angosciato in parte da esso, io non ho che da offrirti non l'unica verita', 'Io sono X', ma cento manifestazioni di sincerita', 'Io sono X', 'Io penso Y', 'Io ho vissuto Z', indugiando su quelli che temo siano gli aspetti piu' oscuri di carattere ed esperienze, laddove temo si nascondano i miei morbi, come ad illuminarli, nella speranza che tu sappia trarne una parte di verita' sufficiente ... beh, sufficiente perche' noi ci si sappia voler bene l'un l'altra.

Se c'e' un fine del mio esistere, e' quello, e nessun altro.

Natale in Crociera



'Comanda' io voglio salire a bordo ...' (3:08).

Non fosse una tragedia terrificante, ci sarebbe di che trarne il prossimo cine-panettone, con un De Sica frizzante ed imbroglioncello nei panni del Capitano giocherellone.

Non mancherebbe neppure il solito cornuto, calato nella parte di quello serio, nervoso, preoccupato che si agita per nulla, al quale alla fine tutti fottono moglie, figlia, cagna.

Che cornice ridicola per quell'attimo tragico e sacro che è la morte.

Tuesday, 17 January 2012

Problemi difficili, soluzioni difficili

Ci sono persone cui non sono sconosciute le difficoltà dell'esistenza, e che tuttavia, cocciute, obnubilate dalla proprie paure più che da meschine viltà, si convincono che le soluzioni ai problemi del vivere siano dopotutto semplici, e peggio ancora, universali.

Le soluzioni difficili ...

Mi domando se la tranquillità, la tanto agognata serenità di cui ogni tanto mi illudo, sia autentica, o invece non sia che un altro nome che do alla stanchezza, al mio essere esausto, e forse ormai sordo, laddove sicuramente già cieco.

Tu forse sai dirti felice o triste.

E non fai che una rapida operazione, per darti una risposta: valuti in un secondo la differenza tra quello che desideri essere e ciò che sei, e a seconda della distanza tra questi due stati, gioisci o ti rammarichi, ti senti orgoglioso o mediti al da farsi.

Cosa desidero?

Cosa mi da una ragione per andare avanti, che non sia il senso del dovere, le responsabilità che ho nei confronti di chi, per somma sventura, mi ama?

Non lo so.

...

Un piccolo lavoro con Alice, una storiella scritta a quattro mani (a dir la verità ha fatto quasi tutto lei!), due passi in città con te, qualche lettera, poche telefonate.

E cercar le parole per evocare la grandiosità di un oscuro monumento funebre, un nero artiglio che ghermisce la notte, e quelle più misteriose per descrivere quell'imprendibile nido d'aquila che è il castello, come sospeso in luci spettrali al calar delle tenebre, e trovarne di ruvide, perchè il male ha divorato l'anima di una giovane mendicante, e custodirne di dolci per consolare le nostre ferite.

E poi donartele.
Donarti tutto.

Caos, Caso, Necessita'

Nella Teogonia di Esiodo, e' Caos il principe della stirpe degli Dei:

"In principio dunque fu Caos, poi Gaia dall'ampio seno, sicura ed eterna sede per tutti gli immortali che abitano la nevosa vetta dell'Olimpo, e Tartaro, denso di nebbia, negli anfratti della terra dalle ampie vie. Vi fu poi Eros, il più bello tra gli immortali, che a tutti gli uomini e gli dei ... dona saggi consigli nel petto e nel cuore".
Secoli piu' tardi una delle menti piu' illuminate dell'antichita', Democrito, l'eretico viaggiatore e conoscitore di civilta' che ebbe intuizioni troppo laiche per il tempo in cui visse, sintetizzo' nella celebre frase

'Tutto avviene in virtu' del Caso e della Necessita''

la somma del suo sapere, dando la prima definizione dei concetti di materialismo e meccanicismo, le cui connotazioni ancora negative definiscono, indirettamente, questo pensatore innovatore perfino rispetto ai nostri giorni.

Caos, Caso, Necessita' ....

Mettere la propria esistenza in una situazione di potenza assoluta, cioe' di Caos, perche' segua senza un fine preciso il corso delle leggi della natura, per me e' stato sciogliere vincoli,
contrappormi a disposizioni, liberarmi, in definitiva, di costrizioni stringenti e, credo, mortali, mentre osservarne la successiva sedimentazione, il fossilizzarsi in un'impronta gia' conosciuta e invisa, l'epicentro di ogni ulteriore scossa distruttrice.

Torno in un attimo all'estate del 2004, e mi riconosco senza eccessive difficolta' in un esserino di 42 chili incredulo davanti all'avarizia della bilancia e preoccupato dal correre troppo rapido del suo cuore.

Avevo appena fatto in tempo a laurearmi, che subito ero entrato in ospedale e quindi finito sotto i ferri del cardiochirurgo, e la mia vita tornava di nuovo legata ai turni delle infermiere, c'era quella carina, bionda e curatissima, la cui bellezza non mi sfuggiva anche se ero senza occhiali e un po' intontito dai farmaci, alla somministrazione regolare dei farmaci, all'orario di visita dei parenti.

La riabilitazione fu lunga, e l'estate infuocata, mi operai a luglio, rese piu' penose quelle notti passate insonne, sudato e preoccupato d'ogni colpo di tosse, d'ogni possibile fluttuazione nei valori dei globuli bianchi o d'ogni eventuale attimo di riflessione da parte dei medici circa progressi insoddisfacenti o improvvise ricadute.

Vivevo davvero nel terrore di un prolungarsi della permanenza in quel reparto congestionato e caotico, e pativo l'aggrottarsi di ciglia, il correre con la penna sulla cartella clinica ad alterare piani terapeutici, il valutare cure alternative e piu' onerose.

Fu un periodo di grande miseria, ed appariva in tutta la sua severita' il futuro davanti a me: incertezze, fragilita', limitazioni, cosa altro attendersi per quel misero mucchietto d'ossa tanto provato dal male?

Il babbo mi confesso' infine quello che era ovvio, evidente a tutti: 'Gio, se non troverai un lavoro, ci pensero' io a te', e in quelle parole di genitore benestante ma non ricco, io trovavo una pieta' dolce, un volersi far carico di un figlio sventurato e a cui via via piu' e piu' strade erano state interdette.

Ad agosto, ero in una clinica a rimettermi in sesto, ricevetti una telefonata dalla Accenture, la multinazionale del Consulting: mi chiamavano per un colloquio di lavoro, e anche se ancora assai debilitato, mi tremava la voce, accettai un appuntamento, credo per meta' settembre.

...

Monday, 16 January 2012

L'opera più alta del genio umano

L'opera più alta del genio umano non è la teoria della relatività di Einstein, per quanto descriva alla perfezione il moto degli astri più remoti.
Non è la meccanica quantistica, nonostante la sua sofisticatissima natura.
Non è l'idea di Darwin circa l'evoluzionismo, semplice, esemplare, illuminante.
Non è neppure la Divina Commedia di Dante, o Il canto notturno di Leopardi, anche se contengono quasi tutto ciò che di umano esista.
Non è un dialogo di Platone, nè un trattato di Spinoza, pur essendo li che tu troverai la vera filosofia.
Non è un concerto di Chopin, o una fuga di Bach, il primo annoia presto o tardi, il secondo non ti entra dentro davvero.
Non è la cappella Sistina, nè la grande Piramide di Giza, stupende architetture che tuttavia solamente ripropongono su scala gigante, concetti elementari, geometrie scontate.

L'opera più alta del genio umano è il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart.



Ciò che non sapremo dire, lo canteremo.

Si perdonino la sicumera e il tono apodittico ;-)

Una bella canzone

Di 'Cime tempestose' ricordo pochissimo.

Mi servo di questa canzone allora per evocarne i fantasmi, ovvero quelle creature la cui esistenza è simile alle ombre, cioè funzione di presenze che impediscono la luce.

Una minigonna di jeans

Una minigonna di jeans, gioiosa tendina calata appena su gambe fasciate strette in calze nere di nylon, e' ancora la cosa piu' bella del mondo.

Puoi avere avuto una nottataccia, essere all'inizio di una settimana che sara' forse disastrosa, ma una ragazza graziosa davvero ti basta vederla un secondo, prima che giri l'angolo, per venerarla,
perche' ti doni una vicinanza almeno apparente alla bellezza.

Di questo vorrei convincere te, che sei una donna meravigliosa, di questo parlo quando, forse in modo impacciato o inopportuno, ti ripeto mille volte 'quanto sei bbbona!'.

Esiste forse solo nel congiungersi delle carni l'estasi suprema, il raggiungimento dei limiti stessi del piacere e perfino dell'aderire di due anime, ma per un uomo che ti ama
gia' il semplice contemplare l'essere tuo e' ricevere un dono.

Allora perdonami se a volte durante le nostre discussioni avrai l'impressione che io ti stia scrutando, e magari ti appaia non seguire ragionamenti ma piuttosto il dipingersi sul tuo volto di tratti diversi del carattere, o cercare nel gesticolare delle mani, nella mimica del corpo il senso profondo di te.

Sara' cosi davvero.

Io ti staro' guardando, e per la precisa ragione che tu sei anche il tuo corpo, e anche se questo non sara' mai mio, e non ne neghero' mai il desiderio, di te sara' un'espressione, senza l'esperienza del quale non si potra' dire di conoscerti.

L'immagino equivalente all'arredamento che hai scelto per casa tua, dove sistemando colori e forme, hai plasmato lo spazio perche' ti rappresentasse.

E nelle rivoluzioni che spostano divani e armadi, nel migrare di stoffe e quadri, io vedo lo stesso principio che oggi ti veste di colori pastello, e domani velera' d'un pallore vago
il viso che amo, ed egualmente non fatico a riconoscere in questo una continuazione delle letture alle quali ti sei abbandonata, dei dischi che hai piu' amato, ovvero in definitiva dei tuoi sogni.

E allora tu sei le gambe snelle, che vorrei pizzicare se vedo in calze nere aderentissime, e la vita pronunciata da una cintura che m'implora di essere sciolta, e le proteste di una donna giocosa che non sa davvero come comportarsi con un uomo come me.

Sunday, 15 January 2012

3 ore, 40 minuti, 13 secondi

Come in certe pastine al brodo, asciugate da tozzi di pan secco e raffermo, mandate giù a sorsi a scacciare il freddo dallo stomaco, o come nelle coperte rimboccate prima della notte, subito dopo aver leccato via dal cucchiaio lo sciroppo per la tosse, così oggi cerco ristoro e calore nelle parole di un vecchio amico.

Non mandarla via

Non mandarla via, quell'espressione di malizia che ha fatto capolino sul tuo viso.

E' come un raggio di luce che si piega, annoiato dalla traettoria rettilinea, come una cometa che cerca la propria coda, o una scia luminosa che dopo mille giri si trova, e infine gode dell'essere sè stessa.

E' cornice della tua anima, sono lettere da mettere assieme con giudizio più che parole da cogliere al volo, frasi esplicite e semplici.

E' uno dei tanti strati di te da scoprire, è un bottoncino da far passare attraverso un'asola stretta per far respirare il tuo seno, una cintura da sciogliere e far cadere per terra davanti ad un letto che attende ...

O forse è solo uno dei tanti argomenti che invento dal nulla per parlare di te, per parlare con te.

Per poche sterline

Per poche sterline rimedi un buon pasto, in una delle trattorie sotto casa.

E' deserto attorno la domenica, e se con la mente ti liberi delle automobili parcheggiate ai lati della strada, ti riscopri in una foreste pietrificata, e i palazzi antichi hanno cortecce rugose, non mattonelle, alle pareti, e le finestre sono nidi, e i vicoli grotte, e i cortili spelonche.

Passo l'intera giornata a riordinare in casa.

Ogni tanto penso, a questioni di lavoro, a racconti fantastici, a te che cambieresti la mia esistenza.

E poi torno alla polvere.

Saturday, 14 January 2012

Sogno d'erotismo ed allegrezza

L'amore richiede a volte un erotismo lento, e una liturgia che non dimentichi la sacralità del sentimento, e dunque consideri cronologie, segni, simboli carichi di lentezza e quasi severità.

Stanotte ho invece folleggiato, ed erano erotismo ed allegrezza che univano me e la mia amante.

Siamo in Italia, nella casa dei miei genitori.

Lei è diversa da come me l'aspettavo: è mulatta, minuta e magrolina, non ha un seno prospero, e i lunghi capelli castani tiene raccolti, a lasciare la fronte scoperta, dunque ad illuminare l'espressività del viso.

E' stata la donna di un lontano cugino, persona grigia e frigida, prevedibile e noiosa, che se ne sta li con noi in salotto, dove una festa ha radunato diverse persone.

Siamo annoiati in quella moltitudine, e ad ogni contatto, ad ogni sfiorarsi, bruciano di desiderio i nostri corpi, e quei vestiti come panni incandescenti ustionano la pelle, che reclama sollievo e quel detergente che è la passione.

Un cenno, un segnale condiviso, e di soppiatto abbandoniamo la festa.

Usciamo su un balcone stretto, prendiamo una scaletta malsicura, e ci infiliamo in un vecchio solaio, una stanzetta dove un divanaccio, un tavolo e qualche vecchio mobiletto furono sufficienti a costruire 'il mio studiolo'.

Ridiamo, mentre ti spoglio nuda, e ridiamo mentre sollevandoti, con acrobazie ti bacio ovunque, e la saliva ti bagna tutta, dai seni al bacino, dalla parte interna delle cosce fin su alla fica.

E ridiamo mentre facciamo l'amore allegri e clandestini.

Friday, 13 January 2012

In medio stat virtus

Che strano che sia stata una notte infastidita da un brutto mal di schiena, mi prende tra anca e costato, ed è un bruciore che solo piegandomi in avanti, stirando per quel che posso i muscoli, riesco a alleviare un poco, a donarmi sogni tanto dolci.

Chiamai te, perche' io te amavo.

Non ci siamo frequentati a lungo, io e te.
Qualche telefonata, poche lettere, forse un paio di giorni passati assieme, ed erano quelle ore non intense quanto avrei desiderato, e forse non abbastanza serene per te.

Thursday, 12 January 2012

Pazzo

Ho letto alcune pagine di questo diario stasera, con l'intento di avere di me un'idea oggettiva, e dunque necessariamente nuova e diversa di quella fino ad ora maturata.

Mi sono cioè sforzato, in alcuni casi è stato facile, altrimenti quasi inutile, di costruire un'immagine di questo 'Gio' come se non fossi 'io', o meglio i numerosi personaggi che l'hanno costituito.

Un punto fisso

'Dammi un punto fisso, e sfidero' il mondo'.

Tu sei quel punto fisso, Donna.

Poche parole

La risorsa piu' preziosa non e' a nostra disposizione, ed e' quel tempo che non possiamo trattenere, e che incessante, freddo, insensibile alle nostre condizioni, sgocciola via, come sangue da una ferita che mai nulla rimarginera'.

Com'e' bello

Com'e' bello parlare con una ragazza, se i suoi occhi hanno scrutato mille libri, e nel suo inglese trovi contaminazioni classiche, e facendole un complimento si blocca nel bel mezzo dell'etimologia di una parola, e tu allora la vedi arrossire.

Wednesday, 11 January 2012

Noi una cosa siamo

Noi una cosa siamo.

Anima e corpo, ricordi e muscoli, intelligenza e tendini, conduco ad una e stessa individualità: il nostro essere.

Cercarti. Cercarla.

Verrò a cercarti.
Verrò a cercarla.

...

Ho pensato nelle ore dell'insonnia, quando i pensieri si compongono con apparente facilità e perfezione stilistica, non è che un inganno della mente esausta, a questo messaggio.

Tuesday, 10 January 2012

Care, piccole donne

Domani ho intenzione di scrivere un altro post esplicito sulla fica, e poi forse per un po' smetterò.
Trovo catartico, davvero liberatorio parlare esplicitamente di culo, tette, pompini, e soprattutto fica, ma non sono tanto limitato da pensare solo a questo.

Come ogni sera, avvicinandosi l'ora del sonno, ho controllato la posta di uno dei miei indirizzi e-mail, e ho notato che mi era arrivato un messaggio su ###, un sito di dating online dove da tempo immemore cerco partner sessuali-amorosi, con risultati, devo confessarlo, assolutamente nulli.

Mi ha contattato una ragazza, commentando delle immagini: una mia foto in cui appaio in una piccola composizione fatta con gimp, su sfondo nero, emergono giusto pochi tratti del viso, un occhio dietro una macchina fotografica, l'altro a scrutare davanti a me, e una in cui si vede la mia mano destra, poggiata sulla spalla di un fratello in un caldissimo giorno d'agosto.

Il suo commento:

I don't want to sound mean but your hand looks a bit scary, which is a shame as you read so well.

Non voglio essere meschina, ma la tua mano è un po' spaventosa, il che è un peccato visto che scruti così bene.

La mia risposta:

I am scary, which is the reason why I read so well.

Sono io ad essere spaventoso, il che è la ragione per cui scruto così bene.

Care, piccole donne!

Domani fica, fica, fica!

E poi tornerò al dolce spegnersi di un'anima, alla contemplazione di quella parte del bello che non mi è interdetto vivere in prima persona, e al culto della fragilità umana.

Ci sono donne ...

Ci sono donne i cui corpi sono sinonimi di sesso, e le menti, le dolci attitudini come l'inclinazioni perverse, non hanno altro nome che sensualita'.

Inattesa

Certo era carina, ma nulla di eccezionale, e per lei dunque avevo le frasi di cortesia e complimento che non so negare alle donne che, al di la dell'avvenenza, dimostrano, non necessariamente a me, dolcezza, premura, attenzioni, e non quelle ardenti, ossessive forse che rivolgo alle dee seduttrici.

Monday, 9 January 2012

Esploratrice

Non c'è figura più affascinante di quella di un'esploratrice, ed è più seducente se lei è poi solitaria, taciturna, timida, ... emozionata.

Immagina delle fondamenta

Immagina delle fondamenta, credute sicure, e l'euforia del costruirvi sopra tanto da quasi arrivare a sfiorare il cielo.

Sunday, 8 January 2012

I pensieri di una domenica pomeriggio

Domani si torna al lavoro anche se non sono del tutto in forma, e dovrò dunque stare attento a non prendere freddo, e a non dare troppa confidenza alle finestre, che qui spifferano quasi tutte.

Un complotto

Mia sorella non è una donna stupida, anzi, ma ragiona in modo sostanzialmente diverso da me.

L'approccio che seguo, è quasi sempre meccanicistico, mi deriva sicuramente dallo studio delle scienze, mentre lei, abituata da sempre ad avere a che fare con l'umano agire, è una finalista convinta, e dunque ancor prima di voler capire un argomento ne deve identificare il residuo, quale fonte di luce che illumini la bilancia dei vantaggi e delle perdite di una data azione, di un determinato argomento.

Saturday, 7 January 2012

Someone?

Mi viene in mente una cosa che mi è capitata qualche settimana fa, prima del ritorno in Italia per le vacanze invernali.
Parlavo con una ragazza, una collega di secondo grado, stesso istituto, diverso gruppo di ricerca, del mio essere single.

Ma ad esempio ...

Ma ad esempio, io come me lo devo preparare latte e miele per tenere a bada questo mal di gola?

Scaldo il latte fino ad ebollizione e poi aggiungo del miele a temperatura ambiente?
Oppure scaldo il miele e ci verso sopra del latte freddo?
E invece forse dovrei mischiare latte appena tirato fuori dal frigo a cubetti di miele ghiacciato?

Friday, 6 January 2012

Il bello, a proposito delle assurdità

Il bello, a proposito delle assurdita', e' che queste sono tali solo in un dato contesto, in un determinato mondo, ma altrove, in una dimensione alla quale si accede cambiando magari solo una delle leggi fondamentali del'Universo, diventano perfettamente normali, o, se preferisci, lecite.

Thursday, 5 January 2012

I doni

Amare senza paracadute, senza aspettarsi nulla, è sconosciuto l'uso del baratto nel mondo dei sentimenti, e donare, donare pensieri, disegni, persino un fugace arrossire di guance timide, quasi eteree, o il velarsi di lacrime sottili di occhi confusi e stachi.

Questo sono io.

Dove scappi?

Dove scappi, amore mio?

Non l'hai capito che ti abbiamo circondata?

Una delle forme dell'amore

Amarti è l'impressione di conoscersi a vicenda, da sempre, accanto alla certezza di non averti che sfiorata, ed è l'intuizione di aver vissuto e patito i medesimi aspetti squallidi, crudeli della vita, e di custodire nascoste nel cuore le identiche buffe, dolci illusioni.

Che il sesso sia una dottrina della cura.

Impareremo a fare l'amore?

Chiamalo sesso se vuoi, se tra di noi il legame è soprattutto un convergere negli affetti, nelle idee, piuttosto che un crearne di nuovi e nostri, ma non scacciarlo via come se fosse un pensiero scandaloso o iniquo.

Se sui giornali cresce la protesta contro l'operazione dell'Agenzia delle entrate ...

... che qui, in internet, cresca il plauso!

Su tutto mi incuriosisce una cosa: come diavolo è possibile che Daniela Santanchè della vicenda nella sua interezza abbia solo questo da dire?

Perchè non se la prende con i numeri inquietanti (aumento del gettito IVA nei giorni del controllo, numero di poveracci con supercar) emersi in questa operazione?

Oh ragazzi, l’evasore fiscale delinque quanto uno spacciatore di droga se pensiamo alle pene detentive previste, ad esempio, negli USA: secondo voi cosa accadrà?

La donnetta in questione se la prenderà per una retata a Scampia, oppure si ravvederanno gli americani, e giudicheranno sconvenienti controlli fiscali sui miliardari made in the USA?


PS:
Viva i ricchi, se onesti. Ad inquinare i rapporti tra le diverse classi sociali non sono loro, ma coloro che prosperano sulle spalle degli altri.

Wednesday, 4 January 2012

Sia tu la mia casa stanotte

Sono provato e scosso: non ho più voce tanto mi fa male la gola, i nervi sono straziati da fatica ed ansia, e sono brividi di freddo quelli che mi agitano le membra.

Allora, semplicemente ...

Sia tu la mia casa stanotte, amore.

Tuesday, 3 January 2012

Pensieri di una sera di dicembre

Parlavamo dei tempi che tutto cambiano, quella sera di dicembre.

In salatto, seduti sui divani, ancora spiegazzate le federe dai giochi irrequieti dei bambini, si discuteva di tecnologie e rivoluzioni digitali.

Una libreria, per essere ricca, adeguata, completa, per svolgere il proprio ruolo di ospedale dell'anima, necessariamente deve raccogliere, su ripiani adiacenti è poi meglio, Barbapapà e Steinbeck, un fumetto, magari di Alice, e vecchi trattati di filosofia.

Un domani quasi prossimo, sarà forse tutto compresso in supporti ottici, o, più probabilmente, in schede di memoria.

E invece che pagine, ruvide, spesse, consumate dal tempo, le dita sfioreranno uno schermo neutro e pallido a cristalli liquidi per avanzare nella lettura, e non ci saranno nè odori nè stropicciature.

Tradiremo l'etimologia stessa: quella di libro, chè non ci saranno più legami con cortecce o alberi, quella di biblioteca, non rimanderanno più al papiro le nostre letture, e, su tutte, quella esplicita, sensuale, quasi erotica, di volume.

Nel vagabondare prima dell'atto, le dita non correranno più sui dorsi dei nostri tesori, disposti con cura o senza alcun senso su ripiani piegati dal loro peso, come a carezzare le vertebre di una dea distesa ed ignuda, e non ci verrà in mente Eraclito mentre cercheremo una biografia di Nina Simone, perchè non l'incontreremo più.

Non scivolerà dallo scaffale nella mano, come un'amante che si concede a noi, un libricino sottile di poesie, nè a fatica dovremo trovar lo spazio per inserire un manuale di scienze, perchè se ne stia stretto tra un trattato di ottica e uno di meccanica dei mezzi continui.

La verità

Quanto dolore ci risparmia, a volte, una benigna menzogna.
Quanto più semplice tutto riduce.

Io ho scelto invece la verità.

Sempre, e non tacendo neppure le peggiori.

Qui, ad esempio, mi rappresento spesso attraverso il male, i desideri più scandalosi ed inopportuni, e nei rapporti personali più profondi, lo sai bene, non taccio dei tratti complessi ed articolati del mio essere.

Non l'ho mai nascosto: amo diverse donne, e qualunque sia il senso di questo 'amore', tu sai che è vero ed intenso.

Ne conosci alcune, e sai quanto dolore mi costi un addio, se significa solo silenzio e non dimenticanza, e sai come a volte il primo pensiero sia per lei.

Se non nascondo nulla, è perchè tu creda fino in fondo alle parole d'amore.

Ieri notte, me ne sono venute in mente di nuove.

Ed erano di tristezza, ed erano di estemporanei e forse buffi progetti di vita dei lunghi anni in cui non ti conoscevo, e tu eri una ragazza, una giovane donna, una tenera madre che io avrei già amato follemente.

Monday, 2 January 2012

Mai più

Non sarai mai più sola.

Non nel silenzio, quello che il dolore impone perfino a teneri amanti,
Non nell'incendiarsi dei nervi, quelli che la follia che pure unisce a volte strazia, e non sempre irragionevolmente,
Non nella lontananza glaciale, le cui cifre sono i mari schiumosi in tempesta e le cime aguzze che ci separano,

Non sarai sola nelle trappole del libero arbitrio,
Non sarai sola nei vicoli ciechi e nei labirinti del destino,

Non sarai mai più sola, perchè ormai l'ho capito io, e lo sai tu.

E' per sempre.

Io e te

Sto aspettando la mezzanotte in una casa dove l'allegria è dipinta mista a frivolezza sui volti rilassati di vecchi amici, e i ricordi tornano in vita, e hanno le forme burrose di Daria che s'aggira, e scivola, lieve e sbadata, tra tavoli e divani.

Per tutti ha un sorriso, perfino per me che tanto l'amai inutilmente.
Potrei distendere un attimo i nervi, cercare, chissà, di recuperare un rapporto ormai sbriciolato dalla massa dell'indifferenza, ma io so che il mio posto non è li.

Non più.

Guardo l'orologio: sono le 19:23.

Ho un appuntamento con te, Donna, per le 19:30.

E' uno dei nostri appuntamenti: accennati, mai confermati, e sempre vissuti con l'intensità di chi sa per certo che l'incontro tra un uomo ed una donna non necessariamente deve condensarsi in un luogo per essere vissuto, e non perde minimamente intensità se si sublima, e dal solido mondo dell'asfalto e delle linee ferrate s'eleva fino a farsi stella fissa e solitaria nel cosmo infinito e vuoto.

Mi getto dalla finestra di quel palazzo che non è casa di alcuno, e dall'alto, planando tranquillamente, assecondato dalle correnti d'aria, scruto la città immensa, e punto verso la nostra destinazione comune.

Che folle, penso tra me e me, una vita, se abbandonarsi significa precipitare, e la speranza è trovare un'idea, e la donna più magnifica è fragile e delicata, e passionale e remota.

Una biblioteca: qui abbiamo deciso di incontrarci, ma attorno a me sono solo tavolini, e un po' confuso avanzo tra giovanotti e ragazze che bevono caffè e spizzicano snacks e noccioline.

Ti vedo, finalmente.

Ci prendiamo per mano.
Assieme, non occorre parlare, ci allontaniamo dalla confusione.
Saliamo una scalinata lunga e buia, e siamo all'ultimo piano.

Tutto è silenzio, polvere, e solo fioca, da una finestra, filtra come timida la luce della luna.
Unica testimone del nostro amore, la vita nuova che è già dentro di te.

Vieni con me, in quell'angolo sarà più bello.

Mi stringi, e del male che mi piega, tu fai quasi un appiglio, per aggrapparti con più forza a me.
Mi stringi, ed io sento l'odore del tuo corpo, e conosco le vibrazioni del cuore che un giorno è diventato il mio.

Sunday, 1 January 2012

Del sesso

Del sesso, la cosa più importante, la cosa che più preme a me, che più mi manca, non è godere.

Non è neppure conquistare una donna, e portarla, di sua volontà, a mostrarmi la fica, a lasciarsi succhiare i seni o farmi un pompino, cioè a superare con me, per me, convenzioni e pudori.

Non è neanche soltanto entrare nel suo cuore, e sentirne il calore.

No.

Io voglio farla star bene.
Io voglio farla scatenare come una pazza, e ubriacare di sesso e amore.

...

Voglio vederti danzare tra le lenzuola, contrarti ed espanderti come un'onda impetuosa, e sentirti giurare al cielo che sei viva.

Che bella

Che bella una donna, se è consapevole della propria femminilità.
Non dico avvenenza, intendo proprio la coscienza semplice del proprio sesso.

La bellezza di una donna ...

Ne sei di fronte quando lei conosce il linguaggio del corpo, dei colori, dell'espressioni.

Ne dà dimostrazione sedendosi pensierosa al tavolino di un bar, se il suo cappellino ha il colore azzurro di certe bustine di zucchero, e i gli occhi si guardano attorno curiosi e stupiti, rapaci e dolci, ed è malinconica per fragili ragioni, e ha sogni che tu serbi nel cuore.
Lo capisci quando attenta legge un libricino di poesia, ed è nel corpo che risuona l'emozione, e non esiste più distanza tra cuore, cervello, e il suo 'più dentro'.

Tutto dentro di lei è movimento, ed è una.

Quando è innamorata, si gira a guardarti smarrendo un attimo l'equilibrio se la chiami di sorpresa, ed è assieme viso e fianchi, e il profilo del seno continua nelle curve dei glutei.

...

E allora sai che in lei c'è assai più di quanto possa essere espresso.

Due volte bastardo, due volte sereno

C'è un cane bastardo che vive in un giardino semi-abbandonato, una piccola selva distesa proprio davanti al praticello dei miei genitori.

Abbaia ogni notte, a volte per ore.

E' due volte bastardo: è senza razza, e non ha un padrone.

E' sempre solo, ed è poi così sorprendentemente dolce quando ti lecca le mani che attraversano le sbarre arrugginite di un vecchio cancello quasi sempre chiuso, ed è il primo a salutarti quando arrivi in cortile, di ritorno dai tuoi viaggi.

Non gli manca di che vivere: qualcuno passa, ogni giorno, a rovesciare un po' di granelli polverosi di carne e verdure nella sua ciotola, e c'è sempre acqua a placarne la sete.

Ma è solo.
E' sempre solo.

Ho comprato un paio di ossi artificiali, quelli pressati, di pelle di bufalo e scarti della lavorazione delle carni: li davo alle mie bestie, volendo credere che servissero loro per l'igiene dentale e da passatempo delizioso.

Mi ricordo bene quanto si divertissero a sgranocchiarli.

Nel pomeriggio, ne 'ho fatto scivolare uno dall'alto, oltre la rete che separa i nostri giardini.

L'ha annusato un attimo, e poi, credimi, felice, se l'è portato via, per spolparlo in santa pace in quella boscaglia di spine e ortiche che è la sua casa.

La notte, ho dormito sereno.
Due volte sereno.