Friday, 28 December 2012

Strumenti ottici


I libri sono strumenti ottici.

Ci sono i telescopi, saggi di geografia, poemi epici, trattati di storia antica, capaci di riprodurre mondi remoti, perfino scomparsi, nei quali le leggi generali, dei sentimenti, della società, della necessità e del caso, sono adattamenti specifici di relazioni proprie anche della nostra realtà.

In questi mondi, che sono alternativi al nostro, tali leggi producono manifestazioni difformi da quelle cui siamo abituati pressappoco come l'identica, universale presenza delle forze gravitazionali o elettromagnetiche esibisce, qui o su Alpha Centauri, osservazioni incongruenti tra loro.

Mi avvicino ad un telescopio con la curiosità e l'istinto del viaggiatore, ma cedo presto all'ozio del sedentario, o forse alla tentazione di un approccio più diretto.

Esistono allora i microscopi, che introducono viceversa a dettagli infinitesimali di sostanze animate o eventi, se sappiamo sottoporli come scientificamente, da vicino, in condizioni di sterilità, alla nostra attenzione.

Per districarsi tra le diverse manifestazioni di questi fenomeni, rabbia, passione, nausea, vertigine, genio, tragedia, disperazione, morte, ci si deve rifare a particolari minuscoli e dettagliati, spesso concreti e distinguibili solo alla scala che consente di cogliere l'unicità di un individuo o un accadimento: così l'analisi in primissimo piano di un Macbeth o un Amleto, di una stagione in trincea o un'epidemia pestinenziale, può essere oggettiva, scevra di distorsioni dovute ad una partecipazione dal di dentro alle vicende o alle elucubrazioni dei suoi protagonisti.

Confrontarsi con soggetti tanto articolati, soprattutto se intimamente contraddittori o governati da uno strano triumvirato, cupidigia, ragione, sentimento, affila gli strumenti d'indagine a nostra disposizione, e di fatto amplia capacità d'analisi e intervento.

Come forse intuisci mi avvicino piano, prudentemente e cercando di prepararmi ad un terzo soggetto, ovvero agli 'io' che interloquiscono tra loro.

Mi affascinano i microscopi, ed è esaltante sentir dentro crescere una fredda empatia, la conoscenza di quel linguaggio mai decodificato che consente di cogliere nell'incontinenza di uno straniero confessioni segrete ed involontarie, ma io amo soprattutto gli specchi, gli arabeschi simmetrici, arzigogolati e un po' troppo formali dei caleidoscopi, la poesia in metrica, quelli deformi, l'ermetica, che fa a meno di ogni regolarità poiche deve aderire all'illogico, disordinato spirito umano, e ancora di più i frantumi crepati ed ustori della prosa, schegge taglienti, frammenti sparsi, irriconoscibili componenti di una smarrita, scordata unità.

Così amo i diari, e li amo come la nudità.

Li solamente, dove esiste la prima persona, io scordo la mia solitudine.
Li la trasformo in una risorsa ulteriore, e questa, ora vicinanza, simpatia, amore, mi conduce a condividere l'esistenza con freddi cadaveri, schizzofrenici sofferenti, anime ipocrite ed inquiete quanto la mia.

Continua ...

PS: ancora una volta ho chiesto ad Alice il permesso di completare un mio pensiero con una sua immagine.

La splendida fotografia ad inizio pagina, che la ritrae in mantella, raggomitolata, serena, indistinguibile dalla bellezza stessa mentre si riscopre piccina alle prese con una lente d'ingrandimento, oltre a custodire un sorriso dolce ed a sorprendere con un'espressione curiosa e gentile, enuncia il più magnifico ed ineffabile tra i sinonimi di 'indagine, curiosità, ricerca'.

2 comments:

  1. ciao Gio! :)
    ti auguro un ottimo fine settimana! :)))
    Io sono triste: i migliori amici virtuali li ho persi...sono certa non sono più loro.
    sono sensibilissima, intuitiva,ma non posso dimostrarlo! Non ho le competenze tecniche!
    Ma perchè fanno così?
    Un baciotto! :)

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  2. Sara, non capisco a cosa tu ti riferisca, ma in quanto a competenze tecniche non penso di poterti aiutare, mi spiace!

    Buon fine settimana anche a te

    Gio

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