Sunday, 9 December 2012

Progressione geometrica, e poi Darha

Questo male somiglia ad una progressione geometrica.

L'alimenta in primo luogo una frustrazione meschina, e quindi lo rinforza l'amarezza di questa consapevolezza, e ancora l'amplifica la coscienza che entrambi detti elementi potrebbero gravare anche su di te, ed e'poi un infinito ripetersi di conflitti interiori ad estenderlo oltre l'intelliggibile di questi primi termini.


Mi ripeto che non deve finire cosi', con la stessa cocciutaggine a volte ottusa con la quale pretendo che l'applicazione di un algoritmo che ho disegnato dia dei risultati corretti, o che l'autobus arrivi in orario, o che ci sia un po' di buon senso nel mondo.

Se anche riuscissi a scolpire una volta di piu' il mio carattere, e questa volta andando a scavare nell'intimita' della caverna, della tana dell'animale piu' che arredando le stanze del pensiero, so bene che nessun premio mi sarebbe di diritto assegnato.

Non troverei comunque corrispondenza ai miei sentimenti, ne' soddisfazione a quel desiderio continuamente, quotidianamente insultato, che non vede mai conclusione di quella catena di eventi, ci si incontra, ci si piace, si fa sesso assieme, che sembra, e', prassi in tante vite, ma almeno potrei dire di essere capace davvero di amare.

Oggi non e' cosi'.
Ancora mi torturano troppe immagini, ed di ognuna io sono parte di un corollario di sconfitta inequivocabile.

L'ho incontrata stanotte, Darha.

Io ero parte della delegazione, guidata da Adriano, che restitui' il trono d'oro della dinastia Arsacide ad Osroe.

In questa manipolazione del ricordo di un episodio appena accennato nelle Memorie, io compaio come uno dei nipoti dell'imperatore, e sono introdotto con onori regali alla corte dei Parti.

Reco con me doni, ed in quell'atmosfera non so se pacifica o d'intrigo, incontro i grandi di Persia.

Stringo mani rugose cariche di anelli, mi intrattengo in conversazioni di politica e medicina con alti dignitari e militari, e poi, finite le cerimonie di benvenuto, mi aggiro per la sala immensa, dorata, dalle pareti elegantemente intarsiate, dove un sontuoso banchetto e' offerto a noi ospiti.

Qui ritrovo Darha, una principessa persiana, che so di aver gia' incontrato.

Mi avvicino a lei, e accenno ad un inchino.
Perfino costretta nella sofisticata, innaturale tenuta che il suo rango le ingiunge, perfino incipriata oltre l'eccesso, e' bellissima.

E' lei che amo.

Stiamo conversando attenendoci alle formalita', quando d'improvviso lei sente di doversi scusare, per quella lettera che le ho scritto un anno fa, e alla quale 'non ho avuto modo di rispondere'.

Appare allora al suo fianco un'altra principessa, florida, allegra, bianca e rossa, che, con quella leggerezza che e' solo dei giusti, dei puri di cuore, commenta:
'ma se e' da un anno che non parli d'altro?'

Ecco cosi' un rossore meraviglioso vincere la cipria, dilagare ovunque sul viso di colei che amo.

Le parlo del nostro impero, di Roma, dei paesaggi, diversi da quelli cui e' abituata, le cime innevate delle alpi, le foreste, l'acropoli di Atene, che vorrei farle visitare, per rendere omaggio alla sua ospitalita' e contraccambiare ...

'a cio' che straordinario di Babilonia, di Ctesifonte, del deserto mi hai mostrato', ma dentro sto pensando solo a lei, alla sua nobilta' silenziosa, alla sua fierezza di scrigno, al suo essere il mio ogni pensiero.

Risponde, la principessa, che forse l'anno prossimo seguira' il suo imperatore in Lybia, e allora si, forse, potremmo rivederci una volta di piu' ...

Si accorge di aver forse commesso un errore.

Teme di avermi rivelato un segreto di stato, dopotutto la Lybia e' romana, no?
Il suo timore e' accresciuto dallo scuro che e' calato sul mio volto.

Mi chiede ragione di quel viso turbato ... e maledice 'la mia linguaccia, la mia ingenuita'', aggiungendo alla sua natura regale quella di fanciulla, quella che io sapevo gia' appartenere ad ogni sua cellula.

Io le rispondo con la verita': 'In tua presenza, io neppure so cosa sia la Lybia'.

Mi risveglio insolitamente di buon umore.

2 comments:

  1. Nei sogni non ci sono algoritmi. Forse l'amore è pura condivisone. Voglia di stare insieme senza altri scopi. W il buon umore.

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  2. Nonostante tutti i lutti e il dolore, ancora e' la semplice idea dell'amore il vero mio balsamo.
    Viva il buon umore davvero :-)

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