Friday, 21 December 2012

La vita è questa


Aspettavo l'autobus, alla fermata dello stradone, ed in un fazzoletto di asfalto, carreggiata, parcheggio e marciepiede, mi sono bastati pochi minuti e l'ho visto, cos'è la vita.

Mia madre era li con me.

Attendevamo assieme il pullman, ed il prolungato ritardo, la norma in questi tempi di festa che precipita tutti dai quartieri periferici giù in città, dove tuttavia in molti non fanno che rimbalzare di vetrina in vetrina,  ha incrociato le nostre memorie, confrontandole con un passato ormai remoto, ed una pazienza che da anni, da decenni, si è trascinata ad oggi con un'ostinazione che non ha un nome diverso da 'amore'.

A quell'attraversamento pedonale, che dal rione congiunge all'istituto di fisioterapia dove io stesso da bimbo ho passato tanti pomeriggi, abbiamo ritrovato fantasmi ormai svaniti, e due figurine ancora vive, e sulle quali tuttavia la vecchiaia ha già allungato lo spettro della morte.

Si è ricordata, mia madre, di un terzetto atroce, due bimbi piccoli ed una madre violenta, che spesso incrociavamo al semaforo, all'andata o al ritorno dalla palestra.

Picchiava le sue due creaturine perfino per strada, quella bambina cresciuta troppo in fretta, incapace quasi di parola, e loro però ad ogni schiaffo, ad ogni strattone, ad ogni insulto sputato a monosillabi sconnessi, tornavano a stringere la mano della mamma, e la cercavano come chi ha paura del buio insegue nell'ombra una luce, anche la più fioca, anche la più incerta e tremante.

Dall'altra parte della carreggiata, appena uscite da quell'istituto nel quale io non entro più da almeno vent'anni, come due statuine, come due soldatini ben disciplinati, erano in attesa di un autobus una donna ormai anziana ed una ragazza di forse 35 anni  col vuoto, giocoso e dolce, della demenza dipinto sul viso.

In uno stesso giorno moriranno entrambe, lo sai benissimo anche tu.

Non fatico ad immaginare il dolore di quelle membra di vecchia madre, schiacciate dalla fatica dell'impegno quotidiano della custodia, e ho sentito sulla pelle i brividi di freddo, la calura asfissiante dell'estate collezionati a quella fermata di autobus.

Non fatico ad immaginare nulla, poichè il male, il gelo, l'afa anch'io soffro, ed anche me fanno vacillare.

Ma io patisco da egoista, ovvero per me stesso, ed in qualche modo riesco a cogliere o rapire motivi di godimento, quasi sempre squallidi e superficiali, dalla vita che ho saputo, rischiando, costruirmi lontano dall'istituto.

Questa è la vita, qui nasce l'esser mio esule o bandito, e qui verso lacrime amare, inutili, e oggi tutte interiori.

4 comments:

  1. Il paradosso è che in quelle lacrime amare tutte interiori v'è racchiusa la gioia dell'esistenza che si fa largo pur tra mille paure.
    Io ho ancora mia madre in vita e come te penso spesso a quante volte ha compiuto per me gesti impossibili con una forza indescrivibile che neanche lei sapeva d'avere.
    Tuttavia credo che questa umana replicanza è simile ad una fabbrica di pezzi di ricambio. Non scopro nulla dicendo che ogni razionalità sparisce di fronte all'inspiegabile tutto. In questo periodo penso che siamo esperimenti di manipolazione genetica compiuta da chissachi.
    Dovrebbero essere tutti esuli o banditi.
    Ciao

    ReplyDelete
    Replies
    1. La forza di una madre sa essere sorprendente, perfino per lei stessa: hai proprio ragione!

      Delete
  2. sei una bella persona Gio, una delle poche che ho avuto il piacere di conoscere virtualmente! E non dire che ti faccio troppi complimenti, eh! Sai bene che sono molto avara di gentilezze! :))))
    la vita potrebbe essere piacevole qulche volta,... ma spesso sono le persone che non la rendono tale!
    Ciao Gio, tornerai in italia per le feste?
    a presto.... e buon fne settimana :)

    ReplyDelete
    Replies
    1. Sono già tra le mie montagne, cara Sara!
      Qui mi godo un poco di riposo!

      Sei davvero troppo cara, lo sai bene :-)

      Ti auguro di trovare ogni bene, e di dimenticarti del resto!

      Delete