Monday, 24 December 2012

Ennesimi spunti per racconti

Per una volta partirei da una lettera che io stesso ho scritto ad una donna.

Solo per questo Natale ne ho spedite almeno 3, ed in ognuna c'è sufficiente amore per iniziare una relazione di qualche genere.


Devo confessartelo: una è iniziata, anzi è già avviata.

Io e lei siamo uniti da tanto tempo ormai.

Nonostante i miei tentativi, sempre gentili anche se buffi, educati ma non banali, espliciti ma comunque mai sfociati in gesti o approcci volgari, finalmente ho capito e accettato che lei non soddisferà mai i miei pruriti oscenamente sessuali.

Nell'istante stesso in cui ho raggiunto questa consapevolezza, in un primo istante amara, il desiderio di lei è quasi svanito, mentre l'affetto si è rinsaldato, come reso assoluto dalla sua semplice sussistenza anche in assenza del più furioso dei demoni, la passione, ovvero l'unico fuoco che avvicina fino a fondere due individui.

La concomitanza di tali eventi mi spinge a riflessioni che al momento non so che abbozzare, se pretendo di riferirle con esattezza al mio, al nostro vissuto.

Da una parte la ponderatezza, dall'altra l'incertezza, l'inesperienza che tramuta spesso idee in falli, incapaci di trattenere la fantasia instancabile, mi spingono a costruire congetture sensate, ovvero le sole che posso produrre esatte: io vi riesco semplicemente non associandole a me.

Così non siamo più Gio e Luisa, ma Luca e Silvia, amici che si amano infinitamente, ma che non possono, non devono, non sanno seguire la più facile delle consuetudini.

Con un semplice gioco, passo da due individui di cui so pochissimo a due personaggi di cui nulla mi è ignoto.

Lo stesso vale per le altre lettere che ho spedito: Alessandra è Sabrina, e Roberta, Monica.

Non è necessaria l'ufficialità di un indirizzo, via tal dei tali, cap 000X, per sperimentare, sai?

Così è per tutto ciò che scrivo a te, di te, Valentina.

Sono sicuro che non ti sfugga un epsilon di quello che intendo.

Ogni rigo letto, ogni immagine osservata è stata tua adempienza ad una preghiera immaginaria, impalpabile, e priva di qualsivoglia conseguenza.

Come un pittore implora una modella di non battere ciglio per quel secondo necessario perchè la figura sedimenti nella mente, e quindi trasferisce in forma di idea quell'immagine oggettiva ed estranea per riprodurla come propria, io ho profittato di ogni pausa che hai dedicato ad una riflessione, ad un fotogramma, ad una lettura, per costruire una tua copia dentro di me.

PS:

Non smetto un istante di cercare un corpo, ed è magnifico quando vi trovo dentro una scintilla.

La commessa della libreria, ad esempio, era perfetta: piccolina ma con due tette succulente, un viso stanco ma brillante, che secondo me conosce deliziose, irresistibili smorfie da maialina, ed tra un vitino da vespa e due gambettine snelle, dietro un bel culetto, e davanti una fica stretta, laureata, ed intellettuale da riempire innumerevoli volte con tutta la mia mascolinità.

PS:

Ho scritto malissimo, peggio del solito.

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