Thursday, 1 November 2012

Sto per venire a prenderti


"Non te l'aspettavi vero, povero coglione?

Credevi di avere a che fare con uno qualsiasi, uno uguale a tutti gli altri.

Uno che, irretito, si sarebbe piegato alle tue minacce, maledicendo il giorno, l'occasione, la circostanza in cui decise di mettersi contro di te, preferendo l'adempimento del proprio dovere all'asservimento o alla complicita'.

Credevi che gli uomini si dividessero in due categorie: i cani servili e quelli rognosi, e che per i primi la carota, e per i secondi il bastone, fossero sufficienti per manovrarli o sopprimerli, e ricondurre tutti al tuo volere.


Credevi di avere a che fare con un rompicoglioni, uno che dunque, al limite, avresti dovuto liquidare, allungando cosi' la lista di quanti, oppositori dei vostri interessi, sono caduti sotto i colpi di revolver prezzolati o picchiatori senza scrupoli.

Credevi di avere a che fare con una vittima, ed invece inizia a serpeggiare nel tuo cuore l'idea che tu sia la preda questa volta.

Oh si, lo sei.

Sei il mio, il nostro, giocattolino, Don Spandauro, ed io sto per venire a prendere te, i tuoi figli, i tuoi nipoti.

Verro' a prendervi, e non mi potranno fermare cancellate, uomini di scorta, giubbetti anti proiettile.

Verro' a prendervi, e poi vi faro' a pezzi, uno dopo l'altro.

Vi sentiro' maledire prima il mio nome, e poi il vostro.

Vi sentiro' levare al cielo oscene bestemmie, e poi pietose suppliche.

Ma urlerai un nome che non e' il mio, e invocherai un Dio che non riconosco.

Verro' a prendervi, e di voi non resteranno che macchie di sangue ragrumato alle pareti e sbocchi di vomito sul pavimento."

Lo volli rileggere un paio di volte quel foglietto sterile delle mie impronte digitali, accuratamente battuto a macchina, prima di infilarlo nella buca delle lettere.

Temevo di aver usato termini troppo forbiti, inaccessibili per quel violento analfabeta che l'avrebbe ricevuto da li a pochi giorni, e che non avrebbe creduto ai suoi occhi ...

Dal giorno della mia elezione in Consiglio, non avevo mai mancato di denunciare, pretendere commissioni di inchiesta, sollecitare l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine.

Sulle prime pensarono di avere a che fare con un maniaco, un mitomane come ce ne sono tanti, e cercarono di sminuirmi seguendo la via della derisione o del ricatto.

Il mio eccellente curriculum e la specchiata onesta' tuttavia da subito dimostrarono che quel piano, cosi' tante volte messo in pratica con successo, in questo caso sarebbe stato perfino inattuabile.

All'ennesimo inguinzione del PM, all'ennesima confisca di beni, all'ennesimo cantiere bloccato su mia denuncia, decisero di ricorrere a metodi piu' efficaci e diretti: una bella lettera intimidatoria, con tanto di confettini di piombo allegati.

Pensavano che l'anonimato li avrebbe potuti proteggere.
Credevano che la lontananza del feudo avrebbe confuso il filo sottile che lungo il quale s'inerpicano i tentacoli della piovra.

Si sbagliavano.

'La rispedico al mittente questa minaccia'.

Cosi' avevo pubblicamente risposto ai giornalisti, accorsi ad una conferenza stampa indetta per denunciare quel tentativo di intimidazione, e nel privato m'ero subito adeguato ad attuare questa promessa.

Il pacco contenente i proiettili che quel bastardo aveva ordinato di recapitare al mio indirizzo privato, sperando cosi' ti angosciarmi, di convincermi a smettere l'azione politica di denuncia degli intrallazzi tra cosche e potere che m'ero impegnato a promuovere, io neppure l'aprii.

Sapevo bene il suo contenuto.
Sapevo bene chi l'aveva confezionato.


Sapevo bene che piu' di un dubbio avrebbe assalito Don Spandauro.


Me l'aveva detto lei, colei che da millenni servo fedelmente, assisto e glorifico, fin da quando combattei con gli Achei sotto le mura cadenti di Troia.

Me l'aveva detto colei che mi ha donato l'immortalita', e poteri sconosciuti agli uomini.

Me l'aveva detto colei che non ama che me.

Io a lei sola do ascolto, lei sola sa istruirmi e completare i miei pensieri.

Lei sola, che e' l'unica tra le divinita' a non essere stata vinta dall'ozio e dalla noia.

Io te interrogo, Athena, perche' tu mi sappia indicare il prossimo passo.

Continua ...

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