Wednesday, 21 November 2012

Sogni

Ma davvero custodiscono di noi segreti, i sogni?
E li custodiscono al riparo dagli sguardi indiscreti e severi degli altri, o dalla nostra coscienza, insoddisfatta ed inquieta?

Davvero dovremmo cercarvi quei tratti della personalita' che, pur nascosti ai nostri occhi, ci manovrano, cosi' determinando, al di la dei vincoli delle condizioni iniziali, il futuro, cio' che sara' la vita?

Oppure semplicemente dobbiamo considerarli oasi protette da un recinto di falsita', ipocrisia ed autosuggestioni personali, dove vivere, dove vive di fatto una realta' alternativa a cio' che mi opprime perfino in questo istante?

Siamo io e mio fratello, in una baita smarrita in una valle deserta, spazzata da un vento gelido, e circondata piu' che protetta da aspre cime innevate.

Siamo io e mio fratello, a scaldarci e chiacchierare davanti ad un caminetto dove arde e si dimena una tremula fiamma turchina.

Ormai non passiamo assieme che pochissimi giorni, a Natale, in Estate, ma l'affetto reciproco e' tale per cui ogni volta e' come se non si fosse mai interrotta
la quotidianita' degli ultimi quindici anni, quelli che la mia maturita' ha spogliato di certe gelosie e frustrazioni che da bimbo malato provai nei suoi confronti (mai nessuna  traccia di schaudenfreude comunque!).

Davvero non potevo avere fratello migliore, e ti dico questo pur avendo ben presenti i suoi difetti: se c'e' l'incontro con un Dio giudice oltre la morte,
io cerchero' di presentarmi non come Gio, amico sincero, amante sollecito delle donne, sottile pensatore, ma come fratello di un uomo generoso e paziente.

Legando assieme le differenze tra noi due, puoi trovare media forse in alcuni tratti caratteristici del babbo, e tuttavia se paragono la mia famiglia a quella di amici e parenti, di una caratteristica in particolare mi stupisco, e rallegro:
nessuno di noi figli e' una replica o punto di convergenza dei genitori.

Non so dirti se questo sia il frutto di una saggia educazione o del caso, che ha strattonato, smosso, mandato all'aria i piani piu' o meno inclinati dell'ambizione o della prudenza: e' un dato di fatto.

Bussano, anzi, battono alla porta.

Apriamo, e siamo investiti dal lamento di un uomo gia' morente, imbrattato di sangue, e dalle suppliche di quello che sembra un servo, un individuo alle sue dipendenze insomma.

Il moribondo e' l'ambasciatore cinese, che, ci racconta il suo valletto, e' stato attaccato a tradimento da degli estranei, nella notte che sembra opprimere tutto cio' che non sia illuminato e riscaldato da quel nostro fuoco.

Allarmati, offriamo asilo a quella sventurata coppia, e tuttavia subito decidiamo di uscire, di andare alla ricerca non tanto degli aggressori, ma dei nostri amici pelle rossa che dimorano nella foresta, e che forse sono in pericolo.

Montiamo in sella ai nostri cavalli e galoppiamo verso il campo.

Abeti di diamante illuminano la macchia, indicandoci la via da seguire.

Siamo quasi arrivati, quando incontriamo sul sentiero un guerriero, nel quale subito riconosciamo un nostro amico.
.
Ci fermiamo, e mostriamo alto il palmo della mano in segno di pace, ma quello reagisce impugnando l'arco, tendendolo allo spasimo e quindi scoccando una freccia, che colpisce mio fratello vicino alla carotide.

Sorpreso, per prima cosa tiro un cazzotto all'indiano, che non puo' che essere impazzito e non merita dunque la morte, e subito dopo soccorro lo spaventatissimo cavallerizzo al mio fianco.

La freccia l'ha solo colpito di striscio, e tuttavia lo zampillo di sangue lo dispera: gia' si sente morire, ma io so che posso curarlo.

Posso salvarti, fratello!

E poi torneremo alla baita, e uccideremo quell'intrigante, che e' responsabile di ogni tranello ... quello in cui e' caduto l'ambasciatore, il guerriero ... e noi stessi!

Nel secondo sogno una sorte che davvero non so giudicare se folle o generosa mi ha affidato il compito di tutore di un gruppetto di bambini.

Sono in sei, e tutti piccoletti, ed io ho il compito di portarli all'asilo.

Quei diavoletti mi fanno impazzire: le pensano tutte pur di sfuggire al mio controllo, ed io sono spaventatissimo ogni volta che qualcuno manca all'appello.

Una volta di piu' la mia bimba preferita, un angelino biondo, con l'inganno elude la mia sorveglianza, e scappa lontana.

Dovrei rincorrerla, ma allora abbandonerei tutti gli altri ...

Non so decidermi, forse non posso decidermi, e dentro soffro le pene dell'inferno.

Il piu' grandicello dei bimbi mi confida di un suo progetto, quello di visitare il bosco delle mie favole da sola, ed io tremo, perche' gia' l'immagino smarrita, forse aggredita da spettri, quelli che popolano certe idee che non so tenere per me.

Finalmente torna.

Con il cuore che dentro protesta, la sgrido: e' contraria alla mia etica ogni forma di severita', eppure so di dover essere per una volta diverso da come vorrei.

Lei mie guarda serena, ne' intimorita dalle mie parole ne' dall'avventura che ha vissuto.

Mi guarda serena e mi dice:

'E' bellissimo il bosco, papa'!'.

Eccola, una realta' alternativa, dove perfino io, per un istante, quello di un abbraccio, posso essere un padre.

La stringo forte a me, e bacio le sue guanciotte paffutelle.

2 comments:

  1. terrò per me quello che penso, per ora almeno, perché in un guizzo la mia vita s'è riempita di nuovo e ho talmente slancio da lasciarmi trascinare fanciullescamente nell'enfasi ... quindi dirò solo : " aha!" ( con fare da Sherlock Holmes, che son certa non l'abbia mai detto almeno così platealmente ) e "meraviglioso!" ( oggi mi sono sentita infine, bambina accudita e "sentita" e per un attimo ho avvertito il desiderio d'essere io ad esplorare quel bosco segreto che tu pensi sia spaventoso !)

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  2. Meraviglioso Silvia :D

    Sono davvero felice!!

    :-)

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