Tuesday, 13 November 2012

Ricordi

Al bambino che appassiva tra le sue forti braccia, mio padre sussurrava parole incomprensibili, alle quali comunque credevo.

Come avrei potuto fare diversamente?


Il babbo era il mio eroe: una roccia salda che il tempo, l'indipendenza, lo svolgersi, inevitabile e salutare, tra conflitto e critica dell'affermarsi della mia personalita' non avevano minimamente intaccato, e la sua severita' d'altro canto lo metteva al riparo dal sospetto, che un bambino non sa neppure formalizzare, d'essere non del tutto sincero: li dove le zie, mia madre, nicchiavano o edulcoravano, lui quando occorreva, prima di una medicazione dolorosa, ad un nuovo ricovero, ad un'ordine necessario, era aspro, perentorio, deciso.

Cosi' nei momenti di sconforto, erano quelli in cui mi rendevo conto che faticavo perfino a camminare, e capivo che il pallone sarebbe stato un estraneo di li in poi, mi annunciava che in futuro avrei potuto godere dei frutti della mia testolina, e che difficolta' per altri insormontabili io avrei saputo gestire, risolvere, scavalcare.

Parlava in lui sicuramente l'affetto di un padre, e la convinzione quasi religiosa, non estranea a chi vive in una societa' cattolica, che induce a pensare che ogni sofferente debba per forza di cose godere di un beneficio di qualche genere: se allora era il corpicino a soffrire, sarebbe stata la mente a riscattare la mia sorte, anticipando su questa terra la promessa vaga che assegna agli ultimi il primato nel mondo dei cieli, o meglio sostituendosi ad essa.

Il mondo dei cieli non esiste, e dell'inferno abbiamo prove inconfutabili ogni giorno.

Aveva in parte ragione, mio padre.

Non e' necessaria una mente particolarmente agile o sottile per godere dei frutti della 'testolina'.

Occorre invece l'abitudine, la disciplina, la consapevolezza di essere centri di razionalita' ed emozioni, e a queste categorie dello spirito avvicina, spesso controvoglia, una vita mozzata dalla malattia e dalla solitudine, e tale abitudine e' sufficiente per produrre invididui che esulano dalle facili categorie cui appartengono i milioni.

Non ho vissuto di rendita: ho preteso dal mio cranio infinite dosi di spirito, e se pure ad ogni sussulto trascinavo a me l'onda lunga della malinconia, non ho mai potuto rinunciare alla capacita' di sognare, alla cura di una riflessione perfino amara, alla frizzante compagnia di un umorismo che forse e' la mia sola qualita' eccezionale.

Mi sono drogato della 'mia testolina', e l'overdose, straripando, di volta in volta ha sfiorato gli altri: ma quelle risate di cui mi circondavo rappresentavano una forma di protezione, erano un diaframma tra me e l'altro.

E' la scelta quasi violenta della solitudine, l'imbottitura dello spirito cio' di cui sono davvero grato alla 'mia testolina'.

C'e' una forma di diversita' e disagio, una particolare introversione, una determinata misantropia che in qualche modo suscita nelle donne, mio unico interesse incompiuto da quando ho smesso di sognare di giocare con Platini, un interesse che supera asprezze e diffidenze.

Il mio amico piu' caro, una persona eccezionale da qualunque punto di vista lo si voglia avvicinare, me ne ha dato dimostrazioni continue, e questa atroce verita' di fatto ha finito per convincermi d'essere parte di un sottoinsieme ancora piu' ristretto della gia' povera famiglia dei 'nervosi' (nel senso di Proust).

Non mi assegna questo ruolo la deformita' del corpo, ma un'altra qualita' che non sono ancora in grado di cogliere, e che pure dev'essere evidente, se ogni donna cui mi sia avvicinato ne ha individuato i tratti nella mia persona.

Da New York arriva l'eco di una cena tra ex colleghi, e a quelle voci remote si sommano lettere mai risposte, ed il silenzo intorno come un'inchiostro nero va a colmare un volume che una circostanza differente avrebbe dedicato all'amore.

Tutto esiste qui dentro.

Gli incontri non fanno che allungare un copione, aggiungono nuova materia ad una trama che tiene perfino me con il fiato sospeso.

La mia rivincita e' nell'inganno, nella pretesa di essere non rifiutato ma saggio, non ultimo ma inaccessibile.

L'ipocrisia del volto, sul quale raramente vedrai dipinto altro che un sorriso, si va lentamente trasferendo alle pareti scivolose dell'anima, che inizia a conoscere compromessi e sofisticazioni.

Godo tuttavia dell'ebbrezza d'essere autore di una vita bizzarra, e finisco per accanirmi contro la sventura solo quando questa mi impedisce di aggiungere una sfumatura diversa, una screziatura inusuale, all'esistenza: cosi' la penuria di sentimenti e la solitudine diventano da insapori ingredienti spezie misteriose, se li obbligo a seguirmi su per un passo alpino alle 6 del mattino, o ad accompagnarmi in vicoli oscuri in notti senza stelle.

I lunghi monologhi dell'adolescente che cercava in una sinfonia un completamento a sentimenti non corrisposti si sono perfezionati confrontandosi con punti di vista maleducati e crudeli: ma questi oltre all'offesa hanno collaborato alla creazione di un vocabolario di cui io mi servo per comprendere me stesso ed investigare il mondo.

I discorsi senza senso di un ubriaco, gli sguardi diffidenti di una donna a disagio per la mia presenza in ascensore, lo sguardo stupito di una commessa che fulmino con una battuta ... sono conseguenze di una liberta' che non conoscerei altrimenti.

5 comments:

  1. ... non ho più parlato, rimanendo sospesa, in attesa di qualcosa che mi lasciasse muta e non per scelta; ecco ! Poggiata al tronco, la notte e in silenzio, rapita dal falò: le tue parole.

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  2. Ero sicuro che tu fossi qui, dove siamo i benvenuti.
    Scrivimi quando vuoi :-)

    Gio

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  3. mi ha colpito al cuore questo post!
    Tuo padre è un grande, grande uomo e tu gli somigli molto Gio!

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  4. posso copiare un paio di frasi!
    l'ho letto tre volte! Gio...sei m e r a v i g i o s o!!!

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  5. E' un grande davvero il mio babbo :D

    Prendi quello che vuoi Sara!

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