Monday, 19 November 2012

Adesso ho capito, adesso sono pronto.

Mi meraviglia l'assiduita' con la quale insisto a ripercorrere certe vie ormai deserte di me: anche stanotte le ho percorse, nella dimensione impalpabile del sonno,
anche stanotte ero nella mia citta' natale.

Non entra per nulla la logica in questo sogno, o almeno non se ne trova traccia nel suo incipit: sto finendo di discutere, di fronte ad una platea sconosciuta, di un progetto che mette assieme,
come si possa e' davvero appannaggio solo di un sognatore o un visionario, il mio lavoro di ricercatore e le riflessioni intime che qui ho raccolto negli ultimi anni.

Sceso dal palco, torno a mescolarmi con la folla, torno uno qualsiasi.

Qualcosa tuttavia e' successo.

Mi sto incamminando verso casa, la salita dal centro e' lunga, faticosa e tuttavia gradevole, quando una bella ragazza, molto giovane, perfino troppo per i miei gusti, mi avvicina.
Non e' volgare, eppure e' quasi insistente: vuole fare sesso con me.
Per una volta evito un termine, 'scopare', che richiede una certa simmetria di intenti, noi due scopiamo assieme se ci avviciniamo al sesso nello stesso modo, e di certo non mi viene
in mente di usare una formula, 'fare l'amore', che esige addirittura requisiti paradossali: lei vuole fare sesso, punto.
Vuole cavalcarmi, e guardarmi negli occhi mentre la faccio godere, e mentre io stesso di questo godo.

Sono perplesso, e quasi un'ombra di sospetto mi inquieta: forse un ricattatore ci stia seguendo, pronto ad immortalarmi in atteggiamente intimi con un'estranea?
O forse lei e' una profittatrice, che a cose fatte chiedera' chissa' quale favore in cambio?

Questi ed altri dubbi agitano la mia mente, e il malessere si comunica al corpo, che non risponde agli stimoli visivi e dell'olfatto che lei mi offre, e che in circostanze diverse tanto mi saprebbero piegare ai
loro dettami.

In qualche modo di oppongo, la tengo lontana, metto tra me e lei un fiume di parole, che una freddezza cattiva solidifica, cristallizza.

Ed ecco spiovere su quei bei occhi scuri la delusione, ed eccola mischiarsi alla tristezza.

Di queste manifestazioni non posso dubitare, ed allora depongo le mie armi, e le parlo.

"Chi sei?
Perche' sei venuta da me?"

L'ovvieta' della sua risposta supera la fantasia di un uomo che non ha conosciuto mai l'amore di una donna.

'Ero tra chi ti ascoltava, poco fa. Cosi', venendoti a cercare, prendendoti con me volevo esserti vicina'.

Ancora stento a crederle: possibile che sia cosi' semplice la sua scelta?

Ogni esperienza sembra avermi dimostrato il contrario, ovvero che queste creaturine meravigliose che siete detestino l'asprezza del mio destino, e quella sostanziale sincerita' che mi
porta a non ricusare il male.

Di nuovo, al mio dubbio segue il suo stupore, macchiato di sospetto.

'Ma allora mentivi, prima. Allora quelli che hai espresso non sono i tuoi pensieri naturali, ma artifici della tua mente. Tu non sei quello che hai detto d'essere, perche' altrimenti capiresti i miei sentimenti.'.

Fermati ti prego.
Non dubitare di me.
Io sono davvero chi tu credi.
Non abbandonarmi.

Adesso ho capito, adesso sono pronto.

4 comments:

  1. Quando si è pronti si è spesso soli

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  2. E' una condizione sufficiente, ma non necessaria di solitudine.
    Le conosco tutte, temo.

    Benvenuto

    Gio

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  3. Sono strani i sogni che fai. Ciao Gio il sognatore

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  4. Bentornata Sara!

    I miei sogni sono avventure, e chiudo gli occhi domandandomi dove la mia testa mi precipitera' di li a poco :-)

    Gio

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