Monday, 29 October 2012

Ecco cos'e' dopo la morte

Se l'autostima si misura con cio' che il sogno di noi presenta, io devo essere davvero il piu' presuntuoso e degli esseri umani, visto che spessissimo nella dimensione onirica sono una creatura dotata di attributi divini.


Se poi in queste vicende fantastiche nelle quali precipitiamo ogni notte emergono i nostri tratti piu' nascosti o semplicemente invisibili, sono poi subdolo, severo, ma fondamentalmente buono.

Ieri, ad esempio, ero uno una figura dissociata, aliena, avversa forse, che rimandava a misteriose fisionomie di psicopompi, di profeti, di demoni.

Nulla, in un primo momento, lascia trasparire i miei poteri, neppure a me stesso.
Seguo ignaro l'evolversi degli eventi come sconfitto, stanco, sofferente osservo lo sgocciolare quotidiano delle mie risorse.

Faccio parte, come una particella identica ad ogni altra, di una numerosa comitiva, che viaggia in autobus verso una destinazione di svago.

Riconosco accanto a me i miei genitori, e poi una coppia anziani gia' vicini al giorno in cui chiuderanno gli occhi per sempre, e ancora una mia cugina, e infine dei ragazzi che conosco solo di vista.

Nessuno sa che quel viaggio presto deviera' dal percorso stabilito, e la metafora aderira' al reale ...

Siamo sfuggiti al'asfalto, per finire impantanati in una fanghiglia nera, nella quale l'autobus sembra lentamente sprofondare.

Decidiamo allora di abbandonare la vettura per cercare riparo, e' notte e fa freddo, in una grotta misteriosa, lavorata dall'opera di una creatura misteriosa che l'ha munita di fori dalle dimensioni di finestrelle, dalle quali salgono verso il cielo i fumi e i colori di un falo'.

Il bosco attorno, pur spaventoso, sembra custodire mille segreti piu' che celare terribili predatori, ma nessuno, tra i presenti, sfida l'ignoto.

Finalmente sono nel mio tempio, dove ogni scarto dalla consuetudine non e' difetto, ma indice di natura divina.

Convinco in pochi istanti chi mi e' attorno dei miei poteri.

Me ne servo in un primo momento per rassicurarli, la situazione nella quale siamo non li espone ai pericoli, la fame, il freddo, che agitano i loro cuori, ma anche per metterli a fronte di una responsabilita' cui non sono all'altezza.

Concedo ai miei ospiti la facolta' di richiamare dal regno dei morti chiunque essi desiderino.
Potranno interrogarlo circa la sua vita, il destino che attende le anime quando queste si separano dal corpo, il proprio pensiero.

So bene che alcuni vorrebbero invocare la figura di Cristo, ma li vince un dubbio: il terrore che quello spettro anziche' cementare le proprie convinzioni, sostenere e rafforzare la propria fede, possa invece capovolgerle.

Mi spazientisco al prolungarsi dei loro silenzi: possibile che nessuno abbia il coraggio, o il desiderio, di sapere di piu'?

Alla fine e' conoscente, una donna prudente se non mediocre, non particolarmente brillante, se non sciocca, a farsi avanti.

Mi chiede di evocare lo spirito della sorella di suo nonno, 'Enrica', mi pare di ricordare.

Mi concentro, ed appare di fronte a noi la figura gioiosa di una bambina di 12 anni.

E' Enrica, morta, piu' che novantenne, nei primi anni ottanta.

E' una bambina di 12 anni che sta facendo una buona azione, e ne gode infinitamente, e che solo dopo qualche minuto si accorge di noi.

In un attimo riassume le sembianze della vecchia che quella donna conobbe, e ci spiega che cosa sia l'al di la', il paradiso nel quale trionfa.

E' una dimensione nella quale si ha l'opportunita' di rivivere la propria esistenza, e correggerne gli errori.

Ecco che pero' diversamente che in vita, da morti si percepisce perfettamente cio' che e' migliore per noi, e questo si riduce propria all'essere generosi, giusti, benevoli.

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