Saturday, 13 October 2012

Cartavetrata

Ho cartavetrata ammaccata giu' per la gola, penzola qui e la come un'esca gettata nell'anima, e  graffia e punge, e sento la pressione di un cranio gonfio di cervella atrofizzate, spugne sporche e bollenti, che martellano e sfiancano le tempie, la fronte sudata.

Ho sceso quasi tremando le scale.

A scaldarmi, oltre al cappotto, i guanti e il cappello, anche la sciarpa che mi ha donato la mia Sarah.

L'ho stretta attorno al collo come lei avrebbe fatto, ed era un modo quello per non tradire del tutto la sua raccomandazione di non uscire, di starmene tranquillo a casa, di  rimettermi in forma senza affrettare i tempi di recupero.

Ma avevo fame, e dovevo rimediare qualcosa di nutriente, caldo, leggero.

Ho trovato nel banco frigo dell mercato all'angolo un cartoccio di cartone, un intruglio sospetto, un surrogato di minestrone di pollo e patate, e ho aggiunto al carrello anche due fette di pane bianco, del succo d'Ananas e un po' di latte.

Adesso vai a dormire Gio.

E' stata una giornata lunga, e domani tu devi essere in forma.

Ti diro' allora dell'esaltazione di questi lievi malanni, se mi colgono in perfetta solitudine.

Tutto e' migliore: la vertigine, la tenacia, il lavorio incessante della mente che senza fermarsi costruisce ricordi, e sa davvero evocare la tua presenza.

Basta parole.

Sto bene, ma sono un po' debole: di parole io sono sprovvisto stasera.
Sussurrami una dolce ninna nanna.
Coccolami un po', e quando avro' chiuso gli occhi non andartene subito.
Resta li un poco a volermi bene.

Io l'amore l'ho sempre vissuto cosi': era una mano che carezzava la mia, infilazata dagli aghi, erano occhi stanchi a vegliare su di me, era l'attesa della mattina ed il giudizio del giorno nuovo.

2 comments:

  1. non ammalarti Gio, stai attento e prenditi cura di te.

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  2. Sto gia' meglio Marisa!
    Grazie degli auguri!

    Gio

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