Tuesday, 18 September 2012

Siamo in tre, siamo tre uomini e siamo su una barca

Siamo in tre, siamo tre uomini e siamo su una barca, ma la nostra situazione non ricorda minimamente le atmosfere parodistiche e rassicuranti di Jerome.

Io, il principe De Curtis e un terzo uomo che non ricordo, sicuramente non Peppino, ne' nessun altra delle spalle del grande Toto',
stiamo per colare a picco, stiamo per essere inghiottiti dai flutti!
L'imbarcazione con la quale abbiamo preso il mare, azzannata ripetutamente dalle zanne voraci di un immenso pescecane, non e' ormai piu' che una zattera,
e le fauci della bestia colossale presto faranno macello dei nostri corpi!

In qualche modo ci salviamo: riceviamo soccorso da un elicottero della marina militare proprio nel momento in cui ormai gia' ci sentivamo perduti.

Di ritorno da un'avventura tanto tragica ci vantiamo d'essere se non eroi almeno veterani, carichi di immagini drammatiche e angoscianti.
Delle nostre vicende, ne siamo sicuri, qualcuno sara' interessato!

Magari qualche bella donna, da conquistare raccontando loro vecchie storie di marinai e squali, sirene e tempeste.

(O una bella donna con la quale fare l'amore stanotte, da far innamorare semplicemente essendo me stesso)


Si riunisce una combriccola di giovani ragazze, attraenti, svestite e sensuali, davanti ad un bar.

Mi mette a disagio la loro presenza: sono orribilmente volgari, si fanno insistenti, e lasciano intendere che vogliono del denaro.

Una di queste, particolarmente provocante, mi si avvicina gia' mezza nuda, facendosi annunciare dalle rotondita' del suo bel culo.

Le domando se per caso voglia dei soldi per darmela, ma non con l'interesse di chi sta contrattando, l'idea della prostituzione non mi infastidisce ne' scandalizza, ma troverei insopportabile un approccio volgare e insistente, bensi' con i modi spicci di chi vuole liberarsi di una seccatura, e per ottenere questo scopo non trova di meglio che presentare al questuante di turno un'immagine squallida, inopportuna, fuori luogo del proprio comportamento.

Stupita, non so se dalla franchezza o dalla tranquillita', per un istante la ragazza si disinteressa di me, dandomi l'opportunita' di una fuga che non rimando.

A fatica, e certamente con difficolta' maggiori di quante non ne avrei in verita', corro lungo un viale alberato, che d'un tratto mi rendo conto essere quello che traversa il rione dove vivo, in Italia.

Ancora poche decine di metri, e sara' la discesa!
Ancora poche decine di metri, e saro' scomparso all'orizzonte!

Il cuore, gia' sotto stress per lo sforzo fisico, batte fino quasi ad esplodermi nel petto quando mi rendo conto che quelle arpie si sono rese conto della mia assenza, e gia' mi hanno individuato.

Grido allora ai miei amici, che sono rimasti lassu', oggetto di lusinghe ed inganno: 'Sono avvocati, non sono puttane! Vogliono spillarci quattrini per i diritti d'autore! State attenti!' e quindi, esausto, mi lascio scivolare lungo la discesa.

Ora la corsa non mi costa nessuna fatica: devo solo rannicchiarmi un poco, e offrire la minima resistenza all'aria.

Sto raggiungendo un bivio, e sento alle mie spalle avvicinarsi quelle invasate.
Se prendessi per destra o sinistra potrei forse ingannarne una parte, ma certamente non tutte: scelgo allora di continuare lungo la stessa direzione, che pure a prima vista sembra la meno agevole, lanciandomi di corsa in uno dei prati onirici che tante volte, e con emozioni diversissime, ho gia' visitato.

Attraverso questo campo fiorito, che ha un analogo reale che nel sogno s'arricchiesce di personaggi misteriosi, una statua parlante, una vecchia zingara, e di luoghi spaventosi, un vicolo buio, un ponticello cadente, una scalinata scivolosissima, e magnifici, un grande mulino a vento, un'immensa magnolia, io non devo neppure correre: come tante volte, non ho che da spiccare un salto, e seguire, sfiorando con la mano i boccioli dei fiori sotto di me, il proflio di parabola al quale mi vincola l'uniformita' del campo gravitazionale nel quale sono immerso.

Dietro, le donne cattive, faticano ad avanzare nel folto della vegetazione, imprecano e mi maledicono, ed io sono salvo, e cosi' i miei amici lassu'!

Tranquillo e felice, quasi nuoto, leggerissimo, carezzato dai raggi del sole almeno quanto dai petali di quel mondo fiorito, li ove Monet sarebbe di casa, e dove manchi solo tu, amore mio.

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