Wednesday, 19 September 2012

Scoparti

  Non sono che passate 12 ore dall'ultimo episodio d'epistassi, e questa distanza minima dal disagio del gocciolamento, dalle preoccupazioni dei giramenti, gia' mi vale una voglia furiosa di scoparti.

Mi sento un po' debole, e forse la quantita' di sangue perso o ingerito negli ultimi giorni rappresenta una frazione non indifferente delle mie riserve, e di tale preoccupazione ho vaghe evidenze: ieri sera, dopo aver scritto una e-mail, mi sono preoccupato, rileggendola, trovandovi un numero sterminato di sciocchi errori di grammatica.

Quei refusi, sommati ad un lieve malessere, mi hanno suggerito di non prendere sottogamba la situazione attuale, e di presentarmi domani, dall'otorino, ben intenzionato a risolvere una volta per tutte il problema.

Ma nonostante lo stato non ideale del corpo, la mente continua, ha continuato, a macinare, ad architettare scenari erotici e osceni di noi due.

Oh si, non fare l'offesa, amore mio, se per una volta non saro' gentile, premuroso, carezzevole: oggi io ti scoperei!

Roba da doverti aggrappare allo spigolo del tavolo sul quale ti sbattero', roba da farti stringere forte il lembo del lenzuolo che sara' sfondo della nostra passione, bella mia maialina!

Una volta di piu' mi sento in debito con te.

Da quant'e' che non ti fotto?

E' da circa una settimana, ricordo bene?

Magari ti ho perfino obbligata alla pratica, inopportuna in certi casi, della masturbazione femminile, che e' cosi' malinconica quando sbrigata in solitudine, non e' vero?

Bussero' alla porta di casa nostra, e tu, aprendomi, starai gia' giocando, recitando, alla perfezione, la tua parte.

Mi guarderai in apprensione, e chiederai dettagliato rendiconto dei recenti progressi della terapia.

Ma dentro avrai gia' subodorato che sto meglio, e che li sotto presto si fara' festa.

A malavoglia rispondero' citando termini da studiolo medico: controllo, applicazione, crema, garza ... e staro' pensando a gonnellina, mutandine, tette, fica ...

Ti parlero' dell'orario di apertura della farmacia, e gia' staro' sbottonando la camicetta.
Tu avrai un suggerimento, quella a un paio di isolati sembra la meglio fornita, io io avro' da un po' infilato la testa sotto la tua gonna, e la lingua stara' leccando avidamente le cosce pallide, avvicinandosi, ma il piu' lentamente possibile, al tuo nido nudo.

Di nuovo prenderai in considerazione un'ipotesi, una diversa terapia, e intanto sfiorerai la patta dei pantaloni, tasterai in quel volume, in quel gioioso rigonfiamento, la consistenza del mio desiderio, indi tirerai giu' la zip, ed io, mentre con una mano davanti ti sfilero' una tetta dalla maglietta e dita inzuppate di saliva, tua, scenderanno per lubrificarti la fica, replichero' che il medico ha ritenuto il profilo clinico assolutamente stabile.

Te lo infilero' dentro senza tanti complimenti.
Tu, muovendoti lentamente, attenta a non farlo uscire, ti libererai della canottiera e io faro' cadere la gonna, che con un piede sposterai di lato.

Se ne restera' all'ingresso, mentre noi, tu piegata un po' in avanti, io con la mani sui fianchi tuoi, a piccoli passettini, guadagneremo la stanza da letto, dove continueremo a scopare come solo due innamorati possono fare.

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