Friday, 28 September 2012

Prendile e ...

Io e il babbo siamo in cortile.

Stiamo distribuendo, in grandi ciotole quasi invisibili, cibo per dei cani che non vedo attorno a me, e che non so, in un primo momento, quali possano essere, visto che ormai tutti i nostri sono morti.


Come spesso capita nel sogno pero' mi rendo conto, o meglio, mi ricordo, che Danka e' tornato in vita, e che la sua nuova esistenza, precaria, ancora minacciata dal male che l'ha ucciso e soprattutto solo sostenuta dall'ostinazione, mia, di non rassegnarmi a quella morte, ancora necessita di cure e attenzioni.

E' il suo cadavere che si e' rianimato, e' la sua carcassa, gia' offesa, che scavando a fatica ha recuperato la luce: non e' un corpo agile e giovane, forte, quello che di tanto in tanto incontro, in luoghi che non posso conoscere, in circostanze che sfuggono alle mie previsioni.

Il babbo ne sa piu' di me.

Il cibo che stiamo ripartendo nelle diverse scodelle non e' di quelli che si trovano in vendita comunemente: non sono ne' i pezzettoni di carne succulenti ne' crocchette rinsecchite.

Si tratta di tessere pesanti e porose, dalla forma e la dimensione di foglie di Magnolia.

Danka si e' lasciato morire ai piedi di una Magnolia, e li tante volte abbiamo giocato assieme.

Di quelle tessere  ce ne sono di diverso colore: verdi, dal contenuto di verdure, rosse, al sapore di carne, gialle, cariche di minerali, e a righe nere e marroni, ricche di proteine.

Quando ne capita una a righe il babbo la prende e le mette da parte.
Mi dice di fare altrettanto, perche' quelle servono a Danka per rimettersi in forma da quella gastrointerite proteinodisperdente diagnosticata dal veterinario.

Gli chiedo, con il cuore in gola, come stia ... perfino nel sogno la sua resuscitazione mi sembra incredibile, e lui aggiunge, con quella voce da medico che prima che il concetto sia stato formulato ti gela il sangue, poiche' sai che sara' oggettivo, che si sta lentamente riprendendo.

Sono preda dell'emozione, e in poco tempo gia' ho riempito una cesta di quelle tessere.

Adesso bisogna solo portarle a Danka, ma dov'e'?

Ancora una volta il babbo ha la soluzione.

Le devo spedire per posta a Sarah, poi ci pensera' lei.
Lei lo sa cosa bisogna fare.

6 comments:

  1. sei stato molto amato Gio
    ancora! :-)
    ti auguro una bella domenica.
    un bacio!

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  2. Amato si, ma come figlio, nipote, amico non come uomo.

    Ciao Sara!

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  3. Gio, quando avevo cinque anni mia madre si è ammalata gravemente, ho perso mio padre a quindici anni. mio fratello a 32 anni ha subito un incidente stradale gravissimo! Lui non si è più ripreso..mentalmente,a mia madre dopo trentadue anni, e 4 ictus hanno diagnosticato la malattia di behcet! Per più di trent'anni è stata curata per grave depressione! Ora non ha più la depressione, è lucidissima, ma è quasi cieca e semi paralizzata
    Io non so cosa voglia dire essere amata, nemmeno come donna!
    Tuo padre è un uomo meraviglioso!
    Baciotto! :)

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  4. Baciotto a te Sara :-)

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