Saturday, 15 September 2012

Night walks

Ho fatto una bella scoperta, passeggiando stanotte per il quartiere.


Bighellovano senza meta, in parte dubitando di me, e in parte distratto, deliziato per certi versi dalle risate che spiovevano oziose dai piani alti e illuminati delle case, il freddo di queste notti gia' fa godere dell'aggiunta, all'idea gioiosa del ritrovo, della sensazione di calore che vi si accompagna naturalmente, quando ho trovato, stretto tra un palazzo signorile e l'alto muro di cinta di un giardino o forse di un cimitero, un vicolo di quelli che sfuggono all'attenzione di un passante distratto.

L'ho esplorato, quel lungo ciottolato, illuminato appena da un lampione, invaso da fronde evase dalla cura del giardiniere, e ancora sonore alle carezze della mia mano.

Quella viuzza, che tagliando in due l'isolato scivola dolcemente verso il parco, si inserisce, per darvi vita, nel contesto raffinato, signorile, quasi maestoso, di questo quartiere come un'arteria sottile, un capillare quasi invisibile che tuttavia irrora e sostiene un'appendice estesa ed inerte.

Le luci dei locali alla moda, le insegne luminose dei piccoli mercatini, raramente ne ho visti di cosi' eleganti e rifiniti, quelle meno appariscenti di botteghe d'artigiani o ristoratori, pannelli in legno dipinti di colori vivi, ma che s'appisolano al calare del sole, non sono ora che un dettaglio, un sottofondo piacevole ma non necessario alla bellezza di questo quartiere.


Amo gli alberi, i fiori, i nidi nascosti lassu', e mi fermo ad ascoltare estasiato il verso selvatico di una cornacchia, e seguo ancora rapito, come da bimbo, l'arrampicarsi sui muri di lucertole* o formiche ...

Qui un lungo e ben ponderato antico progetto, o forse la non curanza d'oggi, ha lasciato rinfoltire certi angoli di verde, e dalla finestra che da sul giardino interno osservo o sento il brulicare di una vita che si esprime sulla verticale dei tronchi, dimora di qualche roditore o piccoli uccelli,

Calpestando la terra del giardino, immenso ma suddiviso in piccole frazioni, ne percepisco la profondita', non spezzata da lastre di cemento, cunicoli, rivestimenti.

Questa dimensione di  verginita' mi conforta, mi illude dell'esistenza, li sotto, di un rifugio alieno all'invadenza del nostro mondo, paradossalmente protetto proprio dall'inviolabilita' di una convenzione umana, quella della proprieta' privata e dei regolamenti.

Urta, nel prato, l'ovale di un tronco reciso, ma voglio credere sia stata necessaria quell'amputazione odiosa.

Lascio briciole di pane sul davanzale, e la notte, stretto gia' alla trapunta e alla coperta di lana, ascolto infreddolito, come un marinaio, l'ululare del vento.

2 comments:

  1. Bellissimo post!
    *-* sono commossa!
    dolce notte Gio :-)

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  2. Addirittura? :D

    Grazie mille Sara!

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