Monday, 24 September 2012

Il pescatore

E' morto un uomo grande.

Un cancro ai polmoni ha portato via questo gigante buono, questo profondo, riflessivo Mangiafuoco, prosciugandolo come l'aridita', che consuma ogni cosa, e che tuttavia non puo' cancellare le testimonianze, le impronte di cio' che e' stato.

Io l'ho conosciuto, Giancarlo Bossi, e piu' di una volta il suo nome e' tornato nei miei discorsi, e quasi sempre per spostarne il baricentro rispetto premesse superficiali o attese scontate.


E' capitato una quindicina d'anni fa.

Lui era tornato in Italia per un soggiorno momentaneo, come sempre, dalle sue Filippine, ed una sera fini' chissa come a cena da noi.

Era estate, e cenammo' in terrazzo, sotto un pergolato  intricato di gelsomini e campanule.

Lo ricordo immenso, burbero e buono, carezzare il mio Danka.

Quel cane bastardo e selvatico che piu' di ogni altro ho amato, gli si era accoccolato al fianco, e Giancarlo, mentre con la mano lo coccolava, ascoltava con un silenzio che non era parsimonia di parole o affetti, ma pazienza, forse stanchezza, le nostre domande, probabilmente banali, certamente distanti dalla sua missione.

Non un istante vacilla il mio ateismo, neppure di fronte alla santita', muscolare, fradicia di sudore e non del tutto pia di quest'uomo, e neppure di fronte alla sapienza di Don Angelo, eppure la presenza di queste figure nella mia esistenza riconduce senza alcuna forzatura a riflessioni che sono intimamente umane, e che quindi rincorro, custodisco, venero.

I capelli rossicci, il torace immenso, la stazza imponente, le braccia nude offerte al caldo di un'estate lontana, a fatica ritrovo in certe sue foto, quelle che gli furono scattate dopo il rilascio dalla prigionia, quando il male forse gia' aveva iniziato la sua lenta opera di disgregazione, ma lo sguardo serio, sofferente, severo, partecipe al dolore e alla miseria che e' di tutti noi non e' mutato, ne' avrebbe potuto mutare.

Ci disse malinconico ma non astioso che la Coca Cola era arrivata anche li, nei villaggi dove prestava soccorso, e che assieme alla plastica, alle lattine, anche la armi avevano dilagato in quell'immensa periferia del mondo.

Aggiunse che aveva profittato di quella visita per porre interrogativi di teologia pratica ad un suo superiore: e ci confido', divertito, che il suo cruccio, o meglio il suo dubbio, era quello dell'auto-assoluzione.

Essendo lui, laggiu', l'unico ministro, non poteva confessarsi con nessun altro, e tuttavia i peccati si accumulavano, mettendolo in una situazione di buffo paradosso: del gregge, era proprio il pastore
il peccatore piu' grande.

Quella sera Luca e Giulia passarono da casa mia.

Era una delle rare occasioni in cui avevo in programma un'uscita serale, e cosi' profittai di quella concomitanza di eventi per fare le presentazioni.

Il mio babbo, che piu' di me sente imprescindibile la presenza di un Dio, e come me venera santi e sapienti, propose loro un indovinello: 'Secondo voi cosa fa nella vita questo signore?'.

Non seppero rispondere esattamente a quella domanda, ma Giulia ci ando' maledettamente vicina:

'Il pescatore' rispose.

Quell'uomo forte, solare e gentile sorrise, e mormoro' qualcosa in segno di approvazione.



4 comments:

  1. ma i veri santi chi sono Gio?
    bellissimo post!
    Un bacio!
    Ps come va? oggi sto male :(

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  2. l'arterite! :( mi batte fortissimo il cuore, anche lavorando poco!
    se non ci fosse il cortisone! ringrazio chi l'ha inventato! :)
    domani vedrò l'INR e la CPAP nuova! :(
    bacio!

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    1. Anche io ogni tanto impazzisco per l'INR!!!
      L'ultimo valore per fortuna era buono.

      Un saluto carissimo Sara.

      A presto, sono contento quando passi di qui.

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