Friday, 21 September 2012

Il gelo

Ogni tanto capita che per motivi di lavoro debba tornare con la memoria agli anni recenti, quelli del dottorato.

 Si radunano allora attorno a me, e mi accorgo che non sono che fantasmi, le presenze di chi ho frequentato al dipartimento, o in giro per il mondo, durante una delle numerose conferenze cui ho partecipato o una delle rare, e faticose, campagne di misurazione.

Non ci si convince mai abbastanza, da se', della propria inesistenza.

Sono loro, le donne che non si sono mai interrogate di me, e il cui silenzio mi raggiunge fin qui, a testimoniarlo: io sono il nulla.

Certo, il ricordo di Isabella e' vivo, e tuttavia l'eccezionalita' del nostro rapporto non mi e' nascosta: siamo stati amici, ci siamo voluti bene poiche' mi ha incontrata da sola, ed in due, e due solamente, camminavamo per la citta', o c'attardavamo, strampalati e buffi, perdendoci ad inseguire concetti astrusi e armoniosi.

Quando c'e' stato un altro, per me non sono state che umiliazioni, e le piu' cocenti, e le piu' monotone.

E' sempre stato cosi', ed ad una definizione tale da non lasciar adito a dubbi o a possibili interpretazioni giustificatrici.

E' stato cosi' ovunque, nell'adolescenza, all'Universita', nel tempio della tecnica, nella citta' dell'arte, e perfino in quella dimensione intermedia, intima e distante al tempo stesso, che e' quella delle affinita' elettive.

Sono l'ultimo, il negletto, sono quello di cui si puo' fare a meno.
Non abbastanza eclettico, intelligente o talentuoso per emergere ed essere desiderato dalle ambiziose, e sufficientemente sgradevole al tatto, alla vista e alla mente per essere ignorato da tutte le altre, troie, badanti, artiste, ninfomani.

E' gia' il gelo, qui in citta'.

Stanotte arriveremo a sfiorare lo zero, e le ossa, non me ne sono preso cura in questi giorni di fazzoletti insanguinati e stress, mi dolgono gia'.

Vado a letto sconfitto da un semplice ricordo, piegato dall'immaginazione stessa, che benche' eccezionale consegue, comunque voglia giocare le mie carte, da assiomi nei quali credo troppo fermamente.


Rimane tutto confinato in uno spazio ristretto, che e' quello che mi compete: figura accessoria, brillante per l'attimo in cui e' imposta, e poi silente, invisibile, moribonda.

L'umiliazione si trasforma lentamente in un desiderio di rivalsa, in un disprezzo ottuso e tuttavia convincente.

Diluisco quanto posso, drogandomi di ogni forma di bellezza, il veleno che ho di dentro.

Ancora un po' andra avanti questa commedia.
Poi calera' il sipario.
In platea non sara' gia' rimasto nessuno.
Non si udira' neppure l'eco dell'ultima risata, la piu' amara, e poi non sara' piu' che il nulla.

4 comments:

  1. Io sono certa che tu abbia lasciato molto... in molte più persone di quanto pensi...
    in me di certo Amico Gio :)

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  2. Grazie di cuore Chiara :-)

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  3. Se davvero non sei soddisfatto della tua persona perché allora non fai qualcosa per cambiarla?
    Potresti dirmi che è questa è la tua natura, e la natura non si cambia.
    Ma se fosse davvero la tua natura non dovresti accoglierla in modo gaio accettandoti e vivendo in serenità?
    Tutta questa autocommiserazione non ti porterà a niente.

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    1. Fortunatamente non dura mai troppo a lungo nonostante ci siano prove inoppugnabili in suo favore ;-)

      Gio

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