Sunday, 5 August 2012

Parole

 Ti avverto: questo e' un messaggio stupido.

Nel volgere di tre righe starai pensando a) Quanto sei stupido Gio, b) Ma perche' sto perdendo il mio tempo continuando a leggere, c) Ah si, adesso mi ricordo: perche' sei uno strafigone ed io TI AMO!

Ci sono parole che sono stupende, o che almeno io considero scrigni che, osservati con attenzione, nascondono, oltre la semplicita' cui le riduce la familiarita' dell'uso superficiale, dei piccoli tesori.

Prendi, ad esempio, 'calligrafia'.


L'etimologia di questo termine, che si usa spesso in combinazione con un aggettivo qualificativo, 'bella', 'brutta', 'illeggibile', e' affascinante, almeno per me.

Si tratta di una parola composta dall'accostamento di un aggettivo, 'kallos' e un sostantivo ' graphe': dal momento che 'kallos' sta per 'bello' ('graphe' indica invece la scrittura), e' evidente che, in senso stretto, associare  un aggettivo ulteriore possa risultare pleonastico ('bella calligrafia') o contraddittorio ('brutta calligrafia').

Non si limita a questa fusione, che e' credo rara in Italiano, la particolarita' di detta parola: c'e' qualcosa di piu'.

'Graphe', dai tempi dell'Ellade, non ha mai smesso di essere sulle labbra degli uomini.

Ha dilagato sulla terra, contaminandosi di accenti tra loro diversissimi: da un remoto angolo di mediterraneo ha raggiunto ogni nazione del mondo, se e' vero che 'graphics' e' una parola che la tecnologia ha reso universale (pensa a 'computer graphics', o 'GPU').

Che sorte diversa, invece, e' toccata a 'kallos'.

Oggi sopravvive solo in un proverbio 'καλὸς καὶ ἀγαθός, kalòs kai agathòs', in calligrafia e in un altro sostantivo che nessuno ha mai usato al mondo ('callipedia', 'Modo di procreare bei fanciulli').

Mi viene da pensare che davvero, a volte, la bellezza ami celarsi, e forse, chissa' farsi scoprire solo da chi, lo dimostra con questa dedizione, ne avra' cura. 

Gridano oggi i gabbiani.
Secondo me protestano anche loro per questo tempo da lupi.
Eppure ... sono giornate come queste, fredde, passate in solitudine a combattere il mal di schiena, a convincermi di quanto la vita sia meravigliosa.

Se tu fossi stata qui, oggi avremmo fatto l'amore.

Di questo corpo sofferente, avremmo prodotto uno strumento di piacere e affetto, se ci fossimo accoccolati nudi nel letto.

E se non e' quello l'amore che ci lega (una storia cui mi sto abituando non irragionevolmente), fa nulla: avremmo riso, discusso, taciuto, camminato su e giu' per la citta'.


Avrei fatto una barchetta di carta per te, e te l'avrei infilata, di nascosto, nella borsetta al momento dell'addio, perche' al ritorno a casa suonasse come un arrivederci.


(in attesa di classificazione).

2 comments:

  1. La lettera C vale sempre. Tu scrivi malissimo ed io ti leggo solo per quello.. :-D
    Notte Gio l'estroso

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  2. Ci tengo a far notare, Signorina Sara la dotta, che voi siete una vera intenditrice ;-)

    Vi porgo i miei saluti, e giungo ad accennare un inchino (per quanto questo oggi mi cagioni un certo dolorastro!).

    Gio

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