Friday, 17 August 2012

Me l'ha detto Socrate

Sono state settimane estenuanti, le ultime.


Oltre alla ricerca, mi sono dovuto occupare anche di questioni quasi burocratiche ed organizzative, le piu' pesanti, quest'ultime, per un uomo disorganizzato, confusionario e miope come me.

Sulla scrivania s'accumulavano stampe, libri, appunti e scarabocchi, assieme a bottigliette di coca cola (Sarah ti voglio sempre piu' bene, capisci che non faccio che bere litri e litri di Coca Cola solo ed esclusivamente per sentirti vicina?), briciole di biscotti, tappi neri, rossi e blu di bic finite chissa' dove, e intanto battevano le dita sulla tastiera, giravano i codici spremendo i quattro processori del computer, e passavano ore quasi anonime, senza significato diverso da quello che attribuivano loro la certezza d'averle perse per sempre.

Quando i colleghi, al tramonto del sole, ma a volte anche prima, abbandonavano l'ufficio, canticchiavo sottovoce qualche aria di Mozart o Verdi, e mi lasciavo andare, di tanto in tanto, ad imprecazioni colorite e buffe.

Gli Dei dell'Olimpo, se esistono, saranno felici di non essere stati dimenticati.

Diverse notti sono tornato a casa oltre l'una, e medito di comprarmi una bicicletta, per poter coprire la distanza di pochi chilometri tra casa mia e il campus senza bisogno di aspettare un taxi, impresa che non e' sempre semplice quando e' talmente tardi che le strade sono deserte, e gli autobus gia' tutti in deposito.

Una volta che sara' scaduto il mio contratto, o al limite al momento del licenziamento, non cerchero' un'altra sistemazione in questa citta': sento l'impellenza di tornare nel continente, ed e' da qualche settimana che sto cercando di immaginare il mio futuro a Vienna, citta' splendida nella quale sono gia' stato diverse volte, e le cui qualita' potrebbero combaciare alla perfezione, in modo speculare intendo, alle mie mancanze.

Mi stanno chiamando le forestre intricate, l'ombre pesanti e le distese di foglie umide, ed il ventre della natura torna ad essere quell'ospizio che ho gia' conosciuto, e che offre un rifugio ineguagliabile ad un solitario.

Li dialoghero' con Schiele.
Non sara' che uno spettro di piu', un mio simile: saremo noi due, e nessun altro.

Mozart sara' stonato, lo temo, nel crepuscolo, ma tanto eccezionale da ripristinare, nella memoria, la propria grandezza assoluta.

E' un traguardo irraggiungibile, lo so bene, ma consola il sogno del mal di schiena fin troppo concreto di questi mesi, delle emicranie insolenti, della solitudine ormai perfetta.

No comments:

Post a Comment