Monday, 20 August 2012

Camminare

Una macchia di pochi ettari di olmi, platani, querce, un fitto sottobosco e delle chiazze di radura rigogliose di fiori selvatici dai colori vivacissimi, come in aiuole che una legge non scritta ha disegnato tra un dislivello ed una pozza, schiacciate, sacrificate anzi tra la roccia del dirupo e la distesa pianeggiante del pascolo, eppure quasi altere dimostrazioni del genio non misurabile e certamente esuberante che e' quello della natura ...


Dicono che nel folto del bosco viva una colonia di tassi: non ne ho cercate le impronte nella fanghiglia scivolosissima e scura, assorto com'ero, avido come ero della bellezza piu' alta, che e' per me quella che la luce, filtrata dalle sagome degli alberi, disegna come infinite tessere chiare e scure di mosaico, ma di sicuro ho sentito il verso dell'upupa, e tra i cespugli intricati il fruscio di qualche piccolo roditore o di un serpentello spaventato.

Con la mia andatura, anche quel sentiero di poche centinaia di metri pretende un'oretta di cammino.

Quanto basta per provare mille brividi: se l'occhio si posa sull'aspro ceppo seghettato, tagliente e soprattutto chiarissimo di un tronco enorme, capace di sostenere il peso di tonnellate di un albero immenso, aperto in due, squarciato forse dalla folgore o, piu' probabilmente, piegato dalla forza del vento e spezzato dal suo stesso peso, sento l'esistenza di un piano fantastico, superiore al nostro, cui noi, dopotutto, soggiaciamo ancora.

Gli scorci sublimi sulla citta' lontana, e ancora le voci dei mille abitanti del bosco, ed il balenare di idee che, una volta sull'autobus sembreranno altrettante sciocchezze, tornano ora che s'avvicina il sogno a prendersi cura di me, e alleviare quel mal di schiena che forse ora non proverei, se fossi rimasto a casa tranquillo.

Quel luogo, non pensare a nulla di diverso che una modestissima riserva naturale, esiste anche in questo momento, anche adesso che e' piena notte.

Una figura vi s'aggira lentamente.

Non ha bisogno di torcia, ne' della luna piena per orientarsi, e tace finalmente la citta', e attorno nulla e' diverso da come dovrebbe essere.

Escono dalle loro tane gli animali di giorno spaventati dai cani, dal via vai delle biciclette, dalle comitive.

Ed io anche sono li.

14 comments:

  1. Quando cammino vorrei poter conservare la lentezza..una lentezza che permetta d'assaporare quel che vedo...sì,lo ammetto,potrei anche star ore a far girovagare i pensieri guardando anche solo un frammento..Però le emozioni di quella lentezza rimangono anche dopo..quando si torna alla vita un pò più frenetica..PS: per questo,meglio non andare con persone che vogliono "solo camminare".:-)

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  2. Nel tuo post scriptum mi ritrovo alla perfezione.
    Non intendo imporre ad alcuno i mei ritmi, l'inutilita' di un tragitto ... ma non sopporto che la compagnia di un mio simile nelle passeggiate silenziose.

    Benvenuta, di nuovo.

    Gio

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    1. Grazie Gio:-)Mah..io un mio simile lo sopporto..purchè sia simile a me,appunto..Però,ti dirò, camminare con persone non simili a me sposta il mio angolo visuale, la mia attenzione...perchè si concentra sul mio "non simile":-)E non è detto che questo non lasci qualcosa su cui continuare a meditare..tornati a casa:-)

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    2. Si, di un simile anch'io apprezzo la compagnia, questo volevo dire.

      Mi hai fatto venire in mente un bel ricordo, poi lo metto per iscritto!

      A presto

      Gio

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    3. Son contenta..d'aver suscitato un bel ricordo:-)

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    4. Stasera ne devo scrivere per forza, prima che torni a smarrirsi nei meandri della memoria!

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  3. sono andata a sentirmi il canto dell'upupa e ho capito perchè l'hanno chiamata così: fa "upup ... upup ... upup"

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    1. Infatti in diverse lingue il suo nome richiama quel verso!

      In compenso mi sono appena accorto che quella che ho sentito non poteva essere un'upupa: non ne esistono qui nel Regno Unito! Quindi resta un mistero che cerchero' di sciogliere con ulteriori passeggiate!

      Ciao Silvia

      Gio

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    2. Noi invece nel mezzo della notte, per due volte, questa settimana, siamo stati svegliati da un verso fortissimo, quasi inquietante, che ha fatto spaventare perfino una compagnia di balordi giovanotti che tiravano tardi, sotto di noi.
      Al momento abbiamo pensato alle galline sgozzate dalla volpe, come già capitò in passato; ma non era quello, era più acuto, più un allarme che un richiamo.
      Poi mio marito -che è un appassionato B.W.- ha fatto una ricerca sui versi dei rapaci notturni e abbiamo scoperto che era il verso del barbagianni.
      Speriamo di sentirlo ancora!

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    3. Non ci si abitua in fretta al verso del gabbiano, che in effetti e' detto 'grido'. Mi capita ancora di svegliarmi terrorizzato, credendo di sentire qualcuno invocare aiuto, anche se e' ormai da un anno che sono qui!

      A presto

      Gio

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  4. Ho fotografato un'upupa... questa estete, è bellissima!
    E poi è l'uccello del mal augurio... e quindi mi sta ancora più simpatica!

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    1. da quando l'upupa è considerato l'uccello del malaugurio?
      non è la civetta?

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    2. Sono abbastanza confuso ... non puo' essere un upupa l'animale che ho sentito ... ne' una poiana, come ho creduto in un secondo tempo. Mi informero' meglio: sto scoprendo una varieta' infinita di versi, grida, canti!

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  5. Sono davvero bellissime, e chi direbbe mai che sono quegli esserini cosi' minuti ed eleganti a incupire l'atmosfere silvestri! (incupire ... che bella parola, non trovi?)

    Un abbraccio Chiara

    Gio

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