Tuesday, 31 July 2012

Un Dio bizzarro

Anche stanotte sono stato un Dio.

Mio padre, di nuovo, e' il grande Zeus ed io l'unico, tra i suoi figli, a non essere collocato con precisione nella celeste gerarchia degli immortali.

Alla tavola attorno alla quale si riuniscono gli dei, lungo due file che convergono al trono del padre, ognuno e' composto, silenzioso, in attesa della voce di Zeus, ed un solo seggio e' vacante.

E' il mio.

In piedi, poco distante da quell'assise solenne, dove trovano equilibrio i contrari, me ne sto pensieroso e distante.

Nonostante sia come un intruso, non sono circondato ne' da disprezzo ne' da odio: nessuno, nemmeno il sovrano dell'Olimpo, mi capisce, come io stesso non capisco me stesso, ma in qualche modo ho guadagnato un rispetto di ognuno dei presenti, e forse a questo, in alcuni, s'accompagna il sospetto.

Un demone sconosciuto, non necessariamente maligno, per certo non docile, agitandosi dentro mi impedisce di osservare da cosi lontano il brulicare sommesso della vita sottostante.

Abbandonate le vesti dorate, dismessa la fisionomia terribile di un Dio, scendo tra i mortali, irriconoscibile e tuttavia ancora irrequieto.

Mi ritrovo in una citta' dell'east coast degli Stati Uniti.

Una famiglia, attorno ad una tavola riccamente imbandita, segue imbonita, ottusa, grottesca, un notiziario, un bollettino di guerra che aggiorna circa recenti operazioni militari.

Un bambino a stelle e strisce, ingordo e superficiale, gioisce alla vista delle immagini di un bombardamento effettuato da aerei da combattimento che hanno appena raso al suolo un 'villaggio di terroristi'.

Facendo ricorso ai miei poteri sovrannaturali, entro in comunicazione diretta con l'intelletto e la memoria di quel bambino.

Operando con la precisione di un orafo, infondo nei ricordi del bimbo quelli dei pochi sopravvissuti all'orribile crimine del quale si e' tanto esaltato, protetto com'era dalla finzione, dalla retorica dello schermo di un televisore.

Quindi, tramite una manipolazione della sua mente, riproduco, perche' lui solo li senta, il rombo del caccia che si avvicina al villaggio, che ora non e' che un obbiettivo, il sibilo di una bomba che precipita dal cielo, le grida disperate dei feriti.

Disperato, il bimbo implora pieta': ora il minimo rumore lo getta nel terrore, ora tutto e' prodromo di un attacco imminente e devastante.

Il panico ne ha sciolto ogni arroganza, disperso ogni efferatezza.

Ho fatto cio' che dovevo, ed ora posso tornare a vagare nell'infinito, e continuare a svolgere il mio compito.

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