Sunday, 29 July 2012

Libri, ricordi, polvere


Quelli di matematica e fisica, dispense dei tempi di Citta' Studi, ristampe di vecchi classici, i due volumi del Morse & Feshbach, finivano quasi immediatamente in ufficio, e li erano una risorsa non solo per me ma anche per i colleghi.

A casa invece, tra gli immancabili albi di Tex Willer, popolavano da subito scaffali, scrivanie e comodini, vecchie antologie di latino, malintesi testi di filosofia, saggi, raccolte di poesie, libretti d'opere, spartiti musicali.


Odio le raccolte di poesie e non so leggere un rigo di pentagramma.

Il primo mese da dottorando ...

Dalla segreteria, efficientissima, mi venne assegnata una stanzetta di una decina di metri quadrati in uno dei dormitori a disposizione dell'istituto.

Una decina di metri quadrati: pochi, ma sufficienti per un letto, una scrivania, un lavandino.

In quel lavandino per un mese mi sono fatto il bucato e la doccia, che' era davvero improponibile lavarsi nei bagni in comune: l'intimita', il calore, e tutte le altre componenti che il benessere ci ha abituato a considerare necessarie, non esistevano, per me, che entro quello spazio angusto e che tuttavia una porta con serratura a scatto rendeva 'mio' e 'mio' solo, quindi soggetto ad un ordine riconducibile a me e a nessun altro.

 Fuori era diverso.

Fuori e' sempre diverso, ed e' la peggiore delle anarchie, dove e' necessaria la forza muscolare per imporsi.

Ricordo piedi nudi a contatto con superfici viscide e sporche, teloni di cerata dai contorni come arrugginiti sfiorare gambe villose, asciugamani gocciolanti lasciati a marcire in ceste comuni.

Non riesco a posizionare esattamente le sensazioni di disagio che da sempre mi prendono di fronte a manifestazioni di scarso igiene.

La loro forza e' dovuta forse alle raccomandazioni di mia madre, arricchite, anzi, illustrate dai suoi racconti di infermiera alle prese con malattie infettive, funghi, germi.

'Ricettacolo', 'ristagno', 'macerare' ... ogni esperienza che vi rimanda vale uno sciame di sinestesie sgradevolissime.

...

Dalla finestra vedevo scendere copiosi fiocchi di neve, e mi stringevo alle coperte che la mamma aveva infilato in valigia.

La mia solitudine, per tanti anni celata, a volte goffamente o sgraziatamente, alla premura di chi mi amava, finalmente poteva esprimersi senza il timore di ferire altri che me stesso, e cosi, dopotutto, perfezionarsi.

Iniziava un'ipocrisia differita, quella delle telefonate, quella del 'va tutto bene'.
Era pero' episodica, e meno insopportabile di quella d'ogni fine settimana, di ogni frustrazione incontenibile, e che pero', nel momento del crollo, si riusciva a cammuffare da stress per lo studio, da preoccupazioni per il futuro.

In attesa dell'autobus che portava al campus, assieme a colleghi che avrei ritrovato in ufficio o alla macchinetta del caffe', ma intimamente in disparte, iniziava un'ennesima esperienza di straniero.

Il caso, quel formidabile ingrediente che e' per gli altri, per quasi tutti, l'unico necessario a catalizzare l'incontro, la fusione, la creativita', per me non e' che ragione di noie e delusioni.

Non esistono fotografie mie negli album fotografici di, non esistono luoghi di memoria.

Quella che la chimica chiama nobilta', e' miseria.

Certo, ci sono situazioni in cui essere isolato e' una gioia, tanti sono i burini e le troie, ma mentirei spudoratamente se affermassi di aver deciso di essere solo per tutti questi anni.

Avrei desiderato, e ho agito in tal senso, d'essere nei pensieri di una, due, tre o quattro ragazze che, in quegli anni, sono passate da Mark a Federico, da Jacques a Steve.

Mark, Federico, Jacques e Steve sono dei mediocri.
Dei vili, dei deboli, dei bugiardi.
Sono volgari, superficiali, infantili.

E tu, e voi, avete emesso, una, due, tre, quattro volte, questa sentenza atroce: sono migliori, ed infinitamente, di me.

Continua ... (forse)

(ps: lo devo ammettere: esistono degli uomini in gamba, e penso ad esempio al tuo. Non c'e' detrimento, non c'e' sconforto, non c'e' la vertigine del precipitare piu' in profondita' del nero nello scoprirsi secondi a loro. Sono i burini che mi squartano.

Nei momenti di impazienza cerco di immaginare un futuro in cui il mio amore per le donne sia sostituito da indifferenza, o da odio.
In quel futuro, cui mi divide forse solo un'ulteriore delusione, io sono sereno.)

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