Monday, 2 July 2012

Come sono belle le donne

Cinque anni di donne, cinque anni di pensieri, idee, delusioni e amicizia.

A ## passeggiavo ogni tanto con Clara.

Clara è una figura unica nella mia vita, poichè vi è entrata non per forzatura esterna, come capita con un collega, con un compagno di studi, ma per somiglianza, affinità.

L'ho conosciuta grazie ad un amico comune: sapendola emigrata in città, lontana da casa e dagli affetti, organizzai con lei un primo incontro quasi per cortesia, e già dopo pochi minuti di chiacchiere, risate, galanterie, sapevo che mi sarei affezionato a quella bella ragazza dallo sguardo austero e solare, a seconda dei pensieri che le passavano per la testa, e che nel suo accento lasciava intravedere a seconda delle occasioni ozio, ansia, gioco.

Passavamo assieme bei pomeriggi estivi, passeggiando lungo le rive del lago dalle acque scintillanti all'oro dei raggi del sole, o perdendoci nel fitto di boschi ombrosi, dove parlando di viaggi in moto, libri, musicisti, si faceva merenda con pane e cioccolata seduti su panchine o giacche stese sul prato, come improvvisate tele da pic nic: mi piaceva la sua prudenza, la sua perfetta educazione, cosi ansiosa di farsi vincere, nell'intimita', dal coraggio di un'opinione individuale, a volte perfino radicale e insospettabile.

Era bella, spiritosa, intrigante perfino, ma tra noi la distanza e' sempre stata infinitamente superiore a quella oltre la quale si precipita entrambi in un gorgo di carezze, abbracci, baci.

Serena, che ho amato a lungo, dimostrò un giorno di non avere neppure idea di chi fossi. Proprio in seguito al dolore atroce patito in quell'occasione iniziò il labirinto, l'accidentato percorso di elaborazione che mi portò a scrivere questo diario.

Irina, una ragazza russa avvenente, formosa, con una sfumatura di ingenuità stonata ed irresistibile, il contrasto tra un viso d'angelo ed un corpo che reclamava il peccato, e' sempre rimasta vuota e perfetta, e le sue scuse per rimandare ogni volta un invito a visitare una mostra celebrativa del genio di Cezanne talmente folli da essere quasi divertenti.

Altre sono state comparse: Anke, brillante, politicamente attiva, una dea germanica della guerra, non rispose mai alle mie lettere, scioccamente anonime, Janet era stupenda, ma non sono riuscito mai davvero a parlarle.

Diane era tra tutte la piu' elegante: aveva un fascino tutto particolare, ed era l'equilibrio tra il suo corpicino minuto, dalle forme contenute, e l'attitudine, lo sguardo penetrante e fiero, qualcosa davvero di cui riempire i propri sogni.

Le scrissi un giorno, quando ormai aveva gia' abbandonato il nostro istituto.

Mi rispose con un 'grazie' che si accompagnava ad un sorriso, al quale ho ingenuamente, ma strenuamente, creduto.

Oggi, se chiudo gli occhi, le grida dei gabbiani, che oscillano al vento impetuoso che spazza il mare del nord mi portano lontano, fino ad una terrezza infuocata dal sole dell'estate campana, li dove vive una giovane donna pensosa e soave, diversa da tutte le altre, e della quale io sono teneramente innamorato.

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