Wednesday, 4 July 2012

Buio

Ma è assurdo!

Paul mi ha chiamato mezz'ora fa, chiedendomi di dare una lezione di un corso di cui non so nulla al posto suo.
'Ho lasciato le dispense sulla cattedra, chiedi agli studendi a che punto siamo arrivati con il programma e vedi un po' tu come andare avanti' dice, nel messaggio che mi avverte e impone quel compito.


L'aula non è nessuna di quelle che conosco qui in città, ma una dove io stesso sono stato studente, in via Celoria, ai tempi ormai lontani dei miei anni di universitario.

Mancano pochi minuti al suono della campanella: cerco gli appunti, e inorridisco scoprendo che l'argomento della lezione è lo sport, materia della quale non so nulla.

Alla spicciolata arrivano i primi studenti.

Spiego loro la situazione, chiedo informazioni circa il programma: la lezione di oggi dovrà riguarda lo sport nel diciannovesimo secolo.

Sempre più confuso e avvilito, sia per me che per loro si prospetta una lezione infernale, cerco sulle dispense, prive di indice, il paragrafo circa questo argomento.

Lo trovo proprio quando l'orologio segna le nove del mattino, l'orario di inizio della lezione.

Mi consolo di vedere l'aula, pure grande, semideserta, mi rassicuro al pensiero che, dopotutto, una discussione che sarà sicuramente approssimativa, forse ridicola, non andrà ad offendere che pochi.

Prima di iniziare a discutere, cerco di accendere le luci soprastanti la cattedra, per riuscire a leggere gli appunti: i miei tentativi di regolare l'illuminazione tuttavia sono fallimentari.

Dopo aver giocato un poco con gli interruttori, mi ritrovo praticamente al buio.

Risatine dalla platea mi suggeriscono di lasciar perdere, ed iniziare, affidandomi completamente all'improvvisazione.

Lo sport nel diciannovesimo secolo ...?

Non avendo che ipotesi in merito, potendo inciampare nelle facili contraddizioni di pensieri senza radici, mi impongo di parlare lentamente, tentando di utilizzare un italiano che sia il più elegante possibile.

Affido cioè ad una certa ricercatezza, ad un'impostazione della voce che poggi sui bassi e la lentezza, il compito di sostenere le mie pericolanti argomentazioni.

Diversamente da oggi, lo sport allora era appannaggio esclusivo di una ristretta cerchia di privilegiati.

I costi proibitivi degli equipaggiamenti, il tempo, altrimenti dedicato al lavoro, perfino la possibilità di metter in conto i piccoli infortuni legati all'attività fisica, limitavano alla classe dirigente la pratica dello sport.

...

Il canottaggio, il pugilato, lo scherma mi fornivano altrettanti esempi di quest'ipotesi, e su ognuno di questi mi soffermavo ricamando il più possibile di dettagli perfino sciocchi, ma che la cura rendeva quasi gradevoli.
Citai perfino l'Olimpiade del 1896, la prima dell'era Moderna, o almeno così mi pareva di ricordare.
Non mancai allora di accennare ai giochi omerici, all'origine militare del termine 'Maratona', e mi avventurai in considerazioni circa lo sport, il cui scopo mi appariva essere egualmente esaltare lo spirito di parte e l'ambizione personale, doti da caserma più che da uomini.

...

In un attimo di pausa, torno al pannello di controllo dell'illuminazione: finalmente trovo la giusta combinazione, ed illumino l'aula.

Sono stupito ma non scosso: di fronte a me mille studenti, gli occhi fissi su di me, immobilizzati in una postura perfettamente simmetrica, le labbra serrate, lo sguardo attento di chi non riesce del tutto a capire, ma vi si impegna.

Cerco le dispense sulla cattedra, ma sono sparite.

Qualcuno, dalla prima fila, le ha prese.

Le sta leggendo, cercando conferma a quel che ho detto.

Non ne troverà alcuna: ho, come faccio spesso, improvvisato.

Io improvviso quasi sempre, perfino nel mio lavoro di ricercatore, e soprattutto come uomo.

Per questo, credo, suscito curiosità, ma anche sospetto.

Una vita da miope ti tiene lontano dall'esempio dell'altro, assecondando un'esistenza avida di esperienze condivise, che a sua volta produce sulla tua superficie dei tratti di ruvidità, asprezza, delle rughe profonde o cicatrici infette che insospettiscono.

Ho sognato anche Silvia.

Mi carezzava, sensuale, provocante, e poi tuttavia non cedeva alle mie lusinghe, lasciandomi invece solo, ed era fredda, incostante, perfida.

2 comments:

  1. Cavolo, ma come è andata a finire la lezione????
    Una bella trama di un film stile "L'attimo fuggente" in cui l'insegnate stravagante e fuori dagli schemi era adorato dagli studenti che attraverso lui impararono l'amore per la poesia.

    ReplyDelete
  2. Ciao Marisa!

    La lezione e' finita con la comparsa della luce :-)

    Un abbraccio

    Gio

    ReplyDelete