Wednesday, 20 June 2012

Silvia

Silvia e' quel punto, unico, in cui la vivacita' macchiata di una sensatissima malinconia di Oscar Wilde, lo spirito critico e indomito di Socrate, e la lirica lurida e sacra di Catullo, si addensano, convergono, si scontrano.


Mi torna alla mente ancora una volta Proust:

"...Sono essi [i nerveux] e non altri, che hanno fondato le religioni e composto i capolavori. Mai il mondo saprà quello che deve loro, e soprattutto ciò che essi hanno sofferto per darglielo. Noi gustiamo le incantevoli musiche, i bei quadri, mille cose raffinate, ma non sappiamo ciò che esse sono costate a coloro che le inventarono, in insonnie, pianti, risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie, e in un'angoscia di morire, che è peggio di tutto quanto".

Il mondo non lo sapra' mai.
Si accontentera' di godere o usare questo genio.

E dentro, negli intestini sporchi, lo consumera' un'insaziabile, folle, forma d'invidia.

Sarà una fame stolta, un'insulso desiderio di labirinti degni dell'immaginazione di un Escher, di abissi, di notti penose.

Io?

Io sono un esule.

Espulso dal mondo, randagio, privo del tuo talento, sconosciuto alla matrice che ti ha generata, mi limito a guardarti, a sognarti, a volerti bene.

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