Sunday, 10 June 2012

Quanti pensieri


Quanti pensieri al lavoro, oggi.

Ho passato buona parte del pomeriggio a riempire di parole un grande foglio.


Mi prefiggevo di produrre un inserto estetico, una decorazione particolare per un certo scaffale, ed il risultato ottenuto mi soddisfa abbastanza: la grafia fitta, minuta, versata copiosa su una carta grigia e sottile, conferisce un tono aulico a quella che è semplice, poverissima carta da imballaggio.

Così, vestendo di un materiale di scarto i particolari più ricercati del salotto, traduco in vero, nelle limitate mie possibilità, l'idea eraclitea dell'identità contrari, o più semplicemente, mi illudo di realizzare la rivincita dell'ultimo sul migliore, ideale che dentro, nell'intimo segreto, vive in ogni derelitto.

Ho lasciato correre i pensieri, affidandomi al flusso impetuoso della mia coscienza.

Non c'è nulla di apprezzabile in quel fiume di parole, la grafia spesso incerta ed illeggibile rende ancora più difficile seguire il filo del discorso, ma se da una parte l'obbiettivo, poi raggiunto, era semplicemente quello di ricoprire del tratto sottile e regolare della penna l'intera superficie, nel saltare di pensiero in pensiero ho goduto, ancora una volta, della capacità di esplorare infiniti spazi che ci è concessa in quanto esseri dotati di intelletto.

Ho riflettuto circa la diversa cura che ho dedicato ai differenti ambienti del mio appartamento: in cucina sono intervenuto pochissimo, e giusto con una tenda, per rendere di fatto invisibile, dal salotto, quell'ambiente nel quale passo ben poco tempo.

In camera da letto ho scelto di lasciare spazio solo all'essenziale: letto, cassettiera e nulla più.

Nel mio studiolo ho stipato quanto possibile: l'armadio grande, un'altra cassettiera, l'asse da stiro, lo stendino, un paio di seggiole, il materasso per le mie ospiti ninfomani, quando ne ho più d'una non riesco a tenerle tutto con me, e ovviamente il tavolo dal quale ti sto scrivendo.

In salotto mi sono sforzato di portare il bello.

Li, dove la sua mole eccessiva non mi ha permesso di sbarazzarmi dell'orrido divanaccio, sono ricorso ai colore di stoffe rimediate un po' ovunque per ovviare alle brutture ereditate dal padrone di casa.

A seconda dei casi, tinte unite, motivi orientali, le diverse tonalità del rosso, che tanto mi ricordano l'appartamento dove ho vissuto durante i facili anni del dottorato, colorano pareti, seggiole, mobili, tende.

...

Da quando mi sono trasferito, ho messo in pratica un ben bizzarro esperimento: ho escluso quasi del tutto la musica dalle mie giornate.

Lascio che sia al limite la voce umana a tenermi compagnia.

Anche questa scelta, che somiglia troppo ad un'amara rinuncia perchè la si possa dissociare da un dolore passato che mi è ben evidente, racconta del declino della mia esistenza.

Le fughe di Bach, gli infiniti giochi di Mozart, l'austerità di Mahler, il genio indolente di Django non rinnovano più l'entusiamo per l'avvenire eventuale, non auspicano più possibili chiacchierate future con ragazze amanti di partiture complesse, audaci, lugubri, o zingare, ma testimoniano il gelo del 'fino ad oggi, il nulla'.

Non mi sorprende più questa solitudine.

Ne trovo ragioni sensatissime.

Ragioni sensatissime ... non esiste formula migliore per sintetizzare quella massima di Galileo, dove le 'sensate esperienze e le necessarie dimostrazioni' fondano il principio logico deduttivo della scienza moderna.

Non era necessario una vita, o grande padre, per dimostrare uno sciocco teorema autoevidente.

Se comunque lo scopo della mia era produrne una chiara esposizione, ho compiuto il destino che m'hai affidato.

9 comments:

  1. C'è tempo Gio.. che fai molli il colpo? Se lo fai lo sai chi ti mando vero? :-D
    Buona giornata :-)

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  2. Io stramerito solo carezze e dolcetti :D

    Qui si va avanti malamente, ma non senza soddisfazioni.
    Da questa valle arida, ho tratto buoni frutti.

    A presto Sara!!!

    Gio

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  3. se quella pagina riempita è scritta a mano, mi chiedo quanto meticoloso tu possa essere ! Spettacolari gli shangai ! ... ci pensavo proprio ieri: avrei voglia di un posto tutto mio da riempire di me ! Invidia, quella benevola, s'in-tende ... arancione è un bel colore !!!

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  4. Quella foto cara Silvia e' del mio vecchio appartamrnto. Quel muro otmai e' di un altro, e quei mobili nelle case di fratelli o genitori.

    Il foglio di ieri e' enorme :D

    Magari poi lo metto online.

    A presto :-)

    Gio

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  5. Ps un luogo solo nostro e' necessario!

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    1. già ... il mio è tra i fogli che scrivo e in ogni cosa che lascio volutamente in giro !!!

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  6. Gio, abbiamo la stessa piantana, ti ricordi quanto ci somigliamo?
    Se ti sei allontanato dalla musica per godere l'estetica delle forme significa che la musica è dentro di te e non hai bisogno di sentirla.
    Per adesso.
    Ti abbraccio!!!

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  7. Gio abbiamo la stessa piantana, ti ricordi quanto siamo affini?
    Se hai deciso di non ascoltare la musica per dedicarti all'estetica delle forme vuol dire che la musica è dentro di te e non hai bisogno di ascoltarla.
    per adesso!

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    1. La musica trasporta un infinito di ricordi e sogni!
      Al momento preferisco stare lontano dalla riva ;-)

      A presto Marisa!

      Gio

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