Saturday, 23 June 2012

La peste

 La strategia di Pericle, che si rifaceva ad una lunga tradizione teorica, era semplice, apparentemente geniale: il dominio ateniese dei mari, mercantile e militare, avrebbe garantito un fluire costante di vettovaglie e beni di varia necessità in città, mentre le Lunghe Mura, che cingevano la Polis interamente e si estendevano fino ai porti del Pireo e del Falero avrebbero resistito facilmente alle forze spartane, inesperte in tecniche d'assedio, e la cui superiorità era schiacciante solo nelle battaglie in campo aperto, tra opliti.


Ci pensò la peste a mandare in fumo il sofisticato piano di Pericle, e a cambiare le sorti del mondo.

Atene, città popolosa, alimentata da un sistema idrico insufficiente per garantire adeguate condizioni igieniche nei mesi dell'assedio, fu piegata non dal ferro lacedemone, ma da un nemico invisibile, sottile, imprevisto.

Altre volte la peste giocò un ruolo di prima importanza: quella che flagellò l'impero romano ai tempi di Marco Aurelio e Lucio Vero, uccidendoli probabilmente entrambi, fu concausa del declino del dominio dell'urbe, mentre quella che colpì negli ultimi anni del regno di Giustiniano, vanificò la sua formidabile opera di riconquista, ridimensionando per sempre le ambizioni degli imperatori d'oriente.

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