Saturday, 23 June 2012

Io lo conosco

Di nuovo, ho viaggiato nel tempo.

Questa volta non ho esplorato un'epoca a me ignota, non ho incontrato individui che la morte ha tenuto da me separati: sono invece tornato al 2004, per visitare i miei famigliari, ed un buon amico, nella nostra casa di montagna.


A seconda delle occasioni, i poteri che mi attribuisco nel sogno hanno diversa natura: a volte sono un Dio, altre un Demone, più raramente un uomo eccezionale e ancor meno spesso me stesso.

Se l'esperienza di attributi divini è inebriante, la scoperta di qualità eccezionali esaltante, l'emozione la riesco a vivere solo da uomo semplice: più è misera la condizione che mi trovo a vivere, più intenso il trasporto.

...

Convinco facilmente i miei interlocutori di non essere il Gio che conoscono, ma un altro, invecchiato, indebolito, più stanco.

Non so da dove iniziare a raccontare i fatti che li attendono: accenno ai nostri cani, alle malattie che avranno, e che forse, prese per tempo, si riuscirà a curare.

Dagli affetti personali, lutti, delusioni, occasioni mancate, passo alle vicende storiche, l'uccisione di Bin Laden, il luogo della sua latitanza, e quindi la guerra libica, la fine orribile di quell'invasato di Gheddafi, la breve agonia del secondo governo Prodi, i disastrosi risultati dell'ennesima esperienza di Berlusconi.

Non trascuro fatti di ben poco conto, la retrocessione della Juventus, l'apertura di un certo negozio in città.

A Carlo, un amico di lunga data che fatica a trovare un lavoro in Italia, suggerisco di non perdere tempo, e di abbandonare il paese, prima che le promesse non mantenute gli franino addosso.

Io stesso, pur in condizioni precarie, ne avrò vantaggi, e quindi lui a maggior ragione ne profitterà.

A mia sorella raccomando di non fidarsi troppo di quell'allettante offerta di lavoro, a mio fratello di stare tranquillo, chè tutto andrà bene.

La mente è in fermento: so che il tempo a disposizione è limitato, e temo di aver dimenticato qualcosa.

Un'ultima cosa, prima di svanire ...

Lo zio avrà un piccolo incidente in montagna, ma nulla di serio: quindi, mamma, non temere quando parte per l'India o il Cile.

Che stranezza, ho pensato stamattina al risveglio.

Come mai insisto così tanto sulla conoscenza del futuro?

Mi interrogavo oziosamente, stiracchiandomi, giocherellando con il telefono, e poi ho capito!

Prima di destarmi, ho vissuto un'ulteriore vicenda, all'apparenza slegata da questa, e dopotutto abbastanza insulsa.

Ero in uno dei bei bar della città, in una giornata serena, davvero primaverile.

Seduti attorno ad un tavolino, una ragazza che ha destato in me un vago interesse, ed un collega.
Li ho immaginati in coppia, benchè in verità non lo siano.

Camminavo attorno a loro, li sentivo parlare di progetti, d'amore, di gioia, e neppure s'accorgevano della mia presenza.

Il futuro, appunto.

Ho capito una cosa allora: io il futuro lo conosco davvero.

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