Tuesday, 19 June 2012

Il passato e' qui

Una volta di piu', e' arrivato in mio soccorso il sogno.

La frequenza, altissima anche per me, dei recenti intrecci onirici si spiega forse con una migliorata qualita' del sonno, o forse anche con una stanchezza eccessiva, e dunque l'insorgere di una accresciuta necessita' di ristoro, cui la mente provvede quando e come la follia della vita le concede occasione.


Mi sto arrampicando lungo la ripidissima salita che, dalla casa dove nacque mio padre, avvicina ad un bosco realmente esistente, una macchia di verde perennemente in bilico,  schiacciata com'e' tra la parete subito verticale ed il fiume spumeggiante di mille cascate, una truppa di soldati sull'attenti irrigiditi su di un terreno sempre viscido ed umido,

Procedo ad andatura moderata, ma raggiungo un vecchio che, spingendo un carrello, avanza lentissimamente lungo la mia stessa direzione.

Gli offro il mio aiuto.

Basta un suo sorriso, e scopro di essere di fronte al mio nonno paterno.

Di quest'uomo, che non ho mai conosciuto, ricordo solo poche fotografie in bianco e nero, e chi ho di fronte sfugge ad un confronto con quelle immagini,
rimandando piuttosto ai tratti di mio padre, e a poche caratteristiche autentiche di cui egli mi ha parlato.

Ritrovo dunque i capelli bianchissimi, l'espressione seria, egualmente capace di declinare in un attimo le infinite sfumature della dolcezza o di contrarsi in arcigno sospetto, ed altre note che un domani forse scorgero' in mio padre, quando il tempo, che e' gia' al lavoro, avra' corroso la sua figura ancora imponente, cerchiato il viso florido tutt'ora, curvato le spalle capaci anche a piu' di sessantanni di sostenere una personalita' complessa e conflittual quale e' la sua.

Mi costa una fatica non indifferente spingere quel carrello pesantissimo, e piu' di una volta devo fermarmi per prendere fiato, ma lungo quella salita non esiste punto di ristoro, e anche da fermo devo lottare contro la forza di gravita' che vorrebbe schiacciarmi, farmi precipitare a valle.

Raggiungiamo finalmente uno spiazzo pianeggiante.

In uno stesso luogo, ritrovo simboli funerei, strumenti tipici della medicina, macchinari esausti ormai dismessi.

Il nonno si sta avviando verso un portale che rappresenta la morte.
Scansa gli oggetti che, sparsi sul selciato, catturano invece la mia curiosita'.
Non e' preoccupato, e la sua serenita' si accompagna ad una chiara consapevolezza del proprio destino prossimo.

Il tempo che ci rimane e' pochissimo.

Rivelo a lui la mia identita', e cosi' facendo mi rendo conto per la prima volta di chi io sia veramente.

Gli parlo di suo figlio, che diverra' medico, e di me, scienziato finito negli Stati Uniti (in verita' nel sogno dico 'America') per inventare una macchina del tempo, e cosi capitato a quell'incontro paradossale.

Per un viaggio tanto remoto, non ho potuto organizzare che pochi dettagli.
Ma tornero', e portero' con me le medicine della scienza moderna, che il babbo, nei rari momenti di condivisione, mi ha spiegato tante volte avrebbero salvato i suoi genitori da quelle morti che li consumarono non ancora anziani.

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