Wednesday, 13 June 2012

Adesso tocca a te

 Ti conosco, io.
Ti conosco bene.

Tu vieni su questo blog per guardare le foto delle bellissime ragazze che dipingono queste pagine, tanto numerose e folli che a volte danno l'impressione di trovarsi di fronte ad un mosaico dadaista composto di diverse, straordinare, illogiche tessere.


Altre volte ti trovi qui per godere del mio stupefacente sense of humour, o perchè inciampando in una delle trappole che ti tendo, decidi di non rialzarti subito, ma di profittare della mia presenza per prenderti una pausa dalla frenesia del mondo.

Passi di qui cercando risposte alle grandi domande che da sempre perseguitano l'uomo, la più gettonata secondo google analytics è 'alla donne piace fare i pompini?', o in bisogno di chiarimenti a proposito di abusate frasi idiomatiche latine o citazioni d'Opera.

Transiti, soddisfi e raramente lasci testimonianza del tuo passaggio.
Vorrei fosse una presenza la tua, lo sai?

Te lo chiedo per favore oggi: dimmi cosa pensi di quello che sto per raccontarti.

E' una vicenda vecchia di secoli, che tratta di scienza, etica, diritti.

Come in ogni favola che si rispetti, anche qui il protagonista è un matematico.

Nel caso in esame, più specificatamente, il dotto Guillaume François Antoine marchese de l'Hôpital.

Per comodità, nel seguito lo chiamerò Gino, e per amor di verità dimostrerò che non era dotto per niente.

Era un minchia, te lo dico io!

Devi sapere che nel novero dei titoli nobiliari, quello di Marchese stava tra Conte e Duca, e dunque ammantava di una certa rispettabilità, garantiva un potere non indifferente a chi ne avesse i cordoni azzurri.

(la classifica generale per prestigio  è grosso modo la seguente: Barone, Visconte, Conte, Marchese, Duca, Gran Duca, Re, Padrone di casa della Playboy Mansion).

Sulle prime il buon Gino era destinato per titolo e tradizione alla carriera militare, ma ricorrendo al vecchio trucco della visita medica, riuscì a scampare la naia per potersi dedicare a quella passione malsana che tante vite di giovani ha bruciato: la matematica appunto.

Laddove molti riescono, chi di noi non ha almeno una quindicina di pubblicazioni sul 'Journal of the American Mathematical Society', alcuni falliscono: il povero Gino infatti era un po' tonto, e non riusciva proprio a mettere assieme un teorema che fosse uno.

Capirete che in questo mondo superficiale a donne si riesce ad andare solo se si hanno certe qualità, se si sanno recitare le tabelline esponenziali del 43216778 a memoria, al chiaro di luna magari, se si può sfoggiare disinvoltura nella dimostrazione dei piu' raffinati teoremi matematici, e soprattutto se se ne ha uno proprio.

Il caro Gino, dopo l'ennesimo due di picche, mica è una caso che si dica due, da Pitagora in poi il mondo è tutto numero, si decise per il grande passo: andò a puttane.

No, scherzavo!

Non avrebbe avuto senso, visto che data la sua totale deficienza non sarebbe neppure riuscito a saldare il conto!

Andò a ripetizioni da un celebre pornostar playboy del tempo, il matematico Svizzero Johann I Bernoulli, che per comodità da qui in poi chiamerò Manoloh.

Manoloh, membro di una famiglia che vantava alcuni tra i più noti attori a luci rosse del tempo, accettò di aiutare il piccolo Gino con i suoi problemi.

I due siglarono un accordo: Manoloh avrebbe aiutato Gino, scritto teoremi per lui, e Gino gli avrebbe garantito una rendita di 300 franchi all'anno (con i quali, lui si, sarebbe potuto andare a baldracche ogni giorno).

Tale accordo prevedeva una clausola: il sostegno doveva restare segreto, anche perchè se si fosse saputo che Gino andava a ripetizioni ... beh, insomma, capite che ci avrebbe fatto una ben magra figura con le marchette ... emh, marchesine francesi.

Gino pagava, Manoloh incassava, e tutti vivevano più o meno sereni.

La collaborazione tra i due diede frutti notevoli: la celebre Regola di de l'Hôpital rappresenta il più alto raggiungimento di questa unione di intenti.

Bene: appena Gino morì Manoloh, contravvenendo al patto, spifferò tutto ai quattro venti (la radice quadrata di quattro venti è due di picche, non so se l'hai mai notato).

Adesso quello che ti chiedo è ovvio: cosa pensi della dimostrazione della congettura di Poincare proposta da Grigorij Jakovlevič Perel'man, che da qui in poi chiameremo Pac-Man?

Pac-Man è il mio idolo, ma di lui parleremo un'altra volta ...


Scherzi a parte, la mia domanda è un'altra, e necessita di una premessa.

In generale, per quel che riguarda il sesso, io ho il più alto rispetto, potenzialmente, sia della prostituta che del cliente.

Se devo essere onesto, io ritengo che la figura della prostituta completi, assieme a quella del medico, dell'insegnante e del prete, il minimo necessario perchè una comunità sia prospera, amorevole, accogliente per tutti.

Ciò detto, è ovvio che esistono i pervertiti, e le troione senza scrupoli.

Allora il mio quesito è questo: tra l'utilizzatore finale  e la puttana cosmica, tra Gino e Manoloh, chi è il più balordo?

PS: nella foto di oggi, l'ultima vincitrice della medaglia Fields.

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