Monday, 21 May 2012

Una strana creatura

 Che strana creatura.

Provava ancora pochi anni fa la gioia di un bambino, se vedeva che lavori in strada, il martello pneumatico assordante nella sua opera distruttrice gli aveva spaccato i timpani, miravano a piantare degli alberelli lungo la via, e dentro piangeva, se uno sciocco in autocarro, facendo manovra, spezzava urtandolo il tronco di uno di quei diligenti soldatini sull'attenti.


Lo ricordo un pomeriggio.

Avrà avuto sei o sette anni, e in giardino la motosega divorava, con una lenta, metodica tortura, un pino dalle fronde nerissime, una creatura immensa, la cui unica colpa, secondo i grandi, era quella di essere troppo vicina alla casa.

Prima fecero razzia dei rami, finchè non rimase solo un palo nudo, rivestito di una corteccia aperta, orribilmente struprata all'altezza dei rami.

Non arrivò la pietà dell'uomo neppure a graziare quello scheletro.
La decapitazione, sadica, iniziò dall'alto.

A poche decine di ciocchi di trenta-quaranta centrimetro, uno dopo l'altro, ridussero quell'albero meraviglioso.

Piangeva, è chiara l'immagine nella mia mente, e gridava, ma la sua voce era coperta dal ringhio della sega.
Gridava 'ma non basta ancora?', chè davvero la misericordia ai vinti è sacra, non credi?

...

Oggi, finalmente, la primavera si è ricordata di noi.

Sono uscito dall'ufficio alle otto, contento di quel sole che, da quando vivo in luoghi che non conoscono che sprazzi di primavera, fugaci apparizioni dell'estate, ho imparato ad amare più che in Italia, dove ha casa, dove dona con tale generosità i suoi favori che si finisce per ritenerli scontati.

Non ho preso per la fermata dell'autobus, ma mi sono avventurato nel bel quartiere residenziale che, dal campus, si estende come un bonario lazzarone in panciolle fino a lambire le vie trafficate del centro.

Mi sono smarrito in stradine deserte, ed ogni villetta era una sorpresa di colori, odori, fantasie.

A delle composizioni geometriche un po' astruse, sicuramente colpa di un ingegnere, rispondeva l'esuberanza del fiore, all'invadenza del rampicante, la riservatezza vagamente austera di una fitta siepe.

Sugli alberi, nei loro nidi, o nel cielo a compiere mille giri, erano infiniti uccelli, e la loro gioia moltiplicava la mia, e mi tornava vicina quella strana creatura.

L'ho trovata a me aderente, in sovrapposizione perfetta, quando abbiamo visto degli alberelli, ancora sostenuti da una rete e qualche paletto, colorare di verde una viuzza laterale.

Ho salutato una vecchia che con delle cesoie d'altri tempi dava una sistematina ad un cespuglio, ho chiacchierato con un gattone, ho pensato a te, mi sono fermato li dove t'avrei presa per mano, e poi sono tornato ad incamminarmi.

L'esuberanza di quel fiore, amore mio, ti sarebbe piaciuta.

'To let', 'Affittasi', diceva un cartello appesa fuori da una di quelle villette.

Non mi posso certo permettere nulla di simile, è troppo al di la del mio stipendio, e comunque non avrebbe senso vivere in una casa tanto ampia, quando tenere in ordine la mia già mi costa fatica immensa.

E non ti nascondo che sono talmente abituato alla libertà che forse non riuscirei a disfarmi di certi vizi necessari, di certe sregolatezze sulle quali poggia, in equilibrio instabile, la mia vita ora.

Tuttavia ho desiderato ardentemente di entrare in quell'ingresso con te.
Di prenderti per mano, salire in camera e fare l'amore li, per la prima volta.

Ti ho vista decorare dei tuoi quadri, delle tue foto, le pareti nude di quel bel salotto, di quei corridoi stretti dai colori sgargianti.

Ti ho vista seduta alla finestra, guardare con impazienza gocce di pioggia macchiare la vetrata, ansiosa del bel tempo della tua terra.

Ti ho vista nuda in vasca da bagno, chiamarmi con una scusa, ho dimenticato lo shampoo, ho lasciato accesa la radio, ed invece non avere in mente che fare l'amore, ma di voler leggere nei miei occhi lo stesso ardore prima di ...

Ti amo perchè sei insicura, e non credi davvero che per te si possa perdere la ragione, e che dalla sensualità all'intelletto, dalla fica al cuoricino, nulla di te mi lasci indifferente.

Ti ho vista infine dormire al mio fianco, serena, opalescente la pelle tinta di luna, il bruno dei capelli argentato, il rossore delle labbra, ancora un poco screpolate, quasi turchese.

...


Svegliati Gio!

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