Monday, 14 May 2012

Nostalgia


Mi mancano le foreste del nord, dove ogni sentiero mi smarriva e traslava in un mondo di fiaba e mistero, e ho nostalgia della roccia friabile, fragile e traditrice delle mie montagne, mura invalicabili, perimetro di una fortezza dell'animo dalla quale ho tuttavia deciso di esiliarmi.


Che emozioni vivevo inoltrandomi nella macchia con i miei cani.

Ricordo con un brivido il ringhio, inatteso e minaccioso, del mio bovaro, una bestia magnifica, forte e tenero come un vitellino, alla comparsa improvvisa di un vecchio che maneggiava un bastone per liberarsi dell'ingombro dei rami ... e subito dopo le feste per quello straniero spaventato e senza cattive intenzioni, e le carezze, le rassicurazioni.

Così quell'episodio marginale nella mente di un uomo rimasto il bimbo che un giorno l'anestetico addormentò perchè il male lo risvegliasse tumefatto, diventava ingrediente di sogni, di avventure fantastiche ed allo stesso modo estendeva il limite del concesso, chè la consapevolezza di essere protetto da quel dolcissimo cane concedeva di non doversi fermare al minimo rumore sospetto, alla vista di un tipo poco raccomandabile.

Nelle settimane in cui i miei genitori andavano al mare, io tornavo a casa per occuparmi delle bestie.

Di notte, senza che nessuno lo sapesse, chiunque me lo avrebbe sconsigliato, li portavo in giro entrambi, il bovaro bernese e il pastore abruzzese, e salivamo vicoli scuri che sbucavano su parcheggi desolati, e non mi fermavo ai ciottolati che sfioravano il letto scivoloso di un fiume, nè il buio di certe viuzze non illuminate.

Sono ben consapevole di dare di me, con questi racconti, un'immagine infantile, ma corro questo rischio perchè spero che tu saprai cogliere anche una dimensione diversa, di ruvido, labirintico desiderio di vivere ogni aspetto della solitudine, tra questi fotogrammi che ad una prima occhiata sembrano suggerire semplice desiderio di eccitazione da ridicole esibizioni di forza.

...

Li cerco, li divoro con gli occhi, gli alberi e i profili dei monti o delle falesie, e la vista non appago se non la confondono rami intrecciati, ciuffi cespugliosi, sagome seghettate di pietra dorata al saluto dei raggi del sole, e le orecchie cercano il crepitio di rametti spezzati, e il tatto ricorda cortecce, l'umido delle foglie già terra, i profumi amarognoli del bosco.

Mi infastidisce la vuota brughiera, incapace com'è di nascondere il vuoto, ma questo pregiudizio ha il sapore insopportabile dell'abitudine, dell'origine: se fossi sempre vissuto in questo luogo, avrei conformato non il carattere, ma il gusto alla flora, al paesaggio di questi luoghi.

Io sono, almeno in parte, qualcosa che viene prima di ogni circostanza non dipendente da me.
Ognuno lo è, non credi anche tu?

Vivendo qui ho l'opportunità di imparare, e come sempre l'apprendimento è più facile quando le differenze sono enormi, sfacciate e aspre, proprio dalla qualità della malinconia.

Le telefonate ai genitori, la percezione tremenda del loro invecchiamento, le lacrime di un'amica che piange a migliaia di chilometri di distanza, quel legame sottile, fragile, soggetto ai miei e ai tuoi sbalzi d'umore e non addolcito, rafforzato da quei baci, quegli abbracci che ci promettiamo in calce ad ogni lettera ...

Questa è la mia vita.

Non ne avrò un'altra.

E' meravigliosa perchè mi espone alla violeza dei sentimenti.

L'amore, l'amicizia, le varie forme d'affetto che proviamo per chi abbiamo avuto più o meno vicino, e che si rivela negli attimi crudeli della malattia, della vecchiaia, della morte ... io tutto questo sto coltivando.

Sono fuggito dall'Italia con l'idea di dimenticarmi una volta per tutte di Silvia, per disinnescare un meccanismo destinato a finirmi ...

Oggi chi sono?

Le esperienze di cui sono fiero, quelle di cui sento di dovermi vergognare, colpe, bassezze, non molte, non sempre dipendenti dalla mia volontà ma comunque vissute, vanno a definire come un poligono di superficie immensa, determinata dalla distanza esistente tra i vertici.

La crisi di pianto di una collega, i propositi suicidi di un amico che ho egualmente odiato ed amato, l'amore respinto, lo stress, enorme, sul lavoro, i viaggi in moto che mi hanno portato ad un passo dalla morte, il contatto di un istante infinito con Alice, Vera, Mara, la consapevolezza che Silvia sarebbe stata la mia più cara amica, e Chiara una creaturina da tenere stretta e venerare, e di contro il mare, le alpi, le dogane che dividono ... questi estremi mi hanno portato ad avere una visione più complessa e ampia dell'umanità, e condotto forse ad una leggera follia, quelle che contrae infinit spazi per dilatarne di ristretti.

Ed io amo più di ieri.

Continua ...

3 comments:

  1. ... questo è Gio, quello che conosco da quando ho cominciato ad esserne curiosa, quello che nelle righe e tra le righe sentivo ! Ora ti abbraccio mentre sorrido, lo senti ?!

    ReplyDelete
  2. Si sente Silvia :-)

    ReplyDelete