Sunday, 13 May 2012

Non mi ricordo più


C'erano dei gradini, per salire fino all'ingresso dell'edificio, o solo una lieve pendenza del vialetto?


E quell'angolo di giardino a limitare il cortile, una graziosa macchia di verde che traversavo ogni giorno per andare a prendere la moto, aveva un perimetro squadrato o ad arco?


Qual era il colore dell'automobile del vicino?

E la cassetta della posta, era di sicuro tra quelle di sinistra, era la prima o la seconda partendo dall'alto?

Saprei ancora seguire la strada che mi portava in ufficio, ma non so se qualcosastrasse è chiusa per lavori: se fosse così, una deviazione potrebbe farmi finire in una di quelle zone frequentate raramente, e già forse dimenticate ...

Che sogno malinconico, ieri notte.

La passeggiata del pomeriggio, una lunga camminata per bei quartieri residenziali,  tra filari di alberi e prati esuberanti nella fioritura primaverile, mi ha ricordato, benchè non l'avessi notato sul momento, il kreis nel quale ho vissuto per quasi quattro anni, durante il mio dottorato o, per essere più precisi o spocchiosi, durante il mio Ph.D..

Stanotte  ho visitato quei luoghi nei quali non è rimasta impronta di me, e la cui traccia, i ricordi, sono già erosi dal tempo, e si fanno sfilacciati e freddi, inermi come lo sono solo i morti o gli indifferenti.

Ho cercato il condominio nel quale, caso mai fossi rimasto li a vivere, avrei voluto trasferirmi, per ovviare ai piccoli difetti di coibentazione del mio appartamento: ho percorso avanti e indietro la via, ma erano ruderi, palazzi sventrati, li dove google maps mostrava eleganti soluzioni abitative a due passi dalla fermata del 46 e di shopping centre.

E' quasi come se non avessi vissuto quegli anni, e l'occhio non versa lacrime sul passato, ma sul presente, che se possibile è ancora più vuoto e gelato, e ancora più rapidamente, domani, quando un altra occupazione mi traslerà altrove, perderà il suo calore.

Le lunghe serate sfioravano incolori la notte, ed oggi ancora mi trovano vagabondo, lungo il corso del fiume, nei vicoletti che cingono castello, ai piedi delle cattedrali mute e severe.

...

Per un breve periodo, da bimbo, mi prese una strana mania religiosa.

Osservando scene di vita monastica in un documentario ero rimasto colpito dall'opere di religiosi orientali, la cui vita, questo è quanto probabilmente semplicemente fraintesi, consisteva nel compilare pergamene e listarelle di bambù di simboli sacri.

Inizialmente fu forse la cifra estetica di quei simboli eleganti e diversi dai nostri ad impressionarmi, ma poi mi interessai ad altro: quei vecchi, saggi o folli non è dato a nessuno di poterlo dire, traducevano lo scorrere del tempo in oggetti sacri, in preghiere che poi sarebbero state forse aggiudicate dai fedeli, o sacrificate agli dei abbandonandole alle acque di un fiume o facendone cenere (ripeto: ero un bimbo, e forse lettore accanito di Tex Willer abbastanza dal mischiare fantasia e realtà).

Nel mio piccolo allora iniziai a recitare pacchetti di preghiere, 10 Padre nostro, 10 Ave maria, 10 Gloria al padre, e benchè non ci fosse nessun oggetto a quantificare la mia attività, ero egualmente convinto di poter disporre di materia sacra, più precisamente di produrla.

Continua ...

2 comments:

  1. ... quest'aria vagabonda !!
    e come sono state simili le nostre manie !!!

    ReplyDelete
  2. A questo punto sono davvero curioso :-)

    ReplyDelete