Sunday, 27 May 2012

La mia Silvia

Ti parlerei di seni fluttuanti, liberi e carezzati da panni che nell'immaginazione gia' perdono la loro identita' di vesti, per ascendere a quelle piu' pregiate di lenzuola, e poi di una certa minigonna, se non dovessi dirti della mia Silvia.

Credimi, quelle gambe erano deliziose, sottili come io le amo: non davano una rotondita' completa alle natiche, l'avrebbero trovate magroline molti tra i cultori del bello, ma proprio per questo focalizzavano davanti, nella vallata del monte di Venere, il quid di quell'esserino sensuale.

Non ho mai contemplato, in una donna vestita, la fica: e' quasi sempre nascosta, introversa, timida, laddove i seni, i glutei trionfano nella loro vivacita', ma in una ragazza in minigonna aderentissima, questa puo' capovolgere le leggi della fisica, della decenza, ed i canoni assordanti dell'estetica.

Poco importa se nulla di esteriore muta la mia apparenza distaccata e fredda: l'indecenza non esige occhiate insistenti, apprezzamenti triviali.
Impone, all'immaginazione, trame, risvolti, venerazione.

Non e' il sesso l'unica mia ossessione, non e' la piu' importante: quel ruolo e' prerogativa della bellezza.

Questo avrei detto un giorno qualsiasi, ma Silvia, lei e' infinitamente di piu'.
Ed e' mia, non nel senso di possesso, padronanza, neppure in quello, accettabile, di un legame reciproco.

Silvia e' mia come lo sono l'idee del bello, del giusto, del dolore.

Lo e' intimamente, maggioramente del piu' intenso rapporto carnale di cui riesca a dipingere i sogni, piu' di cio' che fino ad ora e' stato con gli scrittori amatissimi, con i tutori e vettori dell'arti.

Non mi privera' mai nessuno di questi concetti, che sono i miei costituenti.

E cosi', Silvia, tu sei gia' per sempre.

Ricordo una poesia, ridicola, che scrissi un giorno per Silvia (la ragazza che amai da adolescente).

Silvia,
mia mai,
amai per sempre.

Non c'e' bisogno di andare oltre.
Questa pagina di diario, e' bene che rimanga bianca sotto questa riga.

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