Tuesday, 1 May 2012

Inversione

 Svapora l'aroma che un giorno, stregandoci, ci trattenne il fiato, e con il dissolversi di quella fragranza tuttavia non si smarrisce il ricordo, la scoperta, il piacere dello stesso.


Il tempo divora ogni cosa, e palazzi splendidi di antichi sovrani, e templi monumentali elevati agli immortali, da immense moli soccombono all'azione meticolosa degli agenti atmosferici, all'insistenza dell'incuria, all'abbandono, ma anche da cadaveri di pietra, forse soprattutto da cadaveri, evocano la grandezza della forza originaria, la maestà, la perfezione del loro disegno.


Sfiorare con la mano un rudere è domandarmi della sua storia, indugiare sui particolari più tetri la tentazione di leggerne, come in una mattonella spezzata, in una cancellata divelta, in un nero alone testimone del fuoco, la sorte che ne ha determinato il declino, infine la caduta.

Da bimbo, le visite alle città che avevano subito assedi e sacchi erano esaltate dalla scoperta di un graffio su un mosaico, era quella la testimonianza del vandalismo, del furore incontenibile di  un barbaro invasore, da un cedimento in una cinta muraria, sicuramente scossa da un colpo d'artiglieria, e se allora egualmente miopia e fantasia concorrevano a costruire quelle immagini, anche oggi io trovo non solo nella forma compiuta, ma anche nella dissoluzione fascino, emozione non dissimili.

Così è nei rapporti umani.

Patire una delusione cocente somiglia spesso a pesare il residuo tra il progetto e il rudere, ma in virtù di una tara mentale propria dei sognatori, questo sottointende in definitiva l'aver costruito, tramite un processo di inversione, la mole dal relitto.

Io ho costruito, visto, goduto l'immenso partendo dall'atomo.

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