Saturday, 5 May 2012

Insidie svanite


Le insidie delle autocontraddizioni non mi  preoccupano più.

Certo, c'è un periodo, quello dell'adolescenza, in cui il desiderio di costruirsi una personalità suggerisce per prima cosa quella di limare le inconsistenze, o più semplicemente di celarle: manca, o almeno è mancata nel mio caso, a quell'età la consapevolezza piena della complessità umana, della sua mutevole natura, ed è solo questa qualità che porta ad accettare che una categoria di pensiero, un disegno, non possa aderire mai perfettamente ad un individuo in carne ed ossa, e che la statica, formidabile strumento di studio in un mondo popolato di statue, mal si presta all'analisi della dinamica impetuosa di corpi caldi e menti nevrotiche.

Stanotte ho sognato l'operazione chirurgica il cui decorso drammatico mi portò, da bimbo, ad un passo dalla morte, e che ha, se non amplificato, almeno anticipato la brutalità della malattia.

Ero li mentre un infermiere, sbadato e vile, faceva cadere la protesi, prosciugandone la sterilità, e non ne avvertiva il medico intento a incidere la pelle bianca di un piccolo paziente.

Poi sono tornate le atmosfere erotiche di sesso esplicito a nascondere, almeno nella dimensione onirica, la vacuità dell'esistenza.

E' evidente: il sesso, non so se dire 'perfino' o 'soprattutto' se con un'estranea, precede la coscienza di quella quantità sconfinata di problemi, nomi, incombenze che, quando si scopa, diventano contorno.

Il sesso è, almeno quando lo si pratica ma a volte anche quando vi si pensa semplicemente, una priorità talmente parossistica da cancellare tutto ciò che non ne è associato.

Ed è così che della malattia ti ricordi solo nell'istante in cui una posizione non è agevole in virtù della rigidità della spina dorsale, o quando il contatto di una schiena nuda riversa sul tuo petto schiaccia il filo metallico che, correndo sopra lo sterno, chiude la ferita ... ed è esattamente così che ti risvegli: sdraiato a pancia in giù, quel fottuto residuo di cicatrice ti ha fatto male, allontanato le belle figure femminili, esaurito le risorse della fantasia.

Ammetto di aver sperato per un certo periodo di trovare un'amica con il quale farlo.
Trovarsi un paio di volte alla settimana, non per attività di bricolage, danza, pittura, ma per scopare.

Ho fallito in pratica, ma ho almeno ottenuto un risultato, ovvero quello di aver concepito un simile rapporto come non squallido, ma equivalente ad una suprema forma d'affetto o, non posso certo escluderlo, di un divertimento reciproco della cui iniquità nessuno saprà mai convincermi.

4 comments:

  1. ! ... adoro quando nemmeno la parola " solitudine" ti riesce bene ... e piantala di fare così che poi mi affeziono !!!

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  2. 'Solitdine' :-)

    Bisogna affezionarsi a questo mondo Silvia!
    Io, almeno, devo!

    A presto allora!

    Gio

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  3. Wow!!! :) Ma perchè io non sogno più?
    ...o potrebbe essere che poi quando mi sveglio non ricordo? :((
    Nooooo eh! :)))
    Bacio e buona domenica!

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  4. Alcuni pero' sono incubi tremendi Sara!!!

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