Wednesday, 23 May 2012

Excuse me, Sir?


Impossibile non notarla: era piccina, ma bellissima.

Carnagione olivastra, e l'immaginavo zingara o iberica, un vitino di vespa, o meglio ancora a clessidera, a congiungere un seno prospero, tondo, evidentissimo sotto una maglietta di velluto chiaro, che non voleva proprio saperne di nasconderle i capezzoli, e i fianchi vellutati, dalla curva perfetta della sagoma di un violoncello.



Era una zigrinatura allusiva ogni cucitura, e disegnava contorni sensualissimi che tuttavia non la privavano di eleganza.

Aveva dei tratti sottili, e tanto era appariscente quel corpicino, tanto innocente il suo viso, un nasino appena pronunciato, dei capelli corti, nerissimi e lucenti, due orecchiette da fatina da mordicchiare, succhiare, carezzare teneramente.

L'ho guardata, ma senza insistenza, e mi costava tenere gli occhi sulla strada, ero in attesa del bus, e non su quei seni meravigliosi, gonfi, morbidissimi, non costretti un una rete ma liberi, pulsanti, magnifici.

Ha fatto per prendere il 27, dandomi le spalle ho avuto l'occasione di apprezzarne la  figura intera, ma poi ne è discesa, con un'espressione spaesata e deliziosa.

E' tornata a sedersi in attesa, e poi ...

'Excuse me, Sir?'


Abbiamo iniziato a parlottare: cercava un indirizzo, che ho provato ad identificare sul palmare, ma senza successo.
La procedura, lenta anche a causa della scarsa copertura del segnale, è durata pochi minuti, durante i quali lei era quasi dispiaciuta del tempo che mi stava rubando, ed io di non riuscire ad esserle utile.

Rinunciando, l'ho indirizzata verso un centro informazione per turisti.

Le stavo indicando la via quando è sopraggiunto il mio bus, in ritardo, e ... e non si è fermato a prendermi.

Costernata per avermi fatto perdere il pulmann ...
Avresti dovuto vedere il suo visetto.

Era perfetto, e non so se consapevole del fatto che di arrivare in ritardo al lavoro non mi importava minimamente, se barattavo quel tempo con la sua compagnia, e non so se felice, dentro, li dove una donna è femmina, del chiarissimo mio disinteresse per quel contrattempo.

Le ho chiesto di seguirmi, giusto un centinaio di metri, fino al centro informazioni.

Abbiamo parlato un poco: è turca, ma ha sempre vissuto in Saudi Arabia.
Ama di questa città la bellezza dei monumenti, i suoi mille tesori, la sua storia oscura, ed è studentessa all'Università proprio d'arte.

Ma non qui, e non c'è stato tempo di chiederle il nome.

C'è solo il tempo di scriverne qui, perchè non sfugga a nessuno la più ovvia delle verità: la donna è la forma più perfetta, la donna è l'unico senso in ogni vita, la donna è già dea.

2 comments:

  1. Tu lo vedi che le femmine non sono tutte così come in foto?? Per capire.. :-D

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  2. Te lo devo pur confessare, Sara: sono straordiariamente miope.
    E poi come diceva Proust, le donne belle sono per gli uomini senza immaginazione.

    Io ne ho una infinita.

    Questa ragazza è diventata dea nell'istante di quel 'sorry', quando si è resa conto che ho perso l'autobus per lei.

    Era bella, come di 'belle' io ne vedo diverse ogni giorno: un seno delizioso, troppo grande per quel corpicino, la rendeva diversa, e già nuda ai miei occhi.

    Ma altrettanta bellezza ho trovato in una bionda già sulla quarantina, che era di fretta e corrucciata in viso.
    E moltiplicata per 2, in quelle ragazze che facevano jogging assieme.

    E pensa che non ne conosco neppure la sensualità ...

    Ciao!

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