Friday, 4 May 2012

Devo fare i conti con ...

 Devo fare i conti con una debolezza sfacciata.


Ad oggi, è forse questo l'aspetto più evidente e invalidante che patisco della malattia.

Oh, non fraintendermi: vado ogni giorno a lavorare, e anche se durante le lunghe ore di ufficio a volte non sono produttivo, sono sempre riuscito a rispettare tutte le scadenze, a presenziare ad ogni appuntamento, e quando è stato necessario non ho avuto problemi a prolungare la permanenza in laboratorio di qualche ora per aiutare un collega, per profittare della visita di un guest professor o similia.

Lo sono bene: ancora per poco potrò lavorare a livelli d'eccellenza, avere per interlocutori i massimi esperti di un tanto ampio e vivace ambito di ricerca, e voglio profittare di questa opportunità, che non credo di aver meritato del tutto, e che dunque a maggior ragione è evento più che prassi, e minacciata da mille variabili, tra le quali, la più pesante, è quella stocastica del male.

Mi da tregua, per ora, la sindrome di sto cazzo: di giornate passate a casa ne conto ben poche, e in linea con la media degli altri.

Il mio terrore è quello di smarrire l'indipendenza, e quella dell'autosufficienza assai prima di quella economica, e dover tornare in Italia, riparare in una trincea.

Non sarà così, mai! Questa è una promessa che meritano la fatica, immensa, la testardaggine, la follia che mi hanno promosso fino a questo punto.
Piuttosto che chinare il capo al volere del male, mi lascerò spegnere o divorare.

Oggi sono stanco, scoraggiato, e vivo una disillusione amara.

Non ho forze per correre dietro alle gonnelle, questo scontenta barbari appetiti sessuali cui comunque in qualche modo più o meno indecente rimedio: il problema vero è che nelle immediate vicinanze non ho trovato una donna della quale innamorarmi o stupirmi, e non ci sono brividi, d'amore, disorientamento, affinità, in queste giornate.

Non c'è Alice, ed io non ho l'energie per andare a mostre, convegni, rappresentazioni teatrali.

Cosa devo fare?

Leggere è spesso atroce, ed è curioso come invece scrivere, perfino di sesso o donne, sia un balsamo.

Potrei chiudermi in ufficio, come ho fatto negli anni del mio dottorato, e sorrido se penso che dopotutto c'è un motivo banalissimo se in questi mesi ho passato pochi fine settimana al lavoro: non ho una motocicletta, e la fatica, il dolore mi hanno tenuto a casa nei giorni di malinconia, chè scendere in strada, al freddo, e salire sul bus fino a destinazione, sarebbe stato pesante.

6 comments:

  1. Su su su a dormire!! Questa è stanchezza... il sonno bastonerà questi brutti pensieri. Buona notte :-)

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    1. Speriamolo Sara perche' davvero quando sono stanco divento un deficiente :-\ A presto

      Gio

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  2. Ti abbraccio immensamente Delicato essere umano bellissimo!

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    1. Mi sento stranissimo amica mia.

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  3. ... sono tornata su questo post almeno tre volte : avrei voluto sorriderne, in realtà mi sono preoccupata ... era come uno di quei sentieri che conosco, uno di quelli in cui torni a passeggiare perché li conosci, sono vicini a casa, ma abbastanza nascosti da poterti perdere, forse ... è un sollievo vedere chi ti ha seguito per portarti a " casa " ....

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  4. Grazie al cielo ho un sacco di lavoro che preme, scalpita, esige.
    Non avrò tempo di rendirmi conto che la casa è vuota, come quella casa in 'Via dei Matti' numero 0.

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